Analisi

Le analisi

  • Se il pacato
    Veltroni intervista
    il veemente
    Cassano...

    Ha fatto bene il Corriere dello Sport a spararla in prima e a dedicarle, integralmente, le pagine 2 e 3. L’intervista ad Antonio Cassano di Walter Veltroni, per gli appassionati (di calcio e di politica), era in teoria il massimo concepibile in materia di contrasti, anzi di opposti: il politicamente corretto fatto persona (con la sua compostezza e la sua retorica, con la sua moderazione e le sue ipocrisie) e il massimo della scorrettezza esibita (con la sua barbarica irrazionalità e la sua veemenza, con le sue insensatezze e la sua impetuosa generosità). Ma, complessivamente, si può dire che questo contrasto non c’è stato. No, non sembra essere stato veltroniamente attenuato, ma forse cassanamente bypassato d’impeto. Il fatto è che un uomo e un intellettuale come Veltroni non può non subire – perlomeno sulla carta, mentre scrive o vede una partita – il fascino di un ragazzo che, avendo conosciuto “solitudini e sofferenze”, “in campo era geniale e ogni volta che toccava la palla avevi la sensazione che potesse inventare qualcosa di incredibile, di magnifico”. Cioè esattamente l’opposto di ciò ha fatto lui, nel suo mestiere, in politica. Dal suo canto, el pibe di Barivecchia, come peraltro si sapeva, da tempo ha un po’ messo la testa a posto: ha una famiglia splendida, se la gode, riconosce gli errori compiuti e le occasioni perse (in primis il Real Madrid), riesce a leggere con lucidità le cassanate compiute (“Quando mi si chiude una tenda nera sugli occhi in un attimo e non capisco più niente”), ammettendo con sincerità di aver mancato di rispetto a persone buone, citate una per una (il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone e gli allenatori Del Neri e Donadoni) ma rivendicando i torti subiti...

    data: 04/02/2017 19.27

  • Juventus, ultrà
    e 'ndrangheta:
    la notizia c'è,
    ma non su Corriere
    e Repubblica

    Niente da dire: la notizia ieri c’era (e c’è). Eccome. Ma per la gran parte della stampa italiana (e per i telegiornali) oggi è come se non ci fosse. Sarà perché riguarda la famiglia Agnelli? Ansa: “La procura della Figc intende procedere con il deferimento di Andrea Agnelli, di tre fra dirigenti, ex dirigenti e funzionari, nonché della stessa Juventus a titolo di responsabilità diretta e oggettiva al termine degli accertamenti nati dopo l'inchiesta della procura di Torino sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in curva. Lo si ricava dall'avviso di conclusione delle indagini firmato dal procuratore Giuseppe Pecoraro”. Agi.it: “L’inchiesta che fa tremare la Juve, rapporti fra Agnelli e ultrà legati alla criminalità”. Il Mattino: “Duro attacco della Procura: Agnelli incontrava i mafiosi”. Agli atti ci sarebbe che “(Agnelli) ha favorito consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio, partecipando personalmente, inoltre, in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ultras e assecondando, in occasione della gara Juventus-Torino del 23.02.2014, l’introduzione all’interno dell’impianto sportivo, a opera di D’Angelo, di materiale pirotecnico vietato e di striscioni rappresentanti contenuti non consentiti al fine di compiacere e acquisire la benevolenza dei tifosi ultras”...

    data: 27/01/2017 19.46

  • IL QUOTIDIANO
    LOCALE
    E POPOLARE
    NON E' SOLO
    UN GIORNALE
    E PUO' CONVIVERE
    CON LA RETE

    BEPPE LOPEZ (*)

    L’Italia si è ritrovata nel sistema della comunicazione globale, dominata dall’online, con giornali cartacei lontani anni luce dagli interessi, dal linguaggio e dai bisogni (tanto per cominciare, informativi) delle persone. Con il sistema di giornali locali, in particolare, devastato e sostanzialmente annullato dalle conglomerate editorial-pubblicitarie (in primis, la Repubblica e il Corriere della Sera). E con un assetto di testate qualificate perlopiù dall’essere nazionali e d’opinione, quasi tutte “di Palazzo” o al più di pezzi di Palazzo e spesso organi di questo o di quell’altro centro di potere politico ed economico-finanziario. Così, dopo essere stato da sempre tra i paesi con i più bassi indici di lettura di quotidiani al mondo, ne registra oggi il crollo più pesante, praticamente vertiginoso, definitivo, sino a far ritenere ormai imminente – molto prima delle pur più funeste previsioni – il passaggio totale in Rete della gran parte delle testate vere, cioè quelle che la gente compra in edicola (non quelle esistenti solo nelle rassegne-stampa e nei dibattiti televisivi). Del resto, molte testate, pur affacciandosi alla Rete, continuano ad uscire in edizione cartacea anche perché, in particolare da noi, in Rete la stragrande maggioranza dei “lettori” sono ancora lontanissimi dall’idea di pagare per aggiornarsi e documentarsi, mentre la pubblicità stenta a decollarvi. In questo quadro la gran parte degli editori e dei giornalisti – così come per lunghi decenni hanno individuato nella Tv l’alibi per la loro storica incapacità di confezionare prodotti per il mercato (vale a dire per le esigenze informative della gente, non del Palazzo) – ora ritengono i propri giornali non solo destinati a morte certa ma già dei sopravvissuti. Naturalmente, per colpa della Rete, non ci sarebbe più niente da fare...

