IERI/OGGI

EUROPA VERDE:
C'E' UN RUOLO
ANCHE PER L'INFORMAZIONE
E LA LETTERATURA

GIUSEPPE MARCHETTI TRICAMO (*)

Sarà il verde il colore del futuro? Sembra che l’Europa sia all’avanguardia nell’azione per la salvaguardia del pianeta. L’inizio dell’impegno europeo per l’ambiente risale agli anni ’90, alla convenzione di New York, al summit di Rio de Janiero, al protocollo di Kyoto, al protocollo di Parigi.
«È tornato il momento per difendere l’Europa» ha scandito Ursula von der Leyen nel suo discorso di insediamento di presidente della Commissione europea ed è stata esplicita nell’assumersi l’impegno a presentare la prima Legge europea sul clima con l’obiettivo di trasformare, entro il 2050, il nostro nel primo continente a emissioni zero.
Un discorso da ambientalista convinta o dichiarazioni per necessità? Nel Parlamento europeo, con le elezioni del maggio 2019, gli ecologisti sono tornati più numerosi. L’onda verde è arrivata soprattutto dalla Germania, dove con il 20,6% i Verdi sono diventati il secondo partito dopo la Cdu e dalla Francia dove hanno adesso raggiunto il 13 per cento e un po’ da tutta l’Europa, dall'Irlanda, dalla Danimarca e dal Portogallo dove hanno conquistano un seggio. Mentre in Italia il messaggio ambientalista non è passato e i Verdi non sono riusciti a superare la soglia di sbarramento. Chi ha alimentato con i propri voti l’onda ambientalista? Indubbiamente molti giovani con le loro idee fresche e liberi da condizionamenti ideologici.
A Strasburgo dicono che mai un discorso di un presidente era stato così ambientalista. Anche se la performance non ha pienamente convinto Franziska Keller (leader dei Verdi) «è stato un discorso molto bello retoricamente, molto europeista, e forte anche nel parlare dell'uguaglianza di genere». Con il clima, Keller ha avuto a che fare da sempre: «vogliono avere un ambiente in cui possiamo prosperare ed essere sicuri, lo abbiamo visto nelle piazze di tutto il mondo. La crisi climatica è un grosso problema. Ci sono ancora tanti disastri ambientali: facciamo sì che l’Ue sia la portavoce dell’ambiente».
«C’è un’Europa forte che combatte i cambiamenti climatici. È necessario andare avanti anche con scelte che sembrano impopolari, in particolare nei confronti di un’industria, come quella automobilistica, che ha fatto meglio di altre; in 12 anni le emissioni medie di CO2 delle vetture sono scese del 36,1%. E il traffico veicolare incide solo per circa il 12% sulle concentrazioni complessive di CO2» (Alessandro Marchetti Tricamo, Metamorfosi, L’Automobile, giugno 2019).
Qualcuno però a Strasburgo gioca con le parole e preferisce annacquare il termine “emergenza” ambientale con “urgenza”, decidendo di non sostenere la risoluzione parlamentare in vista dell’European Green Deal (l’importante piano per la transizione energetica). Il motivo? Ha una sensibilità diversa e considera l’argomento una moda assolutamente passeggera. Questione molto seria. Non basta piantare qualche albero e riciclare carta e plastica. È tempo di crederci veramente, di non fingere e di prendere coscienza che è in gioco il nostro futuro. Dall’Europa, dalla giovanissima svedese Greta Thunberg, è partito il monito che, in un venerdì di fine settembre 2019 (Fridays for Future), ha fatto scendere in piazza, in difesa del clima, milioni di ragazzi in tutto il mondo. Un richiamo raccolto dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che ha coinvolto in un summit a New York 66 paesi potenzialmente virtuosi. Però a Madrid con il flop del vertice Cop 25, si è persa un’occasione importante.
Ma oltre alla “mega sfida” ambientale, di strada da percorrere, senza ambiguità, ce n’è molta e si snoda in varie direzioni. Per questo «l’Europa dovrebbe avere una voce più forte e più unita nel mondo» è l’auspicio assolutamente condivisibile di Ursula von der Leyen, che punta anche a difendere i valori del nostro continente. Non possiamo non concordare con Van der Leyen quando afferma di volersi impegnare per un’Ue assertiva, unita e forte con un ruolo da primattore da giocare in questo mondo, che reclama più Europa.
Sì, c’è proprio un bisogno urgente dell’Europa auspicata dalla presidente dell’Ue. Il fronte degli antagonisti malevoli è ampio: sono spesso interni ed esterni alla Comunità. Occorre rapidamente rispondere per le rime alla sfrontatezza di Putin e di Trump nei confronti dell’Europa.
