Analisi

Le analisi

  • “Stropicciò un po’
    l’occhio sinistro,
    non volendo
    concedere al destro
    lo stesso lusso”

    BEPPE LOPEZ

    Possono esserci - in un romanzo pubblicato nella più autorevole collana letteraria di uno dei più importanti editori italiani - dei baffi che “parevano uno striscione della Juve per quanto bianconero vi coesisteva”? Sì, possono esserci, anzi ci sono. Addirittura nella prima pagina, nell’incipit. E c’è dell’altro, molto altro nelle 250 pagine dell’elegante edizione. Già nella seconda pagina, c’è un personaggio con un naso così “sottile e perfetto che ci si sarebbe potuto stendere l’impasto per quanto era dritto, spostando le folte sopracciglia che parevano isole sull’autostrada”. Seguitando a sfogliare, c’è ancora di meglio (o di peggio, a seconda dei gusti). Il romanzo in questione non è male. Anzi. Si legge con gusto, è costruito con sapienza e ritmo. Ma paradossalmente, in un sistema editoriale dove circola la leggenda della prevalenza dell’editing rispetto all’ispirazione e all’autore, capita in questo caso di imbattersi in un volume dove pare latitare proprio il lavoro dell’editor. Così, sotto il vestito di lana grigia indossato da un altro personaggio “si percepiva, più che la logora camicia bianca, una vergogna che non era affatto logora, anzi inamidata ogni mattina riluceva di bucato”. Dopo un paio di pagine, c’è una rampa di scale che “apprezzò molto la delicatezza dell’incedere” del protagonista del romanzo che peraltro ripropone i movimenti del padre pedissequamente “come fosse l’appendice di una medusa letale”. Ed era appena entrato in una stanza quando “l’odore del minestrone lo investì come una risacca rimbalzata dalle pareti”......

    data: 09/03/2017 17.49

  • RAPPORTO LSDI.
    LA CRISI DELLA PROFESSIONE GIORNALISTICA

    PINO REA (*)

    Continua ad approfondirsi la crisi della professione giornalistica, con la crescita intensa del lavoro autonomo sottopagato, diventato una grande sacca di precariato, come dimostra fra l’ altro il fatto che il reddito medio dei giornalisti dipendenti è superiore di 5,4 volte a quello della ‘’libera professione’’ (60.736 euro lordi annui contro 11.241) e il fatto che più di 8 lavoratori autonomi su dieci (l’ 82,7%) dichiarano redditi inferiori a 10.000 euro all’anno. Intanto il quadro complessivo dell’ editoria giornalistica presenta delle forti criticità. Come ha rilevato infatti recentemente uno studio di Mediobanca in cinque anni – dal 2011 al2015 – i nove maggiori gruppi editoriali italiani – cui fanno capo i principali quotidiani del paese – hanno perso il 32,6% del fatturato (-1,8 miliardi), cumulato perdite nette per 2 miliardi e ridotto la forza lavoro di oltre 4.500 unità, scendendo a 13.090 dipendenti totali (da 17.645 del 2011) 3 . Mentre nello stesso periodo le vendite di quotidiani sono scese di un milione di copie: da 2,8 a 1,8 milioni totali (-34%)...

    data: 08/02/2017 13.18

  • Se il pacato
    Veltroni intervista
    il veemente
    Cassano...

    Ha fatto bene il Corriere dello Sport a spararla in prima e a dedicarle, integralmente, le pagine 2 e 3. L’intervista ad Antonio Cassano di Walter Veltroni, per gli appassionati (di calcio e di politica), era in teoria il massimo concepibile in materia di contrasti, anzi di opposti: il politicamente corretto fatto persona (con la sua compostezza e la sua retorica, con la sua moderazione e le sue ipocrisie) e il massimo della scorrettezza esibita (con la sua barbarica irrazionalità e la sua veemenza, con le sue insensatezze e la sua impetuosa generosità). Ma, complessivamente, si può dire che questo contrasto non c’è stato. No, non sembra essere stato veltroniamente attenuato, ma forse cassanamente bypassato d’impeto. Il fatto è che un uomo e un intellettuale come Veltroni non può non subire – perlomeno sulla carta, mentre scrive o vede una partita – il fascino di un ragazzo che, avendo conosciuto “solitudini e sofferenze”, “in campo era geniale e ogni volta che toccava la palla avevi la sensazione che potesse inventare qualcosa di incredibile, di magnifico”. Cioè esattamente l’opposto di ciò ha fatto lui, nel suo mestiere, in politica. Dal suo canto, el pibe di Barivecchia, come peraltro si sapeva, da tempo ha un po’ messo la testa a posto: ha una famiglia splendida, se la gode, riconosce gli errori compiuti e le occasioni perse (in primis il Real Madrid), riesce a leggere con lucidità le cassanate compiute (“Quando mi si chiude una tenda nera sugli occhi in un attimo e non capisco più niente”), ammettendo con sincerità di aver mancato di rispetto a persone buone, citate una per una (il presidente della Sampdoria Riccardo Garrone e gli allenatori Del Neri e Donadoni) ma rivendicando i torti subiti...

    data: 04/02/2017 19.27

  • Juventus, ultrà
    e 'ndrangheta:
    la notizia c'è,
    ma non su Corriere
    e Repubblica

