PASSATO E PRESENTE

Le prfoessioni

  • “PANSA? OPPORTUNISTA
    E VOLTAGABBANA”.
    PAROLA DI
    GIORGIO BOCCA

    BEPPE LOPEZ (*)

    A fronte della gran messe di encomi, quasi una santificazione, che circolano in questi giorni su Giampaolo Pansa, infodem.it ritiene opportuno ripubblicare un'intervista di Giorgio Bocca, nella quale uno dei più grandi e severi giornalisti e cronisti italiani critica il libro "Il sangue dei vinti" e soprattutto stigmatizza, con disgusto, l'ultimo operato di Pansa. Era il 2003. “Un libro vergognoso”. Giorgio Bocca, classe 1920, decano del giornalismo italiano ed ex-partigiano (da giovane ufficiale divenne comandante di divisione nelle brigate di Giustizia e Libertà), è più che indignato. E’, pur pacatamente, furibondo. Le anticipazioni del libro “Il sangue dei vinti” del suo più giovane collega Giampaolo Pansa, col quale pure ha condiviso alcune esperienze giornalistiche, e le interviste da questi rilasciate lo hanno disgustato, “anche se è da un po’ di anni che, con i suoi libri e i suoi articoli, appare sempre più interessato a compiacere la destra”. Il tuo è un giudizio molto duro. Sembra quasi una definitiva presa di distanza da un collega che è stato con te per anni a Repubblica e che è tuttora condirettore dell’Espresso, sul quale scrivi settimanalmente l’editoriale di apertura… “Anche in questi tempi di opportunisti e voltagabbana, dovrebbe esserci un qualche limite, perlomeno di decenza e di dignità personale. Con questo libro, invece, Pansa si è voluto mettere in sintonia con gli istinti più bassi di una opinione pubblica ottimamente rappresentata dal Cavalier Berlusconi e con quanti come lui vogliono continuare a fare indisturbati i propri loschi affari con questo alibi: siamo scampati ai comunisti, dobbiamo costruire un regime anti-comunista. Ed ecco frotte di giornalisti, scrittori e intellettuali mettersi a disposizione, buttando cinicamente a mare le idee in cui avevano garantito di credere e sulle quali avevano campato sino ad ora, ottenendo in cambio qualche poltrona o l’elezione in Parlamento. Chissà se Pansa non crede in cuor suo di mettersi così sulla buona strada per diventare direttore del Corriere della Sera… “. Pansa rivendica la sua credibilità di ricercatore, il suo diritto di scrivere storie rimosse, di rompere tabù, di aprire porte sbarrate, di dare la voce ai vinti, di raccontare la storia ignorata di ventimila morti, in gran parte innocenti e comunque colpevoli solo di essere iscritti al partito fascista. “Sì, ho letto che vuole ristabilire la verità, per un dovere storico. Una sciagurata sciocchezza. La verità è che il suo libro è la copia conforme di ciò che sosteneva il fascistissimo Giorgio Pisanò, negli anni Cinquanta, sul Candido, dove parlò addirittura di cinquantamila morti...

    data: 15/01/2020 19:19

  • RIFORME PARZIALI
    O RIFORME
    IMPOSSIBILI? C'E'
    UNA TERZA VIA:
    RIPARTIRE DALLA
    CENTRALITA'
    DEI COMUNI

    BEPPE LOPEZ (*)

    C’è chi crede (o vuole far credere) di aver fatto una rivoluzione epocale riducendo il numero dei parlamentari. E c’è chi ha votato obtorto collo il provvedimento, ottenendo (o facendo credere di aver ottenuto) in cambio una futura riforma elettorale non meglio definita, una futura revisione dei collegi elettorali e future modifiche ai regolamenti parlamentari. Ma sia chi ha punito la “casta” e centrato un proprio antico obiettivo, sia chi ha fatto buon viso a cattivo gioco per garantire (e garantirsi) la prosecuzione della legislatura si sono accontentati di poco. Hanno volato basso. Hanno pensato solo a se stessi e non al paese, non riuscendo ad andare oltre un minimo di accenni e contrasti sul carattere proporzionale o maggioritario della futura legge elettorale, dividendosi o accordandosi in base al rispettivo interesse elettorale e alla presumibile ripartizione del consenso popolare. Non hanno colto l’occasione, nemmeno a parole, nemmeno propagandisticamente, per alzare il tiro inserendo il dato quantitativo della riduzione di deputati e senatori nella grande, sempre elusa questione del riassetto globale delle nostre istituzioni. “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Provincie, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”, afferma la Costituzione vigente. La Repubblica è una. Non puoi spostarne o modificarne o eliminarne un pezzo, senza considerare il resto. Si tratta di vasi inevitabilmente comunicanti e interdipendenti. Quindi c’è poco da ragionare o, come succede più frequentemente, da sragionare di volta in volta su un singolo aspetto della grande questione: il numero dei parlamentari o le cosiddette autonomie regionali differenziate o gli scandali dei rimborsi ai consiglieri regionali o l’abolizione del voto polare per le Province (ma non delle Province) o le macroregioni o le città metropolitane o la crisi dei Comuni, con un sacco di responsabilità sempre più pesanti sulle spalle e con sempre minori risorse. Non a caso il primo elemento della formulazione introdotta dalla pur sciagurata riforma del titolo V nel 2001 sono proprio i Comuni. Non a caso, trent’anni prima, quando nel 1970 si crearono le Regioni con ventiquattro anni di ritardo rispetto al disposto costituzionale, il dibattito si imperniò in particolare sulla valorizzazione dei Comuni, ai quali sarebbero dovuti andare tutti i compiti (e le risorse) per le cose da fare sul territorio, al servizio concreto dei cittadini, mentre le Regioni avrebbero dovuto concentrarsi virtuosamente sul ruolo legislativo e sulla programmazione e coordinamento dello sviluppo regionale...

