Analisi

Le analisi

  • GIORNALI
    E POTERI
    ECONOMICI
    IN ITALIA.
    COSI' PARLO'
    DI MAIO

    ANGELO MARIA PERRINO
    (affaritaliani.it)

    Dopo le parole del vicepremier Luigi Di Maio, la questione della libertà di informazione e degli intrecci dei giornali con i grandi gruppi industriali e finanziari è tornata all’ordine del giorno nell’agenda di governo. In un’intervista esclusiva al direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino, Di Maio spiega come vede l’informazione e che cosa intende fare il governo in materia di conflitto di interessi e di tutela e recupero della libertà di informazione compromessa. L'INTERVISTA Ministro Di Maio, secondo lei in Italia l’informazione non è libera? "Il sistema dell'informazione (giornali, radio, tv) è in mano a pochi grandi gruppi editoriali che hanno chiari interessi industriali e che hanno, in alcuni casi, concessioni da parte dello Stato. Questo è sotto gli occhi di tutti. Lo abbiamo scritto in un post sul Blog delle Stelle parlando della mappa del potere dei Benetton: 'Monica Mondardini è nel cda di Atlantia ma anche presidente di Sogefi, amministratore delegato di Cir Spa (la holding di De Benedetti) e, udite udite, vice presidente di Gedi Editoriale (Repubblica, l'Espresso). Non si fa mancare nulla. Livia Salvini, sindaco effettivo di Atlantia (controllore) e, contemporaneamente, nel Consiglio di Amministrazione de Il Sole 24 ore (amministratrice). Massimo Lapucci è nel Consiglio di Amministrazione di Atlantia e, guarda un po', anche della Caltagirone Spa (Il Messaggero, Il Mattino)'. Secondo lei questi giornali possono fare informazione libera? Detto questo c'è chi riesce a farla. Alcuni blogger indipendenti, per esempio"...

    data: 15/09/2018 18.22

  • IL CANTASTORIE CHE VISSE COME UN DIAVOLO
    E CANTAVA
    COME UN ANGELO

    LUCA BALESTRIERI
    (Ansa)

    IL LIBRO DI BEPPE LOPEZ COLMA UN VUOTONELLA STORIA SCRITTA DEL NOVECENTO "Ciao, Matteo, hai vissuto come un diavolo, ma quando cantavi, cantavi come un angelo". Fu questo il manifesto funebre che apparve sui muri di Apricena, in Puglia, nell'agosto 2005, mentre si svolgevano le esequie di Matteo Salvatore, considerato - negli anni 60-70 - uno dei più grandi cantautori italiani, se non il più grande: un "profeta", l'"Omero dei diseredati". Alla vita complessa, tormentata, trionfale e infelice de "L'Ultimo Cantastorie" è dedicato il libro di Beppe Lopez - giornalista, scrittore e blogger di fama - uscito in queste settimane in libreria per i tipi della casa editrice Aliberti. Il volume non rappresenta solo la biografia che ancora mancava nella storia scritta del Novecento italiano e delle sue tradizioni culturali e popolari, ma anche una sorta di giallo, un'indagine alla scoperta delle tante verità nascoste o travisate della vita di Salvatore, "un musicista sublime" ma allo stesso tempo "un uomo istrionico" e un "baro". Un angelo e un diavolo, come era stato scritto sul manifesto anonimo dei suoi funerali. Lopez rende omaggio al grandissimo artista pugliese, cantore dei poveri, dei braccianti, dei dimenticati, paragonato da molti a Bob Dylan, Woody Guthrie, Leonard Cohen, Johnny Cash. Non gli fa però sconti e indaga con puntigliosità sugli scheletri nascosti nell'armadio: lo strangolamento della sua compagna, un femminicidio derubricato presto a "incidente", e la complessa origine dei brani musicali di cui Salvatore finì per attribuirsi la paternità, dopo aver detto inizialmente di averli appresi dalla tradizione popolare......

