IERI E OGGI

ROMANZI DA RISCOPRIRE:
"LA MIA FAMIGLIA
E ALTRI ANIMALI"

VALENTINA CHIARINI

Gerald Durrell
La mia famiglia e altri animali
Adelphi, 1975
traduzione di Adriana Motti
 
Be’, talvolta mi è capitato di credere non meno di sei cose impossibili già prima di colazione
La Regina Bianca,Alice attraverso lo specchioLewis Carroll
 
Non propriamente un romanzo, ma la storia di persone autentiche, La mia famiglia e altri animali del romanzo ha ritmo narrativo, intensità e colpi di scena; vi si narra di una famiglia che, a causa di motivi economici in seguito alla morte del marito e padre, si trasferisce per qualche anno a Corfù. E’ il 1935. Sono anni in cui si poteva affittare la propria casa in Inghilterra e vivere nei paesi del sud che costavano assai meno (lo stesso fece la famiglia di Agatha Christie quando lei era ancora bambina, vivendo per qualche tempo in una pensione francese).
La mia famiglia e altri animali è dedicato alla madre dell’autore e quando, in età adulta, lo comprai per leggerlo di nuovo - e soprattutto farlo leggere ai miei figli - il modo in cui era descritta mi sembrò molto toccante: “Come un gentile, entusiasta, comprensivo Noè, ha guidato con grande perizia il suo vascello pieno di strana progenie attraverso i mari tempestosi della vita, sempre minacciata dalla possibilità dell’ammutinamento, sempre circondata dalle secche dello scoperto in banca e degli sperperi, senza mai essere sicura che la ciurma avrebbe approvato la sua rotta ma certa che sarebbe stata biasimata per tutto quello che andava storto. Che sia sopravvissuta alla traversata è un miracolo, ma è sopravvissuta e, per giunta, con la ragione più o meno intatta. Come osserva giustamente mio fratello Larry, possiamo essere orgogliosi del modo in cui l’abbiamo educata; lei ci fa onore”.
Questo mi commosse perché, per varie ragioni, mi identificavo con la signora Durrell, però mi fece anche ridere; appartiene infatti, questo libro, a quel genere di letteratura britannica piena di umorismo e di ironia. Come nel ringraziamento alla moglie: “Mi ha lusingato ridendo fragorosamente nel leggere il manoscritto, per poi informarmi che a divertirla tanto era la mia ortografia”.
Gerald Durrell è stato un eminente zoologo. In età adulta ha fondato il Jersey Wildlife Preservation Park nell’isola di Jersey. Lungo tutto il libro, oltre alla madre, ai fratelli e ai personaggi più disparati, a balzare potente fuori dalle pagine è la natura, che siano gli ulivi o il mare o una rosa, i ragni o gli scorpioni, le tartarughe o le raganelle. Forse sarà perché le descrizioni riportano a un mondo che sta svanendo ma che ancora la mia generazione ha vissuto, se leggendo si ha l’impressione di essere là sotto gli ulivi, con i sandali impolverati, respirando le fragranze esalate dal mirto e dal lentisco, sentendo il sole e la salsedine aggricciare la pelle.
Dai dieci ai quindici anni, insieme al cane Roger, Gerald esplora l’isola, fremendo dalla voglia di andare a scorrazzare già a colazione, quando “L’aria mattutina era colma [….] del tremulo, malinconico scampanio delle greggi che i pastori portavano al pascolo […] il cielo era limpido e luminoso […] di un chiaro, latteo color opale […] i fiori erano insonnoliti, le rose gualcite dalla rugiada, le calendule ancora del tutto chiuse.
'Mangia più piano, caro' mormorava la mamma 'non c’è fretta'.
Non c’è fretta? Con Roger che mi aspettava al cancello? […] Non c’era fretta con le prime cicale sonnacchiose che cominciavano a sviolinare come per prova tra gli ulivi? Non c’era fretta con l’isola ancora fresca di mattino, vivida come una stella, che aspettava di essere esplorata?”
Già l’indice dei capitoli ci dà un’idea del contenuto: L’Uomo delle CetonieUn tesoro di ragniLe colline delle tartarugheIl mondo dentro un muroIl carosello delle lucciole … e ancora, I fiori parlantiI Campi a ScacchieraUn ricevimento di animali.
