PASSATO E PRESENTE

Le prfoessioni di Febbraio

  • LO STATO
    DEL CORRIERONE
    VEDIAMOLO,
    PAGINA
    PER PAGINA

    NUNZIO DELL'ERBA

    Per capire che cosa sia diventato oggi il «Corriere della Sera», bisogna leggere l’edizione di oggi, 16 marzo scorso. Essa si apre con due editoriali di stridente disparità: uno di Sabino Cassese e l’altro di Paolo Giordano. Nel primo l’illustre giurista interviene su una decisione della Corte Costituzionale per ricordare che «tutte le misure dirette a contrastare la pandemia ricadono nella competenza esclusiva dello Stato» (p. 1), unica istituzione a possedere il «potere esclusivo di dettar norme». Il discorso sulla «vexata quaestio» «della concorrenza tra Stato e regioni in materia sanitaria» si riproporrà al termine del «periodo eccezionale della pandemia» (p. 28). Per confermare la sua tesi, diretta a ristabilire «l’equilibio Stato-Regioni» sulla sanità, Cassese cita un libro appena edito e intitolato «Effetto Draghi. La metamorfosi di una Repubblica» (Lucca, La Vela) di Paolo Armaroli. Sulla pandemia in corso interviene Paolo Giordano, che lamenta l’assenza di tutele «per i bambini più piccoli non ancora sufficienti nella dad». Conclusione: «Trattare, dopo un anno, tutti i cicli scolastici allo stesso modo è la dimostrazione del contrario, il sintomo della nostra immaturità protratta» (p. 11). Magari dell’immaturità del ceto politico e del comitato tecnico deputato ad esprimere pareri e consigli! Nella sua rubrica quotidiana Massimo Gamellini trova «semplicemente gigantesca Simona Riussi, la moglie dell’insegnante di clarinetto morto a Biella quattordici ore dopo la sommnistazione del vaccino» (p. 1). Encomiabile il suo comportamento, dettato da «tanta sapienza, di libri e di vita, per mantenere la testa fredda dietro una tragedia»: niente proteste e reclami dunque, ma accettazione passiva della disgrazia coniugale. Due notizie annunciate in prima pagina, quella della Chiesa che «non può benedire le unioni omosessuali» (pp. 1 e 21) e l’altra che riguarda il gommista «non punibile» per avere ucciso un ladro dopo la riforma della legittima difesa (pp. 1 e 20). Elogio al leader leghista Matteo Salvini...

    data: 27/02/2021 20:09

  • QUESTI STRANI
    BARESI CHE SI
    RICONOSCONO PIU'
    NELLO SGUAIATO
    "BANFESE"
    CHE NEL DIALETTO
    DI LUISA RANIERI

    BEPPE LOPEZ

    “Un’idea geniale”. “Il simbolo di tutta la Puglia e di Bari”. Così un colto artista e comico come Antonio Stornaiolo, e un attore divinamente allucinato come Gianni Ciardo – quando fa l’allucinato - descrivono il banfismo e Lino Banfi. Lo hanno fatto per bollare come “banfismo fuori luogo” l’italo-barese usato dagli attori della fiction di RaiUno sulle avventure della vice-questore Lolita Lobosco, interpretata dalla napoletana Luisa Ranieri che “avrebbe fatto meglio a parlare in italiano”. Questo giudizio positivo, quasi miticamente encomiastico, del macchiettista principe del peggiore cinema-spazzatura italiano - che ha aggiunto di suo alla saga degli alvarovitali e delle giovannone-cosce-lunghe una volgare storpiatura del dialetto dell’entroterra pugliese – mi sembra uno degli elementi più significativi e rivelatori del dibattito scoppiato a Bari pro o contro ciò che linguisticamente è emerso dalla prima puntata della fiction tratta dai romanzi di Gabriella Genisi. E come – è stata la mia prima reazione – sopportiamo da cinquant’anni la diffamazione, gli sberleffi e la vergogna per la “madonna dell’incoroneta” e la “porca puttena” e mo mi fate gli schifiltosi con Luisa Ranieri? A proposito di Banfi, il sapiente Antonio Stornaiolo arriva a tirare in ballo - nella sua critica alla lingua usata da Luisa Ranieri, peraltro napoletana di origine come lui - Don Pancrazio Cucuzziello “il Biscegliese”, la maschera che nell’Ottocento faceva da spalla a Pulcinella sul palcoscenico del Teatro San Carlino. E che con la sua parlata strascicata (niente a che fare con il banfese) faceva ridere i napoletani. A questo tipo teatrale si potrebbe pure aggiungere – e si rifà storicamente – il personaggio di campagna, un po’ tontolone, da prendere in giro, che ha fatto ridere anch’egli con la parlata strascicata in alcune commedie e film di Eduardo e di Totò. Ma queste sono rimembranze colte che nulla hanno a che fare con la miseria di un cinema italiano che solo l’ardito Veltroni ebbe la spudoratezza di nobilitare, arrivando a sostenere che la “commedia boccaccesca” (dove primeggiavano Fenech, Vitali e Banfi) ha nientemeno “aiutato a sconfiggere risorgenti integralismi bacchettoni e a dislocare verso equilibri più avanzati il comune senso del pudore”. Altro che Sessantotto, Moravia, Pasolini, Fellini, Agnes Eller e Marco Pannella! ...

    data: 27/02/2021 14:55

  • COSI' EDICOLE
    E EDICOLANTI
    SCOMPAIONO
    DALLA NOSTRA
    VITA...

