Analisi

LIBERTA'
DI STAMPA: ITALIA
AL 70° POSTO? CLASSIFICHE INTERNAZIONALI FASULLE

BEPPE LOPEZ

"Libertà di stampa, Italia al settantasettesimo posto? Non ci credo". Scrivendo un pezzo con questo titolo, nel mio blog su "Il Fatto Quotidiano", nell'aprile 2016 fui travolto da una marea di post polemici e insultanti. E' di questi giorni una messa a punto sull'argomento, da parte di notiziario.ossigeno.info dal titolo "LIBERTÀ DI STAMPA. OSSIGENO: LE CLASSIFICHE INTERNAZIONALI SONO FASULLE", che conferma quella mia convinzione. Pubblichiamo i due testri, a cominciare da quest'ultimo, come contributo a un dibattito che dovrebbe finalmente partire, facendo chiarezza su quella che personalmente continuo a ritenere una bufala o comunque un equivoco gigantesco. Purtroppo dato acriticamente per scontato dalla quasi totalità delle testate e dei giornalisti, ma soprattutto da una opinione pubblica "politicamente corretta", in realtà indotta dall'alto.

LIBERTÀ DI STAMPA. OSSIGENO: LE CLASSIFICHE INTERNAZIONALI SONO FASULLE

Italia oltre il 70° posto perché soggetta ad attento monitoraggio, inesistente in altri paesi. Spampinato: prima di fare paragoni applicare parametri correttivi

Ogni anno vengono pubblicate classifiche della libertà di stampa che vedono primeggiare alcuni paesi europei e collocano l’Italia oltre il settantesimo posto in un elenco di 180 nazioni. Queste classifiche sono fasulle, non hanno alcun senso e alcuna credibilità, poiché pretendono di paragonare lo stato di salute di chi, come l’Italia, si è sottoposto a mille accertamenti diagnostici con la salute di chi invece semplicemente dichiara di star bene e non si sottopone alle stesse analisi. Prima di fare questi paragoni si dovrebbero applicare severi parametri correttivi. Lo ha detto a Madrid Alberto Spampinato, direttore dell’Osservatorio italiano, nell’intervento alla conferenza internazionale sul tema “Italia e Spagna. Libertà e censura. Il grande silenzio”, in corso all’Università Complutense.

“A che cosa serve indicare l’Italia come la pecora nera, nonostante dia il buon esempio facendosi visitare e mostrando le sue piaghe, mentre si tace sul pudore con cui altri paesi nascondono i loro malanni? In ogni paese d’Europa, ogni anno, migliaia di giornalisti e blogger – ha aggiunto – subiscono intimidazioni, minacce, ritorsioni abusi a causa del loro lavoro. E’ un problema drammatico per la sicurezza delle persone colpite e per i cittadini tutti, perché limitando la libertà di stampa limita il loro diritto di essere informati. E’ un grande problema, ma nessuno ne parla, nessuno lo rappresenta, nessuno chiede di affrontarlo per quello che è”.

“Se in questo grande silenzio, l’Italia fa eccezione ciò avviene perché un osservatorio indipendente, Ossigeno per l’Informazione, da dieci anni segnala pubblicamente, attivamente e con continuità, gli episodi più gravi di minacce e abusi di questo genere, indicandone le cause e i dettagli significativi. Questo osservatorio ha elencato i nomi di 3158 vittime. E’ soltanto la punta dell’iceberg, ma dà la misura di ciò che accade in Italia. In altri paesi europei sembra che non accada nulla di simile, ma è anche vero che in nessuno di questi paesi si fa un monitoraggio simile a quello italiano. Anche in Italia sembrava che non accadesse nulla prima che Ossigeno iniziasse a guardare le cose con il suo radar. Probabilmente, anche la situazione di ogni altro paese apparirebbe diversa  se fosse osservata con il radar incisivo e penetrante di Ossigeno”, ha concluso Spampinato.

LIBERTÀ DI STAMPA, ITALIA AL SETTANTASETTESIMO POSTO? NON CI CREDO

“Libertà stampa, Italia fra peggiori d'Europa”. “Libertà di stampa. scandalo Vatileaks e cause 'ingiustificate' fanno perdere posizioni all'Italia”. “Libertà di stampa, Italia peggio della Moldova. Troppe minacce e processi ai giornalisti”. “L'Italia scende nella classifica 2016 sulla libertà di stampa, adesso è solo 77esima”. “La libertà di stampa la trovi in Africa. Di certo non in Italia”… Sono solo alcuni dei titoli con cui viene presentata l’annuale classifica di Reporters sans frontieres sulla libertà di stampa nel mondo.