    data: 15/01/2020 15:45

  • UN FUTURO
    PER I GIORNALI
    LOCALI?
    C'ERA 20 ANNI FA
    E FORSE
    C'E' ANCORA

    GIANCARLO TARTAGLIA

    Si torna a parlare della centralità della informazione locale e della possibile sopravvivenza del giornale cartaceo nella dimensione locale, dando ormai tutti per scontata la fine del giornale cartaceo di livello e contenuti nazionali. Da questo punto di vista, appare utile e istruttivo rileggersi la “presentazione” di Giancarlo Tartaglia, nel 1998, al volume di Beppe Lopez significativamente intitolato “IL QUOTIDIANO TOTALE. Come si progetta e come si fa il primo giornale richiesto dal mercato: locale, completo, di qualità e popolare. Dall’analisi di mercato al prodotto, dal suo contenuto all’organizzazione, dagli uomini alla gestione economica” (Mario Adda Editore) Sino a pochissimi anni fa, l’obiettivo degli editori italiani di raggiungere e superare il traguardo dei sette milioni di copie al giorno di quotidiani venduti sembrava a portata di mano. Oggi, all’improvviso, ci si accorge che la nostra stampa quotidiana arranca e si affatica per non scendere, come gli impietosi dati diffusionali mensilmente documentano, sotto la soglia dei sei milioni di copie. La crisi della carta stampata e dei quotidiani in particolare è, così, di nuovo al centro dell’attenzione degli addetti ai lavori, editori e giornalisti, ma anche dei politici e di una nutrita schiera di cultori della materia, che si sentono in dovere di denunciare i limiti e le mancanze della nostra editoria quotidiana e di suggerire ricette più o meno sicure, più o meno miracolisti- che, per riprendere il cammino interrotto della crescita di tirature e diffusione. Non mancano naturalmente quanti ritengono che la battaglia sia definitivamente persa e che i nuovi mezzi di comunicazione, dalla radio e televisione (nelle loro diverse dimensioni, nazionale e locale, pubblica e privata) ai prodotti informatici, alle reti telematiche, a Internet abbiano ormai vinto su tutti i fronti e abbiano colpito a morte, in un processo che il continuo sviluppo tecnologico renderebbe irreversibile, l’informazione quotidiana diffusa con il tradizionale mezzo della carta stampata. Queste visioni così apocalittiche trovano smentita nella insuperabile limitatezza del mezzo tecnologico, per quanto sofisticato possa essere, e nella ineguagliabile flessibilità della carta stampata. La radio e la televisione...

    data: 27/11/2019 11:30

  • GIORGINO,
    TRE VOLTE
    DOCENTE,
    NELL'ISOLA
    CHE C'E'

    Un illuminante spaccato dell'Italia d'oggi viene offerto a pag. 17 di "Robinson" in edicola. Ne "L'Isola che c'è" - e ci tocca - si viene infatti a sapere che: a) che l'altisonante e italianissima Luiss University Press ha pubblicato un libro del popolare tarzan del telegiornalismo rai Giorgino; a) che il noto notista Folli ritiene opportuno recensirlo e doveroso consigliarlo a noi tutti dalle colonne dell'autorevole inserto culturale fashion de "la Repubblica"; b) che cotanto libro, fra tutta la letteratura esistente in materia di politica, comunicazione e marketing, "si distingue per la completezza del quadro offerto al lettore"; c) che il suddetto Giorgino "è un apprezzato giornalista televisivo, nonché professore delle materie di cui tratta in questo studio"; d) che il suddetto, come professore, non si limita a una sola cattedra, generosamente "dividendosi fra la stessa Luiss, la romana Sapienza e l'Università di Bari" ...

    data: 18/11/2019 20:57

  • LA GARA
    PER LE DIRETTE
    PARLAMENTARI?
    E PERCHÉ NON
    L’AUTOGESTIONE
    O LA RAI?

