Analisi

Le analisi

  • PERCHE'
    TANTO STREPITO
    SU QUELLO CHE
    POI NON E'
    IL "CANONE RAI"?

    BEPPE LOPEZ

    DAL BLOG SU ILFATTOQUOTIDIANO.IT La faccenda del canone Rai può, come poche altre faccende italiche, essere considerata veramente la metafora del tutto. Della politica, dei conflitti di interesse, del sistema fiscale, della pratica di massa dell’evasione fiscale, ma anche della generale commedia degli inganni e degli equivoci. Per cui la decisione del governo di imporre un sistema per far pagare quell’imposta di meno e a tutti (anche agli evasori) viene sottoposta a una generalizzata raffica di accuse scandalizzate e addirittura disgustate, facendo passare in secondo piano la ben grave “riforma Rai” – politicamente e socialmente devastante, addirittura un passo indietro rispetto alla già indegna situazione attuale – con la quale il governo accentua una sottomissione del servizio pubblico ai partiti e al governo già oggi da Repubblica delle banane. Ma partiamo da due, anzi da tre dati semplici semplici, noti da tempo, ma sepolti sotto montagne di polemiche, campagne, ipocrisie e slogan tipo “la tassa più odiata dagli italiani”. Eccoli ...

    data: 25/10/2015 20.12

  • QUI C'E' PIU'
    DARIO FO
    CHE CAMILLERI

    CAMILLA TAGLIABUE (*)

    Hanno paragonato la sua lingua, impastata di dialetto e arcaismi, a quella di Camilleri; il confronto più ficcante, però, almeno a leggere la sua ultima opera La Bestia!, è quello con Dario Fo. Con il Nobel, Beppe Lopez ha in comune il gusto per il tableau vivant, per la messinscena e per il grammelot, un linguaggio che, più che vernacolare o barocco, è immaginifico e teatrale. Così la sua “storia comenza con un bel disegno”, e saranno i disegni, a mo’ di scenografia, a precedere e introdurre ogni capitolo o svolta drammatica. Per il giornalista e scrittore questa è la terza prova narrativa, dopo Capatosta e La scordanza: tuttavia, La Bestia! non è tanto un romanzo quanto, recita il sottotitolo, una “Favola edificante (per adulti) sulla costruzione del nemico”, il potente collante che, da sempre, tiene insieme le comunità e forgia le identità, attraverso la paura del diverso. Tra chi si oppone alla caccia alle streghe c’è la coraggiosa Guisanda, la Bella che, per definizione, si invaghisce della Bestia e che pensa che “il selvaggio” sia solo “un uomo, uno come noi”. Ma sarà lo strampalato nonno del narratore a ricordare la morale della favola: “Non abbiamo alcuno straniero da consegnare. Né potremmo averlo, non considerando straniero a noi alcun essere vivente e pensante”. (*) Il Fatto Quotidiano, 23 settembre 2015 ...

    data: 07/10/2015 18.48

  • "Lo Stato sapeva
    di un possibile
    attentato a Borsellino
    ma lui
    non fu avvisato"

    NICOLA LOFOCO

    INTERVISTA CON L'ALLORA MINISTRO DELLA DIFESA SALVO ANDO' Il 1992 è ricordato negli annali della storia italiana come uno tra i più cruciali del nostro passato. Fu l’anno in cui scoppio l’inchiesta giudiziaria “Mani Pulite”, che rase letteralmente al suolo la classe politica che spadroneggiava in Italia. E fu anche l’anno in cui la Mafia compì due tra i suoi più vili e sanguinosi attentati, quello di Capaci e quello di via D’Amelio a Palermo, contro i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: appariva il segnale inequivocabile della dichiarazione di guerra lanciata da “Cosa Nostra” allo Stato italiano ed alle sue leggi. Negli ultimi anni si è fatta strada l’ipotesi che, a partire proprio dal 1992, ci sia stata la cosiddetta trattativa “Stato- Mafia”, in cui in maniera abbastanza inquietante uomini delle Istituzioni avrebbero trattato occultamente con la gerarchia mafiosa per arrivare con essa ad un “compromesso”. Salvo Andò, siciliano e socialista, era in quel periodo ministro della Difesa, vivendo con forte intensità tutta questa situazione. Il 27 gennaio 2010 Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino, raccontò al capo della procura nissena Sergio Lari un fatto mai emerso sino ad allora: Andò incontrò all’aeroporto di Fiumicino Paolo Borsellino poco prima della sua morte e gli disse che aveva ricevuto un’informazione da Vincenzo Parisi che parlava di un imminente attentato alla sua persona. Ma Borsellino di tutto questo non sapeva nulla. Ecco cosa ricorda di quel giorno e di quell’anno Salvo Andò ...

    data: 28/09/2015 21.48

  • SUD, VOGLIAMO
    FINALMENTE
    ASCOLTARE
    DOPO 70 ANNI
    DI FALLIMENTI
    IL MONITO
    DI SALVEMINI?

