IERI E OGGI

Le prfoessioni di Aprile

  • COL GREMBIULE
    A SCUOLA?
    SALVINI LO VORREBBE OGGI
    RODARI ERA CONTRARIO
    CINQUANT'ANNI FA

    Afferma il ministro dell'Interno Matteo Salvini: “Abbiamo appena reintrodotto l'educazione civica a scuola e vorrei che tornasse anche il grembiule per evitare che vi sia il bambino con la felpa da 700 euro e quello che ce l'ha di terza mano perché non può permettersela. Ma sento già chi griderà allo scandalo ed evocherà il duce, ma un Paese migliore si costruisce anche con ordine e disciplina”. Quello che per Roberto Saviano è il ministro della malavita e, per la gran parte degli intellettuali di sinistra o semplicemente liberali, qualcosa di molto vicino al fascista se non sic-et-sempliciter un fascista, aggiunge sempre a proposito della possibile re-introduzione dell’obbligo del grembiule nelle scuole della Repubblica: “In Italia Salvini c'è la democrazia ma questo non deve impedire di avere non solo diritti ma anche doveri. Ed è soprattutto sui bambini che dobbiamo investire in educazione per non avere ragazzi che a vent'anni sono solo dei casinisti". Diverso il parere del presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), Antonello Giannelli: “Reintrodurre il grembiule nelle scuole è possibile, ma l’emergenza più importante è un’altra: i solai e i controsoffitti delle scuole andrebbero monitorati, ogni settimana c’è un crollo; a volte si tratta di fatti lievi, a volte cadono interi pezzi di soffitto: è una cosa molto urgente”. E su questo fronte il governo non ha fatto nulla, o quanto meno “non è arrivata alcuna segnalazione in tal senso dalle scuole”...

    data: 06/05/2019 12.43

  • CATTEDRALI GOTICHE
    COSA FURONO
    COSA SONO

    MARIATERESA GABRIELE

    Così come il Romanico è venuto prima del Gotico, queste scene terribili dell’incendio a Notre Dame di Parigi a me barese ricordano l’incendio, doloso, dolosissimo ancorché non del tutto chiarito, del Petruzzelli, il 27 ottobre 1991. Teatro della città poi ricostruito e perfettamente funzionante adesso, ma certo non esattamente com’era. Inoltre si parla in queste ore, lo ha fatto a Rainews il critico d’arte Flavio Caroli, di “Europa delle cattedrali”. E allora rivado nella mia libreria e oltre, a scovare il celeberrimo romanzo eponimo di Victor Hugo, scritto a soli 28 anni e a ricordare Quasimodo ed Esmeralda nelle tante rielaborazioni cinematografiche e teatrali. Rispolvero un libretto della Biblioteca Moderna Mondadori, intitolato “Il gotico” a cura di Virgilio Gilardoni, con 155 illustrazioni in bianco e nero, un libretto che mio padre acquistò nel 1951. Elegantemente, sulla copertina di cartone non c’è il prezzo, ma per me questo volumetto ha un valore inestimabile oltre che per motivi personali, proprio per l’accuratezza della sua fattura. Nell’era del clic e del web, quando basta un attimo per avere davanti agli occhi tutti i panorami del mondo, c’è da riflettere sulla bellezza, sulla meraviglia del libro stampato: queste poche pagine, 143, di piccolo formato, con le foto di Alinari e di Anderson, rendono conto del Gotico in maniera assolutamente formidabile e di Notre Dame, della Cattedrale per eccellenza, dà nell’indice le notizie cronologiche essenziali: il coro costruito nel 1162, la facciata alla fine del XII secolo, il portale nel 1206, le Torri nel 1245, le Cappelle laterali iniziate nel 1258 da Jean de Chelles e Pierre de Montereau; le cappelle del coro nel 1296-1320 e poi le sculture, gli archi e la guglia di 45 metri che ieri è andata distrutta. Pieno Medioevo dunque: e c’è ancora chi lo indica come un’era retrograda….Le foto spaziano da Bruges a Siena, Orvieto, Assisi, Chartres, Reims, Amiens, Beauvais, Colonia, Norimberga, Bamberga, Westminster, Lèon e così via, in una panoramica completa senza tralasciare le statue più famose come l’angelo sorridente di Reims, dall’Ungheria alla Boemia, dalla Svezia all’Inghilterra all’Italia alla Spagna e Portogallo. ...

    data: 16/04/2019 14.09

  • ROMANZI DA RISCOPRIRE:
    "LA MIA FAMIGLIA
    E ALTRI ANIMALI"