    MARIATERESA GABRIELE

    L’ultimo, in ordine di tempo, a chiudere è stato “Garibaldi”: l’avevo soprannominato così per la folta capigliatura e la barba rosse. Aveva anche scritto un libro su Federico II, oltre 600 pagine pubblicate a sue spese: si era spostato da un viale ad alto scorrimento di traffico a piazza Grimoaldo degli Alfaraniti, un po’ appartata, e purtroppo sempre meno frequentata in questi tempi. Il locale era ampio, ben protetto da un tendone ma evidentemente non è bastato. Le ultime notizie danno “Garibaldi” emigrato al Nord, del resto è ancora giovane. Chissà cosa farà. Non è stato il primo: le edicole spariscono così, da un giorno all’altro e temo il momento in cui, come le cabine del telefono, non ce ne saranno più, a sancire la scomparsa di un mondo. A Bari come altrove. Mai come in questo periodo, infatti, quando i bar, causa pandemia, chiudono alle 18, proprio le edicole diventano dei centri di scambio e di aggregazione, tipico di ogni commercio se vogliamo, ma in questo caso ancora di più e ben lo sanno gli esercenti che resistono molto spesso solo per passione. Loro potrebbero anche sostituire l’insegna “Giornali e riviste” con “Chiacchiericcio”, in quanto ci sono degli habituèes che non sanno evidentemente con chi parlare e vanno al chiosco. In viale Mazzini, c’è Gigi, con un figlio giornalista fuori Bari, un salto professionale anche se, si badi bene, l’uno non esiste senza l’altro, almeno finché la comunicazione virtuale non prenderà il sopravvento. E’ sempre interessante fermarsi a parlare con lui che purtroppo ha subito anche delle rapine ma non si è lasciato demoralizzare. Cosa sarebbe corso Cavour senza le sue edicole che lo punteggiano quasi a ogni isolato? O le piazze Massari e Risorgimento o il giardino Garibaldi senza i loro bei capanni, con i giornalai sempre gentilissimi, disposti a slegare il pacco della resa se qualcuno chiede la sera il giornale che avrebbe dovuto comprare molte ore prima? E sì che molti, specie in centro devono poi raggiungere case non vicinissime. Tutto il Murattiano è costellato di edicole...

    data: 19/02/2021 20:34

  • I MEDIA ITALIANI
    E DRAGHI:
    PIU' CAGNOLINO
    SCONDINZOLANTE
    CHE "CANE
    DA GUARDIA"

    PAOLO BUTTURINI

    Altro che “cane da guardia del potere”! Al massimo un cagnolino scodinzolante che accoglie festoso il padrone finalmente di ritorno da un viaggio. Questa è l’immagine che hanno fornito i media italiani, con pochissime eccezioni, all’annuncio che Mario Draghi aveva ricevuto l’incarico di formare il nuovo Governo. La sudditanza psicologica e purtroppo professionale ai poteri più o meno forti non è una novità nel panorama informativo del Bel Paese, ma uno spettacolo pressoché unanime di genuflessione preventiva non si era visto da tempo. Rubricare questo atteggiamento alla voce “conformismo” è fin troppo facile, ma rischia di sminuire la portata del danno che, in prospettiva, avrà sulle sorti della già malandata democrazia italiana. Chiariamoci, un atteggiamento diametralmente opposto, vale a dire di opposizione preconcetta (che pure si è vista più volte nei confronti di Giuseppe Conte, al di là spesso dei suoi demeriti) sarebbe stato altrettanto sbagliato. È esattamente questo il punto dolente quando si osserva come si articola il racconto della politica nelle testate, su qualsiasi piattaforma vengano distribuite: il nostro sistema informativo sembra avere introiettato il peggio della schematica deriva che circola nei social. Detto altrimenti: o si parteggia o si contrasta, o si tifa pro o contro, ma soprattutto lo si fa a prescindere da programmi e fatti, a volte persino ignorando le dichiarazioni contraddittorie che i protagonisti rilasciano a seconda delle circostanze (il caso dei due Matteo è, da questo punto di vista, esemplare). Un veleno che difficilmente riusciremo a contrastare nei prossimi anni. Inutile disperderci negli innumerevoli rivoli che hanno costellato la “beatificazione” dell’ex presidente della BCE; anche se non sarebbe stato male ricordare, per contraltare...

    data: 07/02/2021 16:07