    BEPPE LOPEZ

    [dal blog su ilfattoquotidiano.it]Agosto 2015, il Sud guadagna – almeno per qualche giorno – un posto di riguardo nell’agenda politica. E’ successo già altre volte. Poi, tutto dimenticato. Che c’è di nuovo stavolta?Si parla di interventi straordinari per il Sud. Ci si lamenta che sia scomparso dall’agenda del governo, anzi che praticamente non vi si faccia più niente da vent’anni. La Svimez denuncia un “rischio di sottosviluppo permanente”. Grido d’allarme di Roberto Saviano. Renzi corre ai ripari. “La direzione del Partito Democratico si riunirà per discutere del tema del Mezzogiorno il 7 agosto alle 15 al Nazareno”. La ministra allo Sviluppo Economico, Federica Guidi, annuncia che “in autunno daremo il via agli Stati Generali dello Sviluppo Economico e guarderemo con grande attenzione al problema”. Viene fuori un piano da 80 miliardi, in 15 anni (una sorta di “Piano Marshall”, si assicura), mirato al rafforzamento dei poli industriali e alle infrastrutture. E poi ci sono – o ci sarebbero? – 30 miliardi di Fondi strutturali europei, più i 20 del cofinanziamento nazionale, più altri Fondi entro settembre… Esattamente settant’anni fa, nell’agosto del 1945, lo storico Gaetano Salvemini – una delle menti più lucide che abbiano avuto la cultura e la politica italiane nel secolo scorso – scriveva al meridionalista Guido Dorso, ammonendolo dal farsi illusioni su interventi straordinari o leggi speciali o “piani marshall” per il Sud...

    data: 04/08/2015 11.32

  • LAGIOIA SI GODA
    IL PREMIO STREGA
    MA SENZA IPOCRISIE

    BEPPE LOPEZ

    [DAL BLOG SU ILFATTOQUOTIDIANO.IT]Tutto come previsto. Nicola Lagioia ha fatto un buon libro con Einaudi (“con loro abbiamo fatto, passo dopo passo, un lungo paziente e alla fine felice lavoro di squadra”). Ha partecipato a un’edizione dello Strega preceduto, come quasi sempre, da polemiche. In particolare per il fatto che vi comandano i grandi gruppi editoriali, che vincono sempre libri da loro prodotti e che una scrittrice come Elena Ferrante (editore E/O), da tutti riconosciuta fra i nomi più importanti della narrativa italiana, i cui libri si vendono in tutto il mondo, rischiava addirittura, ancora una volta, di non partecipare nemmeno. Alla fine la Ferrante ha partecipato, è entrato nella cinquina dei finalisti, arrivando però terza con appena 123 voti, seguito da Genovesi (Mondadori) e Santagata (Guanda, gruppo Longanesi). Al secondo posto, con 157 voti, l’autore Covacich (Bompiani, gruppo Rizzoli). E primo, ben distanziato, con 182 voti, appunto ‘La ferocia’ di Lagioia (Einaudi, gruppo Mondadori)...

    data: 06/07/2015 08.26

  • MAGARI CI FOSSE ANCORA
    LA DESTRA
    DELLE FOGNE!

    BEPPE LOPEZ

    DA ILFATTOQUOTIDIANO.IT (*)--------------------------------E’ successo un gran sconquasso per la frase cloacale di Marino. Andando a vedere esattamente ciò che ha detto l’innocente, neo-arrivato e traballante sindaco di Roma – dopo le clamorose rivelazioni, gli aspri scontri e le furiose polemiche su Mafia Capitale – si può rilevare che si è trattato di un inciso. Solo un piccolo inciso, solo tredici parole, all’interno del discorso in cui annunciava di non voler fare alcun passo indietro, mentre tutti i partiti chiedevano che si dimettesse: da destra, da centro e da sinistra, compresi il suo stesso partito e il M5S, pur essendo tutti i partiti, di destra, di centro e di sinistra, compresi il suo stesso partito (e con la sola eccezione dell’innocente e neo-arrivato M5S), oggettivamente e inequivocabilmente responsabili della nascita, della crescita e del pascimento di Mafia Capitale. Che ha detto dunque il chirurgo genovese prestato alla politica capitolina? Ecco: “…Una destra che non ha vergogna: tornino nelle fogne da dove sono venuti”. Al di là delle sue intenzioni – distrarre l’attenzione dall’oggetto del contendere, sparigliare, uscire dall’angolo, dividere la muta dei cani o altra – la frase sembrava voler dire: non parlo di Rutelli e Veltroni, altrimenti mi inguaio più di quanto non sia già inguaiato, ma voi vecchi neo-fascisti autopromossi a post-fascisti, a cominciare dal sindaco nero Alemanno, siete gli ultimi a poter parlare, visto che vi siete magnati mezza capitale e perciò siete degni di tornare nelle fogne da dove siete usciti nella Seconda Repubblica...

    data: 24/06/2015 16.27

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