Analisi

Le analisi

  • Scalfari e Mauro hanno perso
    la scommessa politica.
    E adesso, povero Calabresi?

    BEPPE LOPEZ

    [dal blog su ilfattoquotidiano.it] Eugenio Scalfari era riuscito a costruire nei primi vent’anni di Repubblica, uno strano, strabiliante ibrido, vale a dire una macchina da guerra politica e insieme “il più autorevole quotidiano italiano”. Questo ibrido è diventato in questi ultimi vent’anni, sotto la direzione di Ezio Mauro, un giornale di battaglia politico-culturale e uno dei quotidiani più diffusi in Italia. Insomma, mentre Scalfari metteva i piedi nel piatto della politica, quotidianamente, riuscendo a rimanere “autorevole”, il giornale di Mauro tendeva a “prendere parte al discorso pubblico e alla battaglia culturale” eppure consentiva al Corriere della Sera, rianimato dalla “leggerezza” della doppia direzione Paolo Mieli e irrobustito dalla doppia direzione di Ferruccio De Bortoli, di risorpassarlo in autorevolezza. Questa è certamente una differenza, di tipologia e di livello, fra le due direzioni. Ma c’è qualcosa che le accomuna, nel bene delle intenzioni e nel male dei risultati. Lo si rileva nello stesso editoriale di addio di Mauro. “Il genio di Scalfari quarant’anni fa ha cambiato il giornalismo”, egli vi sostiene, “ma soprattutto ha scommesso su un cambiamento del Paese che avesse le sue radici nella modernizzazione, nell’Europa, nella piena agibilità di un sistema politico bloccato”...

    data: 15/01/2016 19.42

  • LA NASCITA
    DI REPUBBLICA
    SCALFARI
    NON LA RACCONTA
    GIUSTA

    BEPPE LOPEZ

    dal blog su ilfattoquotidiano.it Scalfari ha anticipato tutti, rievocando la nascita di Repubblica il 6 dicembre, pur ricorrendo il suo quarantennio il prossimo 14 gennaio. E l’ha rievocata alla sua maniera. Diciamo pure che non l’ha raccontata proprio giusta. Bastano solo le poche cose ricordate in un paio di pagine de La casta dei giornali (2007) per capire che ci sono cose che il Fondatore non vuole ricordare o non ricorda o più semplicemente, in effetti, non ha mai adeguatamente rilevato. Eccole… L’alta coscienza di sé e del proprio ruolo, in Scalfari, è notoria. Ancora nel 2005, a trent’anni dalla fondazione e a dieci dall’abbandono della direzione di Repubblica, egli scriveva della “sua” redazione rappresentandola come «una scuola ed una numerosa famiglia di affetti e di talenti ... con un suo originario Dna, un suo imprinting, un suo tema sinfonico e polisinfonico del quale il gruppo originario ha dato la chiave iniziale e le prime battute dello spartito». Un convincimento, si direbbe, di tipo quasi elitario. Ma non autoreferenziale. Scalfari è infatti perfettamente e altezzosamente conscio del fatto che dal 14 gennaio 1976, cioè dall’arrivo in edicola del primo numero di Repubblica, il vantato imprinting ha segnato tutte le iniziative, complessivamente la “filosofia” e persino il linguaggio, l’organizzazione, la tecnica e la grafica di tutti gli organi d’informazione quotidiana, persino quella radiotelevisiva e telematica...

    data: 08/12/2015 18.57

  • Oggi il problema
    dei grillini
    non è Grillo
    ma il tabù
    della democrazia
    rappresentativa

    BEPPE LOPEZ

    dal blog su ilfattoquotidiano.itSi dice che il Movimento Cinque Stelle, forse già il primo e comunque uno dei due più consistenti partiti italiani, abbia raggiunto una soglia di stabilità, maturità e autonomia tale da consentirne la definitiva emancipazione dai due fondatori Grillo e Casaleggio, con l’avvento di un nuovo leader, non più pre-imposto ma spontaneamente selezionato nel Movimento, e da legittimarne l’aspirazione a governare il Paese e le grandi città, a cominciare dalla Capitale. Di certo il M5S è a una svolta fondamentale della sua vita, a sei anni dalla fondazione, ad appena due anni dall’arrivo in Parlamento. Si potrebbe dire a un bivio. Di qua o di là. Da una parte, la strada ritta della definitiva assunzione a partito di governo (probabilmente sarebbe più corretto ricorrere alla definizione “di lotta e di governo”) nel contesto della politica nazionale, da risanare profondamente; dall’altra, la strada incerta e forse precaria del movimento “contro”, in un contesto istituzionale malato che sarebbe sostanzialmente privato di tutto il suo potenziale di moralizzazione e di innovazione. Il bivio insomma non appare tale da costringere a scegliere, qui e ora, come sembrerebbe dalle recenti cronache, fra la rassicurante ma ingombrante tutela dei due padri-padroni e l’emancipazione liberatoria...

