IERI/OGGI

LOCKDOWN?
A ME E' MANCATO
IL CAFFE' DEL BAR.
E ROMA

BEPPE LOPEZ (*)

Se hai una certa età, non è che il coronavirus abbia stravolto la tua vita e le tue abitudini, inaridendole, desertificandole. Semmai, le ha semplicemente riempite di più, di incombenze e di coinvolgimenti ai quali è difficile sottrarsi. Tutti a lamentarsi di essere bloccati in casa, di non poter avere una vita di rapporti professionali e sociali adeguatamente articolata e animata… Ma se hai una certa età, da pensionato – diciamo, da pensionato intellettualmente impegnato - cosa facevi fino a quando è arrivato lo tsunami-Covid-19? Letture in casa, i social, il sito, il blog e la scrittura, di un articolo o di un libro. Aggiungi a questo l’uscita quotidiana per i giornali e il caffè al bar, e le due tre puntate social-culturali settimanali: una conferenza, la presentazione di un libro, la cena con amici, un bel film a cinema, un salto a teatro…
Ora: libri, cassette, cd e dvd non ti mancano in casa, per non parlare della permanente interconnessione col mondo delle notizie e delle idee che ti consenti, anche troppo, con telefonino, computer, televisori e radio. Gli amici, poi, quelli di sempre, di una vita, tali rimarranno anche dopo due/tre mesi di quarantena, senza nemmeno la necessità di essere quotidianamente curate con telefonate, sms, email e videochiamate. Anzi, probabilmente, dopo tanto vedersi e dopo un breve, salutare periodo di “distanziamento sociale” (espressione pomposa e sbagliata, al posto della più normale e attinente “distanziamento fisico”), le amicizie rinasceranno più corpose e vogliose che pria.
A conti fatti, insomma, le cose che più ti mancano nella quarantena, se hai una certa età, sono il caffè al bar e le puntate in città, specie se questa città è Roma.
Sì, certo, il caffè te lo puoi fare in casa. Ma metti che tu abbia sempre evitato di metterti in cucina la macchinetta con le comodissime e modernissime cialde (aborrendo il modernismo), e che abbia stabilito con la caffeina un perfetto, bilanciato rapporto: da una parte il caffettino casalingo zuccherato, al massimo due al giorno, a colazione e a pranzo; dall’altra il caffè bello, potente, concentrato del bar (per il quale hai elaborato e continui a rielaborare una vera e propria classifica di qualità, non chiusa a modifiche e integrazioni, dei bar vicino casa e dei bar di città). Un caffè, quest’ultimo, rigorosamente amaro, col suo sapore inimitabile e nettamente differenziato rispetto a quello che esce dalla tua moka casalinga o che uscirebbe da una delle tue veraci caffettiere veraci che nessuno più usa in casa. Ecco, questa è una cosa nuova, diversa, che potresti concederti uno di questi giorni: ripristinare l’abitudine di bere in casa il caffè fatto con la caffettiera napoletana, alla maniera di Eduardo De Filippo, di cui non ricordi più nemmeno il gusto…
Ma torniamo al caffè del bar. L’impossibilità di sorseggiare un vero espresso ti pare, a conti fatti, la più grande novità, non proprio gradevole – una vera e propria “mancanza”, a tratti decisamente intensa - introdotta nella tua vita dal coronavirus. O meglio: dalle norme decise dalle istituzioni per combattere la pandemia e dal sorprendente, rigoroso rispetto di queste norme da parte degli italiani in genere e dei titolari di bar in particolare. Anche di quei bar dove è consentito entrare, perché provvisti di licenza per il pagamento di bollette e di multe. A nessuno di essi – a conoscenza d’uomo – è venuta l’idea malandrina di preparare qualche espresso di contrabbando, anche solo ai clienti più affezionati. (In rete, effettivamente, circola la notizia di un’Apecar-bar allestito da Caffè Vergnano a Torino per la vendita, ogni giorno in una piazza diversa, di espresso, cappuccino e brioches. “Ogni giorno viene coperta una zona diversa della città per non lasciare nessuno senza caffè. Il calendario viene indicato sui social e per prenotare la colazione basta chiamare o inviare un whatsapp al numero indicato, entro le mezzanotte del giorno precedente”. Ci voleva forse un genio per farsi venire questa idea? Evidentemente sì, ma vive e opera a Torino. E basta)
