Libri

Libri

  • URBS AETERNA
    Julián Isaías Rodríguez Díaz

    Scrivere una poesia è un atto solitario, qualcosa come lanciare una pietra in aria durante una passeggiata campestre che nessuno, tranne il camminatore, conosce o comprende. La pietra, ovvio, cade sempre. In molte occasioni cade su terreno spoglio o fiorito, ma lontano dalla vista. Tuttavia, a volte, la pietra rompe il riflesso di un fiume o di un laghetto nelle vicinanze. Nello stesso modo, il fiume della Storia ha accolto aneddoti in suo seno che, nell’andare a fondo, hanno illuminato una coreografia di onde espansive. Questi nel loro trascorrere, hanno finito per influenzare tutti noi, in maggior o minor misura. Sul Monte Sacro di Roma, secoli fa, un piccolo aneddoto è caduto in detto fiume. Un altro ancora che, però, avrebbe esteso le sue ondulazioni fino a raggiungere dimensioni da leggenda. Nel 1805, un giovane venezuelano pronunciò, in quell’enclave, il giuramento di rompere le catene con cui la corona spagnola, all’epoca, opprimeva i suoi concittadini, oltremare: Si chiamava Bolívar, e la storia nel seminar sul monte quest’altra gloria, la fronte alzò con una stirpe nascente. Con questa terzina, si chiude il sonetto che Isaías dedica al Monte Sacro romano, riscattando dall’oblio le onde con cui quell’aneddoto mise in disordine i calendari. Per inciso, dalla contemplazione solitaria e introspettiva dell’autore, nasce un poema che, ugualmente, s’immerge nel fiume della poesia generando onde di imprevedibile portata. Lasciamole fluire nel frattempo. Isaías Rodríguez è arrivato a Roma anni fa, per dare continuità alla sua lunga attività diplomatica. Posso, inoltre, immaginare che il suo soggiorno nella capitale italiana abbia intensificato il suo sentire poetico, perché ciò che troviamo in queste pagine non è lo sguardo distratto di chi si trova di passaggio, bensì l’osservazione sensibile, profonda e solitaria di chi concepisce la poesia come necessità ...

    data: 28/01/2019 17.05

  • PAURA DELLA LIBERTA'
    Carlo Levi

    È stato recentemente riedito da Neri Pozza Paura della libertà, il manifesto politico e poetico di Carlo Levi. Iniziativa meritoria che rivela l’attualità della visione dell’Autore in un saggio che non veniva pubblicato dal 1964. Scritto tra il 1939 e il 1940, durante l’esilio dello scrittore nella costa atlantica francese, mentre le Divisioni tedesche invadevano la Polonia preparando l’attacco alla Francia, il saggio di Levi analizza il sentimento insito nell’uomo di paura della libertà che ha finito per far nascere il fascismo. Oggetto di critica, nel dopoguerra, e di rifiuto da parte degli intellettuali e degli editori al pari di Se questo è un uomo, in quanto scomodo per la critica marxista che vi scorgeva una lettura eterodossa del totalitarismo. Pubblicato solo nel 1946, dopo il successo di Cristo si è fermato a Eboli, fu considerato da Italo Calvino il punto di partenza per comprendere la visione del mondo dell’Autore. Per Calvino, Carlo Levi è testimone di un mondo fuori dal mondo, di una dimensione altra rispetto alla contemporaneità ma anche di un tempo altro compresente. Sottolinea Giorgio Agamben nell’introduzione come anche Primo Levi fosse testimone di un mondo e tempo altri. Entrambi gli scrittori portano alla luce un mondo così intimo e interno al nostro mondo da suscitare scandalo e intolleranza. Per Primo Levi fondamentale è parlare per coloro che non possono più farlo. Sostiene Agamben che il soggetto della testimonianza è scisso: deve come uomo porsi al di qua dell’uomo, per testimoniare di un tempo e di un luogo in cui non era umano ...

    data: 18/01/2019 12.13

  • LA FORZA DELLA VOCAZIONE
    Conversazione di Papa Francesco con Fernando Prado

    In un Pianeta che letteralmente arranca sotto il peso dell’inquinamento e dello sfruttamento delle risorse, concentrate in poche mani mentre la maggior parte degli uomini manca di quelle più elementari, il libro – La forza della vocazione, Conversazione di Papa Francesco (con Fernando Prado) tradotto in dieci Lingue tra cui il cinese, edito da EDB (pag.118, euro 9,50), fresco di stampa, è come un sassolino gettato in uno stagno che crea mille cerchi concentrici allargantisi a raggiungere ogni luogo e ogni cosa. Una pura ventata di speranza e di amore per la vita e il Mondo. E, soprattutto, come sottolinea Fernando Prado, amore da innamorato di Gesù che si fa bambino per portare a chi vuole accoglierla, liberamente, la lieta novella. La conversazione con Padre Fernando Prado, sacerdote clarettiano e docente di Teologia della missione all’Istituto Teologico di Vita religiosa a Madrid, si è svolta in agosto nella residenza del Papa, Casa Santa Marta, dove egli vive rinunciando ad occupare gli appartamenti papali. Una lunga conversazione che ha toccato tanti punti riguardanti la società contemporanea ...

