Analisi

Le analisi

  • LA BESTIA!
    LA BUONA POLITICA
    E L'IMPEGNO CIVILE

    ANNA BIGANO (*)

    [UN LIBRO AL GIORNO, ANSA] "Mecvuattauccavau cuddistaind! Iaimvogghjefaie mbasclfattmai evau faciaitvmbesc lfettvaust". Per chi non viene da Bari o dintorni, la lingua del nuovo romanzo del giornalista Beppe Lopez suona a tratti ostica, respingente, con il suo impasto peculiarissimo di lessico tre e quattrocentesco e di battute dialettali fatte d'impronunciabili accumuli di consonanti. Serve qualche pagina per acclimatarsi nella lettura de 'La Bestia!', terza prova narrativa dell'autore dopo 'Capatosta' (Mondadori 2000) e 'La scordanza' (Marsilio 2008), ambientata in un tempo lontano e in una città che si chiama semplicemente Città. Una città il cui destino cambia per sempre quando alle sue porte si presenta "un òmmeno vestuto selvaticamente", con intenzioni tutt'altro che chiare. Ne 'La Bestia!' Lopez mantiene e anzi esaspera l'alternanza continua di registri linguistici e la mescolanza di italiano e dialetto per cui è stato più volte accostato a Camilleri...

    data: 27/03/2015 15.29

  • L'INCIPIT
    DE "LA BESTIA!",
    IL NUOVO
    ROMANZO
    DI BEPPE LOPEZ

    La storia comenza con un bel disegno, dove sta raffigurato un òmmeno vestuto selvaticamente ’nnanzi a una muraglia fortificata. Il piantone a guardia dello sprangato accesso alla Città s’impietrì, nel vedermi. Non si era accorto del mio silente avvicinamento alle mura. Intuì la mia presenza d’improvviso, d’istinto, con i nervi più che con la coda dell’occhio o con la membrana timpanica o con le narici. Aveva abbassato di scatto la testa, avvistandomi accanto all’antico e oramai abbandonato pozzo fuoriporta. Non emise voce, né produsse alcun altro suono o rumore. Non praticò l’arma, né l’agitò. Dilatò gli occhi e basta, restando immobile. L’astro maggiore, abbenché calato all’orizzonte, consentiva ancora di vederci, ma di là sotto, dalla mia posizione di viandante davanti alle mura, non riuscivo a leggere negli occhi della sentinella un’emozione precisa, uno stato d’animo definito. Credetti d’individuarvi, tuttavolta, abondevoli cose, anco in contesa logica fra loro. Cose che comunque – antivedevo – mi avrebbero accompagnato facendomi soffrire, ma plausibilmente non solo soffrire, chissà per quanto tempo, da quel momento in poi. Ammetto che mi attraversò le ossa il terrore che avrei potuto non sovravvivere a quelle “cose” e agli atti, ai sentimenti, alla emotività e alla incapacità di capire che, a quanto pare, quelle cose sovente generano. Ma, in una qualche guisa, l’avevo messo in computo. Il lampo che quegli occhi lanciarono mi parve di stupefazione. Non mi pervenne subitamente l’aperta diffidenza che, sin da quando mi ero indotto al grande passo, prevedevo di leggere sovra il muso del cittadino che primieramente avrebbe scorto sotto le mura la mia figura. Dipoi, la diffidenza la colsi effettivamente negli occhi del sorvegliante. Ma essa, ne sono pressoché certo, fu anticipata dalla stupefazione... ...

    data: 02/03/2015 08.24

  • La Bestia che è in noi "inventa" il nemico

    GINO DATO (*)

