Analisi

Le analisi

  • Vaticano
    contro M5S?
    O tanto rumore
    per nulla?

    E' bene - e istruttivo - notare cosa ci sia, in sostanza, in tutto il bailamme della stampa italiana sulle accuse dell'Osservatore Romano "a Raggi" e sulla frase "Roma in stato di abbandono" (aperture di Tg e giornali, a cominciare dalla prima pagina del Corriere della Sera e di Repubblica: "Caso Roma, la Chiesa accusa", "Roma senza governo"). Si tratta, come si sarebbe detto una volta, di un pezzullo di cronaca, pubblicato il 10 settembre, in fondo alla pag. 2, dal giornale vaticano, dedicato al maltempo in Italia e in Puglia. Al terzo capoverso si accenna, a proposito della capitale, a una "riprova dello stato di abbandono in cui per certi aspetti versa la città". Tutto qui. (B.L.)...

    data: 11/09/2016 18.32

  • Rai, troppi lottizzati, troppe cause
    di lavoro, troppe sentenze sfavorevoli

    BEPPE LOPEZ

    1.300 dipendenti, più di 1.300 cause di lavoro: più di una ogni dieci prestatori d'opera. E' la situazione dell'azienda Rai, peraltro quasi sempre soccombente. La relazione della Corte dei Conti datata 2013 avvalorò soltanto un paradosso assai notorio, annoso e tuttora persistente. Un paradosso (solo apparente) perché la Rai è sempre stata un'azienda dalle mammelle gonfie e disponibili, specie in materia di avviamento alla professione di figli di partito, di corrente, di lobby, di salotti e di papà, inventati dal nulla giornalisti o funzionari, poi accompagnati e agevolati in carriera (basta scorrere anche solo l'elenco dei super-stipendi di viale Mazzini recentemente reso noto, per averne una sconfortante conferma). Un paradosso perché, in questi casi, ci si aspetterebbe se non un pizzico di gratitudine, almeno un po' di pazienza. E invece no. Quando il miracolato di turno è costretto a segnare un po' il passo nella sua progressiva e irresistibile avanzata verso il massimo del grado, dello stipendio, del potere e/o della visibilità mediatica - perché è il turno di un altro miracolato nell'avanzamento, e dello sponsor di quest'ultimo ad avere ragione sul suo sponsor - dimentica miracolo, privilegi e agevolazioni impropriamente ottenute, e fa causa. Poiché non fa più il direttore o il conduttore, non ha più l'ufficio che conta o l'ora di massimo ascolto, fa causa. E vince. Pressoché sistematicamente. Grazie a pochi e ben remunerati avvocati - specializzatissimi - e a una magistratura del lavoro tra le più generose d'Italia e forse d'Europa, nei confronti dei lavoratori in questione. "Lavoratori" sui generis: perché perlopiù dirigenti, intellettuali e giornalisti di successo, e ottimamente pagati ...

    data: 24/08/2016 01.07

  • TEMPO
    DI OLIMPIADI:
    RICORDARE
    PETER NORMAN,
    IL PRIMO
    A SINISTRA

    UN ARTICOLO DI GIANNI MURA, 2012 (SEGUE RICCARDO GAZZANIGA, 2015) Bisogna sforzarsi di non guardare i due a testa bassa, il pugno chiuso alzato in un guanto nero, calze nere e niente scarpe, sul podio. Bisogna concentrarsi sull' atleta di sinistra, bianco, lo sguardo dritto, le braccia lungo i fianchi. Bisogna ricordare alcune cose, di quel 1968 perennemente associato al Maggio francese. Il 16 marzo il massacro di My Lai, il 4 aprile l' assassinio di Martin L. King, il 5 giugno tocca a Bob Kennedy. Aggiungiamoci il Biafra, i carri armati sovietici sulla primavera di Praga, la strage di piazza delle Tre Culture poco prima che cominci l' Olimpiade messicana. Bisogna sapere che la finale dei 200 metri la vince Tommie Smith in 19"83 (primo a scendere sotto i 20") davanti a Norman (20' 06")e Carlos (20' 10"). Carlos parte forte, troppo forte. Smith lo passa a 30 metri dalla linea e corre gli ultimi 10 a braccia alzate. Norman ai 100 metri è solo sesto, viene fuori nel finale, supera Carlos negli ultimi metri. Bisogna sapere che nel ' 67 Harry Edwards, sociologo a Berkeley, voce baritonale, discreto discobolo, ha fondato l' Ophr, Olympic program for human rights. L' idea è che gli atleti neri boicottino i Giochi, ma è difficile da realizzare...

    data: 16/08/2016 09.19

  • M5S, ma ritardi,
    errori e gaffes
    si potevano
    e si possono
    ancora evitare

