IERI/OGGI

LA PIONIERA DELLA PIZZICA
CHE ABBANDONO'
LE SCENE QUANDO ESSA STAVA DIVENTANDO "MODA"

BEPPE LOPEZ (*)

Ero a Zollino, domenica sera, in piazzetta, all'anteprima nazionale di "A Sud della musica", dedicato dal regista Giandomenico Curi alla "voce libera di Giovanna Marini". C'era naturalmente anche la grande Giovanna, indiscussa numero uno della ricerca e della musica popolare italiana, attorniata da una intera generazione di studiosi e operatori culturali salentini. Quel docufilm, straordinario, documenta efficacemente il lavoro compiuto da Giovanna, in più stagioni, proprio nel Salento, che lei considera esplicitamente la più ricca in Italia per tradizioni musicali, caratterizzata peraltro da alte caratteristiche tecniche.
C'erano tutti anche nel docufilm. E con gli altri c'era lei, Bucci Caldarulo, l'indimenticata, grande voce dei primi lavori di scavo, ricerca e rielaborazione dei canti popolari salentini agli inizi degli anni Settanta. Al solito, pensavo, brilla per la sua assenza fisica, sempre appartata e disdegnosa com'è, sempre polemica con gli arrivisti dello sfruttamento della pìzzica. Meno male che almeno rivedevo la sua immagine, dopo anni, sul grande schermo allestito in piazza Sant'Anna a Zollino, all'interno del programma ufficiale della Notte della Taranta, mentre ricordava con determinata chiarezza quando e perché fondò prima il Canzoniere Salentino con Anna D'Ignazio e Luigi Lezzi (1972) e poi il mitico Canzoniere greganico salentino con Rina Durante, Daniele Durante, Luigi Chiriatti, Roberto Licci e Rossella Pinto (1975). E come venne fuori nel 1977 il primo vinile del gruppo: "Canti di Terra d'Otranto e della Grecia salentina". In quella fondamentale collana folk della Fonit Cetra, curata da Giancarlo Governi, il Canzoniere era l'unica presenza pugliese, a parte Toni Santagata, che già allora praticava un tipo di "folk" che faceva storcere il muso ai puristi come Bucci.
E' stato proprio mentre lei veniva intervistata, in un passaggio del docufilm, che mi è arrivata una telefonata con la notizia della sua scomparsa.
Bucci Caldarulo era nata nel 1944. Fu all'università, a Lecce, che casualmente cominciò ad occuparsi di musica popolare. Lei non era contadina, ma figlia di borghesi. Con alcuni compagni di Lettere stava preparando uno spettacolo diretto dal noto regista Giorgio Pressburger, che li invitò a cercare nei campi canti e canzoni popolari. E nacque la passione. Formarono il primo gruppo a tre. Ebbero successo. Ma determinante, travolgente fu l'incontro con Rina Durante, più grande di Bucci di una quindicina d'anni ma soprattutto intellettuale energica, anti-accademica e anti-conformista. Una delle intelligenze più aperte e moderne che abbia avuto il Novecento pugliese.
Quando nel 1975 Bucci e Rina fondarono il Canzoniere greganico salentino, Rina aveva già alle spalle una cospicua militanza culturale e politica. Gli studi a Bari, i confronti e gli scontri con intellettuali come Vittorio Bodini e Vittore Fiore, la pubblicazione nel 1964 con Rizzoli di un classico della narrativa meridionale come La malapianta, il Sessantotto a Roma, la frequentazione con le avanguardie letterarie e finalmente il ritorno nel Salento e l'approfondimenti delle sue tradizioni, a cominciare da quelle etnico-musicali.
Viene attribuita proprio a Rina l'idea iniziale di mettere insieme il Canzoniere Salentino e un gruppo che a Calimera si dedicava allo studio e alla rivalutazione della cultura grica, per dare vita al Canzoniere grecanico salentino, che incise dischi e fece concerti, partecipando in particolare al circuito di "feste" legate alla sinistra e soprattutto al Pci. Ma dopo circa dodici anni di intensa e proficua attività, nel 1982 - il boom della pìzzica è ovviamente molto di là da venire - Bucci improvvisamente mollò tutto, lasciando a Daniele Durante (oggi direttore artistico della Notte della Taranta) la leadership del Canzoniere.
Perché lo fece? Si legge in rete che già in sede d'incisione dei "Canti di Terra d'Otranto e della Grecia salentina", dopo una esibizione del Canzoniere al Folk Studio di Roma, "si accende il dibattito all'interno del gruppo su quali dovessero essere le modalità interpretative dei brani tradizionali. Vincerà la linea di Daniele Durante e Roberto Licci, che premevano per dare agli arrangiamenti del gruppo maggiore valore musicale". C'è invece, fra chi le voleva bene, chi attribuisce quell'improvviso arretramento al suo carattere: "S'era stufata".
Più realisticamente - a prescindere dal giudizio di ciascuno di noi sulla bontà, per esempio, della pìzzica così come è stata rivista e viene praticata oggi - Bucci potrebbe aver intuito quale strada stesse prendendo il lavoro non solo del Canzoniere ma di tutti coloro che si occupavano di musica popolare, in particolare nel Salento, e non le piaceva. Smettendo di cantare.

(*) La Gazzetta del Mezzogiorno, 13 agosto 2019