    INTERVISTA A BEPPE LOPEZSUL SUO NUOVO ROMANZO “La Beeestia! La Beeestia!”. Con queste urla la Sentinella accoglie l’uomo che, uscito dalla foresta in uno stato ferino e selvatico, si presenta davanti alle mura di una città anzi della Città, presidio estremo di uno stato dispotico, creato distruggendo autonomie, culture, memoria e radici. E inventandosi nemici. E’ l’incipit dell’ultimo romanzo del barese Beppe Lopez, intitolato La Bestia! Il saggista e narratore, giornalista di scuola barese, dopo Capatosta (Mondadori, 2000) e La Scordanza (Marsilio, 2008), affida a Manni questa “Favola edificante (per adulti) sulla costruzione del nemico”. Che l’exergo a firma di Umberto Eco chiarisce: “Per tenere i popoli a freno, di nemici bisogna sempre inventarne, e dipingerli in modo che suscitino paura e ripugnanza”. La Bestia! Con l’esclamativo, perché? “Come in tutte le favole, ci sono due livelli: la vicenda vera e propria, senza una specifica collocazione geostorica o temporale, inventata, fantastica, per vari aspetti proprio fantasy, con colpi di scena, miti e saghe familiari. E poi il sottofondo simbolico-metaforico con tanto di morale, anzi di etica. Al centro, una questione di grande attualità: il rapporto con l’altro, il diverso, il forestiero; la ferocia della contrapposizione allo straniero e l’utopia possibile della comprensione reciproca, della tolleranza”. Ma anche la questione della complessità. Non c’è soltanto la denuncia del razzismo nel romanzo, ma anche la virtuosa convivenza con gli animali e la natura. “La questione della complessità riguarda tutto e tutti. Insieme alla morte, la complessità è una delle due grandi rimozioni dell’uomo, da sempre. E’ più facile schematizzare, dividere e mettere in contrapposizione, piuttosto che considerare il tutto nella sua intima unità e distinguere. Si è cominciato subito: l’anima e il corpo, l’uomo e la donna, buoni e cattivi, i bianchi e i neri, gli umani e gli animali e poi destra e sinistra, baresi e leccesi. Ma la consapevolezza della complessità non ti porta solo a vedere ciò che ti distingue – senza separarti - dall’altro, ma anche a vedere e a vivere la complessità tua personale, l’altro che è in te” ...

    data: 25/02/2015 23.43

  • DALLO SCANDALO DEI CONTRIBUTI
    AGLI
    INCENTIVI PER L'INFORMAZIONE DI QUALITA'

    L'AUDIZIONE DI BEPPE LOPEZALLA COMMISSIONE CULTURADELLA CAMERA (14.1.2015)Faccio da cinquant’anni il giornalista. Ho frequentato a lungo la Camera, nel secolo scorso, come giornalista parlamentare e direttore di agenzia. Mi sono occupato per decenni di quotidiani locali. Ma credo di essere stato invitato in questa sede in particolare per il mio dossier sui contribuiti all’editoria La Casta dei giornali, del 2007, divenuto di fatto, immeritatamente, il manifesto degli abolizionisti. In realtà quel testo si limitava a documentare e a descrivere il finanziamento statale dei giornali, divenuto col tempo uno dei più grossi e indecenti scandali politico-amministrativi della storia repubblicana. Sino a 700 milioni l’anno, finiti per decenni, attraverso mille rivoli, norme clientelari, codicilli ad personam (poi sfruttati “a pioggia”), trucchi, truffe e malversazioni, nelle casse di grandi gruppi editoriali, organi di partito, cooperative, giornali e giornaletti, agenzie, radio e Tv locali, ma soprattutto di giornali inesistenti, di finti “movimenti”, di cooperative fasulle, di imbroglioni, avventurieri, e veri e propri criminali. Non si trattava solo di una colossale rapina ai danni delle risorse pubbliche, e di alimentazione del sottogoverno clientelare e affaristico. Ma anche di un’opera di accentuazione delle storiche distorsioni e anomalie del “mercato dell’informazione” in Italia. Di illecite rendite e privilegi, editoriali e mediatici, garantiti agli amici degli amici. E, in generale, di alterazione della nostra stessa vita democratica ...

    data: 13/12/2014 21.21

  • SE PERSINO
    IL PROF. CASSESE SOTTOVALUTA CHE I PARTITI LIQUIDI SONO PERICOLOSI PER LA DEMOCRAZIA...