    Niente da dire: la notizia ieri c’era (e c’è). Eccome. Ma per la gran parte della stampa italiana (e per i telegiornali) oggi è come se non ci fosse. Sarà perché riguarda la famiglia Agnelli? Ansa: “La procura della Figc intende procedere con il deferimento di Andrea Agnelli, di tre fra dirigenti, ex dirigenti e funzionari, nonché della stessa Juventus a titolo di responsabilità diretta e oggettiva al termine degli accertamenti nati dopo l'inchiesta della procura di Torino sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in curva. Lo si ricava dall'avviso di conclusione delle indagini firmato dal procuratore Giuseppe Pecoraro”. Agi.it: “L’inchiesta che fa tremare la Juve, rapporti fra Agnelli e ultrà legati alla criminalità”. Il Mattino: “Duro attacco della Procura: Agnelli incontrava i mafiosi”. Agli atti ci sarebbe che “(Agnelli) ha favorito consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio, partecipando personalmente, inoltre, in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ultras e assecondando, in occasione della gara Juventus-Torino del 23.02.2014, l’introduzione all’interno dell’impianto sportivo, a opera di D’Angelo, di materiale pirotecnico vietato e di striscioni rappresentanti contenuti non consentiti al fine di compiacere e acquisire la benevolenza dei tifosi ultras”...

    data: 27/01/2017 19.46

  • IL QUOTIDIANO
    LOCALE
    E POPOLARE
    NON E' SOLO
    UN GIORNALE
    E PUO' CONVIVERE
    CON LA RETE

    BEPPE LOPEZ (*)

    L’Italia si è ritrovata nel sistema della comunicazione globale, dominata dall’online, con giornali cartacei lontani anni luce dagli interessi, dal linguaggio e dai bisogni (tanto per cominciare, informativi) delle persone. Con il sistema di giornali locali, in particolare, devastato e sostanzialmente annullato dalle conglomerate editorial-pubblicitarie (in primis, la Repubblica e il Corriere della Sera). E con un assetto di testate qualificate perlopiù dall’essere nazionali e d’opinione, quasi tutte “di Palazzo” o al più di pezzi di Palazzo e spesso organi di questo o di quell’altro centro di potere politico ed economico-finanziario. Così, dopo essere stato da sempre tra i paesi con i più bassi indici di lettura di quotidiani al mondo, ne registra oggi il crollo più pesante, praticamente vertiginoso, definitivo, sino a far ritenere ormai imminente – molto prima delle pur più funeste previsioni – il passaggio totale in Rete della gran parte delle testate vere, cioè quelle che la gente compra in edicola (non quelle esistenti solo nelle rassegne-stampa e nei dibattiti televisivi). Del resto, molte testate, pur affacciandosi alla Rete, continuano ad uscire in edizione cartacea anche perché, in particolare da noi, in Rete la stragrande maggioranza dei “lettori” sono ancora lontanissimi dall’idea di pagare per aggiornarsi e documentarsi, mentre la pubblicità stenta a decollarvi. In questo quadro la gran parte degli editori e dei giornalisti – così come per lunghi decenni hanno individuato nella Tv l’alibi per la loro storica incapacità di confezionare prodotti per il mercato (vale a dire per le esigenze informative della gente, non del Palazzo) – ora ritengono i propri giornali non solo destinati a morte certa ma già dei sopravvissuti. Naturalmente, per colpa della Rete, non ci sarebbe più niente da fare...

    data: 03/11/2016 12.16

  • "LOCALE
    E POPOLARE"
    ECCO IL GIORNALE
    CARTACEO CHE
    PUO' RESISTERE
    ALLA RETE

    UNA FORMULA CHE VIENE DA LONTANO GIA' BELLA E DESCRITTA 40 ANNI FA DA BEPPE LOPEZ NEL PRIMO NUMERO DEL "QUOTIDIANO" Professionalità e onestà intellettuale. Sono gli strumenti, i soli strumenti (insieme alla carta e all’inchiostro), che il direttore e i redattori di questo nuovo giornale intendono utilizzare per confezionare, ogni giorno, un prodotto specifico: un quotidiano locale e popolare. Non sappiamo se ci riusciremo. Sappiamo che è esattamente questo, però, ciò che vogliamo fare. Confessiamo, anzi, che l’unica domanda che abbiamo la presunzione di porci, in questo momento d’avvio, ricco di entusiasmo e di ottimi propositi come tutti i momenti di avvio, è un’altra: “quando” ci riusciremo? E ci spieghiamo. 1) Questo non vuole essere e non sarà un giornale di gruppo o di partito o dei partiti o delle istituzioni; non vuole essere e non sarà nemmeno un giornale-istituzione. Per usare un paio di formule consumate dalla retorica populistica vecchia e nuova, vuole essere e sarà il giornale della gente, un giornale-servizio. 2) In questo senso, gli strumenti scelti dovranno servirci né più né meno che a uno scopo: a fare il nostro mestiere di giornalisti e a fare di Quotidiano un giornale, cioè a descrivere la realtà. Si legge al primo punto dell’accordo politico-programmatico firmato dal direttore e dall’editore di questo giornale, e approvato all’unanimità dalla redazione: “La caratteristica fondamentale del giornale deve essere tecnico-professionale: descrizione vivace e intelligente della realtà; servizi, inchieste, rubriche, interviste e notiziario trattati in maniera da interessare e divertire il lettore, perché si vendano sempre più copie del giornale, salvaguardando da un canto il rispetto per la realtà (fatti e protagonisti) e dall’altro la linea democratica e culturalmente avanzata del giornale”. Quindi ...

    data: 28/10/2016 14.23

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