    data: 20/08/2018 18.55

  • CELODURISMO, TORSONUDISMO
    E GIORNALISMO-FUFFA

    BEPPE LOPEZ (*)

    Titolo: “Dal celodurismo in canotta al torsonudismo in costume. Così cambia il corpo leghista”. Trattasi di quasi una pagina del Corriere della Sera (12 agosto 2018, pag. 8) dedicata al “look politico” estivo del leader della Lega, Matteo Salvini, sulla cresta dell’onda dopo essere assurto al doppio ruolo di vice-presidente del Consiglio e di ministro dell’Interno. Incipit: “La Lega ha sempre fatto del corpo del Capo una goliardica ideologia: iconica e linguistica. Ieri c’era il virile celodurismo di Umberto Bossi in canottiera, oggi il virale torsonudismo di Matteo Salvini, che in foto appare a torso nudo…”. Il servizio è infatti corredato da tre foto, con il neo-potente torsonudista in costume da bagno. Si tratta di un tipo di giornalismo, di titolismo e di linguaggio – fondato letteralmente sulla fuffa, sul niente, non più sulla forzatura delle notizie ma su un’idea, un gioco di parole, un’invenzione goliardico-lessicale, una impressione antropologistica – invalso negli ultimi tempi. Certo, come evoluzione/involuzione, forse effettivamente naturale ma non incontrastabile, del giornalismo “moderno” inveratosi con la Repubblica di Eugenio Scalfari (iniettato poi al Corriere della Sera da Paolo Mieli e infine diffusosi, alla superficie, un po’ in tutti i quotidiani nazionali). Non della primissima Repubblica, che alla fondazione aveva una solida componente laico-socialista (Andrea Barbato ed Enzo Forcella) e poi, nei primissimi anni, una solida gestione radical-professionale (Gigi Melega), ma della Repubblica che è venuta dopo e ha vinto, tutta e definitivamente scalfariana. Con i fatti intorcinati alle opinioni, con la pretesa di eterodirigere partiti di sinistra e alte istituzioni democratiche, insomma con quello che Craxi definì il “giornale partito” ...

    data: 15/08/2018 16.23

  • CINQUE RAGIONI PER CUI CALTAGIRONE
    PUO' RIMUOVERE
    UN DIRETTORE

    Prima ipotesi: Alessandro Barbano è stato allontanato dalla direzione del Mattino per essersi rifiutato di adottare una linea politicamente “più morbida” nei confronti del nuovo governo e della nuova maggioranza formata da Lega e Movimento 5 Stelle. Seconda ipotesi: Barbano si sarebbe schierato con la redazione, contrario ad un ulteriore ridimensionamento del personale e a nuovi tagli nel giornale, che peraltro entro l’anno si trasferirà dall’attuale sede di via Chiatamone al Centro direzionale. Del resto, Il Mattino ha già adottato lo stesso sistema editoriale, lo stesso impianto e la stessa veste grafica del Messaggero, la testata romana che rappresenta la punta di lancia della rete giornalistica controllata da Francesco Gaetano Caltagirone (con Il Mattino, il Nuovo Quotidiano di Puglia, il Corriere Adriatico e Il Gazzettino di Venezia) e che sarebbe destinato di fatto a inglobare l’antica testata napoletana. Terza ipotesi: assurto alla guida del Mattino, il giovane Barbano avrebbe accentuato e compiutamente teorizzato e praticato una linea che potrebbe essere definita politicamente “di destra”, coerentemente e severamente conservatrice, se non reazionaria. Significativa, da questo punto di vista, la teoria sostenuta nel suo ultimo libro, “Troppi diritti”. Sarebbe l’ipertrofia dei diritti a spiegare il declino italiano: “un virus che ha infiltrato il discorso pubblico e da decenni blocca ogni tentativo della politica e della società di riscattarsi”. Insomma gli italiani sarebbero “soffocati dai diritti”. ...