    BEPPE LOPEZ (*)

    Non è chiaro se, dopo i circa 300 milioni incartati nell’ultimo venticinquennio, Radio Radicale potrà fare affidamento su ulteriori 24 milioni di euro pubblici nei prossimi tre anni o, di fatto, solo su circa 4 milioni, prima di poter partecipare a una gara di appalto (la prima in venticinque anni) per la trasmissione delle sedute parlamentari. “Entro il 30 aprile”, come pretende Luigi Di Maio. “Entro la prima parte dell’anno”, come prevede anche il sottosegretario al ramo Andrea Martella. Lo capiremo dal testo definitivo della legge di Bilancio. Intanto, è da rilevare che sulla questione, come al solito, sono emersi due campi nettamente contrapposti e sbilanciati. In uno, gli esponenti di quasi tutti i gruppi politici sostengono la radio-partito inventata da Pannella considerandola “servizio pubblico”, pezzo insostituibile delle istituzioni democratiche, “un patrimonio di libertà e di pluralismo da difendere”, e accusando chi vuole togliere o ridurre il contributo ai radicali di essere nemico nientemeno che della Costituzione e del “diritto dei cittadini ad essere informati”. Nell’altro campo, dove ormai milita solitario il M5S, si liquida radicalmente il tentativo di privilegiare e sovvenzionare ancora la creatura di Pannella, oggi in mano a suoi pochissimi eredi, come una “porcata”: Qui si sostiene che quei soldi - mentre il paese fa i conti con tagli e tasse, e il campo dell’informazione, privato dei contributi pubblici, è diventato negli anni uno sterminato cimitero di testate morte abitato da prepensionati, disoccupati e sottoccupati - dovrebbero andare ai cittadini meno privilegiati. Magari “ai terremotati”. In realtà, si rischia di perdere ancora una volta l’occasione per porre la questione in termini più corretti e chiari, sottraendosi al castello di equivoci e manipolazioni abilmente costruito nei decenni da quel gigante del lobbysmo politico in cui si era trasformato col tempo il gigante della politica e della storia italiana che era stato negli anni Sessanta e Settanta, Marco Pannella. Radio Radicale fino all’anno scorso ha continuato a incassare più otto milioni l’anno per la trasmissione delle sedute parlamentari e – con una serie di trucchi e privilegi semplicemente osceni – altri quattro come “radio di partito” ...

    data: 11/11/2019 09:52

  • SOCIALISMO DEMOCRATICO E INTERMEDIAZIONE NELLA SOCIETÀ COMPLESSA

    BEPPE SCANNI (*)

    La stagione politica che stiamo vivendo è spesso definita come “Terza Repubblica”; disgraziatamente è soltanto la quinta fase della Prima Repubblica, considerando la seconda quella che va dal 1994 al 2011 (l’illusione del maggioritario), la terza quella aperta dal governo Monti e terminata con le elezioni del 2013 (il salvataggio dal default) e la quarta quella dei governi Letta, Renzi e Gentiloni (la seconda bis). Il primo nodo da affrontare è quello attorno alla natura locale, europea o mondiale della crisi. Noi affermiamo che, nonostante una peculiarità italiana e tedesca, la crisi che siamo chiamati ad affrontare e sanare è planetaria. La peculiarità tedesca italiana è legata al lento processo di formazione di uno Stato unitario, a fronte di quanto è accaduto in Europa. Gli storici definiscono la Germania e l’Italia le “nazioni in ritardo” dell’Europa, perché, nonostante le apparenze, sono nazioni che hanno conseguito più o meno negli stessi periodi e nello stesso tempo la loro unità statuale. Il nostro paese “in ritardo” affronta un periodo di destrutturazione- che ci auguriamo breve- assai somigliante alla Seconda Repubblica francese (febbraio 1848-dicembre 1851), con la speranza che non si affacci alla ribalta un Napoleone III. C’è il rischio che la destrutturazione del sistema peggiori in decomposizione del sistema politico; c’è anche la possibilità, però, che finalmente si affaccino sulla scena italiana forze che abbiano almeno l’obiettivo della ricomposizione e del rilancio, se non proprio del Rinascimento. Insomma, la stagione che dopo aver celebrato e sperimentato al potere il populismo, lo archivi essendosi sufficientemente spaventata delle conseguenze. A favore della seconda ipotesi è possibile argomentare che il raggiungimento del potere ha corrosivamente contaminato una forza anti-politica come i 5stelle, con la conseguente crisi di consenso che ne è velocemente derivata, e che il modello nazional-populista proposto da Salvini si è platealmente svelato fragile e di impalpabile consistenza, attivando una attenzione critica e preoccupata per la irritualità di atti governativi basati spesso sulla omissione delle regole imposte dalle Leggi e dalle norme in materia di gestione dei pubblici affari; e pur tuttavia non è possibile ignorare che nonostante la plateale irrisione delle Leggi il leader della Lega gode ancora di un forte favore ...

    data: 06/11/2019 13:22

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