PASSATO E PRESENTE

Le prfoessioni

  • DIECI PUNTI
    PER UN GOVERNO
    CHE RIPARTA
    DALLA
    COSTITUZIONE

    Un gruppo di intellettuali di sinistra ha pubblicato sul "Manifesto" un contributo di analisi e proposta dedicato alla crisi che stanno attraversando le istituzioni e la democrazia italiana. Il momento è serio: è il momento di essere seri. Non possiamo dire che c’è un pericolo fascista, e subito dopo annegare in quelle incomprensibili miserie di partito che hanno così tanto contribuito al discredito della politica e alla diffusa voglia del ritorno di un capo con «pieni poteri». I limiti del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico sono tanti, gravi ed evidenti. Ma se, per entrambi, può esistere il momento del riscatto: ebbene, è questo. Da cittadini, da donne e uomini fuori dalla politica dei partiti ma profondamente preoccupati dell’interesse generale, proponiamo di partire dall’adozione di questi dieci punti fondamentali, interamente ispirati al progetto della Costituzione antifascista della Repubblica.E E in particolare al suo cuore, l’articolo 3 che tutela le differenze (di genere, di cultura, di razza, di religione) e impegna tassativamente a rimuovere le disuguaglianze sostanziali. È del tutto evidente che ognuno di questi punti comporta un impegno pressante dell’Italia nella ricostruzione di una Unione Europea che provi ad assomigliare a quella immaginata a Ventotene, e cioè in armonia e non in opposizione al progetto della nostra Costituzione. 1. Legge elettorale proporzionale pura: l’unica che faccia scattare tutte le garanzie previste dalla Costituzione. Per mettere in sicurezza la Costituzione stessa: cioè la democrazia. 2. L’ambiente al primo posto: la decarbonizzazione per combattere il cambiamento climatico, l’impegno per una giustizia ambientale, locale e globale, come unica strada per la salvezza della Terra. Dunque: difesa dei beni pubblici: a partire dall’acqua e dalla città. Unica Grande Opera: messa in sicurezza di territorio e patrimonio culturale, nel più stretto rispetto delle regole, e attuata attraverso un piano straordinario di assunzione pubblica. Moratoria di tutte le grandi opere (Tav incluso), e consumo di suolo zero. Un piano per le aree interne e un piano per la mobilità che parta dai territori, dalle esigenze delle persone e dei pendolari. Piano pubblico di riconversione ecologica della produzione e del consumo incentrato sull’efficienza energetica e sul recupero dei materiali di scarto. 3. Lotta alle mafie e alla corruzione. Costruire una giustizia più efficiente investendo risorse, mezzi e personale necessari. Garantire l’autonomia...

    data: 27/08/2019 06:12

  • LA PIONIERA DELLA PIZZICA
    CHE ABBANDONO'
    LE SCENE QUANDO ESSA STAVA DIVENTANDO "MODA"

    BEPPE LOPEZ (*)

