PASSATO E PRESENTE

Le prfoessioni di Giugno

  • PERCHE' ABBIAMO
    IL DIRITTO
    DI PRETENDERE
    CHE SI COMBATTA
    LA POVERTA'

    LUDOVICO FULCI (*)

    Che la povertà sia contagiosa è un fatto ormai palese. Basta che si formino, specialmente nei quartieri delle grandi città delle sacche di povertà, veri e propri ghetti, e il contagio dà il via a un processo irreversibile. Quando poi dilaga, si radica. Ed è allora che nascono atteggiamenti politicamente pericolosi, spia di un’immaturità politica tipica di chi, senza sua colpa, sia povero o alla povertà sia approdato. Il punto è che la povertà non crea in chi la vive solo i disagi che chiunque non sia povero può immaginare e che, in alcuni casi, portano alla disperazione. Infatti, tirando la cinghia oltre il consentito, ogni mese che passa è sempre più difficile far fronte ai debiti, che verso gli altri (e verso se stessi) si sono accumulati. Nei casi più gravi l’accumularsi delle rinunce fatte porta a forme di degrado che preludono a un vero e proprio abbrutimento della persona. Ed ecco la violenza nelle famiglie, dove le vittime sono i più deboli cioè i bambini e le donne. La povertà crea emarginazione e il vero povero è tagliato fuori da tutti i circuiti di una comunicazione all’interno della quale si compiono sforzi sempre maggiori per capire, definire e controllare quella che molto banalmente definiamo la “realtà”. La “realtà” purtroppo non è oggi sotto gli occhi di tutti, come con disinvoltura comunemente si ritiene. Essa è oggetto di esame e di discussione da parte di politici, ma anche di giornalisti, di sociologi, di economisti. di giuristi e di politologi. Se di questo faticoso processo non si ha idea, perché non si hanno neanche gli strumenti per informarsi circa il dibattito, si è politicamente assenti. Ma di questa assenza non si ha consapevolezza. Non so dire quanto l’astensione dal voto, accompagnata da altri indicatori sia fatto sintomatico del trovarsi vicini alla soglia di povertà. Sicuramente la si è varcata quando il voto diventa un voto di protesta fine a se stessa. Il povero legge, quando è alfabetizzato, senza curarsi di darsi spiegazione delle parole che non conosce, spesso cadendo in equivoci anche circa nozioni tutto sommato abbastanza semplici. Il mondo è ciò che vede e poco o molto poco sa di tutto quello che è stato negli ultimi cento anni oggetto di definizione e di dibattito delle scienze. Inoltre assai difficilmente riesce a leggere tra le righe. Con questa stessa superficialità va al cinema e assiste a una partita di calcio ...

    data: 25/06/2019 09:35

  • I "NEOFASCISMI"
    IN ITALIA, DA SALO'
    A CASAPOUND

    NUNZIO DELL'ERBA

    La storia dell’estrema destra è strettamente connessa a quella della Repubblica italiana. Essa rappresenta una specifica area composta da gruppi non sempre omogenei sul piano ideologico, ma animata da una radice comune, che si identifica con la finalità di modificare il sistema istituzionale e travolgere l’assetto democratico del nostro Paese. Questo è l’aspetto iniziale da cui si dipana la ricerca condotta da Claudio Vercelli nel suo interessante volume Neofascismi (Edizioni del Capricorno, Torino 2018, pp. 188). L’analisi storica dell’estrema destra è collocata in un lungo periodo, che va dalla fine del Ventennio fascista e dalla vicenda della Repubblica di Salò fino ai nostri giorni. Essa presenta le molteplici organizzazioni di quello che l’autore denomina l’«arcipelago nero» in Italia. Un insieme di gruppi, che si avvale nel corso della sua storia di varie sigle e di uno «stile neofascista» caratterizzato da simboli comuni e da pratiche continue lontane dai valori di una democrazia moderna. Proprio durante la vicenda di Salò, ancora vivente Benito Mussolini, fu costituito il Partito fascista repubblicano (Pfr), che si presentò agli Italiani come un «ordine di credenti e di combattenti» contro i «traditori» del Gran Consiglio, ossia i diciannove firmatari dell’ordine del giorno Grandi del 24-25 luglio 1943. L’intero periodo che va dall’8 settembre di quell’anno fino all’aprile 1945 è infatti considerato come una sorta di «guerra civile» che avrebbe visto contrapposti i fascisti repubblichini ai partigiani. Dell’organizzazione neofascista l’Autore presenta il gruppo dirigente e discute la consistenza numerica dei diversi nuclei sparsi in tutta Italia con presenze variegate che sopravvivono alla clandestinità, riuscendo il 3 dicembre 1946 a fondare il Movimento Sociale Italiano. Il nuovo partito, denominato «Mo. S. IT», ebbe come organo «La Rivolta Ideale» che il 26 dicembre annunciò la sua costituzione, dichiarandosi apertamente neofascista e chiamando a raccolta «tutti i fedeli della Patria» con lo scopo di «creare un fronte unico della gioventù italiana dei combattenti, dei reduci, degli ex prigionieri» e di tutti gli Italiani che credono […] nei valori spirituali della vita»...

    data: 08/06/2019 00:02