    data: 03/11/2016 12.16

  • "LOCALE
    E POPOLARE"
    ECCO IL GIORNALE
    CARTACEO CHE
    PUO' RESISTERE
    ALLA RETE

    UNA FORMULA CHE VIENE DA LONTANO GIA' BELLA E DESCRITTA 40 ANNI FA DA BEPPE LOPEZ NEL PRIMO NUMERO DEL "QUOTIDIANO" Professionalità e onestà intellettuale. Sono gli strumenti, i soli strumenti (insieme alla carta e all’inchiostro), che il direttore e i redattori di questo nuovo giornale intendono utilizzare per confezionare, ogni giorno, un prodotto specifico: un quotidiano locale e popolare. Non sappiamo se ci riusciremo. Sappiamo che è esattamente questo, però, ciò che vogliamo fare. Confessiamo, anzi, che l’unica domanda che abbiamo la presunzione di porci, in questo momento d’avvio, ricco di entusiasmo e di ottimi propositi come tutti i momenti di avvio, è un’altra: “quando” ci riusciremo? E ci spieghiamo. 1) Questo non vuole essere e non sarà un giornale di gruppo o di partito o dei partiti o delle istituzioni; non vuole essere e non sarà nemmeno un giornale-istituzione. Per usare un paio di formule consumate dalla retorica populistica vecchia e nuova, vuole essere e sarà il giornale della gente, un giornale-servizio. 2) In questo senso, gli strumenti scelti dovranno servirci né più né meno che a uno scopo: a fare il nostro mestiere di giornalisti e a fare di Quotidiano un giornale, cioè a descrivere la realtà. Si legge al primo punto dell’accordo politico-programmatico firmato dal direttore e dall’editore di questo giornale, e approvato all’unanimità dalla redazione: “La caratteristica fondamentale del giornale deve essere tecnico-professionale: descrizione vivace e intelligente della realtà; servizi, inchieste, rubriche, interviste e notiziario trattati in maniera da interessare e divertire il lettore, perché si vendano sempre più copie del giornale, salvaguardando da un canto il rispetto per la realtà (fatti e protagonisti) e dall’altro la linea democratica e culturalmente avanzata del giornale”. Quindi ...

    data: 28/10/2016 14.23

  • IL CASO-VELTRONI: POLITICA, CULTURA, GIORNALISMO, NARRATIVA, CINEMA, TV, SPORT, ECC. ECC.

    Un giorno Silvio Berlusconi fu lapidario: “Veltroni è un coglione” (il capo di Forza Italia parlava del dirigente Pds in un piano-bar di Cernobbio, il 2 febbraio 1995, citato su Il Tirreno del 5 aprile 2006). Per alcuni esagerò, essendo risentito per qualche sua ragione personale o politica; per altri aveva detto chiaro e tondo quello che pensavano (e pensano) in molti, anche e soprattutto a sinistra. Comunque, valutazioni. C’è invece il fatto. Il fatto è che a Walter Veltroni va garantito, sino a prova contraria, il diritto di essere considerato almeno un uomo di media capacità e cultura. Va rilevato a tale proposito che può vantare su Wikipedia questo impegnativo incipit biografico: “E’ un politico, giornalista, scrittore e regista italiano”. Il fatto è che ha una così alta considerazione di se stesso da aver preteso da sé e imposto alla comunità nazionale una lunga, sfrangiata e sontuosa pluri-attività che l’ha portato a fare il politico d’alto livello (segretario di partito!), lo statista innovatore (vice-presidente del Consiglio), l’ammiratissimo scrittore, il geniale autore di film (tratti da suoi libri e finanziati da Stato e/o Rai), l’esperto documentarista, l’acuto giornalista politico, l’estroso giornalista sportivo (prima pagina e paginate sul Corriere dello Sport, interviste anche al Tg1, ecc.) e ora anche l’ingegnoso autore del nuovo varietà di Rai Uno ...

    data: 10/10/2016 23.49

  • CASO ORLANDI:
    L'AUDIO PORNO
    E IL FILM SBAGLIATO

    NICOLA LOFOCO

    INTERVISTA A PINO NICOTRI“Gli inquirenti hanno capito subito che il nastro è il riversamento di parti di un film porno, del quale non sono riusciti a individuare il titolo solo perché il mitomane che lo ha fatto trovare il collage ha prudentemente cancellato tutte le voci maschili, lasciando solo i gemiti di una donna, chiaramente di età ben più grande dei 15 anni e mezzo di Emanuela”. Così Pino Nicotri, il giornalista che da anni si occupa della vicenda di Emanuela Orlandi e ha scritto ben tre libri su di essa, liquida il sonoro di una registrazione dove sono udibili i lamenti di una ragazza che viene seviziata e torturata. L’audio, diffuso dalla trasmissione Chi l’ha visto, era stato fatto ritrovare il 17 luglio 1983 sotto la sede dell’Ansa della capitale. Ma in questi giorni sembrava poter aprire un nuovo capitolo dell’eterno giallo della giovane cittadina vaticana scomparsa a Roma il 23 giugno 1983. “Potrebbe anche essere un porno casereccio. Gemiti che crescono man mano di intensità fino ad essere il raggiungimento di un orgasmo tanto forte e prolungato da essere grottesco, come si addice ai film porno di qualità scadente. L'avvocato Ferdinando Imposimato, che molto stranamente da legale di Agca è diventato in seguito legale della madre della stessa Emanuela - che la leggenda vuole sia stata rapita per essere scambiata con la scarcerazione proprio di Agca - sostiene si tratti di urla di una donna torturata alla quale strappano le unghie! Che non si tratti di stupro, per giunta di gruppo, né di tortura lo dimostra la richiesta della donna di poter poi farsi una dormita. Cosa difficile da credere per una donna pluristuprata o torturata. I servizi segreti hanno ricostruito le voci maschili dei tratti cancellati...

    data: 29/09/2016 23.03

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