    VALENTINA CHIARINI

    Non propriamente un romanzo, ma la storia di persone autentiche, "La mia famiglia e altri animali" del romanzo ha ritmo narrativo, intensità e colpi di scena; vi si narra di una famiglia che, a causa di motivi economici in seguito alla morte del marito e padre, si trasferisce per qualche anno a Corfù. E’ il 1935. Sono anni in cui si poteva affittare la propria casa in Inghilterra e vivere nei paesi del sud che costavano assai meno (lo stesso fece la famiglia di Agatha Christie quando lei era ancora bambina, vivendo per qualche tempo in una pensione francese). La mia famiglia e altri animali è dedicato alla madre dell’autore e quando, in età adulta, lo comprai per leggerlo di nuovo - e soprattutto farlo leggere ai miei figli - il modo in cui era descritta mi sembrò molto toccante: “Come un gentile, entusiasta, comprensivo Noè, ha guidato con grande perizia il suo vascello pieno di strana progenie attraverso i mari tempestosi della vita, sempre minacciata dalla possibilità dell’ammutinamento, sempre circondata dalle secche dello scoperto in banca e degli sperperi, senza mai essere sicura che la ciurma avrebbe approvato la sua rotta ma certa che sarebbe stata biasimata per tutto quello che andava storto. Che sia sopravvissuta alla traversata è un miracolo, ma è sopravvissuta e, per giunta, con la ragione più o meno intatta. Come osserva giustamente mio fratello Larry, possiamo essere orgogliosi del modo in cui l’abbiamo educata; lei ci fa onore”. Questo mi commosse perché, per varie ragioni, mi identificavo con la signora Durrell, però mi fece anche ridere; appartiene infatti, questo libro, a quel genere di letteratura britannica piena di umorismo e di ironia. Come nel ringraziamento alla moglie: “Mi ha lusingato ridendo fragorosamente nel leggere il manoscritto, per poi informarmi che a divertirla tanto era la mia ortografia”. Gerald Durrell è stato un eminente zoologo. In età adulta ha fondato il Jersey Wildlife Preservation Park nell’isola di Jersey. Lungo tutto il libro, oltre alla madre, ai fratelli e ai personaggi più disparati, a balzare potente fuori dalle pagine è la natura, che siano gli ulivi o il mare o una rosa, i ragni o gli scorpioni, le tartarughe o le raganelle. Forse sarà perché le descrizioni riportano a un mondo che sta svanendo ma che ancora la mia generazione ha vissuto, se leggendo si ha l’impressione di essere là sotto gli ulivi, con i sandali impolverati, respirando le fragranze esalate dal mirto e dal lentisco, sentendo il sole e la salsedine aggricciare la pelle ...

    data: 10/04/2019 09.34

  • RADIO RADICALE, BASTA IPOCRISIE: UN'ANOMALIA TUTTA ITALIANA

    VITO CRIMI (*)

    Dunque oggi in Italia c'è una radio privata che riceve dallo Stato, ogni anno, 14 milioni di euro. E li riceve senza l'obbligo di dimostrare come li spende. 204 milioni complessivamente ricevuti dal Mise dal 1994, senza alcun obbligo di rendicontazione... NESSUNO vuole chiudere Radio Radicale. NESSUNO vuole "zittire", "silenziare", "limitare la libertà di espressione" della radio. Chi sostiene il contrario lo fa per ignoranza o per interesse personale, di partito e d'impresa. NESSUNO mette in dubbio il prezioso servizio che ha svolto Radio Radicale. Un servizio che tuttavia avrebbe potuto svolgere in modo analogamente prezioso qualunque altra radio che avesse potuto ricevere ininterrottamente dal 1994 e per ogni anno un contributo pubblico da 5 milioni di euro prima e da 10 milioni poi, al quale si aggiunge un ulteriore contributo di 4 milioni erogato dalla Presidenza del Consiglio. Il tutto a fronte di una gara e relativa convenzione stipulata il 18 novembre 1994 e poi prorogata per legge senza soluzione di continuità. Lo ribadisco: né il Movimento 5 Stelle né il Governo vogliono chiudere Radio Radicale. Noi vogliamo un'altra cosa, ovvero rimuovere il velo di ipocrisia sotto il quale si nasconde l'anomalia di una radio privata che si sostiene esclusivamente grazie ai soldi pubblici e che svolge un servizio affidatole a fronte di una proroga per legge senza alcuna valutazione dell'effettivo valore del servizio offerto. Ed è un vero peccato che i governi che si sono succeduti in tutti questi anni, e i partiti che hanno costituito maggioranze e opposizioni, non abbiano mai avuto il coraggio di affrontare questo annoso problema. Diversamente dalle altre radio private, Radio Radicale beneficia di una convenzione esclusiva con il Ministero dello Sviluppo Economico. In sostanza, la radio fornisce un servizio (trasmettere attraverso i suoi canali i contenuti relativi all'attività parlamentare di Camera e Senato, e altri eventi istituzionali) e il Mise paga il servizio fornito circa 10 milioni di euro l'anno. Il servizio prende avvio nel 1994, anno nel quale venne promossa una consultazione tra le emittenti radiofoniche dell'epoca per affidare tale servizio. Parliamo di 25 anni fa, quando la radio era l'unico strumento di comunicazione di massa (insieme alla tv, ma rispetto a questa con la particolare caratteristica di essere portatile). Oggi esistono mille altri modi, oltre la radio, per diffondere la comunicazione delle istituzioni e la stessa radio fa affidamento alle nuove tecnologie per ridurre i costi ed aumentare l'efficienza delle trasmissioni. Il giorno in cui il Governo deciderà di non rinnovare questa convenzione, semplicemente Radio Radicale non dovrà più fornire quel servizio. ...

