Analisi

Le analisi

  • Democrazia rappresentativa
    e democrazia diretta:
    il M5S ora
    deve chiarire

    BEPPE LOPEZ

    [dal blog su ilfattoquotidiano.it]C’è una breve domanda, dalle conseguenze enormi, alla quale è proprio giunto il momento che il Movimento 5 Stelle dia una risposta chiara, inequivocabile e definitiva, per il bene del Paese ed anche per il proprio bene. La fase storica che vivono sulla propria pelle gli italiani – in particolare per la crisi economica, finanziaria e produttiva, per i rapporti con l’Europa, per le conseguenze delle ondate immigratorie e soprattutto per la crisi del sistema politico e istituzionale – è assai complessa. Richiederebbe interventi risanatori urgenti e un personale politico deciso, senza macchie e dalle idee chiare. Intanto, Grillo stava per fare un passo indietro (o di lato), il guru Casaleggio non c’è più, il pre-leader Di Maio procede nel suo tour di legittimazione internazionale, si riapre la guerra fra governo e magistratura, importanti elezioni amministrative sono alle porte, probabilmente la capitale sarà governata da una giunta a 5 stelle, è in corso uno scontro decisivo (per le sorti della democrazia in Italia) sulla riforma governativa della Costituzione divenuto anche un referendum sul “renzismo”… In questo quadro, è comprensibile che gli italiani, a cominciare da coloro che guardano sin dall’inizio al Movimento 5 Stelle con interesse e speranza, anche se non acriticamente, si interroghino su quale sia oggi esattamente la posizione dei 5 Stelle non solo a proposito del ventaglio di interventi e decisioni necessarie in materia di lavoro, servizi pubblici, finanza pubblica, ecc., ma prima ancora sulla questione “democrazia diretta”. In concreto, è fondamentale capire e sapere se – in base alla straordinaria esperienza sin qui acquisita da un movimento che, nato com’è nato (Grillo, Casaleggio, la rete…), è riuscito d’impeto a conquistare nel giro di pochissimi anni un ruolo da protagonista sulla scena politica – siano maturate le condizioni per una solida ed esplicita posizione, rispetto alla propria presenza nelle istituzioni, diversa da quella iniziale...

    data: 10/05/2016 20.37

  • No, Marchini
    non è un regalo
    per Renzi. Anzi...

    BEPPE LOPEZ

    [DAL BLOG ILFATTOQUOTIDIANO.IT] Passare da Bertolaso a Marchini, da parte di Berlusconi, è stato un regalo a Renzi? Che lo dicano, per propaganda, Raggi, Meloni e Giachetti è comprensibile. Ma che lo sostengano giornali e osservatori politici appare assai avventato. Anche se il regalo fosse effettivamente nelle intenzioni berlusconiane o addirittura in un esplicito do ut des con Renzi, si tratterebbe di un regalo avvelenato. Non solo perché, a differenza di Marchini – e a parte l’ormai modesto apporto degli ultimi moicani del berlusconismo a Roma – l’ex-capo della protezione civile di suo non aveva, e non ha, un voto. Non solo perché Bertolaso non ha aspettato il breve tratto di questa campagna elettorale, percorso come candidato, per rivelarsi un formidabile gaffeur (“Grazie neve, per averci aiutato a capire che la Protezione Civile ci serve”, scrisse ad esempio sul proprio blog a proposito dell’ondata di gelo che aveva investito l’Italia determinando fra l’altro una sessantina di morti). Non solo perché la scelta del Caimano, pur sdentato, a favore del “Ridge de noantri” mette effettivamente in ambasce Meloni e Salvini, isolandoli su posizioni di destra estrema, lepenista e “trumpista”. Non solo perché oppone, alla marcia inarrestabile della “cittadina” Raggi e al recupero sondaggistico di Giachetti e del Pd romano travolto da Mafia Capitale, quello che è stato sinora oggettivamente un marciatore solitario, “libero dai partiti” e unico, vero oppositore – insieme al movimento cinque stelle – degli amministratori che hanno aiutato e comunque non si sono accorti di Mafia Capitale...

    data: 30/04/2016 18.19

  • Italia al 77° posto
    per la libertà
    di stampa?
    Non ci credo

    BEPPE LOPEZ

    [DAL BLOG SU ILFATTOQUOTIDIANO.IT] “Libertà stampa, Italia fra peggiori d’Europa”. “Libertà di stampa. Scandalo Vatileaks e cause ‘ingiustificate’ fanno perdere posizioni all’Italia”. “Libertà di stampa, Italia peggio della Moldova. Troppe minacce e processi ai giornalisti”. “L’Italia scende nella classifica 2016 sulla libertà di stampa, adesso è solo 77esima”. “La libertà di stampa la trovi in Africa. Di certo non in Italia”… Sono solo alcuni dei titoli con cui viene presentata l’annuale classifica di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa nel mondo. RSF è una benemerita e acclamata associazione “di pubblica utilità” in Francia, creata nel 1985, riconosciuta e premiata in tutto il mondo, ai più alti livelli di reputazione e istituzionali. Si occupa di tutela dei giornalisti, di libertà su Internet, di indipendenza dei media, di lotta contro l’intolleranza religiosa, ecc. ecc.. Conta su 115 corrispondenti in 115 paesi, su otto filiali operative (Germania, Austria, Belgio, Spagna, Finlandia, Italia, Svezia e Svizzera), un segretariato internazionale a Parigi e quattro uffici a Bruxelles, Tunisi, Washington e Rio de Janeiro...

