Professione

MATTEO, COME
UN GRIOT
DEL MALI
O UN BLUESMAN
DEL MISSISSIPPI

NICOLA CONTEGRECO (*)

Il libro di Beppe Lopez Matteo Salvatore. L’ultimo cantastorie (Aliberti, 2018, pp.264), lettura fondamentale e squarciante per i cultori del poeta popolare di Apricena, ci induce a comprendere che a più di mezzo secolo dal Lamento dei mendicanti e a tredici anni dalla morte, di Matteo Salvatore non sappiamo ancora nulla. E che – probabilmente – non ci è stato dato di sapere nulla.

Per la carenza di fonti documentali non riusciremo mai a sapere con certezza (tranne che in rarissimi casi) da dove arrivino le sue ballate - quei settenari e quegli endecasillabi impuri eppure perfetti all’interno di una meccanica lirica unica ed originale, e quella musica che ricorda forse da lontano più qualche madrigale del Cinquecento e che, invece, non si avvicina ad alcuno stilema della tradizione popolare del Gargano, neanche della Puglia o del Sud Italia in generale.

Facciamo un esempio su tutti, Il lamento dei mendicanti, brano che dà il titolo al famoso album del 1966. Chi ha suggerito a Matteo Salvatore quelle tre note iniziali cariche di angoscia e di senso, ancor prima che le parole comincino a cantare? Come poteva un autore analfabeta tirare dentro all’intro di un suo brano, anche se solo di passaggio, il tritono (il cosiddetto diabolus in musica) che spaventava le orecchie degli ascoltatori medievali per la sua dissonanza e che sembra uscito direttamente dalla chitarra di Robert Johnson?

Beppe Lopez ci riporta testimonianze di Matteo Salvatore stesso in cui si dice che tutto deriva dal suo maestro Vincenzo Pizzìcoli, chitarrista e violinista cieco, al quale fino alla tarda adolescenza – e quindi alla morte del centenario Pizzìcoli - Matteo si accompagnò, apprendendo e prendendo tutto quanto fosse possibile, facendo poi macerare quella materia dentro le sue carni malnutrite, per molti anni, facendola quindi sua per poi ritirarla fuori, solo molto tempo dopo, attraverso le numerose incisioni degli anni Sessanta e Settanta.

Ma una cosa è certa. Il canto di Matteo Salvatore è antico come quello di un griot del Mali o come quello di un bluesman del Mississippi, la sapienza delle sue parole e la matrice del suo timbro sono millenarie, arcaiche, non perscrutabili e tuttavia luminose come la pietra calcarea di Apricena. La sua grandezza è quella di essersi trasformato da facchino analfabeta in poeta antropologo, nell’aver dato voce, cioè, ad un popolo intero, ad una terra che senza di lui sarebbe rimasta muta e orfana. E soprattutto, di averlo saputo fare con la ricerca continua ed istintiva attraverso il periplo mediterraneo del “melos”, del canto che procede attraverso le scale minori armoniche e i quarti di tono e che viene proprio dalle acque e dalle sabbie profonde che le genti di quel mare, in lungo e in largo, hanno da sempre solcato. Su questo non ha dubbi l’autore del libro, supportato dalle analisi competenti di specialisti del calibro di Michele Straniero o di Otello Profazio.

La narrazione attenta e fluida di Lopez, però, si spinge anche molto dentro all’esistenza di Matteo Salvatore, sbriciola la trita aneddotica che la vulgata da decenni dissemina su giornali, libri e siti. Va a cercare l’uomo Matteo Salvatore nella sua interezza, si arrischia nei suoi tormenti, nei segreti mai raccontati, nella sua straordinarietà e nel paradosso perenne dei suoi anni. Va a ad indagare nella parte primitiva, selvaggia, incosciente ed infantile (con un archetipo junghiano potremmo definirla l’Ombra), quella senza regole, legata alla paura e ai desideri irrazionali. Una parte di sé che Matteo Salvatore non riuscì a razionalizzare e di cui non seppe mai a liberarsi fino (ed oltre) alle drammatiche conseguenze della “disgrazia” di San Marino (l’assassinio della sua compagna e partner Adriana Doriani).

Forse nessuno studio su Matteo Salvatore sarà mai “completo”, ma L’ultimo cantastorie comincia finalmente a dare una dimensione più profonda ed appropriata ad una figura così grande.

Un libro necessario.

(*) Pubblicato in parte sul numero di ottobre del mensile Leggere:tutti. TESTO INTEGRALE