Analisi

Le analisi

  • L'IDIOSINCRASIA
    DI D'ALEMA
    PER LA PAROLA
    "SINISTRA"
    E L'"AMALGAMA
    NON RIUSCITO"

    BEPPE LOPEZ (*)

    “La parola sinistra non ci sarà”, ha sentenziato D’Alema, a proposito del nome del nascente raggruppamento di sinistra. Se ciò avvenisse, il più tenace erede della tradizione comunista italiana, nella sua versione post-togliattiana, rischia di fare il bis. Dopo essersi visto intestare il fallimento della sinistra nello scorso ventennio - al di là dei propri stessi demeriti individuali - si intesterebbe questa volta in solitario il fallimento di una seconda edizione, in formato ridotto, di quello che lui stesso ha definito un “amalgama non riuscito”, il Pd. Questa volta non c’è un Veltroni ad assumersi il ruolo di “padre nobile” (come vuole Scalfari) di quel tragico fallimento, dividendosene comunque la responsabilità con il Migliore della sua generazione. Questa volta i suoi compagni di strada, a parte Civati, si chiamano Bersani e Fratoianni. E Sinistra Italiana vuole stare a sinistra, con tanto di nome. Mentre proprio il buon Pierluigi, il meno post-togliattiano dei dalemiani storici, ancora ieri parlava di voler mettere in moto una “sinistra plurale e civica”. Non si riferiva al nome del nuovo partito. Ma è significativo che, nelle stesse ore di quel diktat dalemiano (“La parola sinistra non ci sarà”), Bersani si lasciava sfuggire o pronunciava intenzionalmente la parola “sinistra”...

    data: 02/12/2017 16.15

  • CASALEGNO,
    UCCISO DALLE BR
    40 ANNI FA
    PER I SUOI ARTICOLI

    MARILU' MASTROGIOVANNI (*)

    Intervista con il figlio Andrea

    Quaranta anni fa moriva assassinato dalle Brigate, Carlo Casalegno, vicedirettore del quotidiano “La Stampa”. Era il 16 novembre 1977. Il ritratto tracciato dal figlio Andrea E’ servito a qualcosa farsi ammazzare per la democrazia? Che cosa rimane dell’esperienza di suo padre? L’ho chiesto ad Andrea, figlio di Carlo Casalegno. Giornalista e mamma, ero alla ricerca di una risposta che mi giungesse dal futuro, dai miei figli. La vera domanda, non espressa, era: “Può un figlio capire, alla fine, l’estremo sacrificio di un genitore per l’alto valore etico e democratico di questo mestiere”? Andrea, quando suo padre, vicedirettore del quotidiano torinese “La Stampa”, fu assassinato nell’androne di casa dalle “Brigate rosse”, con quattro colpi di pistola al volto, aveva 33 anni, ed era già padre, a sua volta. Era il 16 novembre 1977. A rileggere i fondi di Carlo Casalegno – teneva una rubrica settimanale, “Il nostro Stato”, l’unica che dava la ‘linea’ del giornale, assieme agli editoriali del direttore Arrigo Levi, si respirano freschi e vividi gli ideali democratici e antifascisti su cui si era fondata la nostra Costituzione, il nostro Stato: era stato egli stesso tra i protagonisti della lotta partigiana, tra i fondatori, con Bobbio, del Partito d’Azione, collaborando al giornale clandestino ‘Italia libera’. Quando scrisse il corsivo che gli costò la vita (ma le minacce e gli avvertimenti erano stati numerosi, tanto che per un periodo aveva condiviso la scorta con Arrigo Levi), non fece altro che aggiungere un’asserzione di principi democratici a quelli enunciati negli anni di vicedirezione....

    data: 16/11/2017 21.31

  • SEI PUNTI
    PER CAPIRE IL
    "RECALCITRANTE"
    PISAPIA

    1. Aspetta l'esito delle elezioni regionali siciliane, sperando che Renzi ne esca malconcio. 2. Aspetta di vedere con quali norme elettorali si andrà a votare, per capire come e con chi schierarsi. 3. Aspetta di capire se, a elezioni siciliane svolte e a legge elettorale nazionale definita, Prodi Veltroni Letta Franceschini e Orlando ssi decideranno a venire allo scoperto, indebolendo Renzi e appoggiando lui. 4. Non può accettare che in un nuovo soggetto politico conti il "voto strutturato" (sezioni. Iscritti, assemblee...) e non il "voto di opinione", ambito nel quale si sente più forte rispetto a Mdp. 5. Non vuole partner ingombranti nelle decisioni sulle candidature del nuovo soggetto politico. Vuole essere lui a scegliere e a poter mettere veti. 6. Non vuole fare un soggetto di sinistra, né una unione di centro-sinistra, ma un amalgama di centrosinistra. Senza trattino. Come il Pd. Insomma un nuovo o il vecchio Pd...