    data: 31/12/2018 17.07

  • PUBLIC HISTORY. DISCUSSIONI E PRATICHE
    di Bertella Farnetti, Bertucelli e Botti

    Mutuata dagli States, per Public History si intendono quelle attività di recupero della memoria storica che si svolgono per il pubblico e con il pubblico, e che coprono il largo spazio che intercorre fra la storia accademica e universitaria e la divulgazione sui grandi media. Il raggio d'azione della Public History è vasto e raggruppa tutta una serie di attività, svolte da musei, biblioteche, eruditi e appassionati locali, e promosse da enti pubblici, privati, associazioni e cooperative culturali. Vanno dalla forma tradizionale dello studio, del volume fino alle rievocazioni storiche, al re-enactment, alle battaglie in scala, e quant'altro. Su questo percorso si sono cimentati, con perizia e abilità, i tre autori di questo stimolante testo frutto dei lavori del IV Convegno Internazionale della International Federation for Public History (IFPH) di Ravenna del giugno 2017, che rappresenta allo stesso tempo l’atto fondativo dall’Associazione Italiana di Public History (AIPH). Rispetto a questo appuntamento l’insieme dei contributi qui raccolti, rappresenta senz’altro uno status questionis, come anticipa l'introduzione. La sostanza del testo sono riflessioni prevalentemente calibrate sulla realtà italiana, con uno sguardo costantemente rivolto all’esperienza americana. Praticamente un libro suddiviso in due parti, che stimola un dibattito oculato nel tempo che con venti saggi - inclusa l'interessante ...

    data: 20/12/2018 22.14

  • IL VOLTO E IL VIAGGIO
    Alessandro Brandolini e Stefano Cardinali

    Il viaggio. Atteso, immaginato, sognato. Sfortunato, rocambolesco, vano. In ogni caso un’esperienza, positiva o negativa da aggiungere al puzzle vita, un segno visibile sul volto, invisibile ma indelebile nell’anima. Alessandro Brandolini e Stefano Cardinali ne Il volto e il viaggio (edizioni Fili d’Aquilone, 2017, pp.102, € 13,00)ci conducono nel loro percorso, fatto di parole e volti incisi sulla carta, in cui sessanta poesie di Brandolini si alternano a trenta ritratti a china di Cardinali. Una ricerca di sé, del mondo che porta ad una crescita interiore, al perdersi per poi ritrovarsi. Un gioco che a volte fa male, una svolta da cui è difficile ripartire, da cui è impossibile fare ritorno. Qual è allora la giusta direzione? Sarà necessario portare lo sguardo oltre l’orizzonte o fermarsi a cercare. Bisognerà riflettere, esplorare, cercare e cercare ancora. Ma la scoperta può essere terrore. Nel viaggio alcuni si sono persi, li abbiamo lasciati indietro ad annegare. Così, come Montale, anche Brandolini nella sua poesia ...

    data: 13/12/2018 19.14

  • I VINTI DI VITTORIO VENETO
    Mario Isnenghi e Paolo Pozzato (Il Mulino)

    L’ultima fatica dello storico Mario Isnenghi, già docente nelle Università di Padova, Torino e Venezia, in collaborazione con Paolo Pozzato, docente di storia e filosofia a Bassano ed esperto di Storia militare della Grande Guerra, è dedicata a come è stata vissuta la battaglia di Vittorio Veneto dagli Austroungarici. Già il titolo dell’interessantissimo saggio I vinti di Vittorio Veneto, edito da Il Muliino (pag, 385, euro 26), ci mostra l’angolo visuale da cui parte e si sviluppa la ricerca, quello dei vinti che si trovarono improvvisamente a fare i conti con lo sfacelo della compagine imperiale e con le defezioni e gli ammutinamenti delle varie componenti nazionali da cui era costituito l’esercito dell’Impero asburgico. Entità sovranazionale prestigiosa e dalla durata secolare, l’Impero implose e si disgregò perdendo le componenti slave, ceche, ungheresi, polacche che in un moto centrifugo finirono per rendersi indipendenti dando vita a Stati nazionali e al costituirsi di un nuovo assetto geopolitico dell'Europa. Fu la fine di un mondo ...

    data: 07/12/2018 22.37

pagina 2 di 6

«

»

1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 |