PASSATO E PRESENTE

Le prfoessioni di Maggio

  • NAPOLEONE
    GIORNALISTA
    Primo uomo politico
    a capire la forza
    della comunicazione

    ROCCO TANCREDI

    Il 5 maggio di 200 anni fa moriva, nella sperduta isola di Sant’Elena, Napoleone Bonaparte oggi il personaggio più famoso al mondo (dopo Gesù Cristo) secondo Steven Skiena e Charles Ward. Il loro libro Who’s Bigger? nasce dalla creazione di un algoritmo che, setacciando il web, calcola la fama delle persone nel tempo. Sui libri di scuola abbiamo conosciuto il Napoleone generale, vincitore e sconfitto in molte campagne militari, Primo Console e, dopo il colpo di Stato del 1799, Imperatore. In questi giorni stampa e Tv stanno dedicando a questo personaggio storico notevole attenzione e molteplici approfondimenti. Nonostante questo, non viene adeguatamente evidenziato un altro aspetto di quest’uomo che, avendo conosciuto il potere della stampa durante la Rivoluzione francese, si fece giornalista. Qui di seguito pubblichiamo il capitolo del libro “Napoleone giornalista, lungimirante ma interessato”, di Rocco Tancredi (Lupetti editore, 2013) che illustra la situazione della stampa in quegli anni rivoluzionari e i motivi per cui Napoleone si interessò concretamente di comunicazione. Primo uomo politico a capire la forza della stampa e della comunicazione per rafforzare il proprio potere. LA STAMPA DURANTE LA RIVOLUZIONE FRANCESE Il potere della stampa durante gli anni della Rivoluzione francese condizionò anche i successivi governi che temevano il risorgere di un altro Jean-Paul Marat o Jacques Hébert. Questa preoccupazione indusse Napoleone a varare leggi liberticide contro la libertà di stampa. Soprattutto dopo essersi incoronato imperatore (si posò da solo la corona in testa), alla presenza del papa Pio VII, del corpo diplomatico e di tutti i dignitari di Francia, nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi. (2 dicembre 1804). L’imperatore, dopo aver lanciato critiche feroci a giornali e giornalisti che si mostravano ostili al suo governo, decise di intervenire...

    data: 04/05/2021 19:42

  • CONFESSO,
    ANCH'IO CREDEVO
    ALLORA CHE FOSSE
    NECESSARIA
    LA RIVOLUZIONE

    UMBERTO BINETTI

    La vicenda dei terroristi in attesa di estradizione in terra francese ha riportato in questi giorni alla mente di molti come me, militanti della sinistra extraparlamentare di quel periodo, fatti e vicende in realtà mai dimenticati e ben custoditi nella nostra memoria. Ovviamente non può non aver fatto effetto ascoltare la voce e le considerazioni di nomi oggi “importanti” come Paolo Mieli (a quei tempi militante di Potere Operaio) o Giampiero Mughini (direttore al tempo di Lotta Continua). Molto meno interessante potrebbe apparire la voce di chi militava e/o pensava come loro in quel tempo e che, in sostanza, si cibava dei loro articoli e delle loro affermazioni. Ma proprio per questo, invece, tali voci molto meno “note” - ma dedite ad ascoltare e leggere quelle autorevoli testimonianze - sono altrettanto degne di attenzione, se non altro per aver chiaro, poi, come tali pensieri espressi attraverso l’autorevolezza di certa informazione producessero o alimentassero un modus operandi negli anni di piombo. Io ero una di quelle voci comuni. Incorporato tra la massa degli studenti “nati” ideologicamente negli anni caldi del ’68, da poco fuoruscito dal Partito Comunista Italiano e prossimo militante nel giovane Partito Comunista d’Italia marxista-leninista, espressione di una nuova sinistra rivoluzionaria. Avevo perfino un “nomignolo”: mi chiamavano “Rosso antico”, non certo perché amassi il pregiato vermouth del tempo ma perché molto in linea con le idee marxiste. Già in quella giovanissima età, in effetti, avevo fatto mio un aforisma dello scrittore Mino Maccari (accreditato poi, nel tempo, a Ennio Flaiano): “In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”. Avevo ben radicato nella mia mente che si stavano contrapponendo due estremismi e, pur accusando gli avversari/nemici di comportamenti totalitari e talvolta violenti, sapevo bene o meglio pensavo che non ci fosse stato per contrapporsi ad essi se non assumendo atteggiamenti simili. Gli opposti estremismi, per intenderci...

    data: 01/05/2021 19:28