    data: 07/10/2017 21.22

  • Scalfari,
    il “non credente”
    che dice al Papa
    cosa fare in materia
    di scomuniche
    e beatificazioni

    BEPPE LOPEZ

    Forse meritava ben più attenzione - e soprattutto analisi non viziate dal pregiudizio - la nuova intervista concessa dal Papa a Eugenio Scalfari. E comunque sono passati ingiustamente sotto silenzio alcuni suoi notevoli passaggi, marginali rispetto al tema scelto per la forte titolazione che le ha riservato la Repubblica, nella prima pagina e nelle due paginate successive: “Francesco: Il mio grido al G20. No ad alleanze contro i migranti” (8 luglio 2017). Per esempio ci si può chiedere: può un giornalista, un grande giornalista – storicamente laico, che si ostina a definirsi tuttora “non credente” – andare dal Papa per una intervista e scriverne chiarendo ai lettori che “il tema principale della nostra conversazione è il Dio unico, il Creatore unico del nostro pianeta e dell'intero Universo”? Sì, se si chiama Eugenio Scalfari. E può rivolgersi al suo intervistato, chiamandolo “Santità”, ovviamente con la “S” maiuscola? Questo Scalfari non dovrebbe farlo, come non dovrebbe farlo nemmeno uno stagista alle prime armi, ma Scalfari a novantadue anni lo fa...

    data: 12/07/2017 14.35

  • Caso-Contrada
    e caso-Poggiali
    strumentalizzati
    in odio
    alla magistratura

    BEPPE LOPEZ (*)

    Sconcerto e molte critiche nei confronti della giustizia e dei magistrati ha suscitato l’assoluzione della Corte di appello di Bologna (“il fatto non sussiste”) a favore dell’ex-infermiera Daniela Poggiali. Condannata nel marzo 2016 dai giudici di primo grado all’ergastolo, era accusata di aver ucciso una paziente settantottenne, con un’iniezione letale di cloruro di potassio. Ne è stata disposta l’immediata scarcerazione. Decisamente più vasta l’eco – e più grandi lo scandalo e l’indignazione - per il caso Bruno Contrada, già numero tre del Sisde, capo della Mobile di Palermo e della sezione siciliana della Criminalpol. “Contrada assolto dopo 25 anni: è stato in carcere per 10 anni”. La Cassazione ha reso “ineseguibile e improduttiva di effetti penali” la sentenza che lo aveva condannato a dieci anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Sentenza che era già stata dichiarata illegittima dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: Contrada non andava processato né condannato perché il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non era chiaro. Magistratura e magistrati sono stati immediatamente messi sotto accusa. Per lo stridente contrasto fra le sentenze espresse, a due livelli diversi, sugli stessi “fatti”. E naturalmente per strumentalizzazioni politiche e per odio politico. In particolare sul caso Contrada, vengono travolte e non tenute nel debito conto, ad esempio, le considerazioni di Gian Carlo Caselli. La Corte europea dei diritti dell’uomo e la Cassazione, ha rilevato il magistrato che ne chiese a suo tempo l’arresto, “non prendono in esame i fatti specifici che portano alla responsabilità di Contrada. Quindi non si tratta di un’assoluzione per quanto riguarda i fatti. Che in ogni caso sono e restano gravissimi”...

    data: 10/07/2017 12.49

  • Due mesi
    di sospensione
    per Facci: una misura insieme ridicola
    e impropria

    BEPPE LOPEZ

    Il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha disposto la sospensione per due mesi del giornalista Filippo Facci, ritenendo che “con la sua condotta abbia compromesso la stessa dignità della professione ridotta a grancassa dell’ostilità e del livore contro chi appartiene ad un’altra sfera culturale”. Il procedimento disciplinare – che prevede ora un ulteriore passaggio, presso il Consiglio di disciplina nazionale dell’Ordine – riguarda un articolo pubblicato da Facci su Libero (“Perché l’Islam mi sta sul gozzo”) e sul sito di quel giornale (“Filippo facci svela il vero volto dell’Islam: Perché lo odio”). E si basa sulle norme che regolano la professione giornalistica, in particolare quella che concerne il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, e la norma generale che vieta la diffusione di idee fondate sull’odio razziale. Indubbiamente Facci appartiene a una scuola “giornalistica” e lavora in una bottega “giornalistica” che da anni si distinguono per la produzione delle peggiori nefandezze “giornalistiche”. Sul piano innanzitutto della cultura professionale e della tecnica, oltre che su quello politico e delle idee. A parere di chi scrive, in quest’area si pratica un’attività prevalentemente non più giornalistica in senso stretto. ...

    data: 20/06/2017 00.35

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