Nella sua vita l’Europa oltre ai sostenitori ha collezionato anche numerosi nemici, molti al proprio interno, che ne hanno minato la coesione fin dal 2005, quando con un referendum la Francia e l’Olanda respinsero la costituzione firmata a Roma il 29 ottobre 2004. Si è poi cercato di riparare questo vulnus con il Trattato di Lisbona (13 dicembre 2007) che ha semplificato il testo della costituzione entrato in vigore l’1 dicembre 2009.
Anche per il presidente del Parlamento europeo David Sassoli (già vicedirettore del Tg1 Rai) la posizione dell’Europa sul tema ambiente è un punto fermo e una priorità assoluta. Sassoli è impegnato a favorire politiche reali ed efficaci e i relativi stanziamenti per la difesa del clima e per la riduzione delle emissioni dannose. L’Europa, effettivamente, sembra fermamente decisa a voler guidare il cambiamento mondiale. «La scienza è chiara, l’ordinaria amministrazione non è più un’opzione» ha precisato recentemente il presidente del Parlamento dell’Ue «e il mondo deve fare di più e più velocemente». E, ha aggiunto, «questo ambizioso obiettivo comporterà profondi cambiamenti sociali ed economici».
Noi europei non possiamo che essere lieti per questa determinazione dell’Ue: elevare gli standard della qualità ambientale dovrà essere il comune obiettivo di istituzioni e cittadini. Tutti abbiamo capito che occorre, ed è urgente, difendere l’ambiente per proteggere il futuro. Siamo stati testimoni del progressivo deterioramento del territorio. Che cosa dire delle nostre città, strozzate dalle periferie? Ovunque, costruzioni che hanno aggredito l’ambiente, consumando tutto il suolo disponibile e rendendolo impermeabile alle acque. Terreni agricoli sostituiti da condomini. Torrenti deviati e interrati o strangolati. E il mare? L’abbiamo invaso con tonnellate di plastica, diventata cibo tossico per la fauna marina. Dispersa nella terra e nel mare, la plastica del pianeta ha raggiunto i ghiacciai artici e la fossa delle Marianne. E l’inquinamento urbano? Elementi contaminanti liberati non solo nell’atmosfera, ma anche nell’acqua e nel terreno, che producono squilibri ambientali e conseguenze devastanti oltre l’ambito locale. E i ghiacciai che si sciolgono? E le campagne che si inaridiscono? E le foreste che bruciano?
Ma a causare tutto questo è stato il progresso? È stato lo sviluppo? No, assolutamente no! Le responsabilità sono diffuse. Sordi, muti e anche miopi gli uomini e i Governi.
Come fare a difendersi? Servono nuove leggi o è sufficiente fare rispettare le vecchie? Bloccare le industrie senza fermare il progresso? Ricorrere alle energie pulite? Sì, va bene tutto. Soprattutto, però, andrà intensificata la sensibilità ambientale dei cittadini. La “nostra Rai”, con la sua programmazione di televisione e radio, lo fa da tempo (anche tramite il sito “ambiente.rai.it” «che tratta i temi tutti attuali che rappresentano le grandi sfide dell’ecologia» e ci dice che «l’amore per la natura si vede nei piccoli gesti quotidiani»). I media devono favorire l’espansione di questa nuova mentalità che pone al vertice dei valori e in cima alle priorità la sostenibilità ambientale
«Di fronte a tutto ciò, cosa può fare lo scrittore?». Se lo chiede Gao Xingjian, Nobel nel 2000, e risponde che la letteratura non può cambiare il mondo, ma può raffigurare, testimoniare e prendere coscienza dei drammi della condizione umana (Per un nuovo Rinascimento, La nave di Teseo). Sono molti gli autori che hanno rilanciato il tema: tra loro Jonathan Safran Foer che, a sua volta, in Possiamo salvare il mondo, prima di cena. Perché il clima siamo noi (Guanda) sostiene che se non si ascolta la scienza la terra avrà poche possibilità di sopravvivere.
I giovani, che sono già il futuro, lo sanno da subito che i beni comuni vanno protetti e che la Società civile va difesa e sono loro a chiederci di aggiungere la nostra alle loro voci, vivaci, incorrotte e determinate, affinché - in Europa e nel mondo - l’illegalità, anche quella ambientale, resti nel passato e non riesca a varcare il confine che apre all’avvenire.

(*) SARÁ IL VERDE IL COLORE DELL’EUROPA?, Nuova Armonia, rivista di Rai Senior, 1.2020