Analisi

Le analisi

  • LA BESTIA,
    DALLA FORESTA
    ALLA CITTA':
    L'UTOPIA DELLA
    INTEGRAZIONE

    MICHELE DE FEUDIS
    (CORRIERE DEL MEZZOGIORNO)

    La bestia, il ferùscolo, lo straniero da un lato. La città, il potere, la “reazione”, l’ordine e il conformismo dall’altro. Per addentrarsi nella trama del nuovo romanzo di Beppe Lopez, La bestia! (pp. 240, euro 17, Manni) è necessario lasciarsi trascinare in una vorticosa storia fantasy, in una favola dal marcato risvolto sociale che costringe il lettore a misurare, pagina dopo pagina, le proprie resistenze e i propri pregiudizi davanti al “diverso”, quello che i greci definivano xenos intendendo sia l’ospite che l’estraneo. Il registro narrativo del romanzo è sempre vario, i racconti dei protagonisti sono in prima persona, i luoghi (immaginari) descritti con dovizia di particolari, ogni tappa-capitolo è un percorso di continue scoperte, segnato da suggestioni che l’autore ha assimilato da Italo Svevo e Jorge Luis Borges, da Friedrich Nietzsche e George Bernanos, da Cicerone e Platone fino a Sant’Agostino, solo per citare alcune fonti di ispirazione enumerate nel massimario finale. Un «òmmeno vestuto selvaticamente» si palesa davanti alla muraglia di una città. L’efficace neolingua di Lopez (discendente dal dialetto barese anche se difficilmente avrebbe ricevuto il placet dal demologo Alfredo Giovine) introduce le tappe di ogni sezione del romanzo. L’incipit della storia è legato all’apparizione del forestiero. Il piantone lo riconosce dal fetore. «La Beeestia!»: così lo definiscono le guardie. Un selvatico aveva abbandonato la propria vita nella foresta per incamminarsi verso la città. Perché? Lo lascia intuire Lopez, offrendo progressivamente piccoli tasselli utili a svelare l’enigma solo nel finale...

    data: 10/05/2015 23.53

  • REGISTRI LINGUISTICI CONTRO LOBOTOMIA EDITORIALE

    DAVIDE MORGANTI (Il Mattino) (*)

    La scrittura, spesso, è una stanza scomoda, dove non trovi sedie, poltrone, finestre, divani e si resta spiazzati, specie in questo banale Duemila, dove ogni cosa scritta, come insegnano gli editor nostrani (o terminator?, vista la fissità con la quale ripetono che il lettore, se non è scritto facile, mica capisce) deve essere più ovvia possibile. Beppe Lopez con il suo nuovo romanzo (La Bestia!, Manni, pag.235, euro 17) se ne frega di questa involuzione e prosegue nel suo cammino, iniziato brillantemente quindici anni fa con Capatosta, torcendo la lingua, facendo del suo romanzo una sorta di conte philosophique settecentesco privo di tempo. Lopez, ignorando le direttive della lobotomia editoriale, racconta il nostro tempo usando una storia semplice – uno straniero, la bestia appunto, che entrando in una città la sconvolge con la sua sola presenza – per ricoprirla di diversi registri linguistici...

    data: 02/05/2015 19.04

  • LA BESTIA!
    FAVOLA FANTASY
    CON MORALE

    ANNA BIGANO (*)

    L'accoglienza dello stranieronel romanzo di Beppe LopezLA RECENSIONE DELL'ANSA "Mecvuattauccavau cuddistaind! Iaimvogghjefaie mbasclfattmai evau faciaitvmbesc lfettvaust". Per chi non viene da Bari o dintorni, la lingua del nuovo romanzo del giornalista Beppe Lopez suona a tratti ostica, respingente, con il suo impasto peculiarissimo di lessico tre e quattrocentesco e di battute dialettali fatte d'impronunciabili accumuli di consonanti. Serve qualche pagina per acclimatarsi nella lettura de 'La Bestia!', terza prova narrativa dell'autore dopo 'Capatosta' (Mondadori 2000) e 'La scordanza' (Marsilio 2008), ambientata in un tempo lontano e in una città che si chiama semplicemente Città. Una città il cui destino cambia per sempre quando alle sue porte si presenta "un òmmeno vestuto selvaticamente", con intenzioni tutt'altro che chiare. Ne 'La Bestia!' Lopez mantiene e anzi esaspera l'alternanza continua di registri linguistici e la mescolanza di italiano e dialetto per cui è stato più volte accostato a Camilleri. Abbandona invece l'affresco storico e sociale dei suoi lavori precedenti per dedicarsi a quella che un ironico sottotitolo definisce 'favola edificante (per adulti) sulla "costruzione del nemico"', per quanto gli antropologi che studiano i racconti popolari direbbero che contiene pure molti elementi della fiaba...

