Analisi

Le analisi

  • COME (NON) FARE
    LE RIFORME
    ELETTORALI
    Vademecum
    in sette punti
    per apprendisti
    stregoni

    BEPPE LOPEZ (*)

    1. La nostra classe politica è riuscita nel tempo ad emanciparsi progressivamente (e ormai quasi completamente) dal dovere di rendere conto ai cittadini del proprio operato. Così i suoi componenti, allo stato delle cose, non possono essere complessivamente o individualmente giudicati - premiati e rieletti o puniti e non rieletti - nelle elezioni successive a quelle in cui hanno conquistato le funzioni di rappresentante parlamentare dei cittadini. Fra le molte le anomalie che caratterizzano e rendono per i più incomprensibile il “caso” italiano, questa è quella che più lo segna e che, generalmente, meno viene compresa in tutte le sue nefaste conseguenze. Negli altri paesi occidentali, il malgoverno, il cattivo comportamento o semplicemente il mancato mantenimento delle promesse elettorali può venire e viene abitualmente sanzionato con il voto. Da noi, no. Il processo che ha determinato questo affrancamento della classe politica e delle istituzioni repubblicane dalla normale dinamica consenso/sanzione ha origini molteplici e antiche. Ai primordi e sino alla seconda metà degli anni Settanta, si è in parte realizzato con la conventio ad excludendum nei confronti del Pci; poi, diffusamente, con la clientela e il cosiddetto voto di scambio, con la corruzione e con comportamenti che hanno stimolato fra l’altro l’omologazione dei partiti e il fenomeno dell’astensionismo; infine, con la marmellata politica-Tv-giornali e con norme elettorali specifiche. Si è arrivati al punto, com’è noto, di privare l’elettore della possibilità di mettere la croce su un nome in una lista di nomi comunque decisi da ristrettissime oligarchie di partiti, svilendo il Parlamento ad assemblea di “nominati”......

    data: 09/06/2017 10.03

  • CASSAZIONE
    E "VALORI":
    MA I GRANDI GIORNALI FORZANO
    LE NOTIZIE

    BEPPE LOPEZ (*)

    Ieri, improvvisamente, la questione-immigrati è riesplosa nel Paese delle contrapposizioni radicali (preferibilmente immotivate). Non bastavano i 68 arresti per il Cara di Capo Rizzuto. Ci si è messa anche una sentenza di Cassazione, subito lanciata come benzina sul fuoco delle polemiche e delle strumentalizzazioni politiche: gli indiani sikh non possono circolare per le strade delle nostre città avendo alla cintura un coltello religioso, il kirpan, come vorrebbe la loro religione. Stavolta, a fare da grancassa alla forzatura mediatica, sino quasi alla manipolazione, sono state le due maggiori testate giornalistiche, ambedue con la prima pagina e le due pagine successive. E con gran giubilo di leghisti, post-fascisti e forzitaliani. “Migranti, sentenza sui doveri” sparava il Corriere della Sera. L’occhiello, più correttamente, riportava la notizia, ridimensionando la portata epocale del titolo: “Un indiano non potrà portare il pugnale sacro: sicurezza da garantire prima di tutto”. Ma il catenaccio sanciva la storicità dell’evento: “La Cassazione: gli stranieri hanno l’obbligo di conformarsi ai nostri valori”. Anche la Repubblica apriva così: “La Cassazione sui migranti: si conformino ai nostri valori”. E metteva in campo l’editoriale di Chiara Saraceno e ben quattro interviste (il capo della comunità sikh, la scrittrice “anti nozze combinate”, il costituzionalista Mirabelli e l’immancabile Bonino) ...

    data: 18/05/2017 12.16

  • Ma che c’entra Grillo
    (almeno per ora)
    con i problemi
    dell’informazione
    in Italia?

    BEPPE LOPEZ (*)

    Bontà sua, Reporters sans Frontières regala dunque all’Italia un balzo di venticinque posizioni nella classifica della libertà di stampa. Come ci fanno sapere, il nostro Paese passa dal 77° posto al 52°, in particolare “grazie ad alcune assoluzioni nel caso Watileaks”. Beninteso, però, sempre dietro grandi, illuminate e illustri democrazie come Jamaica, Estonia, New Zealand, Slovakia, Surinam, Samoa, Namibia, Uruguay, Ghana, Cabo Verde, Latvia, South Africa, Chile, Trinidad and Tobago, Lithuania, Slovenia, Belize, Burkina Faso, Comores, Botwana, Tonga, Papua New Guinea, ecc. ecc.. Sembra una barzelletta, ma è invece una storia, che si ripete ogni anno, con la puntuale esaltazione (autopunitiva) dei dati forniti dalla ong francese, da parte di giornali e sedicenti rappresentanti della opinione pubblica nazionale. Il rito si è ripetuto in questi giorni. la Repubblica e il Pd, in particolare, hanno riservato alla classifica di Rsf una straordinaria attenzione. Il quotidiano fondato da Scalfari gli ha dedicato un forte richiamo in prima e addirittura le prime due pagine della foliazione. Mentre il maggior partito italiano, direttamente detentore di una gran fetta di potere e di consensi nel mondo dei media, e tradizionalmente scettico rispetto sull’arbitraria graduatoria annuale di Rsf, stavolta l’ha adottata, esaltata e presa per oro colato. Non basta che anche un tipo autorevole come Bill Emmot, per dieci anni direttore dell’Economist, proprio su la Repubblica, valuti “positivamente” il giornalismo italiano e giudichi “sbagliato” il giudizio di Rsf sull’Italia ...

