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REDAZIONE PIEGATA
O REDDE RATIONEM
SOLO RINVIATO?

Sta succedendo di tutto, in questi anni e mesi, nel mondo dell'editoria (in primis il crollo verticale dei giornali cartacei e un recupero di lettorato e di risorse in rete ancora deludenti). Sta succedendo di tutto, in queste settimane e giorni, dentro Repubblica e nei rapporti fra direttori e neo-proprietari di Repubblica-Stampa-SecoloXIX. L'altro giorno il neo-direttore aziendalista di Repubblica ha addirittura rifiutato di pubblicare un comunicato del comitato di redazione del giornale sull'eccesso di identificazione fra linea editoriale, titoli e testi da un canto e gli interessi della Fca dall'altro (a proposito della richiesta della Fca di un prestito di 6,5 miliardi di euro con garanzia Sace che tante polemiche sta suscitando).
Ieri c'è stata l'assemblea. Di fatto, era stata convocata “alla luce della richiesta del direttore di non pubblicare il comunicato sul caso-prestito Sace-Fca”.
Oggi è stato ufficializzato il documento da essa approvato a grande maggioranza. Vi si auspica "la massima cautela e un surplus di attenzione quando si trattano argomenti che incrociano gli interessi economici dell’azionista". Si lancia un generico, nostalgico appello al "patto che il nostro giornale ha stretto 44 anni fa con i suoi lettori". Si prendono addirittura le difese del giornale e, quindi, della linea scelta dallo stesso Molinari, di fronte agli "attacchi, spesso interessati, che tentano di attribuire al giornale, in questa nuova fase, manovre politiche di parte, legate agli interessi dell’editore. E finalmente, un grande impegno: "vigilare sull’autonomia e l’indipendenza di Repubblica".
Nel comunicato odierno, a parte il resto, non si fa alcuna menzione di quel comunicato né del rifiuto del direttore di pubblicarlo, come pure contratto e consuetudini redazionali quarantennali – specie a Repubblica – avrebbero imposto.
Nell’assemblea dei redattori di Repubblica sono dunque prevalsi cautela, disorientamento, timori e, complessivamente, una cultura e pratica dei rapporti sindacali interni (col direttore e con la proprietà) pre-sessantottesche e pre-settantacinquesche, se si può dire, con riferimento agli usi e costumi sindacali precedenti la grande rivoluzione anti-antiautoritaria del 1968 e precedenti la grande rivoluzione e le innovazioni introdotte nel settore dalla Repubblica di Scalfari (paradossalmente richiamate nel comunicato odierno dell'assemblea di quel giornale, insieme ad una ortodossa accettazione del potere direttoriale).
Sia chiaro. Qui, ora, si fa riferimento a quella "cultura e pratica dei rapporti sindacali interni" senza nostalgie di alcun tipo e senza preventivi giudizi di negatività e/o di positività. La realtà era quella, la realtà è questa, la realtà sarà quello che sarà… Un futuro di cui nessuno ha la chiave in mano, che nessuno è in grado di prevedere, ma al quale tutti stiamo dando e daremo il nostro contributo, consapevole o meno, in senso difensivo, autoreferenziale e regressivo o, al contrario, in senso lucidamente propositivo, aperto e innovativo.

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ANNUNCIO ASSEMBLEA 17 MAGGIO 2020
Cari tutti, alla luce della richiesta del direttore Molinari di non pubblicare il comunicato del Cdr sul caso prestito Sace-Fca, l’assemblea dei giornalisti di Repubblica è convocata domani alle 15 sulla piattaformaTeams con il seguente ordine del giorno: 1) ricadute del caso Fca; 2) dimissioni del Cdr. Il direttore ha dato la disponibilità ad intervenire. Nelle prossime ore sarà inviata la mail con il link per il collegamento. Il Cdr

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NOTA PRIMA COMUNICAZIONE 18 MAGGIO 2020
Repubblica, oggi assemblea con il Cdr che si presenta dimissionario dopo il no del direttore a pubblicare un comunicato.
Oggi alle 15 i giornalisti di Repubblica si riuniranno in assemblea per discutere come il giornale ha trattato il caso del prestito di 6,3 miliardi di euro richiesti con garanzia statale da Fca, il gruppo controllato da Exor, nuovo azionista di maggioranza dell’editrice Gedi. Alla riunione il Comitato di redazione metterà sul tavolo le proprie dimissioni in polemica con il direttore Maurizio Molinari che ha negato la pubblicazione di un comunicato sindacale, perché convinto che non rientrasse in ciò che prevede l’articolo 34 del contratto e che non rispettasse la professionalità di giornalisti e l’indipendenza della testata. Uno tra i primi a sollevare il caso è stato il 15 maggio Gad Lerner – che ieri ha annunciato di lasciare Repubblica – con un tweet nel quale, riprendendo una notizia data solo da Mf/Milano Finanza, scriveva: “Mi sa che in altri tempi sarebbe stata questa la notizia del giorno da raccontare, sia pure trattata con la dovuta cautela, sui grandi giornali: il sostegno pubblico deve andare a tutte le imprese, comprese le multinazionali con sede all’estero?”. Come ci si poteva aspettare, la questione è subito divampata all’interno della redazione di Repubblica, quotidiano della Gedi, editrice passata dal 23 aprile sotto il controllo della Exor, azionista di maggioranza di Fca. Ed è esplosa ieri quando il direttore Maurizio Molinari ha detto no alla pubblicazione di un comunicato sindacale che prendeva posizione sul modo con cui Repubblica ieri ha coperto nelle pagine dell’economia la vicenda del prestito. In particolare, oltre a un articolo di Paolo Griseri, sotto tiro è finita l’analisi, ‘Una formula innovativa che aiuterà migliaia di imprese’, in cui il capo della redazione economica Francesco Manacorda, dopo aver evidenziato – trovando anche sponda in aree del sindacato metalmeccanici – che al “centro dell’operazione non c’è solo e tanto Fca in quanto tale, ma il suo ruolo di guida di una filiera in un settore portante della nostra economia”, spiega anche le ragioni della scelta di spostare la sede della holding fuori dall’Italia. Un articolo giudicato un po’ troppo squilibrata a favore della nuova proprietà di Repubblica. Da qui il braccio di ferro tra Cdr e Molinari.

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COMUNICATO 18 MAGGIO 2020
I giornalisti di Repubblica, riuniti in assemblea a seguito dei servizi pubblicati sul caso Fca, ritengono che occorra la massima cautela e un surplus di attenzione quando si trattano argomenti che incrociano gli interessi economici dell’azionista. Il patto che il nostro giornale ha stretto 44 anni fa con i suoi lettori è quello dichiarato dal fondatore Eugenio Scalfari nel suo primo editoriale del 1976: “Repubblica è un giornale indipendente ma non neutrale”. Che significa libero da qualsiasi influenza che non sia garantire una informazione di qualità, autonomo nella lettura di ciò che accade in Italia e nel mondo, con una precisa collocazione politica. Valori in cui la Redazione si riconosce ancora oggi e che continuerà a difendere da qualsivoglia ingerenza, interna ed esterna. L’assemblea respinge infine gli attacchi, spesso interessati, che tentano di attribuire al giornale, in questa nuova fase, manovre politiche di parte, legate agli interessi dell’editore, e respinge il tentativo di accreditare uno snaturamento dell’identità democratica e progressista della testata. Per queste ragioni l’assemblea dei giornalisti si impegna a vigilare sull’autonomia e l’indipendenza di Repubblica