    BEPPE LOPEZ

    Sabino Cassese viene percepito, giustamente – e non da oggi – come un’autorità morale da chi ha seguito o studiato la cultura politica italiana almeno dagli anni Sessanta del secolo scorso. E’ considerato da allora uno dei massimi esperti di diritto pubblico e amministrativo anche a livello internazionale, faceva parte del gruppo di cervelli messo insieme da Enrico Mattei all’Eni, ha lavorato con Antonio Giolitti alla programmazione economica nei primi governi di centrosinistra, è oggi un autorevole giudice costituzionale… Insomma, uno studioso impegnato, universalmente apprezzato e stimato. Tanto che è tra i pochi prestigiosi candidabili non-politici alla Presidenza della Repubblica, dopo la prevista, imminente fine dell’era-Napolitano. E’ a lui che il Corriere della Sera ha affidato l’editoriale domenicale sul “lato debole dei partiti liquidi”, riemerso con forza negli ultimi tempi: “minacce di scissioni, richiami alla disciplina interna, invocazione della libertà di coscienza, richieste di maggiore democrazia”. E qui Cassese avrebbe potuto citare, insieme alle tensioni interne ai partiti, il marcio emerso con la cosiddetta “Mafia Capitale”, ma anche a Milano, a Venezia, nei consigli regionali, ecc. ecc., quale elemento indubbiamente addebitabile anch’esso alla cosiddetta “liquidità” dei partiti (pur fatta passare, nell’ultimo ventennio, come virtù salvifica del sistema partitico insieme alla logica “maggioritaria”)...

    data: 09/12/2014 21.50

  • Giampaolo Rugarli
    è morto, ecco
    chi lo ha ucciso...

    BEPPE LOPEZ

    Negli ultimi ventidue anni, dal 1992, Giampaolo Rugarli ha pubblicato addirittura quindici titoli, uno ogni uno-due anni. Una prolificità straordinaria per un grande scrittore. Ma nessuno se n’è accorto: editori minori, silenzio sui giornali, critici distratti. E’ dunque positivo che almeno la notizia della sua morte, a 82 anni, e la sua sontuosa e irritante biografia umana e letteraria siano esaltate come “fatto del giorno” in particolare dalle due più importanti testate quotidiane italiane. Positivo e clamorosamente significativo: quelli come Rugarli, specie se straordinari e corrosivi intellettuali, mai proni, scomodi per il potere (letterario ma anche accademico, giornalistico e politico), sono com’è noto buoni da dipartiti. Si sa il destino degli intellettuali animati da un incontenibile spirito critico: brillanti speranze da giovane, rompicoglioni da adulti e venerabili maestri da anziano. Rugarli non è stato una speranza da giovane, avendo fatto il bancario (come il “gemello diverso” Giuseppe Pontiggia) sino ed oltre i cinquant’anni, e non è stato venerato come maestro da anziano, ma anzi isolato, escluso e ignorato da editori, editors, premi letterari, pagine letterarie ecc. ecc.. Dopo i primi libri, alcuni proprio folgoranti, che lo avevano imposto nel giro dei grandi editori (Garzanti, Adelphi, Mondadori, Rizzoli…), facendogli quasi vincere lo Strega e il Campiello, e soprattutto inserendolo di prepotenza nel novero di “corone” quali Gadda, Sciascia e Volponi, il nostro Rugarli, pur “pieno di gesti di gentilezze e di deferenza” (Citati) e dotato di stile umano “ossequioso e deferente” (Di Stefano), aveva cominciato a pagare pesantemente la sua schiena dritta, la sua malcelata insofferenza per gli opportunisti, gli scalatori, i prepotenti e in definitiva gli “uomini di Potere” che animano e dominano l’editoria italiana, storicamente orfana di corrette logiche di mercato, anzi semplicemente estraneo al “mercato” con i suoi difetti e le sue virtù, ma tutta salotti, relazioni, cortigiani, amici degli amici…...

    data: 03/12/2014 18.44

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