SUCCEDE OGGI

Le prfoessioni di Luglio

  • SMART WORKING?
    FARE NEI
    GIORNALI CIO'
    CHE SI POTEVA/DOVEVA
    FARE ALMENO
    DA VENT'ANNI

    BEPPE LOPEZ (*)

    Per smart working nel settore giornalistico si intende, in maniera specifica, un cambiamento epocale delle modalità di lavoro per cui i redattori possono/debbono lavorare a casa (o anche a casa) Vi sono però due maniere diverse di affrontare la questione. Una è quella di considerare l’applicazione dello smart working in giornali che da anni tendono a tagliare gli organici e a ridurre i costi di produzione. Giornali in profonda crisi di vendite (storicamente per la loro prevalente inadeguatezza in termini di servizio e di utilità, poi per il boom televisivo, infine per l’irresistibile espansione del digitale e della Rete). Ad essi lo sviluppo tecnologico, le normative e la debolezza della classe giornalistica hanno consentito già abbondanti tagli e riduzioni, con l’espulsione in particolare dei giornalisti più esperti e meno manipolabili e il ricorso al precariato e ai sottopagati. Evidentemente, da questo punto di vista, lo smart working pone problemi materiali e urgenti che riguardano l’allontanamento dei giornalisti dalla redazione, l’abolizione della scrivania personale in redazione (vedi trattativa in corso alla Repubblica), il tentativo editoriale di operare di fatto per ulteriori tagli agli organici e riduzione dei costi (senza porsi seriamente il problema della qualità dei rapporti di lavoro, del lavoro stesso e del prodotto finale), la necessità per la categoria dei giornalisti e per il sindacato di difendersi, le questioni contrattuali, eccetera. L’altra, diversa maniera di affrontare la questione dello smart working – che probabilmente renderebbe meno strumentale e forse meno problematico il confronto/scontro sulla sua introduzione nel lavoro giornalistico – è quella di considerarla come la prosecuzione di una vecchia questione di settore, maturata in termini precisi (ma perlopiù ignorati e sottovalutati, sia dagli editori sia dai giornalisti) almeno negli ultimi vent’anni. Questa maniera, tanto per cominciare, non comporta un nuovo contributo al ricorso sempre più massiccio, immotivato e manipolatorio alla lingua inglese (dove “smart working”, che in Italia traduciamo abitualmente e nella concretezza del fenomeno con “lavoro remoto” o “da casa”, sta per “lavoro intelligente”). Se ne può scrivere, parlare e trattare semplicemente in italiano, anzi con le parole che usiamo da sempre nei giornali....

    data: 15/07/2020 16:20

  • LOCKDOWN?
    A ME E' MANCATO
    IL CAFFE' DEL BAR.
    E ROMA

    BEPPE LOPEZ (*)

    Se hai una certa età, non è che il coronavirus abbia stravolto la tua vita e le tue abitudini, inaridendole, desertificandole. Semmai, le ha semplicemente riempite di più, di incombenze e di coinvolgimenti ai quali è difficile sottrarsi. Tutti a lamentarsi di essere bloccati in casa, di non poter avere una vita di rapporti professionali e sociali adeguatamente articolata e animata… Ma se hai una certa età, da pensionato – diciamo, da pensionato intellettualmente impegnato - cosa facevi fino a quando è arrivato lo tsunami-Covid-19? Letture in casa, i social, il sito, il blog e la scrittura, di un articolo o di un libro. Aggiungi a questo l’uscita quotidiana per i giornali e il caffè al bar, e le due tre puntate social-culturali settimanali: una conferenza, la presentazione di un libro, la cena con amici, un bel film a cinema, un salto a teatro… Ora: libri, cassette, cd e dvd non ti mancano in casa, per non parlare della permanente interconnessione col mondo delle notizie e delle idee che ti consenti, anche troppo, con telefonino, computer, televisori e radio. Gli amici, poi, quelli di sempre, di una vita, tali rimarranno anche dopo due/tre mesi di quarantena, senza nemmeno la necessità di essere quotidianamente curate con telefonate, sms, email e videochiamate. Anzi, probabilmente, dopo tanto vedersi e dopo un breve, salutare periodo di “distanziamento sociale” (espressione pomposa e sbagliata, al posto della più normale e attinente “distanziamento fisico”), le amicizie rinasceranno più corpose e vogliose che pria. A conti fatti, insomma, le cose che più ti mancano nella quarantena, se hai una certa età, sono il caffè al bar e le puntate in città, specie se questa città è Roma...

    data: 09/07/2020 17:27