Mettiamo che nella piazzetta del borgo in cui abiti, vi sia un baretto di amici. Niente, rigore assoluto. Anche al centro del paese, dove sei autorizzato ad andare ogni giorno per i giornali, per il supermercato, per la banca, per la benzina, per il computer, per gli elettrodomestici, per il ferramenta, per farmacia e parafarmacia, ecc. ecc., niente caffè. Quanti saranno i bar in paese? Dodici? Quindici? Tutti aperti, per le bollette. Ma nemmeno uno, neanche quelli gestiti da noti professionisti dell’eversione, dove ti capiti di sentire una vocina sussurrarti: “Vieni qui, fuori non ci sono carabinieri, fingi indifferenza, c’è un caffettino per te”. Niente, niente di niente. Chissà come ti sembrerà il gusto del primo caffè che, alla fine della quarantena, potrai prendere in un bar, magari in quello che secondo te fa il miglior caffè del mondo o semplicemente del paese in cui abiti! Potresti persino rimanere deluso, dopo tanta attesa e tanto desiderio…
L’altra cosa che ti manca – forse più del caffè, sul piano culturale (mentre il caffè incide probabilmente di più su quello mentale e fisico) – è la città. Roma. La più bella del mondo. Quella che hai sognato per tutta l’adolescenza e la prima maturità, e poi conquistato, da emigrato.
Tu lo sapevi già, ogni volta che passeggiavi per la milionesima volta per le vie del centro, anzi dei numerosi “centri” di Roma, lo sentivi, te lo dicevi che qui mi sento a casa, che qui sono sereno, che non c’è posto al mondo dove vorrei stare invece che qui. Quest’antica, sentita, carnale consuetudine, avrebbe potuto consentirti – nell’impossibilità di raggiungere per la miliardesima volta piazza del Popolo, piazza di Spagna, piazza Navona, Campo dei Fiori, Trastevere, ecc., ecc. – di dirti: vabbè, chissenefrega, sta sempre lì, due o tre volte in più, due tre volte in meno a vederla, che cambia? E invece, in quarantena, ti sorprendi a considerare con tristezza che Roma è la cosa a cui tieni di più, che ti manca proprio…
Qui c’è da dire una cosa. Quante volte hanno chiesto a te, nato in una città di mare: “Ti manca il mare, eh?” (e a chiedertelo erano sempre amici o colleghi nati in una metropoli senza mare o in montagna). No, a te il mare, da mezzo secolo a Roma, non manca, non è mai mancato. E ti sei dato una spiegazione, proprio parlando con i non molti romani-de-roma conosciuti, che abbandonavano il centro per andare a vivere in periferia, in campagna o addirittura in Umbria o Toscana. Anche a loro, da trasferiti, Roma non mancava, non manca. Ti sembra di aver capito che chi è nato sul mare o a Roma, il mare o Roma se lo/la porta sempre dentro, sa che esiste, che è là, che ci può andare quando vuole, e chi lo/la sposta…
Perciò, pur amando sopra ogni cosa Roma, pur essendo certo che se qualcuno ti tagliasse le vene ne uscirebbe Roma, ne sgorgherebbero pezzi di Roma, pezzi di storia di Roma, pezzi di bellezza di Roma, pezzi di immaginario, di visioni, di decadenza e di infinita grandezza di Roma, pezzi di pena per il preteso, pretenzioso, supponente e velleitario senso di superiorità (che è poi complesso di inferiorità) dei “milanesi”, analogo a quello del bergamasco Feltri per i meridionali della Magna Grecia e dei brutti anatroccoli neri per l’inconsapevole, splendido cigno bianco… nonostante queste immani certezze su Roma e la sua eterna esistenza, ecco, poche settimane di impossibilità di passeggiarvi ti hanno messo in crisi. E infatti, non ci sei nato. Perciò non vedi l’ora che questo maledetto coronavirus si ammosci, consentendo alle autorità costituite di rimangiarsi il divieto di spostamenti.
Caffè e Roma, quindi. Per il resto, stavi e stai in casa. I giornali li prendi. Il computer e la rete sono sulla tua scrivania. Un paio di libri in lavorazione procedono speditamente e qualche articolo, ogni tanto, prende forma e visibilità.
Meno speditamente che prima, bisogna che tu lo ammetta. Se hai una certa età e abiti con un paio di individui che non hanno raggiunto la pensione o ne sono molto lontani, infatti, succede che ora questi individui sono in casa, come dicono i modernisti, h24. Con quello che di bello – e quanto! - un paio di individui giovani o giovanissimi possono regalare a un pensionato. Amore, tenerezza, condivisione, giochi. Lo puoi forse negare? Ma è chiaro, anche, che tutto questo è occasione di distrazioni rispetto alla scrittura, al “lavoro” – si fa per dire – del pensionato intellettualmente impegnato. Che procede meno speditamente, quindi.
Ma, chissà, forse quei regali affettivi e quelle distrazioni potrebbero aver messo in moto nella tua mente e, prima ancora, nel tuo cuore qualche riflessione, qualche idea – per il tuo lavoro, per il tuo stesso futuro – destinata a prender forma, a dare frutti, magari senza che tu te ne accorga, alla fine della quarantena. Arrivandoci, naturalmente (non dimenticare che anche l’essere “pensionato intellettualmente impegnato” è un’astrazione mentale di noi uomini che abbiamo dimenticato di non essere altro che corpi animali, giovani o vecchi, soggetti anche a contagi. Specie i vecchi, cioè i pensionati, a quanto pare).

