SUCCEDE OGGI

Le prfoessioni

  • E IL "NUMERO
    PRIMO" S'INOLTRO'
    NEI TERRITORI
    INESPLORATI
    DEL CONTAGIO

    NUNZIO DELL'ERBA (*)

    Paolo Giordano è un giovane scrittore che gode di uno spazio eccessivo e di una «competenza» supervalutata nella stampa del nostro «scombinato» Paese. L’aggettivo è usato da Gaetano Salvemini per il titolo del libro «Italia scombinata» (Einaudi, Torino 1959), che presenta la situazione dell’Italia post-bellica ed offre un insegnamento prezioso per la lettura del libro che sto per commentare: «La verità – afferma il grande storico pugliese – è che, dove tutti sono responsabili, ciascuno è responsabile per la parte che gli spetta, in proporzione della sua capacità a fare il bene o a fare il male, e in proporzione del male che ha realmente fatto e che non ha cercato di impedire. Un contadino sardo è anche lui responsabile per la sua quarantacinquemilionesima parte di quanto avviene oggi in Italia. Ma un ministro che sta a Roma è infinitamente più responsabile che un contadino sardo per quel che avviene col suo consenso, o per suo ordine, o colla sua semplice passività» (p. 29). Questa riflessione mi è venuta in mente durante la lettura dell’ultimo libro di Paolo Giordano Nel contagio (pp. 63) uscito in coedizione Einaudi - «Corriere della Sera». La sua uscita, annunciata con grande clamore dal quotidiano milanese, vede la luce in un momento critico per l’Italia e per gli Italiani afflitti dal cosiddetto Covid -19 per le morti diffuse, per la drastica limitazione delle libertà individuali e per altri provvedimenti restrittivi: chiusura delle scuole, divieto di incontri, proibizione degli spostamenti sul territorio e costrizione di restare a casa. L’Autore scrive di argomenti che non rientrano nella sfera abituale delle sue conoscenze scientifiche e dei suoi interessi culturali, come succede con questo suo libriccino confezionato sulla base di un leitmotiv secondo cui in questa epidemia «la colpa, se proprio vogliamo trovarne una, è tutta nostra» (p. 41)...

    data: 28/03/2020 18:48

  • IL CORONAVIRUS
    LO VUOLE ADULTO
    MA SCURATI
    NON CI STA

    BEPPE LOPEZ

    Quello di confondere la propria con le altrui vite ed esperienze è un vecchio vizio di Antonio Scurati. Un vizio purtroppo tipico di una certa generazione di intellettuali (e non solo) che naturalmente si ritengono al centro del mondo e, soprattutto, sono convinti che il mondo sia cominciato nel momento in cui essi hanno acquistato capacità - diciamo così- di intendere e volere. Oggi, sul Corriere della sera, il cinquantenne “scrittore e accademico italiano” – vincitore l’anno scorso del Premio Strega con il controverso "M: Il figlio del secolo" – ci ricasca. Firma un’intera pagina, con richiamo in prima, sull’emergenza sanitaria Coronavirus e sul cambiamento delle abitudini, in specie a Milano, da essa determinate. “E’ finita un’epoca”, dice il titolo: “La storia ci vuole adulti”. Scurati, cioè, afferma che il Coronavirus imporrebbe, non a lui solo, di diventare adulti. Lo imporrebbe evidentemente a gente che adulta non è diventata, nonostante l’età. E nel sommarietto si spiega: “I cinquantenni in coda per il pane hanno avuto solo drammi interiori, cellulari e case al mare, più cani che figli". Clamorosamente significativo (di una arrogante saccenteria e, insieme, di notevole scarsezza di autostima) la chiusura dell’articolo: “Getto un ultimo sguardo dalla finestra ai miei coetanei cinquantenni, ai miei concittadini milanesi, ai miei ragazzi improvvisamente invecchiati: quanto sono grandi e patetici con le loro scarpe da runner e le loro mascherine chirurgiche. Provo pietà, li comprendo, li compatisco. Fra pochi secondi sarò in coda insieme a loro”. Insomma, Scurati dice di compatire e di provare pietà per quelli come lui (cinquantenni e milanesi, anche se nato a Napoli). Ma c’è da disperare che, almeno lui, possa “invecchiare”, nel senso di divenire adulto, di non viversi più come se fosse al centro del mondo e, soprattutto, di non pensare più che la vita, la realtà, la verità siano cominciate e siano state svelate… nel momento in cui lui ha deciso di scrivere questo pezzo per il Corriere e il Corriere ha deciso di pubblicarlo. Infatti Scurati questo rapporto, un po’ disturbato e visionario, col mondo l’ha sempre avuto. Scurati è sempre stato così. Ecco qui di seguito un mio scritto del 2008 a proposito del suo saggio “La letteratura dell’inesperienza” (sottotitolo: “Scrivere romanzi al tempo della televisione”). Colui che ha scritto quel saggio dodici anni fa, a 38 anni, è indubbiamente lo stesso, con lo stesso, identico tasso di autoreferenzialità, che ha vergato a 51 anni, l’articolessa pubblicata oggi dal Corriere....

