Analisi

Le analisi

  • Oggi il problema
    dei grillini
    non è Grillo
    ma il tabù
    della democrazia
    rappresentativa

    BEPPE LOPEZ

    dal blog su ilfattoquotidiano.itSi dice che il Movimento Cinque Stelle, forse già il primo e comunque uno dei due più consistenti partiti italiani, abbia raggiunto una soglia di stabilità, maturità e autonomia tale da consentirne la definitiva emancipazione dai due fondatori Grillo e Casaleggio, con l’avvento di un nuovo leader, non più pre-imposto ma spontaneamente selezionato nel Movimento, e da legittimarne l’aspirazione a governare il Paese e le grandi città, a cominciare dalla Capitale. Di certo il M5S è a una svolta fondamentale della sua vita, a sei anni dalla fondazione, ad appena due anni dall’arrivo in Parlamento. Si potrebbe dire a un bivio. Di qua o di là. Da una parte, la strada ritta della definitiva assunzione a partito di governo (probabilmente sarebbe più corretto ricorrere alla definizione “di lotta e di governo”) nel contesto della politica nazionale, da risanare profondamente; dall’altra, la strada incerta e forse precaria del movimento “contro”, in un contesto istituzionale malato che sarebbe sostanzialmente privato di tutto il suo potenziale di moralizzazione e di innovazione. Il bivio insomma non appare tale da costringere a scegliere, qui e ora, come sembrerebbe dalle recenti cronache, fra la rassicurante ma ingombrante tutela dei due padri-padroni e l’emancipazione liberatoria...

    data: 27/11/2015 17.59

  • IN RAI HANNO SCOPERTO L’ACQUA CALDA, MA È GIÀ QUALCOSA

    BEPPE LOPEZ

    dal blog su ilfattoquotidiano.it Con l’ex-direttore generale Gubitosi – grazie al cielo, liquidato – sembrava che la salvezza del servizio pubblico fosse nel taglio delle testate autonome e nella riduzione dell’offerta giornalistica a due mitiche e gigantesche newsroom, con la motivazione che così si sarebbero evitate duplicazioni e sovrapposizioni di strutture e servizi, procedendo a una drastica riduzione di costi e dell’organico giornalistico della Rai. E probabilmente anche con un’altra, inconfessata motivazione: un più praticabile controllo dei contenuti e dei “messaggi” dell’informazione da parte dell’editore e quindi, essendo l’editore sostanzialmente nominato e controllato da Palazzo Chigi, da parte del governo. C’era in questa soluzione e in questa visione del problema, coerenti con una diffusa corrente di opinione pubblica giustamente scandalizzata per gli sprechi e gli sperperi consumati in viale Mazzini, una confusione di fondo (consapevole o inconsapevole) fra direttori, testate e redazioni. Infatti si possono ridurre direttori e testate, senza ridurre costi e organico redazionale; al contrario, si può ridurre l’organico e razionalizzare anche profondamente strutture, attrezzature e servizi, senza ridurre testate e direttori. Con una differenza: nel primo caso, si produce con certezza una contrazione delle autonomie redazionali e produttive; nel secondo, si può conservare la pluralità delle autonomie di testata e, contemporaneamente, la possibilità e la concreta praticabilità della diversificazione dei prodotti giornalistici offerti sul mercato da parte dell’azienda...

    data: 23/11/2015 23.52

  • VOI SIETE
    LA CORPORAZIONE,
    NOI SIAMO
    LA PROFESSIONE
    Pesante j'accuse
    della Fnsi all'Ordine
    dei Giornalisti

    RAFFAELE LORUSSO (*)

    Qualcuno avverta il presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti: il primo gennaio 1948 è entrata in vigore la Costituzione della Repubblica italiana. Non vorremmo che la sua reazione scomposta nascondesse la disperazione di chi rimpiange i tempi della censura e ancora non riesce a rassegnarsi all'esistenza dell'articolo 21 della Costituzione. Manifestare liberamente il proprio pensiero in questo Paese è ancora possibile, nonostante i numerosi tentativi di introdurre leggi bavaglio. Se il presidente dell'Ordine dei giornalisti pensa che il sindacato non abbia titolo per occuparsi della riforma dell'Ordine c'è da essere preoccupati per la categoria e per la professione. I casi, infatti, sono due: o il presidente dell'Ordine è un sostenitore del pensiero unico e sogna di sommistrare olio di ricino a chi non si allinea oppure considera l'Ordine cosa sua e soltanto sua. Purtroppo per lui, i giornalisti italiani, tutti, anche quelli iscritti al sindacato, sono iscritti all'Ordine, e non certo per una libera scelta, ma per un obbligo di legge. Quindi, a tutti, anche al sindacato dei giornalisti, è consentito esprimere un parere su una proposta di riforma della composizione del Consiglio nazionale dell'Ordine, soprattutto se quel parere viene richiesto da una Commissione parlamentare...

    data: 23/11/2015 23.34

  • PERCHE'
    TANTO STREPITO
    SU QUELLO CHE
    POI NON E'
    IL "CANONE RAI"?