    Ero a Zollino, domenica sera, in piazzetta, all'anteprima nazionale di "A Sud della musica", dedicato dal regista Giandomenico Curi alla "voce libera di Giovanna Marini". C'era naturalmente anche la grande Giovanna, indiscussa numero uno della ricerca e della musica popolare italiana, attorniata da una intera generazione di studiosi e operatori culturali salentini. Quel docufilm, straordinario, documenta efficacemente il lavoro compiuto da Giovanna, in più stagioni, proprio nel Salento, che lei considera esplicitamente la più ricca in Italia per tradizioni musicali, caratterizzata peraltro da alte caratteristiche tecniche. C'erano tutti anche nel docufilm. E con gli altri c'era lei, Bucci Caldarulo, l'indimenticata, grande voce dei primi lavori di scavo, ricerca e rielaborazione dei canti popolari salentini agli inizi degli anni Settanta. Al solito, pensavo, brilla per la sua assenza fisica, sempre appartata e disdegnosa com'è, sempre polemica con gli arrivisti dello sfruttamento della pìzzica. Meno male che almeno rivedevo la sua immagine, dopo anni, sul grande schermo allestito in piazza Sant'Anna a Zollino, all'interno del programma ufficiale della Notte della Taranta, mentre ricordava con determinata chiarezza quando e perché fondò prima il Canzoniere Salentino con Anna D'Ignazio e Luigi Lezzi (1972) e poi il mitico Canzoniere greganico salentino con Rina Durante, Daniele Durante, Luigi Chiriatti, Roberto Licci e Rossella Pinto (1975). E come venne fuori nel 1977 il primo vinile del gruppo: "Canti di Terra d'Otranto e della Grecia salentina". In quella fondamentale collana folk della Fonit Cetra, curata da Giancarlo Governi, il Canzoniere era l'unica presenza pugliese, a parte Toni Santagata, che già allora praticava un tipo di "folk" che faceva storcere il muso ai puristi come Bucci. E' stato proprio mentre lei veniva intervistata, in un passaggio del docufilm, che mi è arrivata una telefonata con la notizia della sua scomparsa...

    data: 14/08/2019 13:23

  • 1978-1980
    IL TRIENNIO
    CHE SCONVOLSE
    LA STORIA
    ITALIANA

    NUNZIO DELL'ERBA (*)

    Gli anni 1978-80 riguardano un periodo piuttosto breve della storia d’Italia. Eppure investono una complessa trama di eventi nefasti e di delitti efferati ancora avvolti in una fitta nebbia di misteri e di silenzi. Su questo periodo apporta un interessante contributo Giuliano Turone nel suo poderoso volume Italia occulta. Dal delitto Moro alla strage di Bologna. Il triennio maledetto che sconvolse la Repubblica (1978-1980), prefazione di Corrado Stajano, chiarelettere, Milano 2019, pp. 461. Il libro documenta con l’ausilio di atti giudiziari – sentenze, interrogatori, perizie balistiche – un passato torbido, la cui conoscenza è arricchito in appendice dai quattro saggi di Antonella Beccaria, Dimenticati dallo Stato; Stefania Limiti, Le interferenze occulte nel caso Moro; Sergio Materia, La giustizia a Perugia. Gli anni Ottanta; Beniamino A. Piccone, Il caso Italcasse. Alla base dei sordidi eventi di quegli anni, raccontati con dovizia di particolari da Turone, si ritrova un legame perverso tra politica e criminalità, quasi un connubio romanzesco ove emergono i personaggi più diversi come ministri, presidenti della Repubblica, giudici corrotti, affaristi, agenti segreti, capimafia, terroristi e generali infedeli ai dettami della Costituzione. In questo scenario intricato si collocano tre fattori storici peculiari che egli individua nella presenza del più grande Partito comunista dell’Europa occidentale, nelle mafie storiche e negli intrecci perversi di alcuni personaggi dell’istituzione ecclesiastica con il mondo della finanza e con un sistema di potere occulto. Fattore determinante è stata l’esistenza del più grande Partito comunista, la cui presenza è stata una peculiarità carica di ambiguità. Dopo la Conferenza di Yalta (4-11 febbraio 1945), e quindi dopo la caduta del Fascismo, la simpatia dei comunisti italiani verso il blocco sovietico ha suscitato gravi preoccupazioni negli ambienti della Nato. In una situazione paradossale le mafie storiche ed altri fenomeni di antistato, nemici della nuova Costituzione, si sono «visti attribuire – e si sono attribuiti – un ruolo di prezioso baluardo anticomunista». La presenza della Chiesa ha contribuito a rendere Roma una delle città più belle del mondo, ma in alcuni momenti della sua storia ha lasciato lasciti ingombranti come il ruolo deleterio svolto dallo Ior (Istituto per le opere di religione), la banca vaticano di cui l’arcivescovo Paul Marcinkus è stato presidente dal 1971 al 1989...

