PASSATO E PRESENTE

IL DIRETTORE CONTRO L’EDITORE: “ASPETTO I GIUDICI DA 20 ANNI”

VINCENZO IURILLO
IL FATTO QUOTIDIANO (*)

C’è un cittadino, un giornalista, che attende da venti anni –avete capito bene, vent’anni – una sentenza che lo ristori di un licenziamento già dichiarato “illegittimo” da un magistrato del lavoro. Il Tribunale lumaca è quello di Potenza. Le cause sono due e riguardano il risarcimento danni per le conseguenze del licenziamento risalente al 1999 dell’ex direttore del quotidiano La Nuova Basilicata, e il successivo fallimento della società editrice. Due distinti procedimenti, ma collegati, ‘fermi’ al 2011. Il primo da allora è stato rinviato 10 volte, il secondo 12 volte, “per la precisazione delle conclusioni”, ovvero a pochi metri dallo striscione d’arrivo. Stop imposti da cambi di giudici relatori (otto sommando entrambi i processi), e rinvii d’ufficio. Le cause sono pronte per le decisioni. Ma le sentenze non escono.
IL CITTADINO-GIORNALISTA vittima del primato di lentezza giudiziaria si chiama Beppe Lopez. Classe 1947, cronista che ha partecipato alla fondazione di Repubblica, autore di saggi sul giornalismo, Lopez è stato – e si presume lo sia tuttora – un convinto sostenitore della tesi che un’informazione locale indipendente dai potentati economici e politici avrebbe prevenuto il crollo delle vendite della carta stampata. Per questo nel secolo scorso lascia Repubblica e punta alla creazione di giornali locali al Sud. Nel Salento gli va bene. In
Basilicata gli va male: l’avventura de La Nuova Basilicata, nata il 23 giugno 1998, nell’unica regione all’epoca senza un proprio quotidiano, si interrompe per lui bruscamente, e dopo nemmeno un anno. “Misi insieme una decina di giornalisti (per metà locali, per metà romani, baresi e leccesi) – ricorda Lopez – un piccolo imprenditore locale che si occupava di alberghi e di una piccola emittente televisiva, l’Agenzia dei Giornali Locali del gruppo Espresso-Repubblica e la società di raccolta pubblicitaria Manzoni, e creammo un miracolo, un giornale popolare, cioè di tutti, di grande vivacità e compostezza grafica, di taglio rigorosamente professionale; intreccio sistematico di alto/basso, nazionale/locale, serietà/leggerezza. Una vera rivoluzione”.
Lopez entra in rotta di collisione con l’editore al momento della scadenza dei primi contratti giornalistici agevolati, non asseconda il rifiuto della società editrice di stabilizzare le situazioni precarie. E l’impegno, già preso, di rinnovargli la direzione per altri dieci anni non viene mantenuto. Arriva invece il licenziamento, pochi mesi dopo l’ultimo numero firmato da Lopez, il 27 marzo 1999. Mentre poco alla volta gli altri giornalisti fondatori del quotidiano vengono allontanati, e sostituiti, La Nuova Basilicata diventa La Nuova del Sud, la compagine editoriale cambia, il progetto si ridimensiona, il figlio del vecchio editore diventa amministratore, poi subentrano altre persone. Infine il fallimento.
SUCCEDE COSÌ che la causa di Lopez contro il licenziamento – dichiarato illegittimo dal giudice del lavoro in attesa di una sentenza di merito per la quantificazione del ristoro – venga assorbita in quella davanti al giudice fallimentare, in cui l’ex direttore si costituisce per l’ammissione allo stato passivo. Sono in ballo cifre importanti. “Il mio cliente rivendica oltre un milione di euro” precisa l’avvocato Ettore Sbarra. Lopez infatti ha promosso azione per risarcimento danni anche nei confronti di Donato Macchia, il legale rappresentante di Alice Idea Multimediale Srl, la società editrice de La Nuova Basilicata. Ma dal 2011 è tutto fermo. Su entrambi i fronti, quello dei danni (prossima data il 6 novembre) e quello fallimentare. Un caso. Nel doppio significato della parola. Del quale oggi parleranno a Roma i vertici della Fnsi in una conferenza stampa.

 (*) 29 ottobre 2019