IERI/OGGI

QUANDO MONTANELLI INCITAVA GOLPISTI E BASTONATORI CONTRO LA DEMOCRAZIA ITALIANA

C’è chi non ha aspettato le rivelazioni sulla povera dodicenne da lui comprata in Eritrea, durante gli anni del colonialismo fascista, per provare la massima disistima nei confronti Indro Montanelli. Né l’orrendo candore con cui ancora negli anni Sessanta ricordava quell’episodio, mostrando di non avere la benché minima idea (negli anni Sessanta! avendo ormai sessant’anni d’età) dell’orrore del suo comportamento da ventisettenne.
Infatti, ormai numerose generazioni di italiani conoscono l’uomo, l’intellettuale e il giornalista Montanelli per quello che è stato oggettivamente: un voltagabbana. Liberale, fascista, monarchico, repubblicano, democristiano, craxiano, berlusconiano e in vecchiaia persino filo-pdiessino o giù di lì. Ma questo pare che per molti sia diventato un tratto virtuoso delle persone sveglie (“solo gli stupidi non cambiano mai opinione”).
Colme se non bastasse, fu un pervicace retore dell’anti-italianismo, un convinto sostenitore della critica più cinica all’idealismo, alle utopie e ai valori della solidarietà e dell’eguaglianza. Ma anche l’idealismo, le utopie e i valori della solidarietà e dell’uguaglianza pare che siano passati di moda.
C’è un documento che anche in questi giorni è ignorato sia da chi vorrebbe che si abbattessero per indegnità le statue a lui erette sia da chi si ostina non solo ad opporsi all’abbattimento delle statue (con qualche ragione di buon senso) ma ad esaltarne le virtù di intellettuale, di cittadino e di patriota. Un documento dal quale si rileva la bassezza morale del personaggio.
L’illustre “conservatore illuminato” cercò di spingere nientemeno che al colpo di Stato l’ambasciatore in Italia degli Stati Uniti, per la precisione un’ambasciatrice, Claire Booth Luce, già di suo fondamentalista dell’anti-comunismo: un golpe naturalmente contro lo Stato e la democrazia italiana. Con motivazioni, peraltro, assai poco lusinghiere sul popolo italiano.
“Se alle prossime elezioni un Fronte Popolare comunque costituito raggiungesse la maggioranza”, scriveva Montanelli alla Booth Luce, “Scelba cosa farebbe? Consegnerebbe il potere, e sarebbe la fine… Qualunque uomo di governo, oggi, anche non democristiano, si arrenderebbe per totale impossibilità di compiere un colpo di Stato… La polizia e l’esercito sono inquinati di comunismo. I carabinieri senza il Re, hanno perso di ogni mordente. E in tutto il paese non c’è una forza capace di appoggiare l’azione di un uomo risoluto. Noi dobbiamo creare questa forza. Non si può sbagliare guardando la storia del nostro paese, che è quella di un sopruso imposto da una minoranza di centomila bastonatori.
Le maggioranze in Italia non hanno mai contato: sono sempre state al rimorchio di questo pugno di uomini che ha fatto tutto con la violenza, l’unità d’Italia, le sue guerre e le sue rivoluzioni. Questa minoranza esiste ancora e non è comunista. E’ l’unica nostra fortuna”.
Bisognava dargli un capo e presto. Chi? Ma il Maresciallo Messe. “E’ vecchio e non molto intelligente… Gli forniremmo noi le idee che egli non ha”. Il movimento è “destinato a entrare in azione (azione armata) solo il giorno in cui elettoralmente, la battaglia fosse definitivamente persa”. Montanelli si trovava “in questo dilemma: difendere la democrazia fino ad accettare, per essa, la morte dell’Italia; o difendere l’Italia fino ad accettare, o anche affrettare, la morte della democrazia? La mia scelta è fatta”.
Che ne è – nel ricordo non solo dei montanelliani – del Montanelli che vedeva comunismo anche nella polizia e nell’esercito (polizia ed esercito degli anni Cinquanta in Italia), e che considerava troppo di sinistra anche De Gasperi e Scelba?
Sarebbe utile che – anziché lanciare vernice sulle sue immeritate statue o, al contrario, difenderne penosamente la memoria, a prescindere – ci si sforzasse di farsi un’idea documentata della personalità, della “filosofia” e della stessa visione montanelliana della storia d’Italia, che sarebbe stata scritta da bastonatori. E di prendere atto che una personalità, un intellettuale e un giornalista del suo livello (di popolarità e di peso presso l’opinione pubblica) predicava e spingeva altri a fare la storia, di nuovo e sempre, con la violenza. Contro la democrazia e contro gli italiani.