    data: 09/08/2019 22:22

  • CAMILLERI? OTTIMO. MA RICORDIAMO CIO' CHE DISSE DI LUI FERRONI

    La morte di Andrea Camilleri priva il panorama televisivo, editoriale e letterario italiana di uno dei suoi protagonisti più coerenti e prolifici, e di un narratore straordinario, e la nostra stessa vita pubblica di un intellettuale capace di puntuali, franchi ed efficaci interventi di taglio civile e politico. Ma, come succede quasi sempre nel sistema mediatico italiano, è in atto in questi giorni una immediata, massiccia glorificazione, ovviamente acritica, che mescola meriti oggettivi e riconoscimenti esagerati, testimonianze accreditate e dichiarazioni velleitariamente enfatiche di attori e conduttori televisivi. Un vero e proprio tsunami di trasmissioni televisive e di paginate giornalistiche: non a illustrazione della splendida vita e dell’affascinante produzione di Camilleri ma a favore del "prodotto mediatico" Camilleri. Una vera e propria ubriacatura di massa. Perciò, per rimanere un po’ sobri, infodem.it ripropone ciò che affermò Giulio Ferroni nel 2001, a proposito della collocazione del grande siciliano nella letteratura italiana. FERRONI STRONCA L'AUTORE PIÙ LETTO DAGLI ITALIANI Camilleri? Solo marionette di MIRELLA SERRI (L'Espresso, 18.01.2001) Meglio della Tamaro, certo. Ma superficiale, prevedibile, banale. Così l'erede di Sapegno esclude lo scrittore dai grandi del Novecento «Lo dico subito: sono un critico che, di solito, gli autori di bestseller non li ama e verso i quali non coltiva nessun'indulgenza. Per Camilleri, però, faccio un'eccezione. Tra gli scrittori italiani che superano il milione di copie è certo il più simpatico». Già, proprio così, per il professor Giulio Ferroni, cattedratico alla Sapienza di Roma e autore della più importante storia della letteratura italiana degli ultimi anni, il fenomeno letterario di fine secolo, Andrea Camilleri, il principe delle classifiche italiane, di cui è uscito da qualche giorno l'ultimo atteso romanzo, "La scomparsa di Patò", è «simpatico». Ma è pure abbastanza bravo da entrare nel Pantheon, tra i grandi narratori di questo secolo? Lo abbiamo chiesto a Ferroni perché dovrebbe essere proprio lui a dare una patente per l'eternità letteraria al divo e "simpatico" scrittore siciliano: uscirà tra un paio di mesi infatti l'aggiornamento della celebre "Storia della Letteratura italiana" diretta da Emilio Cecchi e Natalino Sapegno (Garzanti) in cui il critico passa in rassegna gli ultimi quindici anni di narrativa...

    data: 19/07/2019 09:59

  • PERCHE' ABBIAMO
    IL DIRITTO
    DI PRETENDERE
    CHE SI COMBATTA
    LA POVERTA'

    LUDOVICO FULCI (*)

