Analisi

Le analisi

  • COME PARLARE
    DEL FUTURO
    DEI GIORNALI
    DI CARTA,
    DI FATTO
    PER NEGARLO

    BEPPE LOPEZ

    Perché, per rispondere alla domanda "Ha un futuro il giornale di carta?", la Repubblica invita a parlarne il direttore di Internazionale Giovanni De Mauro e il direttore di Origami Cesare Martinetti, vale a dire due pregevoli testate di carta che però hanno contenuti che indubbiamente si possono gestire e leggere anche su una testata on line? E perché lo stesso Mario Calabresi afferma che il giornale di carta ha un futuro e certamente un presente solo se approfondisce e spiega gli avvenimenti, come se su una testata online non si possa approfondire e spiegare? Se si ascolta con attenzione e rispetto l'interessante dibattito, si può facilmente rilevare che non uno dei ragionamenti e non una delle affermazioni dei tre autorevoli colleghi costituisce in una qualche maniera elemento a supporto della insostituibilità del giornale e del giornalismo di carta rispetto a quello on line. In considerazione del fatto che ci sono certamente altri argomenti per sostenere che il giornale di carta ha ancora un presente e forse anche un futuro - come ritiene con convinzione anche chi scrive - nel caso della iniziativa di RepIdee sembra quasi di essere di fronte ad un episodio di eterogenesi dei fini, cioé di conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali. Senza volerlo, si porta acqua al mulino di chi sostiene - come si dice correntemente, come si dà generalmente per scontato e come in molti temono – che i giornali non abbiano un futuro e, già oggi, siano praticamente degli zombies ...

    data: 12/06/2016 08.05

  • IL TAYLORISMO DIGITALE,
    LA SINISTRA,
    LA CRISI
    E LA TRANSIZIONE POSSIBILE

    GRETA CREA (*)

    Quanto incide la Rivoluzione digitale del XXI secolo sulla politica? Ecco una lunga, importante intervista a Sergio Bellucci. Quali sono le ripercussioni della rivoluzione digitale del XXI secolo incombenti sull’assetto sociale e politico europeo? “Il digitale rappresenta più che una rivoluzione, rappresenta un passaggio di paradigma. Per alcuni versi è molto più profondo di qualsiasi cambiamento sociale, culturale ed economico concepibile da un’idea politica. Dall’altro sembra che possa riproporre una dialettica tra le classi. Ma di nuova generazione. Oggi se il digitale resta confinato, egemonizzato dal capitalismo globale e a dimensione planetaria, rischia di produrre una società suddivisa tra pochissimi ricchi e tantissimi poveri, tra una piccola parte di sfruttatori e una massa sterminata di sfruttati. La metafora creata da Occupy Wall Street è la più efficace: l’1% contro il 99% del mondo”. Quali cambiamenti ha apportato sulla nostra società e sullo scenario politico? “È cambiata la forma della socializzazione. Quando cambia la natura e la modalità con le quali gli umani si scambiano le relazioni, cambia tutto. E la politica non può restare al palo, pena la propria decadenza, la propria marginalità, la messa in fuori gioco. Ma non è solo un problema dei partiti. Anche le istituzioni, le forme codificate tra l’Ottocento e il Novecento delle nostre democrazie sono investite da nuove domande, da nuove richieste di partecipazione e di decisione. L’avvento della rete pone, da tempo, la questione di un rapporto diverso tra l’idea della democrazia diretta e delle forme della rappresentanza. Lo scrissi nel 1997 nel saggio sulle forme della politica e l’avvento di Internet quando in Italia discutemmo della nostra Costituzione e dei Poteri, un importante convegno del Partito della Rifondazione Comunista ...

    data: 31/05/2016 17.29

  • Democrazia rappresentativa
    e democrazia diretta:
    il M5S ora
    deve chiarire

    BEPPE LOPEZ

    [dal blog su ilfattoquotidiano.it]C’è una breve domanda, dalle conseguenze enormi, alla quale è proprio giunto il momento che il Movimento 5 Stelle dia una risposta chiara, inequivocabile e definitiva, per il bene del Paese ed anche per il proprio bene. La fase storica che vivono sulla propria pelle gli italiani – in particolare per la crisi economica, finanziaria e produttiva, per i rapporti con l’Europa, per le conseguenze delle ondate immigratorie e soprattutto per la crisi del sistema politico e istituzionale – è assai complessa. Richiederebbe interventi risanatori urgenti e un personale politico deciso, senza macchie e dalle idee chiare. Intanto, Grillo stava per fare un passo indietro (o di lato), il guru Casaleggio non c’è più, il pre-leader Di Maio procede nel suo tour di legittimazione internazionale, si riapre la guerra fra governo e magistratura, importanti elezioni amministrative sono alle porte, probabilmente la capitale sarà governata da una giunta a 5 stelle, è in corso uno scontro decisivo (per le sorti della democrazia in Italia) sulla riforma governativa della Costituzione divenuto anche un referendum sul “renzismo”… In questo quadro, è comprensibile che gli italiani, a cominciare da coloro che guardano sin dall’inizio al Movimento 5 Stelle con interesse e speranza, anche se non acriticamente, si interroghino su quale sia oggi esattamente la posizione dei 5 Stelle non solo a proposito del ventaglio di interventi e decisioni necessarie in materia di lavoro, servizi pubblici, finanza pubblica, ecc., ma prima ancora sulla questione “democrazia diretta”. In concreto, è fondamentale capire e sapere se – in base alla straordinaria esperienza sin qui acquisita da un movimento che, nato com’è nato (Grillo, Casaleggio, la rete…), è riuscito d’impeto a conquistare nel giro di pochissimi anni un ruolo da protagonista sulla scena politica – siano maturate le condizioni per una solida ed esplicita posizione, rispetto alla propria presenza nelle istituzioni, diversa da quella iniziale...

    data: 10/05/2016 20.37

  • No, Marchini
    non è un regalo
    per Renzi. Anzi...