    data: 30/04/2017 00.15

  • LA REPUBBLICA
    TRADITA.
    DA SE STESSA

    BEPPE LOPEZ (*)

    DUE LIBRI SUL GIORNALE FONDATO(E VENDUTO) DA EUGENIO SCALFARILa storia de la Repubblica è indubbiamente la storia di un “miracolo editoriale” e, insieme, di una utopia “tradita”. Non a caso proprio su questi due aspetti, ma separatamente, si concentrano due libri usciti, quasi contemporaneamente, in occasione del quarantesimo anniversario della fondazione del giornale ad opera di Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo. Ambedue scritti da giornalisti molto valorizzati, nel tempo e nel gruppo, dal Fondatore: Franco Recanatesi, La mattina andavamo in piazza Indipendenza, Cairo editore; Giovanni Valentini, la Repubblica tradita, PaperFist by Il Fatto Quotidiano. Cerchiamo di sintetizzare in sette date significative questa straordinaria avventura, con l’aiuto di questi due libri e di qualche ricordo e convinzione personale. Ultimi mesi del 1975. Si preparano i numeri zero de la Repubblica in piazza Indipendenza, a Roma. Scalfari, avendo accanto a se due eccellenze del giornalismo laico-socialista, Enzo Forcella e Andrea Barbato, si prepara a fare il Le Monde italiano: giornale di qualità (“secondo giornale”), a orientamento socialista. Forcella e Barbato, nominati in Rai, andranno via prima dell’uscita in edicola del giornale, fissata per il 14 gennaio 1976. Agosto 1976. Gianluigi Melega, anima della prima fase del giornale – in rappresentanza della Mondadori, socia al 50% col gruppo Espresso e proveniente da Panorama (“I fatti separati dalle opinioni”) - lascia dopo appena sette mesi il giornale...

    data: 06/04/2017 19.26

  • LIBERTA'
    DI STAMPA: ITALIA
    AL 70° POSTO? CLASSIFICHE INTERNAZIONALI FASULLE

    BEPPE LOPEZ

    Libertà di stampa, Italia al settantasettesimo posto? Non ci credo". Scrivendo un pezzo con questo titolo, nel mio blog su "Il Fatto Quotidiano", nell'aprile 2016 fui travolto da una marea di post polemici e insultanti. E' di questi giorni una messa a punto sull'argomento, da parte di notiziario.ossigeno.info dal titolo "LIBERTÀ DI STAMPA. OSSIGENO: LE CLASSIFICHE INTERNAZIONALI SONO FASULLE", che conferma quella mia convinzione. Pubblichiamo i due testi, a cominciare da quest'ultimo, come contributo a un dibattito che dovrebbe finalmente partire, facendo chiarezza su quella che personalmente continuo a ritenere una bufala o comunque un equivoco gigantesco. Purtroppo dato acriticamente per scontato dalla quasi totalità delle testate e dei giornalisti, ma soprattutto da una opinione pubblica "politicamente corretta", in realtà indotta dall'alto...

    data: 24/03/2017 09.03

  • “Stropicciò un po’
    l’occhio sinistro,
    non volendo
    concedere al destro
    lo stesso lusso”

    BEPPE LOPEZ

    Possono esserci - in un romanzo pubblicato nella più autorevole collana letteraria di uno dei più importanti editori italiani - dei baffi che “parevano uno striscione della Juve per quanto bianconero vi coesisteva”? Sì, possono esserci, anzi ci sono. Addirittura nella prima pagina, nell’incipit. E c’è dell’altro, molto altro nelle 250 pagine dell’elegante edizione. Già nella seconda pagina, c’è un personaggio con un naso così “sottile e perfetto che ci si sarebbe potuto stendere l’impasto per quanto era dritto, spostando le folte sopracciglia che parevano isole sull’autostrada”. Seguitando a sfogliare, c’è ancora di meglio (o di peggio, a seconda dei gusti). Il romanzo in questione non è male. Anzi. Si legge con gusto, è costruito con sapienza e ritmo. Ma paradossalmente, in un sistema editoriale dove circola la leggenda della prevalenza dell’editing rispetto all’ispirazione e all’autore, capita in questo caso di imbattersi in un volume dove pare latitare proprio il lavoro dell’editor. Così, sotto il vestito di lana grigia indossato da un altro personaggio “si percepiva, più che la logora camicia bianca, una vergogna che non era affatto logora, anzi inamidata ogni mattina riluceva di bucato”. Dopo un paio di pagine, c’è una rampa di scale che “apprezzò molto la delicatezza dell’incedere” del protagonista del romanzo che peraltro ripropone i movimenti del padre pedissequamente “come fosse l’appendice di una medusa letale”. Ed era appena entrato in una stanza quando “l’odore del minestrone lo investì come una risacca rimbalzata dalle pareti”......

    data: 09/03/2017 17.49

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