    data: 25/03/2020 16:07

  • EUROPA VERDE:
    C'E' UN RUOLO
    ANCHE PER L'INFORMAZIONE
    E LA LETTERATURA

    GIUSEPPE MARCHETTI TRICAMO (*)

    Sarà il verde il colore del futuro? Sembra che l’Europa sia all’avanguardia nell’azione per la salvaguardia del pianeta. L’inizio dell’impegno europeo per l’ambiente risale agli anni ’90, alla convenzione di New York, al summit di Rio de Janiero, al protocollo di Kyoto, al protocollo di Parigi. «È tornato il momento per difendere l’Europa» ha scandito Ursula von der Leyen nel suo discorso di insediamento di presidente della Commissione europea ed è stata esplicita nell’assumersi l’impegno a presentare la prima Legge europea sul clima con l’obiettivo di trasformare, entro il 2050, il nostro nel primo continente a emissioni zero. Un discorso da ambientalista convinta o dichiarazioni per necessità? Nel Parlamento europeo, con le elezioni del maggio 2019, gli ecologisti sono tornati più numerosi. L’onda verde è arrivata soprattutto dalla Germania, dove con il 20,6% i Verdi sono diventati il secondo partito dopo la Cdu e dalla Francia dove hanno adesso raggiunto il 13 per cento e un po’ da tutta l’Europa, dall'Irlanda, dalla Danimarca e dal Portogallo dove hanno conquistano un seggio. Mentre in Italia il messaggio ambientalista non è passato e i Verdi non sono riusciti a superare la soglia di sbarramento. Chi ha alimentato con i propri voti l’onda ambientalista? Indubbiamente molti giovani con le loro idee fresche e liberi da condizionamenti ideologici. A Strasburgo dicono che mai un discorso di un presidente era stato così ambientalista. Anche se la performance non ha pienamente convinto Franziska Keller (leader dei Verdi) «è stato un discorso molto bello retoricamente, molto europeista, e forte anche nel parlare dell'uguaglianza di genere». Con il clima, Keller ha avuto a che fare da sempre: «vogliono avere un ambiente in cui possiamo prosperare ed essere sicuri, lo abbiamo visto nelle piazze di tutto il mondo. La crisi climatica è un grosso problema. Ci sono ancora tanti disastri ambientali: facciamo sì che l’Ue sia la portavoce dell’ambiente». «C’è un’Europa forte che combatte i cambiamenti climatici. È necessario andare avanti anche con scelte che sembrano impopolari, in particolare nei confronti di un’industria, come quella automobilistica, che ha fatto meglio di altre; in 12 anni le emissioni medie di CO2 delle vetture sono scese del 36,1%. E il traffico veicolare incide solo per circa il 12% sulle concentrazioni complessive di CO2» (Alessandro Marchetti Tricamo, Metamorfosi, L’Automobile, giugno 2019). Qualcuno però a Strasburgo gioca con le parole e preferisce annacquare il termine “emergenza” ambientale con “urgenza”, decidendo di non sostenere la risoluzione parlamentare in vista dell’European Green Deal (l’importante piano per la transizione energetica)......

