Analisi

Le analisi di Giugno

  • Due mesi
    di sospensione
    per Facci: una misura insieme ridicola
    e impropria

    BEPPE LOPEZ

    Il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha disposto la sospensione per due mesi del giornalista Filippo Facci, ritenendo che “con la sua condotta abbia compromesso la stessa dignità della professione ridotta a grancassa dell’ostilità e del livore contro chi appartiene ad un’altra sfera culturale”. Il procedimento disciplinare – che prevede ora un ulteriore passaggio, presso il Consiglio di disciplina nazionale dell’Ordine – riguarda un articolo pubblicato da Facci su Libero (“Perché l’Islam mi sta sul gozzo”) e sul sito di quel giornale (“Filippo facci svela il vero volto dell’Islam: Perché lo odio”). E si basa sulle norme che regolano la professione giornalistica, in particolare quella che concerne il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, e la norma generale che vieta la diffusione di idee fondate sull’odio razziale. Indubbiamente Facci appartiene a una scuola “giornalistica” e lavora in una bottega “giornalistica” che da anni si distinguono per la produzione delle peggiori nefandezze “giornalistiche”. Sul piano innanzitutto della cultura professionale e della tecnica, oltre che su quello politico e delle idee. A parere di chi scrive, in quest’area si pratica un’attività prevalentemente non più giornalistica in senso stretto. ...

    data: 20/06/2017 00.35

  • Passo indietro
    non dichiarato
    di Repubblica
    sul presunto incontro
    Salvini-Casaleggio?

    BEPPE LOPEZ (*)

    Che fine ha fatto l’incontro che sarebbe avvenuto fra Casaleggio e Salvini? La domanda è interessante, sia dal punto di vista politico sia da quello dei rapporti tra politica e informazione. Ricordate? Sono trascorse appena quarantotto ore dall’esplosione del “caso”, con indubbi e interessanti risvolti politici, sulle strategie dei partiti coinvolti, i Cinque Stelle e la Lega, e sulle ipotesi di formazione di governi inediti nella prossima legislatura. L’incontro segreto è stato svelato da la Repubblica, smentito nella maniera più categorica dai diretti interessati, ma ribadito sdegnosamente da cronisti e direttore della importante testata, fra minacce di querele, appelli alla libertà di stampa, richieste di dimissioni e veleni politici ...

    data: 17/06/2017 22.03

  • COME (NON) FARE
    LE RIFORME
    ELETTORALI
    Vademecum
    in sette punti
    per apprendisti
    stregoni

    BEPPE LOPEZ (*)

    1. La nostra classe politica è riuscita nel tempo ad emanciparsi progressivamente (e ormai quasi completamente) dal dovere di rendere conto ai cittadini del proprio operato. Così i suoi componenti, allo stato delle cose, non possono essere complessivamente o individualmente giudicati - premiati e rieletti o puniti e non rieletti - nelle elezioni successive a quelle in cui hanno conquistato le funzioni di rappresentante parlamentare dei cittadini. Fra le molte le anomalie che caratterizzano e rendono per i più incomprensibile il “caso” italiano, questa è quella che più lo segna e che, generalmente, meno viene compresa in tutte le sue nefaste conseguenze. Negli altri paesi occidentali, il malgoverno, il cattivo comportamento o semplicemente il mancato mantenimento delle promesse elettorali può venire e viene abitualmente sanzionato con il voto. Da noi, no. Il processo che ha determinato questo affrancamento della classe politica e delle istituzioni repubblicane dalla normale dinamica consenso/sanzione ha origini molteplici e antiche. Ai primordi e sino alla seconda metà degli anni Settanta, si è in parte realizzato con la conventio ad excludendum nei confronti del Pci; poi, diffusamente, con la clientela e il cosiddetto voto di scambio, con la corruzione e con comportamenti che hanno stimolato fra l’altro l’omologazione dei partiti e il fenomeno dell’astensionismo; infine, con la marmellata politica-Tv-giornali e con norme elettorali specifiche. Si è arrivati al punto, com’è noto, di privare l’elettore della possibilità di mettere la croce su un nome in una lista di nomi comunque decisi da ristrettissime oligarchie di partiti, svilendo il Parlamento ad assemblea di “nominati”......

    data: 09/06/2017 10.03