    data: 12/04/2015 18.19

  • LA BESTIA!
    TRA FANTASY
    E MANUALE DELLA DEMOCRAZIA

    DARIA TERRACINA

    Il nuovo romanzo di Beppe Lopezin "LEGGERE:TUTTI" di aprile ---------- “La storia comenza con un bel disegno, dove sta raffigurato un òmmeno vestuto selvaticamente ’nnanzi a una muraglia fortificata”. Quindici anni dopo Capatosta (Mondadori 2000) e sette anni dopo La scordanza (Marsilio 2008), Beppe Lopez dà alle stampe un nuovo romanzo. Questa volta non si tratta né di realismo o neo-realismo, né di romanzo generazionale e di impegno politico. La Bestia! – è questo il titolo del volume in libreria da fine febbraio, per i tipi di Manni – non a caso viene infatti definito nel sottotitolo del frontespizio: favola edificante (per adulti) sulla “costruzione del nemico”. Favola perché è una storia - una storia vera e propria, persino con elementi fantasy – fuori dal tempo e dello spazio; edificante perché tratta, in termini politicamente corretti, di un problema di enorme e drammatica attualità (il rapporto con lo straniero, il forestiero, l’immigrato, l’”altro”); per adulti, perché c’è qualche pagina un po’, come dire? spinta; sulla “costruzione del nemico”, perché l’elemento centrale della vicenda narrata riguarda una questione ben sintetizzata nella frase di Umberto Eco riportata nella pagina immediatamente successiva al frontespizio: “Per tenere i popoli a freno, di nemici bisogna sempre inventarne, e dipingerli in modo che suscitino paura e ripugnanza”. Ma il rapporto con il forestiero - nel libro, l’uomo vestito selvaticamente che esce dalla foresta e si presenta davanti alle mura della città - è per Lopez solo un aspetto dell’essere persona e cittadino in una società democratica. Solo da questo punto di vista si giustifica l’aggettivo “edificante”, peraltro usato in termini esplicitamente autoironici da un intellettuale caratterizzato da sempre da una laicità e da un eclettismo corrosivi...

    data: 08/04/2015 17.24

  • LA BESTIA!
    LA BUONA POLITICA
    E L'IMPEGNO CIVILE

    ANNA BIGANO (*)

    [UN LIBRO AL GIORNO, ANSA] "Mecvuattauccavau cuddistaind! Iaimvogghjefaie mbasclfattmai evau faciaitvmbesc lfettvaust". Per chi non viene da Bari o dintorni, la lingua del nuovo romanzo del giornalista Beppe Lopez suona a tratti ostica, respingente, con il suo impasto peculiarissimo di lessico tre e quattrocentesco e di battute dialettali fatte d'impronunciabili accumuli di consonanti. Serve qualche pagina per acclimatarsi nella lettura de 'La Bestia!', terza prova narrativa dell'autore dopo 'Capatosta' (Mondadori 2000) e 'La scordanza' (Marsilio 2008), ambientata in un tempo lontano e in una città che si chiama semplicemente Città. Una città il cui destino cambia per sempre quando alle sue porte si presenta "un òmmeno vestuto selvaticamente", con intenzioni tutt'altro che chiare. Ne 'La Bestia!' Lopez mantiene e anzi esaspera l'alternanza continua di registri linguistici e la mescolanza di italiano e dialetto per cui è stato più volte accostato a Camilleri...

    data: 27/03/2015 15.29

  • L'INCIPIT
    DE "LA BESTIA!",
    IL NUOVO
    ROMANZO
    DI BEPPE LOPEZ

    La storia comenza con un bel disegno, dove sta raffigurato un òmmeno vestuto selvaticamente ’nnanzi a una muraglia fortificata. Il piantone a guardia dello sprangato accesso alla Città s’impietrì, nel vedermi. Non si era accorto del mio silente avvicinamento alle mura. Intuì la mia presenza d’improvviso, d’istinto, con i nervi più che con la coda dell’occhio o con la membrana timpanica o con le narici. Aveva abbassato di scatto la testa, avvistandomi accanto all’antico e oramai abbandonato pozzo fuoriporta. Non emise voce, né produsse alcun altro suono o rumore. Non praticò l’arma, né l’agitò. Dilatò gli occhi e basta, restando immobile. L’astro maggiore, abbenché calato all’orizzonte, consentiva ancora di vederci, ma di là sotto, dalla mia posizione di viandante davanti alle mura, non riuscivo a leggere negli occhi della sentinella un’emozione precisa, uno stato d’animo definito. Credetti d’individuarvi, tuttavolta, abondevoli cose, anco in contesa logica fra loro. Cose che comunque – antivedevo – mi avrebbero accompagnato facendomi soffrire, ma plausibilmente non solo soffrire, chissà per quanto tempo, da quel momento in poi. Ammetto che mi attraversò le ossa il terrore che avrei potuto non sovravvivere a quelle “cose” e agli atti, ai sentimenti, alla emotività e alla incapacità di capire che, a quanto pare, quelle cose sovente generano. Ma, in una qualche guisa, l’avevo messo in computo. Il lampo che quegli occhi lanciarono mi parve di stupefazione. Non mi pervenne subitamente l’aperta diffidenza che, sin da quando mi ero indotto al grande passo, prevedevo di leggere sovra il muso del cittadino che primieramente avrebbe scorto sotto le mura la mia figura. Dipoi, la diffidenza la colsi effettivamente negli occhi del sorvegliante. Ma essa, ne sono pressoché certo, fu anticipata dalla stupefazione... ...

    data: 02/03/2015 08.24

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