    Che la povertà sia contagiosa è un fatto ormai palese. Basta che si formino, specialmente nei quartieri delle grandi città delle sacche di povertà, veri e propri ghetti, e il contagio dà il via a un processo irreversibile. Quando poi dilaga, si radica. Ed è allora che nascono atteggiamenti politicamente pericolosi, spia di un’immaturità politica tipica di chi, senza sua colpa, sia povero o alla povertà sia approdato. Il punto è che la povertà non crea in chi la vive solo i disagi che chiunque non sia povero può immaginare e che, in alcuni casi, portano alla disperazione. Infatti, tirando la cinghia oltre il consentito, ogni mese che passa è sempre più difficile far fronte ai debiti, che verso gli altri (e verso se stessi) si sono accumulati. Nei casi più gravi l’accumularsi delle rinunce fatte porta a forme di degrado che preludono a un vero e proprio abbrutimento della persona. Ed ecco la violenza nelle famiglie, dove le vittime sono i più deboli cioè i bambini e le donne. La povertà crea emarginazione e il vero povero è tagliato fuori da tutti i circuiti di una comunicazione all’interno della quale si compiono sforzi sempre maggiori per capire, definire e controllare quella che molto banalmente definiamo la “realtà”. La “realtà” purtroppo non è oggi sotto gli occhi di tutti, come con disinvoltura comunemente si ritiene. Essa è oggetto di esame e di discussione da parte di politici, ma anche di giornalisti, di sociologi, di economisti. di giuristi e di politologi. Se di questo faticoso processo non si ha idea, perché non si hanno neanche gli strumenti per informarsi circa il dibattito, si è politicamente assenti. Ma di questa assenza non si ha consapevolezza. Non so dire quanto l’astensione dal voto, accompagnata da altri indicatori sia fatto sintomatico del trovarsi vicini alla soglia di povertà. Sicuramente la si è varcata quando il voto diventa un voto di protesta fine a se stessa. Il povero legge, quando è alfabetizzato, senza curarsi di darsi spiegazione delle parole che non conosce, spesso cadendo in equivoci anche circa nozioni tutto sommato abbastanza semplici. Il mondo è ciò che vede e poco o molto poco sa di tutto quello che è stato negli ultimi cento anni oggetto di definizione e di dibattito delle scienze. Inoltre assai difficilmente riesce a leggere tra le righe. Con questa stessa superficialità va al cinema e assiste a una partita di calcio ...

    data: 25/06/2019 09:35

  • I "NEOFASCISMI"
    IN ITALIA, DA SALO'
    A CASAPOUND

    NUNZIO DELL'ERBA

    La storia dell’estrema destra è strettamente connessa a quella della Repubblica italiana. Essa rappresenta una specifica area composta da gruppi non sempre omogenei sul piano ideologico, ma animata da una radice comune, che si identifica con la finalità di modificare il sistema istituzionale e travolgere l’assetto democratico del nostro Paese. Questo è l’aspetto iniziale da cui si dipana la ricerca condotta da Claudio Vercelli nel suo interessante volume Neofascismi (Edizioni del Capricorno, Torino 2018, pp. 188). L’analisi storica dell’estrema destra è collocata in un lungo periodo, che va dalla fine del Ventennio fascista e dalla vicenda della Repubblica di Salò fino ai nostri giorni. Essa presenta le molteplici organizzazioni di quello che l’autore denomina l’«arcipelago nero» in Italia. Un insieme di gruppi, che si avvale nel corso della sua storia di varie sigle e di uno «stile neofascista» caratterizzato da simboli comuni e da pratiche continue lontane dai valori di una democrazia moderna. Proprio durante la vicenda di Salò, ancora vivente Benito Mussolini, fu costituito il Partito fascista repubblicano (Pfr), che si presentò agli Italiani come un «ordine di credenti e di combattenti» contro i «traditori» del Gran Consiglio, ossia i diciannove firmatari dell’ordine del giorno Grandi del 24-25 luglio 1943. L’intero periodo che va dall’8 settembre di quell’anno fino all’aprile 1945 è infatti considerato come una sorta di «guerra civile» che avrebbe visto contrapposti i fascisti repubblichini ai partigiani. Dell’organizzazione neofascista l’Autore presenta il gruppo dirigente e discute la consistenza numerica dei diversi nuclei sparsi in tutta Italia con presenze variegate che sopravvivono alla clandestinità, riuscendo il 3 dicembre 1946 a fondare il Movimento Sociale Italiano. Il nuovo partito, denominato «Mo. S. IT», ebbe come organo «La Rivolta Ideale» che il 26 dicembre annunciò la sua costituzione, dichiarandosi apertamente neofascista e chiamando a raccolta «tutti i fedeli della Patria» con lo scopo di «creare un fronte unico della gioventù italiana dei combattenti, dei reduci, degli ex prigionieri» e di tutti gli Italiani che credono […] nei valori spirituali della vita»...

    data: 08/06/2019 00:02

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