PASSATO E PRESENTE

Le prfoessioni di Giugno

  • LA SOPPRESSIONE
    DEI PARTITI
    POLITICI SECONDO
    SIMONE WEIL
    E FERRAROTTI

    CESIRA FENU

    A settant’anni dalla traduzione da parte di Franco Ferrarotti – docente emerito di Sociologia alla Sapienza Università di Roma – del saggio di Simone Weil Note sur la soppression générale des partis politique pubblicata su Rivista di Comunità, organo del Movimento Comunità fondato da Adriano Olivetti, Marietti 1820 ripropone questo libello con l’introduzione di Ferrarotti. Il saggio non perde col tempo la sua freschezza ed è molto interessante l’introduzione di Ferrarotti che appunta la sua attenzione sulla crisi dei partiti politici e a sua volta della ricerca sociologica che vede la scomparsa di uno dei suoi oggetti. Sottolinea Ferrarotti che i teorici “formalisti” della democrazia la ritengono una mera procedura senza considerazione di fattori psicologici, etici, ambientali. La democrazia finisce per essere decapitata e privata di aspetti valoriali. Assistiamo a una crisi dei partiti politici, alla necessità di un aspetto etico e valori propositivi da rendere concreta l’aspirazione all’utopia. La democrazia rischia – l’abbiamo constatato – un appiattimento nel parlamentarismo quanto una deriva autoritaria che privilegia le funzioni dell’esecutivo. Si ricorda che il partito politico ha origini nel movimento giacobino, figlio della Rivoluzione francese, con tendenza totalitaria. Abbiamo assistito e assistiamo giorno per giorno alla decadenza dei partiti, ricordo l’accusa di partitocrazia e dopo il delirio berlusconiano l’emergere nel nostro Paese di movimenti, espressione dell’universo massmediatico e dei social, che suscitano emozioni e parlano all’emotività degli elettori. Un populismo dilagante in un’Italia in crisi di ideali dopo la fine dei partiti di massa e la scomparsa delle ideologie che interpretavano la complessità narrandola in base a una visione totalizzante...

    data: 26/06/2021 20:57

  • VEDIAMO CHI E' VERAMENTE SGARBI. BRAVO CRITICO D'ARTE, VIOLENTO PERSONAGGIO TV OPPURE...

    Un documento straordinario. Tre articoli pubblicati su Repubblica e Repubblica.it negli ultimi quattro giorni costituiscono un’occasione unica di lettura e di conoscenza dei retroscena della vita pubblica in Italia. Protagonista è Vittorio Sgarbi, al quale tutte le televisioni, pubbliche e private, consentono ogni sera di esibirsi in “ospitate” più o meno imbarazzanti. Ma leggete, leggete questi tre pezzi di semplice cronaca, di semplice cronaca a dir poco raccapricciante – semplicemente ignorata dal resto dei giornali italiani – per avere un’idea definitiva su cosa si potrebbe scoprire grattandola la superficie della realtà televisiva e dei suoi protagonisti. Altro che “capra capra capra!”. Altro che cafonate e violenza verbale… 14 giugno. "ORA CHIAMO IL MINISTRO" COSÌ SGARBI OSTACOLÒ L’INCHIESTA SULLE TELE FALSE. LE TELEFONATE CON GALLITELLI, PINOTTI E FRANCESCHINI. IL CRITICO D’ARTE: "ERO INDIGNATO". OGGI C’È L’UDIENZA di Fabio Tonacci ROMA — Vittorio Sgarbi ha provato a interferire con l’inchiesta che lo riguardava. Interferire, condizionare, arginare, quantomeno smussare: il verbo più congruo varia a seconda del credito che si vuol dare alle telefonate che ha fatto subito dopo aver saputo del maxi sequestro di opere attribuite al maestro Gino De Dominicis. Era l’estate del 2014. Tele, tavole, pannelli e disegni ritenuti palesemente falsi dai periti della procura di Roma, ma certificati come autentici da Sgarbi e venduti ai collezionisti. Quando il vulcanico critico d’arte, adesso in corsa per l’assessorato alla Cultura del Comune di Roma col ticket di centrodestra Michetti-Matone, è stato informato dell’indagine, si è attaccato al telefono e ha chiamato, nell’ordine: il comandante generale dell’Arma, la presidenza del Consiglio, due ministri, un generale di brigata. Telefonate di cui è rimasta traccia negli atti...

    data: 17/06/2021 20:44