    data: 27/11/2015 17.59

  • IN RAI HANNO SCOPERTO L’ACQUA CALDA, MA È GIÀ QUALCOSA

    BEPPE LOPEZ

    dal blog su ilfattoquotidiano.it Con l’ex-direttore generale Gubitosi – grazie al cielo, liquidato – sembrava che la salvezza del servizio pubblico fosse nel taglio delle testate autonome e nella riduzione dell’offerta giornalistica a due mitiche e gigantesche newsroom, con la motivazione che così si sarebbero evitate duplicazioni e sovrapposizioni di strutture e servizi, procedendo a una drastica riduzione di costi e dell’organico giornalistico della Rai. E probabilmente anche con un’altra, inconfessata motivazione: un più praticabile controllo dei contenuti e dei “messaggi” dell’informazione da parte dell’editore e quindi, essendo l’editore sostanzialmente nominato e controllato da Palazzo Chigi, da parte del governo. C’era in questa soluzione e in questa visione del problema, coerenti con una diffusa corrente di opinione pubblica giustamente scandalizzata per gli sprechi e gli sperperi consumati in viale Mazzini, una confusione di fondo (consapevole o inconsapevole) fra direttori, testate e redazioni. Infatti si possono ridurre direttori e testate, senza ridurre costi e organico redazionale; al contrario, si può ridurre l’organico e razionalizzare anche profondamente strutture, attrezzature e servizi, senza ridurre testate e direttori. Con una differenza: nel primo caso, si produce con certezza una contrazione delle autonomie redazionali e produttive; nel secondo, si può conservare la pluralità delle autonomie di testata e, contemporaneamente, la possibilità e la concreta praticabilità della diversificazione dei prodotti giornalistici offerti sul mercato da parte dell’azienda...

    data: 23/11/2015 23.52

  • VOI SIETE
    LA CORPORAZIONE,
    NOI SIAMO
    LA PROFESSIONE
    Pesante j'accuse
    della Fnsi all'Ordine
    dei Giornalisti

    RAFFAELE LORUSSO (*)

    Qualcuno avverta il presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti: il primo gennaio 1948 è entrata in vigore la Costituzione della Repubblica italiana. Non vorremmo che la sua reazione scomposta nascondesse la disperazione di chi rimpiange i tempi della censura e ancora non riesce a rassegnarsi all'esistenza dell'articolo 21 della Costituzione. Manifestare liberamente il proprio pensiero in questo Paese è ancora possibile, nonostante i numerosi tentativi di introdurre leggi bavaglio. Se il presidente dell'Ordine dei giornalisti pensa che il sindacato non abbia titolo per occuparsi della riforma dell'Ordine c'è da essere preoccupati per la categoria e per la professione. I casi, infatti, sono due: o il presidente dell'Ordine è un sostenitore del pensiero unico e sogna di sommistrare olio di ricino a chi non si allinea oppure considera l'Ordine cosa sua e soltanto sua. Purtroppo per lui, i giornalisti italiani, tutti, anche quelli iscritti al sindacato, sono iscritti all'Ordine, e non certo per una libera scelta, ma per un obbligo di legge. Quindi, a tutti, anche al sindacato dei giornalisti, è consentito esprimere un parere su una proposta di riforma della composizione del Consiglio nazionale dell'Ordine, soprattutto se quel parere viene richiesto da una Commissione parlamentare...

    data: 23/11/2015 23.34

  • PERCHE'
    TANTO STREPITO
    SU QUELLO CHE
    POI NON E'
    IL "CANONE RAI"?

    BEPPE LOPEZ

    DAL BLOG SU ILFATTOQUOTIDIANO.IT La faccenda del canone Rai può, come poche altre faccende italiche, essere considerata veramente la metafora del tutto. Della politica, dei conflitti di interesse, del sistema fiscale, della pratica di massa dell’evasione fiscale, ma anche della generale commedia degli inganni e degli equivoci. Per cui la decisione del governo di imporre un sistema per far pagare quell’imposta di meno e a tutti (anche agli evasori) viene sottoposta a una generalizzata raffica di accuse scandalizzate e addirittura disgustate, facendo passare in secondo piano la ben grave “riforma Rai” – politicamente e socialmente devastante, addirittura un passo indietro rispetto alla già indegna situazione attuale – con la quale il governo accentua una sottomissione del servizio pubblico ai partiti e al governo già oggi da Repubblica delle banane. Ma partiamo da due, anzi da tre dati semplici semplici, noti da tempo, ma sepolti sotto montagne di polemiche, campagne, ipocrisie e slogan tipo “la tassa più odiata dagli italiani”. Eccoli ...

    data: 25/10/2015 20.12

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