Analisi

Le analisi

  • Caso-Contrada
    e caso-Poggiali
    strumentalizzati
    in odio
    alla magistratura

    BEPPE LOPEZ (*)

    Sconcerto e molte critiche nei confronti della giustizia e dei magistrati ha suscitato l’assoluzione della Corte di appello di Bologna (“il fatto non sussiste”) a favore dell’ex-infermiera Daniela Poggiali. Condannata nel marzo 2016 dai giudici di primo grado all’ergastolo, era accusata di aver ucciso una paziente settantottenne, con un’iniezione letale di cloruro di potassio. Ne è stata disposta l’immediata scarcerazione. Decisamente più vasta l’eco – e più grandi lo scandalo e l’indignazione - per il caso Bruno Contrada, già numero tre del Sisde, capo della Mobile di Palermo e della sezione siciliana della Criminalpol. “Contrada assolto dopo 25 anni: è stato in carcere per 10 anni”. La Cassazione ha reso “ineseguibile e improduttiva di effetti penali” la sentenza che lo aveva condannato a dieci anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Sentenza che era già stata dichiarata illegittima dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: Contrada non andava processato né condannato perché il reato di concorso esterno in associazione mafiosa non era chiaro. Magistratura e magistrati sono stati immediatamente messi sotto accusa. Per lo stridente contrasto fra le sentenze espresse, a due livelli diversi, sugli stessi “fatti”. E naturalmente per strumentalizzazioni politiche e per odio politico. In particolare sul caso Contrada, vengono travolte e non tenute nel debito conto, ad esempio, le considerazioni di Gian Carlo Caselli. La Corte europea dei diritti dell’uomo e la Cassazione, ha rilevato il magistrato che ne chiese a suo tempo l’arresto, “non prendono in esame i fatti specifici che portano alla responsabilità di Contrada. Quindi non si tratta di un’assoluzione per quanto riguarda i fatti. Che in ogni caso sono e restano gravissimi”...

    data: 10/07/2017 12.49

  • Due mesi
    di sospensione
    per Facci: una misura insieme ridicola
    e impropria

    BEPPE LOPEZ

    Il Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha disposto la sospensione per due mesi del giornalista Filippo Facci, ritenendo che “con la sua condotta abbia compromesso la stessa dignità della professione ridotta a grancassa dell’ostilità e del livore contro chi appartiene ad un’altra sfera culturale”. Il procedimento disciplinare – che prevede ora un ulteriore passaggio, presso il Consiglio di disciplina nazionale dell’Ordine – riguarda un articolo pubblicato da Facci su Libero (“Perché l’Islam mi sta sul gozzo”) e sul sito di quel giornale (“Filippo facci svela il vero volto dell’Islam: Perché lo odio”). E si basa sulle norme che regolano la professione giornalistica, in particolare quella che concerne il rispetto dei diritti fondamentali delle persone, e la norma generale che vieta la diffusione di idee fondate sull’odio razziale. Indubbiamente Facci appartiene a una scuola “giornalistica” e lavora in una bottega “giornalistica” che da anni si distinguono per la produzione delle peggiori nefandezze “giornalistiche”. Sul piano innanzitutto della cultura professionale e della tecnica, oltre che su quello politico e delle idee. A parere di chi scrive, in quest’area si pratica un’attività prevalentemente non più giornalistica in senso stretto. ...

    data: 20/06/2017 00.35

  • Passo indietro
    non dichiarato
    di Repubblica
    sul presunto incontro
    Salvini-Casaleggio?

    BEPPE LOPEZ (*)

    Che fine ha fatto l’incontro che sarebbe avvenuto fra Casaleggio e Salvini? La domanda è interessante, sia dal punto di vista politico sia da quello dei rapporti tra politica e informazione. Ricordate? Sono trascorse appena quarantotto ore dall’esplosione del “caso”, con indubbi e interessanti risvolti politici, sulle strategie dei partiti coinvolti, i Cinque Stelle e la Lega, e sulle ipotesi di formazione di governi inediti nella prossima legislatura. L’incontro segreto è stato svelato da la Repubblica, smentito nella maniera più categorica dai diretti interessati, ma ribadito sdegnosamente da cronisti e direttore della importante testata, fra minacce di querele, appelli alla libertà di stampa, richieste di dimissioni e veleni politici ...

    data: 17/06/2017 22.03

  • COME (NON) FARE
    LE RIFORME
    ELETTORALI
    Vademecum
    in sette punti
    per apprendisti
    stregoni

    BEPPE LOPEZ (*)