(*) dal volume "Ai tempi del virus", edizioni All Around

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AI TEMPI DEL VIRUS
CENTO FIRME TRA SENTIMENTI E REALTÀ

Edizioni All Around
Pagg. 368
Euro 10,00

“Cento voci tra sentimenti e realtà”, il sottotitolo aggiunto a questa edizione, ci racconta che questa volta, a prestare la propria firma, sono ben 100 autori.
Giornalisti, scrittori, militari, medici, politici, religiosi, economisti, storici, sociologi che, in assoluta libertà, si sono cimentati in un’opera collettiva unica nel suo genere.
Questo libro è un viaggio, a tratti fiabesco, a tratti amaro, nelle sensazioni, negli stati d’animo, nelle angosce e nelle speranze che hanno accompagnato la nostra cattività.

È un modo per salutare il ritorno a una “normalità” che sotto molti aspetti non sarà più, inevitabilmente, quella che ci lasciamo alle spalle e per scandagliare con consapevolezza e spirito critico, talvolta anche con ironia, le mille sfaccettature della fase che abbiamo vissuto e di quella che ci attende.

Scriveva Gustave Flaubert, nel lontano 1857: “Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come fanno gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere”.
Ebbene, le 100 voci, che quasi magicamente si sono incontrate in questo libro, hanno riempito queste pagine proprio nella speranza di incontrare quel genere di lettori.

Hanno contribuito: Nicola Alesini • Donatella Alfonso • Rito Alvarez • Daniela Amenta • Daniela Ammassari • Andrea Angiolino • Giulia Baldissera • Giovanni Barlocco • Francesco Basso • Orsetta Bellani • Gianna Besson • Daniele Biacchessi • Barbara Bonomi Romagnoli • Morgan Brighel • Massimiliano Cacciotti • Paola Cacianti • Giovanna Calabresi • Stefania Elena Carnemolla • Rossana Carturan • Valerio Cataldi • Giampiero Cazzato • Alessandra Chiappori • Ettore Maria Colombo • Cristiana Crisafi • Riccardo D’Anna • Guido D’Ubaldo • Eleonora D’Uffizi • Pierangelo Dacrema • Sebastian Dado • Salvatore Dama • Gionata Di Cicco • Massimiliano Di Giorgio • Graziella Di Mambro • Marco Di Milla • Fernanda Di Monte • Fabrizia Fedele • Claudia Fusani • Silvia Garambois • Massimo Ghinolfi • Giampiero Gramaglia • Alma Maria Grandin • Michelle Hunziker • Ettore Ianì • Serena Iannicelli • Anna Imponente • Ignazio Ingrao • Ugo Intini • Cristina Lazzeri • Beppe Lopez • Ivano Maiorella • Renata Mambelli • Dario Manfellotto • Maria Cristina Mantovan • Massimo Marciano • Riccardo Marra • Serena Mauriello • Luca Memeo • Chiara Mercuri • Lia Migale • Massimo Minella • Toni Mira • Carlo Musso • Marta Naddeo • Antonella Napoli • Cosimo Nicastro • Gianpietro Olivetto • Gianfranco Pagliarulo • Mariella Palazzolo • Vittorio Pavoncello • Maurizio Piccirilli • Vasco Pirri Ardizzone • Enza Plotino • Arianna Poletto • Andrea Provvisionato • Tiziana Ragni (Meri Pop) • Massimo Razzi • Silvia Resta • Matteo Ricci • Vittorio Roidi • Marco Rotili • Angela Scalzo • Emanuele Scigliuzzo • Paola Setti • Renato Kizito Sesana • Fulvio Solms • Fabrizio Spagna • Fiorenza Taricone • Giancarlo Tartaglia • Paola Tavella • Gianni Todini • Flavia Trupia • Marco Vallarino • Valentina Venturi • Massimo Villa • Marina Viola • Lucia Visca • Andrea Visconti • Moony Witcher • Maria Annunziata Zegarelli • Marcello Zinola • Silvia Zuffrano