La famiglia Durrell era composta dalla madre, da Larry, ventitré anni, diventato poi uno scrittore piuttosto noto, da Leslie diciannove anni, da Margo di diciotto, che con i suoi succinti costumi da bagno fece la gioia di una generazione di giovanotti greci, e infine Gerald di dieci. I Durrell in quei cinque anni cambiarono casa tre volte, passando dalla villa color rosa fragola alla villa giallo narciso per poi giungere alla villa bianca come la neve.
Viene da chiedersi se questo ragazzino andasse a scuola; naturalmente no, ma aveva un precettore, George. Si trattava di un vecchio amico di Larry, recatosi a Corfù per scrivere. Era un uomo “molto alto e magrissimo, che si muoveva con la strana grazia disarticolata di una marionetta”. George, oltre all’inglese, al francese, alla matematica e a varie altre cose, dedica un po’ di tempo alla storia naturale, insegnando a Gerald ad annotare le sue osservazioni su un diario: “Subito il mio entusiastico ma caotico interesse per la natura venne messo a fuoco, perché mi accorsi che scrivendo le cose riuscivo a impararle e ricordarle molto meglio”.
George sarà in seguito sostituito da un altro precettore, il signor Kralefsky, “uno gnomo che si era camuffato da uomo indossando un vestito fuori moda ma molto lindo”. Personaggio quanto mai originale, sarà lui, comunicando alla madre di Gerald di avergli insegnato tutto ciò che poteva e che era tempo di proseguire gli studi in Inghilterra o in un altro paese, a spingere la signora Durrell a porre fine alla permanenza della famiglia sull’isola. O, almeno, questa è la ragione che l’autore sottintende raccontando il ritorno in Inghilterra nel 1939, senza citare lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, che immagino dovesse invece essere la ragione principale.
Queste pagine sono scritte con mestiere, e ciò che Durrell descrive è osservato con amore, che sia il parto di una forbicina, o un tordo montano, o la casa costruita da un ragno botola; per non parlare delle eccentricità di familiari, amici e conoscenti.
Uno degli episodi più affascinanti è quello della grande battaglia tra il geco Geronimo, abitante fisso della camera di Gerald, e Cerfoglio, una mantide religiosa incinta: “… Per qualche misteriosa ragione, Cerfoglio faceva di tutto per trascinare Geronimo giù dalla parete sul pavimento, mentre lui stava facendo di tutto per trascinare lei sul soffitto. Per un po’ barcollarono di qua e di là, sopraffacendosi a vicenda […] Poi Cerfoglio commise il suo errore fatale; approfittando di una delle loro momentanee pause, si scagliò in aria nel tentativo, si sarebbe detto, di volare attraverso la stanza tenendo Geronimo tra gli artigli, come fa l’aquila con un agnello. Ma non aveva valutato bene il peso dell’antagonista. Il suo balzo improvviso colse di sorpresa il geco e strappò via dal soffitto i suoi piedi a ventosa, ma non appena furono a mezz’aria lui diventò un peso morto, e un tale che nemmeno Cerfoglio riuscì a reggerlo. E in un intricato viluppo di coda e di ali caddero sul mio letto.”
Come si dice, la bellezza è negli occhi di chi guarda; e la capacità di osservare con occhi meravigliati la realtà circostante è uno dei grandi pregi di questo libro.
I ragazzi non furono felici di tornare in Inghilterra: “Mentre la nave faceva la traversata e Corfù sprofondava tutta luccicante nella foschia perlacea dell’orizzonte, fummo presi da una cupa depressione che durò per tutto il viaggio sino all’Inghilterra”.
Ma quegli anni segnarono l’inizio di un lungo lavoro per preservare ogni vita animale sulla terra; il Wildlife Preservation Trust fondato da Gerald Durrell prosegue la sua opera in Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada. Speriamo vivamente che le pagine da lui scritte possano essere uno stimolo a osservare con attenzione e rispetto le Cose Sagge e Meravigliose che la natura ci offre.

Termino riportando la citazione all’inizio della Parte Prima: C’è un piacere sicuro nell’esser matto, che i matti soltanto conoscono, Dryden, The Spanish Friar, II, 1.