IERI E OGGI

CATTEDRALI GOTICHE
COSA FURONO
COSA SONO

MARIATERESA GABRIELE

Così come il Romanico è venuto prima del Gotico, queste scene terribili dell’incendio a Notre Dame di Parigi a me barese ricordano l’incendio, doloso, dolosissimo ancorché non del tutto chiarito, del Petruzzelli, il 27 ottobre 1991. Teatro della città poi ricostruito e perfettamente funzionante adesso, ma certo non esattamente com’era.
Inoltre si parla in queste ore, lo ha fatto a Rainews il critico d’arte Flavio Caroli, di “Europa delle cattedrali”. E allora rivado nella mia libreria e oltre, a scovare il celeberrimo romanzo eponimo di Victor Hugo, scritto a soli 28 anni e a ricordare Quasimodo ed Esmeralda nelle tante rielaborazioni cinematografiche e teatrali. Rispolvero un libretto della Biblioteca Moderna Mondadori, intitolato “Il gotico” a cura di Virgilio Gilardoni, con 155 illustrazioni in bianco e nero, un libretto che mio padre acquistò nel 1951. Elegantemente, sulla copertina di cartone non c’è il prezzo, ma per me questo volumetto ha un valore inestimabile oltre che per motivi personali, proprio per l’accuratezza della sua fattura. Nell’era del clic e del web, quando basta un attimo per avere davanti agli occhi tutti i panorami del mondo, c’è da riflettere sulla bellezza, sulla meraviglia del libro stampato: queste poche pagine, 143, di piccolo formato, con le foto di Alinari e di Anderson, rendono conto del Gotico in maniera assolutamente formidabile e di Notre Dame, della Cattedrale per eccellenza, dà nell’indice le notizie cronologiche essenziali: il coro costruito nel 1162, la facciata alla fine del XII secolo, il portale nel 1206, le Torri nel 1245, le Cappelle laterali iniziate nel 1258 da Jean de Chelles e Pierre de Montereau; le cappelle del coro nel 1296-1320 e poi le sculture, gli archi e la guglia di 45 metri che ieri è andata distrutta.
Pieno Medioevo dunque: e c’è ancora chi lo indica come un’era retrograda….Le foto spaziano da Bruges a Siena, Orvieto, Assisi, Chartres, Reims, Amiens, Beauvais, Colonia, Norimberga, Bamberga, Westminster, Lèon e così via, in una panoramica completa senza tralasciare le statue più famose come l’angelo sorridente di Reims, dall’Ungheria alla Boemia, dalla Svezia all’Inghilterra all’Italia alla Spagna e Portogallo.
Opera collettiva, e vediamo cosa significavano le cattedrali, nel capitolo chiamato “L’epica del Gotico”: “Il gusto di un paese o di un popolo per determinate forme di espressione artistica si modifica rapidamente quando la struttura intima della sua società si trasforma. Il gusto infatti è lo specchio di un’epoca e di una società. Il genio non di un uomo solo, ma di mille artisti isolati dalle passioni del loro tempo non avrebbe mai operato quel mutamento radicale del modo di vedere il mondo che si constata nella seconda parte del medioevo (… ) La prova più evidente che l’arte non sia una fioritura gratuita di belle forme fantastiche l’abbiamo d’altronde osservando come in paesi i quali pure erano in strettissimi rapporti economici e culturali con il mondo del gotico, quali la Russia, l’Impero Bizantino e l’Oriente islamico, non sia nata nessuna arte gotica. I paesi costituiti in forme di imperi feudali e autocratici sono rimasti fedeli a quelle forme di espressione artistica atte ad esaltare, illustrare e o esprimere il loro modo di vita: il bizantino e, in diversa misura, gli stili aulici arabi, cinesi, giapponesi. L’Europa invece, che aveva conosciuto forme di vita popolari provinciali assai spiccate attorno ai castelli e ai conventi feudali, e che, nel romanico, trovò il tipico linguaggio che tale assolutismo temperato di qualche concessione ai diritti dell’uomo esprimeva, diventa il terreno propizio per un’evoluzione economica e sociale che, in pochi decenni, scardina la fissità dell’ordine feudale e crea le condizioni per la nascita del mondo moderno. Un complesso di fattori determina, con gli anni, la nascita di un mondo nuovo: l’incremento del commercio, la moltiplicazione delle vie di comunicazione, la fortuna dei grandi mercati e delle fiere internazionali, i movimenti e gli spostamenti di gente: e, in pochi anni, la creazione di vere fortune in mani plebee, e la nascita di una coscienza di classe fra gli sfruttati della città e talvolta delle campagne vicine, organizzati nella lotta contro il Barone o il Signore che li dissangua. Le crociate hanno immiserito principi e signorotti e hanno aperto gli occhi dei pezzenti fanatizzati sugli splendori di Bisanzio”. (pagg. 15-16).