RSF è una benemerita e acclamata associazione “di pubblica utilità” in Francia, creata nel 1985,  riconosciuta e premiata in tutto il mondo, ai più alti livelli di reputazione e istituzionali. Si occupa di tutela dei giornalisti, di libertà su Internet, di indipendenza dei media, di lotta contro l’intolleranza religiosa, ecc. ecc.. Conta su 115 corrispondenti in 115 paesi, su otto filiali operative (Germania, Austria, Belgio, Spagna, Finlandia, Italia, Svezia e Svizzera), un segretariato internazionale a Parigi e quattro uffici a Bruxelles, Tunisi, Washington e Rio de Janeiro.

La sua classifica annuale è molto apprezzata, pubblicata e divulgata. E in essa l’Italia ci fa una figura puntualmente assai barbina. Del resto, come può essere altrimenti? Nel nostro paese ci sono poco pluralismo e molto clientelismo (e sudditanza) anche nel settore dell’informazione, praticamente non esistono editori puri nella carta stampata quotidiana, la Rai è quella che è, Mediaset è di Berlusconi, non sono stati risolti i conflitti di interesse, si insiste a parlare di stretta sulle intercettazioni telefoniche e di carcere per il reato di diffamazione, non si fa niente contro le “querele temerarie”… E poi c’è la violenza intimidatrice di mafia, ndrangheta e camorra (sono calcolati fra 30 e 50 i giornalisti italiani sotto protezione perché minacciati dalla criminalità)

Quest’anno l’Italia è scesa di quattro posizioni, rispetto all’anno scorso, finendo al 77° posto - su180 nazioni prese in considerazione - fra la Moldavia e il Benin, nel senso che in fatto di libertà di stampa staremmo un po’ meglio dei beniniani e un po’ peggio dei moldavi. Le ragioni? A parte quelle generali, fatti e vicende specifiche come il caso Vatileaks. “Il sistema giudiziario della Città del Vaticano sta perseguitando i media in connessione agli scandali Vatileaks e Vatileaks. Due giornalisti rischiano fino a otto anni di prigione per aver scritto libri sulla corruzione e gli intrighi all'interno della Santa Sede” si rileva, mettendo forse impropriamente questa vicenda a carico all’Italia.

Ma scorrendo la classifica di RSF, anche quest’anno non sono riuscito a fare a meno di rimanere un po’ perplesso. Certo, se ci assicurano che Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca, Nuova Zelanda, Costa Rica, Svizzera, Svezia, Irlanda e Giamaica - le prime dieci in classifica – stanno meglio di noi in fatto di libertà di stampa, se ne può prendere atto. Anche se ci si potrebbe chiedere se effettivamente anche in Costa Rica e Giamaica…

Possibile, viene però la tentazione di obiettare, che rispetto all’Italia l’informazione sia più libera e meno condizionata, quindi anche più diffusa e pluralistica, in Nicaragua, Armenia, Lesotho, Tanzania, Corea del Sud, Hong Kong, Bosnia-Erzegovina, Ungheria, Malawi, Senegal, Georgia, Croazia, Repubblica Dominicana, Mauritius, Mongolia, Serbia, Salvador, Guyana, Madagascar, Papuasia-Nuova Guinea, Argentina, Haiti, Niger, Taiwan, Unione delle Comore, Romania, Mauritania, Polonia, Malta, Trinità e Tobago, Botswana, Burkina Faso, Slovenia, Africa del Sud, Tonga, Belize, Lituania, Capo Verde, Cile, Oeco, Samoa, Lichtenstein, Cipro, Ghana, Lettonia, Suriname, Repubblica Ceca, Uruguay, Namibia, Estonia ecc. ecc.?

Secondo me, no. Non è possibile. Certo, l’Italia vive da almeno un trentennio un degrado dei processi democratici, delle vita istituzionale, della qualità del personale politico e della classe dirigente, in conseguenza della stessa vita sociale ed economica, e del mondo dei media che forse non ha eguali nel mondo. Sui diversi, anche penosi aspetti di questo degrado mi è personalmente capitato di scrivere più di una decina di libri e migliaia di articoli e note.

Eppure, non credo che tutti quei 76 popoli stiano meno peggio di noi in fatto di libertà di stampa. Diciamo che essere cittadini e giornalisti nel nostro paese, con una certa dignità e indipendenza, oggi è molto frustrante, induce in sofferenza, in serie problematiche e spesso in disarmata solitudine. Ma mi pare che in molti di quei paesi che sono avanti all’Italia, nella classifica di Reporters sans frontieres, un cittadino e giornalista italiano con la schiena dritta avrebbe probabilmente molte più difficoltà di quante non ne abbia in Italia.