    data: 04/06/2018 10.40

  • PERCHE' NEL 2008
    DISSI DI NO
    A BEPPE GRILLO

    BEPPE LOPEZ

    Per mesi, nel 2007, Beppe Grillo aveva pubblicato quotidianamente, sul suo blog, stralci del mio libro "La casta dei giornali", un dossier sullo scandalo del finanziamento pubblico all'informazione. Poi, nel, 2008, organizzò per il 25 aprile il V2Day (vale a dire "Vaffanculo-Day") a sostegno di tre referendum abrogativi: del finanziamento pubblico ai giornali, dell'Ordine dei Giornalisti e della legge-Gasparri sul sistema ntelevisivo. Mi invitò a parlare su quel palco. Io gli dissi di no, motivandolo con una lettera, pubblicata sul sito di Art. 21 il 22 aprile. --- Caro Beppe, sono profondamente convinto che, in questo mondo al contrario, non ci sia niente di più politico dell’anti-politica, niente di più rivoluzionario del riformismo, niente di più anomalo della normalità, niente di più visionario della razionalità. Perciò ho apprezzato molto, sinora, il tuo operato e le tue azioni, per molti aspetti anomale (e come avrebbe potuto essere altrimenti, provenendo esse da una fonte anomala quale è per definizione, in politica, un comico?). Rilevo che molti fra coloro che ti indicano come un pericoloso fenomeno di anti-politica sono essi per primi, notoriamente, operatori quotidiani di devastante anti-politica. Io ti considero semplicemente e utilmente borderline. Con uno come te, dipende tutto dalla prossima mossa che farai… Per esempio, io mi aspetto che, in queste ore, tu voglia disarmare innanzitutto chi strumentalizza la scelta della data del 25 aprile per discettare di antipolitica o di qualunquismo, chiarendo esplicitamente – serve, sì, serve! - di aver voluto una manifestazione non alternativa o evasiva rispetto alla celebrazione della liberazione dal nazi-fascismo, ma, esattamente all’opposto, una maniera insieme simbolica e concreta per ricordare/lottare per la libertà, a cominciare da quella politica, di pensiero e di stampa. Insomma, si dovrebbe poter venire al V-Day del 25 aprile come si va (o meglio si andava) ad una manifestazione per il 25 Aprile. Con in più degli obiettivi di lotta specifici per l’oggi...

    data: 18/03/2018 19.34

  • Quella operazione
    di "character assassination"
    ai danni di Moro,
    prima di via Fani

    BEPPE LOPEZ (*)

    “Antelope Cobbler? Semplicissimo / è Aldo Moro presidente della DC”. Era il 16 marzo 1978. In quei fatali sette minuti in auto, dalla sua casa in via Forte Trionfale a via Fani, Moro probabilmente non ebbe il tempo di leggere questo clamoroso e velenoso titolo nella terza pagina di Repubblica. Un’operazione di character assassination che aveva trovato un’eco impensabile, sul giornale diretto da Scalfari, proprio nel giorno in cui era programmato il trionfo politico del presidente della Dc (la presentazione alla Camera del governo concordato con il Pci) e in cui invece egli fu rapito per essere fisicamente assassinato e i cinque uomini della sua scorta furono massacrati. Come al solito, gli avevano fatto trovare la mazzetta dei giornali, sui sedili posteriori della Fiat 130 di servizio. E’ quasi certo che non gli sia sfuggita, sulla prima pagina di Repubblica, il titolo “Ecco i segreti dell’istruttoria Lockheed”. La Corte Costituzionale aveva depositato gli atti relativi alle tangenti passate dall’azienda Usa a politici e militari di numerosi paesi, fra i quali l’Italia, per piazzare i propri aerei militari. Erano imputati, fra gli altri, gli ex-ministri della Difesa, il democristiano Gui (moroteo) e il socialdemocratico Tanassi. Ma rimaneva segreta l’identità del corrotto più importante, il misterioso “Antelope Cobbler”, addirittura un primo ministro. E negli anni interessati, 1968-1970, tale funzione era stata svolta da Moro, Giovanni Leone e Mariano Rumor ...

    data: 18/03/2018 19.26

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