IERI/OGGI

Le prfoessioni di Aprile

  • ELKANN IMPONE
    MOLINARI?
    SCALFARI
    FA BUON VISO
    A CATTIVO GIOCO

    BEPPE LOPEZ

    I sermoni domenicali di Eugenio Scalfari, com’è noto, si son fatti via via, negli anni, molto autoreferenziali, filosofici e poetici. Da ultimo, il novantaseienne fondatore di Repubblica ha notoriamente perso anche un po’ di lucidità. Ma il suo sermone di oggi, dedicato all’ennesimo, ruvido e improvviso cambio di guardia alla direzione del suo giornale, che in molti si aspettavano o si auguravano di dura reazione allo sgarbo compiuto dai “torinesi” nuovi padroni della testata, contiene almeno due frasi assai lucide e decisive, significative della debolezza dell’ex padre padrone di Repubblica (perché fuori dai giochi e perché novantaseienne) e insieme del suo tenace spirito di adattamento, che una volta si esprimeva in superba spregiudicatezza e in eccelso cinismo. Spregiudicatezza e cinismo che, insieme a una superlativa cultura professionale e a una straordinaria abilità gestionale, consentirono il “miracolo” che furono la nascita, la crescita e i record di vendite e di influenza sulla vita nazionale stabiliti a suo tempo da Repubblica. Vediamo queste due frasi inserite da Scalfari, abilmente, tra una fumosa dissertazione sul “nostro Io” e su Cartesio, una stucchevole rivendicazione dell’inossidabile marchio liberal-socialista della testata da lui portata in edicola il 14 gennaio del 1976 e l’ardita attribuzione al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di una buona vicinanza alle “esigenze liberal-socialiste”. Prima, doppia frase: “Se la proprietà non riconosce più questi valori vuol dire che il giornale non c’è più, è un altro oggetto che ha cambiato totalmente il soggetto. Questo può avvenire, ma in tal caso spetta in primis al Fondatore di avvertire quanto è accaduto e trarne personalmente e collegialmente, se possibile, le conseguenze”. Seconda, doppia frase, posta intenzionalmente alla fine dell’articolessa: “Repubblica è un fiore all’occhiello sempre fresco dopo quarantaquattro anni. Prima dei cento non si può appassire”. Insomma, come aveva fatto quando Carlo De Benedetti gli impose il torinese Ezio Mauro, come fece quando i figli di De Benedetti gli imposero il milanese naturalizzato torinese Mario Calabresi e come ha fatto più recentemente quando i figli di De Benedetti gli hanno imposto il milanese Carlo Verdelli, Eugenio Scalfari fa buon viso a cattivo gioco anche adesso che i nuovi padroni di Repubblica, gli eredi dell’amico Gianni Agnelli, gli hanno soffiato sotto il naso Verdelli ...

    data: 26/04/2020 17:45

  • DUE OMAGGI
    AL REPERTORIO
    DI MATTEO
    SALVATORE:
    GIOVANNA MARINI
    E IL GRUPPO
    "SUDDISSIMO"

    BEPPE LOPEZ

    A quindici anni dalla morte di Matteo Salvatore e a due anni dall’uscita della sua biografia a mia firma – lo dico non per autoesaltazione ma per una specifica ragione, che qui appresso chiarisco - arrivano sul mercato due importanti novità a proposito del repertorio del cantastorie di Apricena. La grande Giovanna Marini ha deciso di pubblicare un Cd tutto dedicato a lui e al suo repertorio (“Giovanna Marini canta Matteo Salvatore”, blocknota, 15 euro). E contemporaneamente ha visto la luce “Suddissimo. Omaggio a Matteo Salvatore e Adriana Doriani”, Cd+Dvd, da parte, sorprendentemente, di un gruppo di cantori e musicisti salentini (Enza Pagliara, Dario Muci, Roberto Licci, Emanuele Licci) che sinora si erano occupati prevalentemente di pizzica e comunque di canti appunto salentini. Motivo di particolare interesse storico, in quest’ultimo caso, è che l’allegato Dvd contiene, a cura di Rina Santoro, un inedito: il video di un concerto, l’unico concerto, tenuto da Matteo in Francia, a Romans-Sur-Isère, nell’ottobre del 1999. Come sa chiunque abbia seguito le vicende di Matteo e letto il mio libro o anche solo qualche recensione di esso, “Matteo Salvatore, l’ultimo cantastorie” (Aliberti editore) ha documentato due fakenews epocali che giravano da cinquant’anni sulla vicenda umana e sul repertorio di Matteo. La prima voleva che fosse più o meno innocente della morte della sua compagna e partner Adriana, tanto che ci sarebbe stata la revisione del processo (che l’aveva visto condannato a sette anni di carcere), con il suo proscioglimento e quindi il suo ritorno allo stato di innocenza e di libertà. La seconda, soprattutto, aveva indotto per cinquant’anni Giovanna Marini, Eugenio Bennato, Pino Daniele, Teresa De Sio, Goffredo Fofi, Renzo Arbore, Moni Ovadia, Vinicio Capossela, Otello Profazio, Giancarlo Governi, Felice Liperi, Lucio Dalla, Sergio Rubini, Ignazio Buttitta, Concetta Barra, ecc. ecc. ecc. – insomma tutti, praticamente tutti coloro che si sono occupati negli anni di musica popolare (ricercatori, cantatori, intellettuali, giornalisti specializzati…) a ritenerlo un grande poeta e un grande musicista, autore delle parole e della musica dei suoi canti...

    data: 03/04/2020 16:39