    BEPPE LOPEZ

    DAL BLOG SU ILFATTOQUOTIDIANO.IT La faccenda del canone Rai può, come poche altre faccende italiche, essere considerata veramente la metafora del tutto. Della politica, dei conflitti di interesse, del sistema fiscale, della pratica di massa dell’evasione fiscale, ma anche della generale commedia degli inganni e degli equivoci. Per cui la decisione del governo di imporre un sistema per far pagare quell’imposta di meno e a tutti (anche agli evasori) viene sottoposta a una generalizzata raffica di accuse scandalizzate e addirittura disgustate, facendo passare in secondo piano la ben grave “riforma Rai” – politicamente e socialmente devastante, addirittura un passo indietro rispetto alla già indegna situazione attuale – con la quale il governo accentua una sottomissione del servizio pubblico ai partiti e al governo già oggi da Repubblica delle banane. Ma partiamo da due, anzi da tre dati semplici semplici, noti da tempo, ma sepolti sotto montagne di polemiche, campagne, ipocrisie e slogan tipo “la tassa più odiata dagli italiani”. Eccoli ...

    data: 25/10/2015 20.12

  • QUI C'E' PIU'
    DARIO FO
    CHE CAMILLERI

    CAMILLA TAGLIABUE (*)

    Hanno paragonato la sua lingua, impastata di dialetto e arcaismi, a quella di Camilleri; il confronto più ficcante, però, almeno a leggere la sua ultima opera La Bestia!, è quello con Dario Fo. Con il Nobel, Beppe Lopez ha in comune il gusto per il tableau vivant, per la messinscena e per il grammelot, un linguaggio che, più che vernacolare o barocco, è immaginifico e teatrale. Così la sua “storia comenza con un bel disegno”, e saranno i disegni, a mo’ di scenografia, a precedere e introdurre ogni capitolo o svolta drammatica. Per il giornalista e scrittore questa è la terza prova narrativa, dopo Capatosta e La scordanza: tuttavia, La Bestia! non è tanto un romanzo quanto, recita il sottotitolo, una “Favola edificante (per adulti) sulla costruzione del nemico”, il potente collante che, da sempre, tiene insieme le comunità e forgia le identità, attraverso la paura del diverso. Tra chi si oppone alla caccia alle streghe c’è la coraggiosa Guisanda, la Bella che, per definizione, si invaghisce della Bestia e che pensa che “il selvaggio” sia solo “un uomo, uno come noi”. Ma sarà lo strampalato nonno del narratore a ricordare la morale della favola: “Non abbiamo alcuno straniero da consegnare. Né potremmo averlo, non considerando straniero a noi alcun essere vivente e pensante”. (*) Il Fatto Quotidiano, 23 settembre 2015 ...

    data: 07/10/2015 18.48

  • "Lo Stato sapeva
    di un possibile
    attentato a Borsellino
    ma lui
    non fu avvisato"

    NICOLA LOFOCO

    INTERVISTA CON L'ALLORA MINISTRO DELLA DIFESA SALVO ANDO' Il 1992 è ricordato negli annali della storia italiana come uno tra i più cruciali del nostro passato. Fu l’anno in cui scoppio l’inchiesta giudiziaria “Mani Pulite”, che rase letteralmente al suolo la classe politica che spadroneggiava in Italia. E fu anche l’anno in cui la Mafia compì due tra i suoi più vili e sanguinosi attentati, quello di Capaci e quello di via D’Amelio a Palermo, contro i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: appariva il segnale inequivocabile della dichiarazione di guerra lanciata da “Cosa Nostra” allo Stato italiano ed alle sue leggi. Negli ultimi anni si è fatta strada l’ipotesi che, a partire proprio dal 1992, ci sia stata la cosiddetta trattativa “Stato- Mafia”, in cui in maniera abbastanza inquietante uomini delle Istituzioni avrebbero trattato occultamente con la gerarchia mafiosa per arrivare con essa ad un “compromesso”. Salvo Andò, siciliano e socialista, era in quel periodo ministro della Difesa, vivendo con forte intensità tutta questa situazione. Il 27 gennaio 2010 Agnese Piraino Leto, vedova di Paolo Borsellino, raccontò al capo della procura nissena Sergio Lari un fatto mai emerso sino ad allora: Andò incontrò all’aeroporto di Fiumicino Paolo Borsellino poco prima della sua morte e gli disse che aveva ricevuto un’informazione da Vincenzo Parisi che parlava di un imminente attentato alla sua persona. Ma Borsellino di tutto questo non sapeva nulla. Ecco cosa ricorda di quel giorno e di quell’anno Salvo Andò ...

    data: 28/09/2015 21.48

pagina 7 di 50

«

»

3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 |