STORIA DA LEGGERE

QUANTA REGRESSIONE NELLA SOCIETA'
E NEL SISTEMA MEDIATICO
SULLA QUESTIONE FEMMINILE

MARIATERESA GABRIELE

Mi chiedo come siamo arrivati a questo punto. Al punto che la Giornata contro la violenza sulle donne assuma un’importanza pari, se non superiore, all’8 marzo. Come siamo arrivati al punto che mezzo milione di ragazze, secondo statistiche non meglio definite, non lavorano né studiano; al punto che per ogni lavoro perso da un uomo ce ne sono 20 persi da donne (per forza, erano quasi tutte commesse o bariste…); al punto che siamo quasi a quota 100, diconsi 100 donne uccise dall’inizio del 2020 in Italia; al punto che il presidente del Consiglio, il papa, tutti, devono puntare i riflettori su questo tragico fenomeno che non sembra arretrare a questi moniti ma che anzi cresce di ora in ora.
Proprio mentre tutti i tg e gli organi d’informazione, ieri, annunciavano, con la tempestività che ormai caratterizza ogni scadenza, la giornata dei delitti, proprio nella notte fra ieri e oggi ci sono stati due femminicidi: uno a Cadoneghe (Padova), dove un marito di 39 anni ha ucciso la madre trentenne dei suoi tre figli di 9, 7 e 4 anni, senza pietà, fra l’altro, per questi poveri bimbi che restano senza mamma; e a Catanzaro una donna è stata uccisa dall’amante. Natura passionale, si scrive. Di solito l’arma è bianca (coltellate se l’uccisa è solo lei ma anche fucilate se poi, sempre dopo, anche lui si suicida). Ci sono addirittura i funerali in chiesa (di solito negati ai suicidi) per il “bravo lavoratore” che nel Torinese, a Carignano, nemmeno un mese fa, l’8 novembre, ha sterminato la famiglia - la moglie che voleva separarsi e appariva ai suoi vicini “euforica”, così hanno scritto sui giornali, due gemellini maschio e femmina di appena due anni - e poi, solo poi, anche se stesso, di cui si sa solo che non aveva accettato la ventilata separazione, e che lavorava tantissimo tanto da aver costruito una villetta, desolatamente isolata. Fattaccio archiviato in fretta perché ce ne sono talmente tanti di simili da averci ormai, ed è orribile scriverlo ma tant’è, fatto l’abitudine.

Siamo arrivati al punto che le telefonate riportate a “Non è l’arena”, il talk-show di Massimo Giletti su La7 (Cairo editore), le telefonate della diciottenne tenuta in ostaggio e stuprata per un giorno intero dal manager rampante 43enne Alberto Genovese, sono state ritoccate in modo da far apparire un rapporto di amicizia fra i due, quando invece non è così. Siamo arrivati al punto che si grida certo allo scandalo per il “Sentimento” inteso come “Stupro” nella terrazza delle feste da sballo, in tutti i sensi, a due passi dal Duomo di Milano, ma che poi, in fondo, tutti sapevano, che ci sono tante feste così e si sa, quando circola tanta droga. Infatti la tesi difensiva del riccastro è che fosse confuso dalla cocaina e la sua avvocata – una donna, guarda un po’ – va ripetendo a Mattino5, alla scandalizzata e perfetta Federica Panicucci, che “quelle sono ragazze che se le cercano”. Come la maestra d’asilo, a Torino, che si è vista licenziare perché aveva girato dei video hard o osé o insomma spinti riservati al suo fidanzato il quale, una volta mollato, ha pensato di far circolare quei video e sai le risate senonché il telefonino è capitato in mano alla mamma di un alunno che è corsa dalla direttrice e insieme hanno sporto denuncia... Non se ne esce. Hanno dovuto pure coniare l’espressione apposita, come per femminicidio, che è il delitto ai danni di una donna che si è opposta in qualche modo alle decisioni dell’uomo o che ha deciso di separarsi: si tratta in questo caso di revenge porn, ovvero di vendetta pornografica. Di male in peggio.

Tutto passa in fretta e si archivia, si dimentica; un femminicidio al giorno, e che sarà mai? La cronaca in diretta se ne avvantaggia, se ne parla per un po’ e poi più niente. Il ragazzo (21 anni) che studiava da infermiere e che ha ucciso a coltellate i due fidanzati di Lecce, Daniele De Santis ed Eleonora Manta, il 21 settembre scorso, pare guardasse d'abitudine film horror. Ma bastava scorrere il palinsesto pomeridiano di Raidue, servizio pubblico, prima che ricominciassero i programmi di varietà, dunque d’estate, e non c’erano altro che telefilm poliziotteschi con delitti. Delitti perlopiù con donne come vittime. In orari accessibili a tutti. Invece ora il pomeriggio accendi la tv per un programma di divulgazione femminile, “Detto fatto”, condotto con briosa bravura da Bianca Guaccero e ti accorgi che tu, in quanto donna, non puoi neanche andare a far la spesa al supermercato senza pensarci su due volte, visto che sei lì per ordinaria necessità: no, anche tra le corsie del supermercato devi ancheggiare, raccogliere qualcosa che ti casca dalle mani con grazia, sempre nella prospettiva che ci sia un occhio lubrico di uomo a concupirti (ma dove mai?). Mentre se la stessa tv la accendi nel corso di un serioso dibattito di economia, ecco allora che vedrai solo uomini, magari in collegamento da Washington, che fa più figo. In verità, adesso vanno bene pure le virologhe ma se vai a guardare la loro biografia, qualche sopruso da parte maschile l’hanno subito pure loro. Le più agguerrite, va da sé, sono le criminologhe, di cui purtroppo di questi tempi c’è gran spolvero. Siamo al punto che mai un quiz è stato condotto da una donna: che scherziamo, una che si metta lì a far domande a cui un uomo debba rispondere dimostrando magari di essere più ignorante di lei? Siamo al punto che dopo anni e anni in cui le donne si sono espresse con la scrittura, un editore se ne esce una mattina a dire che lui tutte queste scrittrici non vede proprio dove siano, se ne ricorda solo due, la Ginzburg e la Morante. E in tv a perorare la causa delle donne pare sia rimasta solo Dacia Maraini.
La pandemia sembra quasi un castigo biblico, a questo punto. Tornare a casa la sera di fretta, sull’autobus ci sei solo tu, affrettare il passo in direzione di casa, senza che ci sia nessuno, sentirsi sempre col cuore in gola solo che tu sia donna e sopportare gesti sconci anche da parte di tredicenni, senza reagire che non si sa mai, beh, queste sono paure solo femminili o della parte debole comunque della popolazione (vedi le varie discriminazioni, di genere, di colore, ecc.). La paura del virus invece è o dovrebbe essere, generalizzata. Però è chiaro che a questo punto, Houston, abbiamo un problema! E non sulla Luna, ma qui sul pianeta Italia!

- - - - - 

IMMAGINE TRATTA DA: 

https://www.ausl.pr.it/comunicazione_stampa/archivio_3/violenza_sulle_donne_convegno_maggio.aspx