PASSATO E PRESENTE

Le prfoessioni di Ottobre

  • IL DIRETTORE CONTRO L’EDITORE: “ASPETTO I GIUDICI DA 20 ANNI”

    VINCENZO IURILLO
    IL FATTO QUOTIDIANO (*)

    “La Nuova Basilicata”e la causa di Beppe Lopez Il licenziamento del 1999 è illegittimo, ma per i danni il tribunale rinvia dal 2011 - - - - - C’è un cittadino, un giornalista, che attende da venti anni –avete capito bene, vent’anni – una sentenza che lo ristori di un licenziamento già dichiarato “illegittimo” da un magistrato del lavoro. Il Tribunale lumaca è quello di Potenza. Le cause sono due e riguardano il risarcimento danni per le conseguenze del licenziamento risalente al 1999 dell’ex direttore del quotidiano La Nuova Basilicata, e il successivo fallimento della società editrice. Due distinti procedimenti, ma collegati, ‘fermi’ al 2011. Il primo da allora è stato rinviato 10 volte, il secondo 12 volte, “per la precisazione delle conclusioni”, ovvero a pochi metri dallo striscione d’arrivo. Stop imposti da cambi di giudici relatori (otto sommando entrambi i processi), e rinvii d’ufficio. Le cause sono pronte per le decisioni. Ma le sentenze non escono. IL CITTADINO-GIORNALISTA vittima del primato di lentezza giudiziaria si chiama Beppe Lopez. Classe 1947, cronista che ha partecipato alla fondazione di Repubblica, autore di saggi sul giornalismo, Lopez è stato – e si presume lo sia tuttora – un convinto sostenitore della tesi che un’informazione locale indipendente dai potentati economici e politici avrebbe prevenuto il crollo delle vendite della carta stampata. Per questo nel secolo scorso lascia Repubblica e punta alla creazione di giornali locali al Sud. Nel Salento gli va bene. In Basilicata gli va male: l’avventura de La Nuova Basilicata, nata il 23 giugno 1998, nell’unica regione all’epoca senza un proprio quotidiano, si interrompe per lui bruscamente, e dopo nemmeno un anno. “Misi insieme una decina di giornalisti (per metà locali, per metà romani, baresi e leccesi) – ricorda Lopez – un piccolo imprenditore locale che si occupava di alberghi e di una piccola emittente televisiva, l’Agenzia dei Giornali Locali del gruppo Espresso-Repubblica e la società di raccolta pubblicitaria Manzoni, e creammo un miracolo...

    data: 31/10/2019 12:33

  • LA LIBERA
    INFORMAZIONE
    SI UCCIDE
    ANCHE COSI':
    UNA SENTENZA
    RINVIATA 12 VOLTE
    IN 8 ANNI

    BEPPE LOPEZ (*)

    Una sentenza relativa a una vicenda di vent’anni fa, pronta per la decisione da otto anni e che da otto anni – per dodici volte! – viene rinviata per la “precisazione delle conclusioni”. E una seconda sentenza, strettamente collegata alla prima e riguardante la stessa vicenda, anch’essa pronta per la decisione da otto anni e che da otto anni – per dieci volte! – viene rinviata per la “precisazione delle conclusioni”. Capita anche ad avvocati e giuristi col pelo sullo stomaco, quando ne vengono a conoscenza, di fare un salto dalla sedia. Non si tratta, in tutta evidenza, di una questione di mera carenza di organici. Non a caso la vicenda tocca nervi sensibili – il diritto del lavoro, in pratica diritti e danaro sottratti a lavoratori, e l’informazione – in una regione come la Basilicata con bassi indici di sviluppo economico e sociale. Non a caso il tutto avviene in un tribunale, quello di Potenza, costretto ad operare in un contesto di radicata autoreferenzialità territoriale, quasi da piccola repubblica a se stante, e di conclamati, aggrovigliati intrecci fra malversatori e istituzioni. Non a caso, infine, è identico il paradossale iter, in relazione alla stessa ventennale vicenda – il fallimento dell’azienda editrice di un quotidiano, La Nuova Basilicata – delle due cause: quella riguardante complessivamente il fallimento e quella attivata individualmente dal direttore responsabile della testata. I fatti. Siamo negli anni Novanta del secolo scorso. Il mondo dei quotidiani (cartacei) in Italia non era disastrato come oggi. Non solo non chiudevano, ma addirittura ne nascevano di nuovi. Infatti nel 1996 erano 115, l’anno successivo 119 e quello ancora successivo 122. Io ritenevo e scrivevo almeno da un ventennio che solo la nascita di forti giornali locali (non i “panini” o le “pagine locali”) avrebbe consentito di attenuare il “crollo” che si intravedeva all’orizzonte e comunque la crisi – culturale, democratica e occupazionale – già in atto. A seguito del boom televisivo, affermavano i più. Certo, ammettevo e scrivevo io, ma soprattutto per una arretrata cultura editoriale e giornalistica incapace di concepire (e fare) quotidiani in termini di prodotti utili, di servizio, di mercato...

    data: 15/10/2019 18:55