Analisi

CASSAZIONE
E "VALORI":
MA I GRANDI GIORNALI FORZANO
LE NOTIZIE

BEPPE LOPEZ (*)

Ieri, improvvisamente, la questione-immigrati è riesplosa nel Paese delle contrapposizioni radicali (preferibilmente immotivate). Non bastavano i 68 arresti per il Cara di Capo Rizzuto. Ci si è messa anche una sentenza di Cassazione, subito lanciata come benzina sul fuoco delle polemiche e delle strumentalizzazioni politiche: gli indiani sikh non possono circolare per le strade delle nostre città avendo alla cintura un coltello religioso, il kirpan, come vorrebbe la loro religione.

Stavolta, a fare da grancassa alla forzatura mediatica, sino quasi alla manipolazione, sono state le due maggiori testate giornalistiche, ambedue con la prima pagina e le due pagine successive. E con gran giubilo di leghisti, post-fascisti e forzitaliani. “Migranti, sentenza sui doveri” sparava il Corriere della Sera. L’occhiello, più correttamente, riportava la notizia, ridimensionando la portata epocale del titolo: “Un indiano non potrà portare il pugnale sacro: sicurezza da garantire prima di tutto”. Ma il catenaccio sanciva la storicità dell’evento: “La Cassazione: gli stranieri hanno l’obbligo di conformarsi ai nostri valori”. Anche la Repubblica apriva così: “La Cassazione sui migranti: si conformino ai nostri valori”. E metteva in campo l’editoriale di Chiara Saraceno e ben quattro interviste (il capo della comunità sikh, la scrittrice “anti nozze combinate”, il costituzionalista Mirabelli e l’immancabile Bonino).

Certo, ci sono stati giornali che hanno evitato di montare artificiosamente la sentenza, dando correttamente la notizia. Ma in sintonia con Repubblica e Corriere, Il Messaggero titolava in prima: “I migranti seguano i nostri valori”. Libero non usava mezzi termini: “Immigrato, vuoi stare qui? Fai l’italiano”. Occhiello: “Sentenza sacrosanta: chi arriva deve con formarsi. Ciao Boldrini…”. Ancora più sbrigativa la sintesi della sentenza della Cassazione su La Gazzetta del Mezzogiorno: “Migranti, fate gli italiani”. E cioè: “Dovete uniformarvi a nostri valori, non ai vostri”.

Ora, se si va a leggere la notizia, cioè in questo caso la sentenza, ci si accorge che in effetti il suo estensore usa almeno tre volte la parola “valori”. Nel primo caso per affermare che “è essenziale l'obbligo per l'immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale” (comunque, non sic et simpliciter di “conformarsi ai nostri valori” come affermavano icasticamente Corriere e Repubblica). Nel secondo e terzo caso per ricordare che “la decisione di stabilirsi in una società in cui è noto, e si ha la consapevolezza, che i valori di riferimento sono diversi da quella di provenienza, ne impone il rispetto e non è tollerabile che l'attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante”.

Pur con questi sovrabbondanti riferimenti ai “valori”, la Cassazione conferma precedenti sentenze e ribadisce il rispetto dell’art.9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, individuando semplicemente “la sicurezza pubblica come un bene da tutelare e a tal fine pone il divieto del porto d’armi e di oggetti atti a offendere”. Dice nella sostanza all’indiano che pretendeva di camminare per le strade di Goito con un coltello di venti centimetri (e di non pagare l’ammenda di duemila euro alla quale era stato condannato per questo dal tribunale di Mantova), che non può farlo (e che deve pagare). Punto. Una sentenza che presumibilmente potrà valere per tutti coloro che volessero circolare con il kirpan. Ma non a chi non si conformi, genericamente, ai “nostri valori” o alla nostra cultura o alle nostre tradizioni.

Non solo. La sentenza afferma che per l’immigrato – come peraltro per il cittadino italiano anche di nascita e di altra religione o senza religione  - “il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante”. E che “l’integrazione non impone l'abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell'art. 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale”. Altro che conformarsi ai nostri valori!

(*) Il Fatto Quotidiano, 17 maggio 2017