    BEPPE LOPEZ

    [DAL BLOG ILFATTOQUOTIDIANO.IT] Passare da Bertolaso a Marchini, da parte di Berlusconi, è stato un regalo a Renzi? Che lo dicano, per propaganda, Raggi, Meloni e Giachetti è comprensibile. Ma che lo sostengano giornali e osservatori politici appare assai avventato. Anche se il regalo fosse effettivamente nelle intenzioni berlusconiane o addirittura in un esplicito do ut des con Renzi, si tratterebbe di un regalo avvelenato. Non solo perché, a differenza di Marchini – e a parte l’ormai modesto apporto degli ultimi moicani del berlusconismo a Roma – l’ex-capo della protezione civile di suo non aveva, e non ha, un voto. Non solo perché Bertolaso non ha aspettato il breve tratto di questa campagna elettorale, percorso come candidato, per rivelarsi un formidabile gaffeur (“Grazie neve, per averci aiutato a capire che la Protezione Civile ci serve”, scrisse ad esempio sul proprio blog a proposito dell’ondata di gelo che aveva investito l’Italia determinando fra l’altro una sessantina di morti). Non solo perché la scelta del Caimano, pur sdentato, a favore del “Ridge de noantri” mette effettivamente in ambasce Meloni e Salvini, isolandoli su posizioni di destra estrema, lepenista e “trumpista”. Non solo perché oppone, alla marcia inarrestabile della “cittadina” Raggi e al recupero sondaggistico di Giachetti e del Pd romano travolto da Mafia Capitale, quello che è stato sinora oggettivamente un marciatore solitario, “libero dai partiti” e unico, vero oppositore – insieme al movimento cinque stelle – degli amministratori che hanno aiutato e comunque non si sono accorti di Mafia Capitale...

    data: 30/04/2016 18.19

  • Italia al 77° posto
    per la libertà
    di stampa?
    Non ci credo

    BEPPE LOPEZ

    [DAL BLOG SU ILFATTOQUOTIDIANO.IT] “Libertà stampa, Italia fra peggiori d’Europa”. “Libertà di stampa. Scandalo Vatileaks e cause ‘ingiustificate’ fanno perdere posizioni all’Italia”. “Libertà di stampa, Italia peggio della Moldova. Troppe minacce e processi ai giornalisti”. “L’Italia scende nella classifica 2016 sulla libertà di stampa, adesso è solo 77esima”. “La libertà di stampa la trovi in Africa. Di certo non in Italia”… Sono solo alcuni dei titoli con cui viene presentata l’annuale classifica di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa nel mondo. RSF è una benemerita e acclamata associazione “di pubblica utilità” in Francia, creata nel 1985, riconosciuta e premiata in tutto il mondo, ai più alti livelli di reputazione e istituzionali. Si occupa di tutela dei giornalisti, di libertà su Internet, di indipendenza dei media, di lotta contro l’intolleranza religiosa, ecc. ecc.. Conta su 115 corrispondenti in 115 paesi, su otto filiali operative (Germania, Austria, Belgio, Spagna, Finlandia, Italia, Svezia e Svizzera), un segretariato internazionale a Parigi e quattro uffici a Bruxelles, Tunisi, Washington e Rio de Janeiro...

    data: 20/04/2016 18.51

  • INFORMAZIONE
    MALATA
    Anselmi ha ragione
    ma i suoi mali
    sono antichi

    BEPPE LOPEZ

    [DAL BLOG SU ILFATTOQUOTIDIANO.IT] Riferendosi all’“appiattimento a pelle d’orso” che ha caratterizzato il rapporto dei giornali con gli ultimi tre presidenti del Consiglio – Monti, Letta e Renzi – Giulio Anselmi constata amaramente che da noi “l’informazione non è considerata un bene comune, ma uno strumento di potere”. In particolare, avendo il presidente in carica messo subito in atto la tecnica del “non fare prigionieri, tutti hanno annusato l’aria immediatamente e c’è stato l’appecoronamento generale”. Non si possono non condividere questa ed altre valutazioni che l’attuale presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, che per oltre un trentennio è stato anche uno dei migliori direttori di giornale italiani, esprime a proposito della mancanza di editori veri nel nostro paese (dove “i maggiori quotidiani sono di proprietà di persone che, indossando altri abiti, hanno bisogno del governo”) e in conseguenza di giornali veramente liberi (“subalterni”), di direttori indipendenti e di giornalisti in grado di porsi dalla parte dei lettori (“c’è un problema di scarso coraggio: bisogna aver voglia di sopportare le rogne”). Non si può peraltro non rilevare, in Anselmi, un coraggio e una indipendenza di giudizio che lo portano a esprimere critiche assai severe nei confronti di due categorie di cui ha fatto autorevolmente parte o è autorevole rappresentante...

    data: 28/03/2016 19.42

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