    data: 21/02/2020 15:57

  • PARLANDO
    A RAI UNO
    DI "QUEL FASCISTA
    DI PANSA"...

    Nel Caffè di Rai Uno dell'8 febbraio 2020, dopo aver trattato della Giornata della Memoria, delle Foibe e del Futurismo, si è parlato di "quel fascista di Pansa" (dal titolo di uno degli ultimi libri del noto giornalista recentemente scomparso), con il giornalista di destra Gian Micalessin e con Beppe Lopez (dal punto 37.53). Intervento tagliatissimo quello di Lopez (ovviamente "per ragioni di tempi televisivi"). Risulta tagliata in particolare la sua replica a Micalessin: 1) sulla “unilateralità e ossessività” dei numerosi libri sui “vinti” di Pansa che tradiscono alla radice il giusto metodo storico; 2) sull’essere le vicende da lui descritte una coda non di una “guerra civile” ma della lotta feroce, barbara, infame tra nazifascisti e combattenti per la libertà e la democrazia; 3) dell’avere Pansa con quei suoi libri dato un grosso, irresponsabile contributo all’evanescenza di quello che non può non continuare ad essere o tornare ad essere un valore condiviso della nostra società, appunto la Resistenza e complessivamente la lotta al nazifascismo. https://www.raiplay.it/video/2020/02/Il-caffe-di-Raiuno-ef0795a2-d1ea-4876-97b7-6364eddf6444.html...

    data: 08/02/2020 09:16

  • “PANSA? OPPORTUNISTA
    E VOLTAGABBANA”.
    PAROLA DI
    GIORGIO BOCCA

    BEPPE LOPEZ (*)

    A fronte della gran messe di encomi, quasi una santificazione, che circolano in questi giorni su Giampaolo Pansa, infodem.it ritiene opportuno ripubblicare un'intervista di Giorgio Bocca, nella quale uno dei più grandi e severi giornalisti e cronisti italiani critica il libro "Il sangue dei vinti" e soprattutto stigmatizza, con disgusto, l'ultimo operato di Pansa. Era il 2003. “Un libro vergognoso”. Giorgio Bocca, classe 1920, decano del giornalismo italiano ed ex-partigiano (da giovane ufficiale divenne comandante di divisione nelle brigate di Giustizia e Libertà), è più che indignato. E’, pur pacatamente, furibondo. Le anticipazioni del libro “Il sangue dei vinti” del suo più giovane collega Giampaolo Pansa, col quale pure ha condiviso alcune esperienze giornalistiche, e le interviste da questi rilasciate lo hanno disgustato, “anche se è da un po’ di anni che, con i suoi libri e i suoi articoli, appare sempre più interessato a compiacere la destra”. Il tuo è un giudizio molto duro. Sembra quasi una definitiva presa di distanza da un collega che è stato con te per anni a Repubblica e che è tuttora condirettore dell’Espresso, sul quale scrivi settimanalmente l’editoriale di apertura… “Anche in questi tempi di opportunisti e voltagabbana, dovrebbe esserci un qualche limite, perlomeno di decenza e di dignità personale. Con questo libro, invece, Pansa si è voluto mettere in sintonia con gli istinti più bassi di una opinione pubblica ottimamente rappresentata dal Cavalier Berlusconi e con quanti come lui vogliono continuare a fare indisturbati i propri loschi affari con questo alibi: siamo scampati ai comunisti, dobbiamo costruire un regime anti-comunista. Ed ecco frotte di giornalisti, scrittori e intellettuali mettersi a disposizione, buttando cinicamente a mare le idee in cui avevano garantito di credere e sulle quali avevano campato sino ad ora, ottenendo in cambio qualche poltrona o l’elezione in Parlamento. Chissà se Pansa non crede in cuor suo di mettersi così sulla buona strada per diventare direttore del Corriere della Sera… “. Pansa rivendica la sua credibilità di ricercatore, il suo diritto di scrivere storie rimosse, di rompere tabù, di aprire porte sbarrate, di dare la voce ai vinti, di raccontare la storia ignorata di ventimila morti, in gran parte innocenti e comunque colpevoli solo di essere iscritti al partito fascista. “Sì, ho letto che vuole ristabilire la verità, per un dovere storico. Una sciagurata sciocchezza. La verità è che il suo libro è la copia conforme di ciò che sosteneva il fascistissimo Giorgio Pisanò, negli anni Cinquanta, sul Candido, dove parlò addirittura di cinquantamila morti...