    data: 05/04/2019 16.37

  • A PROPOSITO
    DI MUSSOLINI
    Un "piccolo" che volle essere "grande"

    LUDOVICO FULCI

    La storia di un paese è in qualche modo la storia di chi lo ha rappresentato. Se questo è vero alla coscienza di una nazione, lo è ancora di più alla coscienza di un popolo che a quella nazione sia vicino per ragioni storico – politiche. Quale più quale meno, a tutti i vicini di casa un popolo appare diverso da quel che crede d'essere quando pensa ai tratti costitutivi della propria identità culturale. Questa cosa che vale per tutti, vale in modo particolare per noi italiani che siamo, agli occhi delle altre nazioni europee “consorelle”, un bel po' diversi da come sembriamo a noi stessi. E' un fatto che noi ci consideriamo intelligenti, creativi, fantasiosi e geniali, mentre gli altri ci vedono vanagloriosi, imbroglioni, inattendibili e poco seri. Il divario nel giudizio è considerevole ed è bene che da parte nostra se prenda atto. La storia non ci ha certo aiutati. Arrivati quasi per ultimi a darci una forma di Stato indipendente, dopo che Inghilterra, Francia, Spagna, Olanda, Svezia, Norvegia avevano ormai da lungo tempo raggiunto questo traguardo, che era bene o male visto come traguardo di civiltà, abbiamo voltato le spalle alle conquistate libere istituzioni, cadendo in una dittatura come quella fascista. 1.Il fascismo visto dai non italiani: l'immaturità politica di un popolo Il punto grave, tanto da allarmarci, è che quell'infantilismo morale e civico, che all'uomo medio italiano viene rimproverato ogni volta che si atteggia a don Giovanni, o preferisce lo stadio a uno straccio di impegno civico, si converte nell'accusa d'essere noi italiani incapaci di gestirci autonomamente, perché refrattari alla democrazia, che può fondarsi solo su un maturo senso civico dei cittadini. Siamo considerati gente neanche troppo brava, capace di tirare quattro calci a un pallone, di fare complimenti magari pesanti a una bella turista, e di proteggerci l'un l'altro in una catena di omertà. Il giudizio è severissimo, per poco che si conosca la mentalità dei popoli del Nord - Europa...

    data: 19/03/2019 10.30

  • SERVE UNA LINEA UNITARIA
    DELLE REGIONI PROGRESSISTE
    E MERIDIONALI

    BEPPE LOPEZ (*)

    La spaccatura dell’Italia fra regioni ricche e regioni povere? Fra Regioni virtuose e Regioni spendaccione? Fra italiani del Nord con risorse e servizi adeguati002C e italiani del Sud con risorse e servizi da terzo mondo? Per ora la “secessione dei ricchi” è stata bloccata. Concordata fra la ministra leghista e i due presidenti leghisti di Lombardia e Veneto (ai quali si è accodato il piddino presidente dell’Emilia-Romagna, pur con qualche distinguo), è saltata solo all’ultimo momento, il 14 febbraio, in consiglio dei ministri. Era previsto che non passasse nemmeno in Parlamento. Grazie al cielo, la gran parte dei ministri del M5S, viste le enormi risorse e competenze che il provvedimento avrebbe loro sottratto, sono insorti. Ma non c’è dubbio che i leghisti ci riproveranno. E’ troppo ghiotta l’occasione di ottenere di fatto la secessione - che la barbara Lega Nord delle origini mancò - approfittando della propria dominanza sul governo e della fragilità e delle incertezze della leadership pentastellata. Bisognerà vedere se Di Maio, avendo dalla sua il gruppo parlamentare più numeroso, sarà in grado di dire no alle pretese di Salvini, così come fece a suo tempo Berlusconi con Bossi. E la Regione Puglia che fa? Che intende fare? La tentazione di accettare la “sfida” delle regioni virtuose del Nord Emiliano l’ha indubbiamente avuta. Ancora alla vigilia del 14 febbraio, pensava di inoltrare al governo richiesta analoga, se non a quelle avanzate dai due presidenti del lombardo-veneto, a quella del presidente emiliano-romagnolo, per una “autonomia rafforzata” rispettivamente da ben ventitré e quindici nuove materie (in aggiunta alle sedici originariamente fissate nella Costituzione e a quelle ancora più consistenti riconosciute con la riforma del Titolo V del 2001, che al contrario fissava in diciassette le materie di esclusiva statale, abbandonandone numerose “di legislazione concorrente” e attribuendo alle Regioni “la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato”). Ma il presidente della Regione Puglia si è ritrovato al centro anche di pressioni e pareri di segno opposto e di iniziative poco chiare da parte di esponenti del centrosinistra ...

    data: 21/02/2019 12.13

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