    1. La nostra classe politica è riuscita nel tempo ad emanciparsi progressivamente (e ormai quasi completamente) dal dovere di rendere conto ai cittadini del proprio operato. Così i suoi componenti, allo stato delle cose, non possono essere complessivamente o individualmente giudicati - premiati e rieletti o puniti e non rieletti - nelle elezioni successive a quelle in cui hanno conquistato le funzioni di rappresentante parlamentare dei cittadini. Fra le molte le anomalie che caratterizzano e rendono per i più incomprensibile il “caso” italiano, questa è quella che più lo segna e che, generalmente, meno viene compresa in tutte le sue nefaste conseguenze. Negli altri paesi occidentali, il malgoverno, il cattivo comportamento o semplicemente il mancato mantenimento delle promesse elettorali può venire e viene abitualmente sanzionato con il voto. Da noi, no. Il processo che ha determinato questo affrancamento della classe politica e delle istituzioni repubblicane dalla normale dinamica consenso/sanzione ha origini molteplici e antiche. Ai primordi e sino alla seconda metà degli anni Settanta, si è in parte realizzato con la conventio ad excludendum nei confronti del Pci; poi, diffusamente, con la clientela e il cosiddetto voto di scambio, con la corruzione e con comportamenti che hanno stimolato fra l’altro l’omologazione dei partiti e il fenomeno dell’astensionismo; infine, con la marmellata politica-Tv-giornali e con norme elettorali specifiche. Si è arrivati al punto, com’è noto, di privare l’elettore della possibilità di mettere la croce su un nome in una lista di nomi comunque decisi da ristrettissime oligarchie di partiti, svilendo il Parlamento ad assemblea di “nominati”......

    data: 09/06/2017 10.03

  • CASSAZIONE
    E "VALORI":
    MA I GRANDI GIORNALI FORZANO
    LE NOTIZIE

    BEPPE LOPEZ (*)

    Ieri, improvvisamente, la questione-immigrati è riesplosa nel Paese delle contrapposizioni radicali (preferibilmente immotivate). Non bastavano i 68 arresti per il Cara di Capo Rizzuto. Ci si è messa anche una sentenza di Cassazione, subito lanciata come benzina sul fuoco delle polemiche e delle strumentalizzazioni politiche: gli indiani sikh non possono circolare per le strade delle nostre città avendo alla cintura un coltello religioso, il kirpan, come vorrebbe la loro religione. Stavolta, a fare da grancassa alla forzatura mediatica, sino quasi alla manipolazione, sono state le due maggiori testate giornalistiche, ambedue con la prima pagina e le due pagine successive. E con gran giubilo di leghisti, post-fascisti e forzitaliani. “Migranti, sentenza sui doveri” sparava il Corriere della Sera. L’occhiello, più correttamente, riportava la notizia, ridimensionando la portata epocale del titolo: “Un indiano non potrà portare il pugnale sacro: sicurezza da garantire prima di tutto”. Ma il catenaccio sanciva la storicità dell’evento: “La Cassazione: gli stranieri hanno l’obbligo di conformarsi ai nostri valori”. Anche la Repubblica apriva così: “La Cassazione sui migranti: si conformino ai nostri valori”. E metteva in campo l’editoriale di Chiara Saraceno e ben quattro interviste (il capo della comunità sikh, la scrittrice “anti nozze combinate”, il costituzionalista Mirabelli e l’immancabile Bonino) ...

    data: 18/05/2017 12.16

  • Ma che c’entra Grillo
    (almeno per ora)
    con i problemi
    dell’informazione
    in Italia?

    BEPPE LOPEZ (*)

    Bontà sua, Reporters sans Frontières regala dunque all’Italia un balzo di venticinque posizioni nella classifica della libertà di stampa. Come ci fanno sapere, il nostro Paese passa dal 77° posto al 52°, in particolare “grazie ad alcune assoluzioni nel caso Watileaks”. Beninteso, però, sempre dietro grandi, illuminate e illustri democrazie come Jamaica, Estonia, New Zealand, Slovakia, Surinam, Samoa, Namibia, Uruguay, Ghana, Cabo Verde, Latvia, South Africa, Chile, Trinidad and Tobago, Lithuania, Slovenia, Belize, Burkina Faso, Comores, Botwana, Tonga, Papua New Guinea, ecc. ecc.. Sembra una barzelletta, ma è invece una storia, che si ripete ogni anno, con la puntuale esaltazione (autopunitiva) dei dati forniti dalla ong francese, da parte di giornali e sedicenti rappresentanti della opinione pubblica nazionale. Il rito si è ripetuto in questi giorni. la Repubblica e il Pd, in particolare, hanno riservato alla classifica di Rsf una straordinaria attenzione. Il quotidiano fondato da Scalfari gli ha dedicato un forte richiamo in prima e addirittura le prime due pagine della foliazione. Mentre il maggior partito italiano, direttamente detentore di una gran fetta di potere e di consensi nel mondo dei media, e tradizionalmente scettico rispetto sull’arbitraria graduatoria annuale di Rsf, stavolta l’ha adottata, esaltata e presa per oro colato. Non basta che anche un tipo autorevole come Bill Emmot, per dieci anni direttore dell’Economist, proprio su la Repubblica, valuti “positivamente” il giornalismo italiano e giudichi “sbagliato” il giudizio di Rsf sull’Italia ...

    data: 30/04/2017 00.15

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