    BEPPE LOPEZ

    [dal blog su ilfattoquotidiano.it]Sottovalutazione? Beata innocenza? Inadeguatezza? Tutto questo e molte altre cose, anche inevitabili, anche comprensibili. Ma di certo, l’evento strepitoso, devastante (per l’ancien régime) e salvifico (almeno per il 67% dei romani) dell’ascesa del M5S alla guida del Campidoglio, della Città Eterna, della Capitale d’Italia - ad un mese dal prevedibile, previsto, sperato e temuto esito elettorale - ha per ora messo in primo piano ritardi, gaffes, divisioni e contrasti interni al Movimento, oltre che decisioni oggettivamente indifendibili, dall’osceno caso-Marra all’imbarazzante caso-Locicero, il rugbista ‘gnorante che non si sa perché dovesse (o debba?) fare ad ogni costo l’assessore allo sport. C’è da chiedersi se quello che sta succedendo, da un mese, ai danni dell’immagine della nascente giunta-Raggi, della speranza che Roma possa tirarsi fuori dalle macerie in cui l’hanno ridotta amministrazioni di centrodestra e di centrosinistra negli ultimi decenni, e della credibilità complessiva del Movimento Cinque Stelle, avrebbe potuto essere, se non evitato, almeno in parte attenuato. Evitando fra l’altro di oscurare quella che sembra invece la felice esperienza “sabauda” di Appendino a Torino ...

    data: 06/07/2016 18.50

  • COME PARLARE
    DEL FUTURO
    DEI GIORNALI
    DI CARTA,
    DI FATTO
    PER NEGARLO

    BEPPE LOPEZ

    Perché, per rispondere alla domanda "Ha un futuro il giornale di carta?", la Repubblica invita a parlarne il direttore di Internazionale Giovanni De Mauro e il direttore di Origami Cesare Martinetti, vale a dire due pregevoli testate di carta che però hanno contenuti che indubbiamente si possono gestire e leggere anche su una testata on line? E perché lo stesso Mario Calabresi afferma che il giornale di carta ha un futuro e certamente un presente solo se approfondisce e spiega gli avvenimenti, come se su una testata online non si possa approfondire e spiegare? Se si ascolta con attenzione e rispetto l'interessante dibattito, si può facilmente rilevare che non uno dei ragionamenti e non una delle affermazioni dei tre autorevoli colleghi costituisce in una qualche maniera elemento a supporto della insostituibilità del giornale e del giornalismo di carta rispetto a quello on line. In considerazione del fatto che ci sono certamente altri argomenti per sostenere che il giornale di carta ha ancora un presente e forse anche un futuro - come ritiene con convinzione anche chi scrive - nel caso della iniziativa di RepIdee sembra quasi di essere di fronte ad un episodio di eterogenesi dei fini, cioé di conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali. Senza volerlo, si porta acqua al mulino di chi sostiene - come si dice correntemente, come si dà generalmente per scontato e come in molti temono – che i giornali non abbiano un futuro e, già oggi, siano praticamente degli zombies ...

    data: 12/06/2016 08.05

  • IL TAYLORISMO DIGITALE,
    LA SINISTRA,
    LA CRISI
    E LA TRANSIZIONE POSSIBILE

    GRETA CREA (*)

    Quanto incide la Rivoluzione digitale del XXI secolo sulla politica? Ecco una lunga, importante intervista a Sergio Bellucci. Quali sono le ripercussioni della rivoluzione digitale del XXI secolo incombenti sull’assetto sociale e politico europeo? “Il digitale rappresenta più che una rivoluzione, rappresenta un passaggio di paradigma. Per alcuni versi è molto più profondo di qualsiasi cambiamento sociale, culturale ed economico concepibile da un’idea politica. Dall’altro sembra che possa riproporre una dialettica tra le classi. Ma di nuova generazione. Oggi se il digitale resta confinato, egemonizzato dal capitalismo globale e a dimensione planetaria, rischia di produrre una società suddivisa tra pochissimi ricchi e tantissimi poveri, tra una piccola parte di sfruttatori e una massa sterminata di sfruttati. La metafora creata da Occupy Wall Street è la più efficace: l’1% contro il 99% del mondo”. Quali cambiamenti ha apportato sulla nostra società e sullo scenario politico? “È cambiata la forma della socializzazione. Quando cambia la natura e la modalità con le quali gli umani si scambiano le relazioni, cambia tutto. E la politica non può restare al palo, pena la propria decadenza, la propria marginalità, la messa in fuori gioco. Ma non è solo un problema dei partiti. Anche le istituzioni, le forme codificate tra l’Ottocento e il Novecento delle nostre democrazie sono investite da nuove domande, da nuove richieste di partecipazione e di decisione. L’avvento della rete pone, da tempo, la questione di un rapporto diverso tra l’idea della democrazia diretta e delle forme della rappresentanza. Lo scrissi nel 1997 nel saggio sulle forme della politica e l’avvento di Internet quando in Italia discutemmo della nostra Costituzione e dei Poteri, un importante convegno del Partito della Rifondazione Comunista ...

    data: 31/05/2016 17.29

pagina 3 di 49

«

»

1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 |