Si può dire meglio? Credo di no, ma continuiamo: “Si ha bisogno di denaro. Il feudalesimo ne ha bisogno estremo: e allenta il servaggio nelle campagne per trasformarlo in tributi e taglie che i contadini cercano di pagare portando i prodotti della terra ai mercati di città. Bisognano di denaro i monarchi e gli imperatori che devono sostenere lotte e guerre contro l’ingordigia dei loro infedeli vassalli. E sono i ricchi commercianti organizzati in gilde, che prestano denaro ai principi e ai monarchi in cambio di privilegi: sono città intere che accordano prestiti in cambio di garanzie e di franchigie.
Così nascono le città libere, gli operosi comuni medioevali, dove sorge una dinamica borghesia. Ma il movimento non è senza dolori. L’Europa è in scompiglio: la rete del mondo feudale non è facile da strappare; le fila si stringono con infiniti nodi di solidarietà di classe oltre le frontiere etniche; i feudatari si danno la mano per difendere il loro mondo che s’incrina. Ma già una rete nuova e più solida è sorta fra città e città; anche la giovane borghesia, che si chiama ancora popolo, sta acquistando un suo spirito di classe; e nascono le alleanze, le leghe difensive fra città, per parare i colpi dei signori spodestati e dei cavalieri decaduti al rango di briganti di strada.
Nella sorda lotta che impegna alcune generazioni e scoppia in tutti i paesi in forme diverse, crolleranno le due grandi autorità universali, il Papato e l’Impero, e nascerà l‘epoca della borghesia mercantile.
Le prime vittorie spalancano orizzonti radiosi al popolo delle città: le energie prodigiose erompono nell’esaltazione collettiva delle grandi cattedrali del popolo; chiese e palazzo pubblico assieme: luogo di preghiera e di ritrovo, immense per contenere tutto il popolo (allora una città come Parigi contava 120mila abitanti e la Cattedrale ne conteneva 9mila nelle navate e 1500 nelle tribune, pag. 23), per risuonare come un arengario nei giorni di pericolo, come tribunale nei giorni di giudizio, come mercato nei giorni di fiera, come grande teatro per le rappresentazioni drammatiche e le feste carnascialesche (da cui prese le mosse Hugo, ndr.).
La cattedrale diventa il simbolo della libertà comunale, dell’unione del popolo, il segno tangibile dell’affrancamento dai vecchi vincoli feudali” (pagg.15-17). E risuona il grido di Ruggero Bacone. “Guardate il mondo!” “Da Chartres a Saint Denis a Notre-Dame di Parigi e a Corbeil, i portali a colonne sorgono tutti con una concezione unica, con gli stessi temi iconografici e lo stesso modo di concepire il volume: la scultura gotica è nata, ed è nato l’ornamento capace di legare in armonico passaggio la geometria con la figura umana. Alla base delle rappresentazioni monumentali si alternano le rappresentazioni della vita pratica: i lavori giornalieri e stagionali, retti dalle apparizioni dei segni dello zodiaco. In queste rappresentazioni gustose il popolo diventa materialmente soggetto di rappresentazione e l’inno alla vita diventa preciso: il lavoro acquista il suo riconoscimento” (pag.41).
Agli affreschi si sostituiscono le vetrate: “Nelle cattedrali la vetrata rappresenta un completamento felicissimo: è il mezzo per sottolineare la potenza umana. Suscita luci cangianti negli interni vasti: crea atmosfere fantastiche. Le vetrate gotiche dei primi tempi sono come un mosaico di vetri colorati: i singoli elementi, tinti nella loro massa vetrosa rigonfia e irregolare, assorbono la luce in grandi macchie incandescenti; il rosso vino si alterna con l’azzurro marino negli sfondi”.

E poi ci sono le varie distinzioni: la cattedrale segno di potenza in Inghilterra o la cappella palatina della Sainte Chapelle, costruita da san Luigi, un re capetingio, Luigi IX, per ospitare le reliquie della Passione, “è un vero e proprio gigantesco reliquiario di vetro” (pag. 46). Si passa dal gotico fiorito a quello fiammeggiante e insomma in poco meno di un’ora si viaggia con questo libro nei secoli e nello spazio. A dispetto delle fiamme, sempre causate da un innesco. Volontario o meno, si vedrà.