    data: 20/04/2016 18.51

  • INFORMAZIONE
    MALATA
    Anselmi ha ragione
    ma i suoi mali
    sono antichi

    BEPPE LOPEZ

    [DAL BLOG SU ILFATTOQUOTIDIANO.IT] Riferendosi all’“appiattimento a pelle d’orso” che ha caratterizzato il rapporto dei giornali con gli ultimi tre presidenti del Consiglio – Monti, Letta e Renzi – Giulio Anselmi constata amaramente che da noi “l’informazione non è considerata un bene comune, ma uno strumento di potere”. In particolare, avendo il presidente in carica messo subito in atto la tecnica del “non fare prigionieri, tutti hanno annusato l’aria immediatamente e c’è stato l’appecoronamento generale”. Non si possono non condividere questa ed altre valutazioni che l’attuale presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, che per oltre un trentennio è stato anche uno dei migliori direttori di giornale italiani, esprime a proposito della mancanza di editori veri nel nostro paese (dove “i maggiori quotidiani sono di proprietà di persone che, indossando altri abiti, hanno bisogno del governo”) e in conseguenza di giornali veramente liberi (“subalterni”), di direttori indipendenti e di giornalisti in grado di porsi dalla parte dei lettori (“c’è un problema di scarso coraggio: bisogna aver voglia di sopportare le rogne”). Non si può peraltro non rilevare, in Anselmi, un coraggio e una indipendenza di giudizio che lo portano a esprimere critiche assai severe nei confronti di due categorie di cui ha fatto autorevolmente parte o è autorevole rappresentante...

    data: 28/03/2016 19.42

  • NARRARE
    CON LINGUAGGI
    INVENTIVI

    CARMELO DELLI SANTI (*)

    IL CASO LA BESTIA! SECONDO GIORGIO BARBERI SQUAROTTI SU "LEGGERE: TUTTI" Lui e l’altro. Lo strano incontro avviene dopo l’uscita di una “favola edificante (per adulti) sulla costruzione del nemico” intitolata La Bestia!. Lui è un austero studioso delle lettere italiane di ottantasei anni; l’altro, un individuo che arriva dalla foresta al quale non sfugge che “la mia scapigliatura, il mio barbone scardoffato, la mia setolosa lanugine pettorale e i miei calzari di sughero e foglie di palma intrecciate avrebbero potuto essere interpretati come segni di anormalità e degenerazione, non solo estetica”. Un individuo, soprattutto, che appena apre bocca si lascia sfuggire, come lingua, suoni disarticolati tipo “mapprciai misifettstutaurt? Prciai msiachiausdoiaind? Iaisommnautdombaisc. Mfaiscpraimassidaddoiaind, eppodscrraimm dajommnajommn”. Cosa possono avere mai in comune Giorgio Bàrberi Squarotti, decano della storia della letteratura italiana, allievo di Giovanni Getto, docente per oltre trent’anni di Letteratura italiana all’Università di Torino, responsabile scientifico del Grande dizionario della lingua italiana Utet, autore di centinaia di tomi fondamentali in materia, e quel forestiero, quel barbaro che, appena arrivato in città, chiamano “la Bestia”? Si dà il caso che l’editore Manni abbia avuto l’onore nel 2011 di pubblicare una delle tante opere di Bàrberi Squarotti...

    data: 19/03/2016 23.37

  • Salviamo il soldato Pannella da se stesso e dai suoi laudatori

    BEPPE LOPEZ

    [DA ILFATTOQUOTIDIANO.IT]Da tempo sembrava matura la necessità di salvare Marco Pannella da se stesso e dalla sua piccola corte di miracolati plaudenti. E non solo, anzi non tanto per la sua salute fisica, quanto per il suo progressivo cedimento ad una sorta di irrazionale, irrefrenabile e autolesionistica autoesaltazione. Il leader dei Radicali italiani, infatti, ha retto e in definitiva regge ancora bene i suoi 85 anni e il suo quotidiano campo di azione, dove peraltro si muove da anni non più grazie allo straordinario carisma che ne fece il principale animatore delle grandi battaglie per i diritti civili in Italia, ma come padre-padrone della “ditta” radicale, attraverso lo strenuo e accorto controllo personale dei dieci milioni annui generosamente elargiti dallo Stato a Radio Radicale e, per essa, non al partito radicale, che non esiste in quanto tale; non ai Radicali Italiani, che spesso sfuggono alla occhiuta padronanza pannelliana; e nemmeno allo snellissimo Partito Radicale Transnazionale e Transpartitico, pur circoscritto alla sfera del pieno dominio pannelliano, ma a quella specie di personalissima ditta individuale denominata Lista Marco Pannella (nata e chiusa elettoralmente negli anni Novanta del secolo scorso)...

    data: 16/03/2016 07.24

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