    data: 15/01/2020 19:19

  • RIFORME PARZIALI
    O RIFORME
    IMPOSSIBILI? C'E'
    UNA TERZA VIA:
    RIPARTIRE DALLA
    CENTRALITA'
    DEI COMUNI

    BEPPE LOPEZ (*)

    C’è chi crede (o vuole far credere) di aver fatto una rivoluzione epocale riducendo il numero dei parlamentari. E c’è chi ha votato obtorto collo il provvedimento, ottenendo (o facendo credere di aver ottenuto) in cambio una futura riforma elettorale non meglio definita, una futura revisione dei collegi elettorali e future modifiche ai regolamenti parlamentari. Ma sia chi ha punito la “casta” e centrato un proprio antico obiettivo, sia chi ha fatto buon viso a cattivo gioco per garantire (e garantirsi) la prosecuzione della legislatura si sono accontentati di poco. Hanno volato basso. Hanno pensato solo a se stessi e non al paese, non riuscendo ad andare oltre un minimo di accenni e contrasti sul carattere proporzionale o maggioritario della futura legge elettorale, dividendosi o accordandosi in base al rispettivo interesse elettorale e alla presumibile ripartizione del consenso popolare. Non hanno colto l’occasione, nemmeno a parole, nemmeno propagandisticamente, per alzare il tiro inserendo il dato quantitativo della riduzione di deputati e senatori nella grande, sempre elusa questione del riassetto globale delle nostre istituzioni. “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Provincie, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”, afferma la Costituzione vigente. La Repubblica è una. Non puoi spostarne o modificarne o eliminarne un pezzo, senza considerare il resto. Si tratta di vasi inevitabilmente comunicanti e interdipendenti. Quindi c’è poco da ragionare o, come succede più frequentemente, da sragionare di volta in volta su un singolo aspetto della grande questione: il numero dei parlamentari o le cosiddette autonomie regionali differenziate o gli scandali dei rimborsi ai consiglieri regionali o l’abolizione del voto polare per le Province (ma non delle Province) o le macroregioni o le città metropolitane o la crisi dei Comuni, con un sacco di responsabilità sempre più pesanti sulle spalle e con sempre minori risorse. Non a caso il primo elemento della formulazione introdotta dalla pur sciagurata riforma del titolo V nel 2001 sono proprio i Comuni. Non a caso, trent’anni prima, quando nel 1970 si crearono le Regioni con ventiquattro anni di ritardo rispetto al disposto costituzionale, il dibattito si imperniò in particolare sulla valorizzazione dei Comuni, ai quali sarebbero dovuti andare tutti i compiti (e le risorse) per le cose da fare sul territorio, al servizio concreto dei cittadini, mentre le Regioni avrebbero dovuto concentrarsi virtuosamente sul ruolo legislativo e sulla programmazione e coordinamento dello sviluppo regionale...

    data: 15/01/2020 15:45

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