LIBRI, FICTION E LINGUA

COSI' EDICOLE
E EDICOLANTI
SCOMPAIONO
DALLA NOSTRA
VITA...

MARIATERESA GABRIELE

L’ultimo, in ordine di tempo, a chiudere è stato “Garibaldi”: l’avevo soprannominato così per la folta capigliatura e la barba rosse. Aveva anche scritto un libro su Federico II, oltre 600 pagine pubblicate a sue spese: si era spostato da un viale ad alto scorrimento di traffico a piazza Grimoaldo degli Alfaraniti, un po’ appartata, e purtroppo sempre meno frequentata in questi tempi. Il locale era ampio, ben protetto da un tendone ma evidentemente non è bastato. Le ultime notizie danno “Garibaldi” emigrato al Nord, del resto è ancora giovane. Chissà cosa farà. Non è stato il primo: le edicole spariscono così, da un giorno all’altro e temo il momento in cui, come le cabine del telefono, non ce ne saranno più, a sancire la scomparsa di un mondo. A Bari come altrove.

Mai come in questo periodo, infatti, quando i bar, causa pandemia, chiudono alle 18, proprio le edicole diventano dei centri di scambio e di aggregazione, tipico di ogni commercio se vogliamo, ma in questo caso ancora di più e ben lo sanno gli esercenti che resistono molto spesso solo per passione. Loro potrebbero anche sostituire l’insegna “Giornali e riviste” con “Chiacchiericcio”, in quanto ci sono degli habituèes che non sanno evidentemente con chi parlare e vanno al chiosco. In viale Mazzini, c’è Gigi, con un figlio giornalista fuori Bari, un salto professionale anche se, si badi bene, l’uno non esiste senza l’altro, almeno finché la comunicazione virtuale non prenderà il sopravvento. E’ sempre interessante fermarsi a parlare con lui che purtroppo ha subito anche delle rapine ma non si è lasciato demoralizzare. Cosa sarebbe corso Cavour senza le sue edicole che lo punteggiano quasi a ogni isolato? O le piazze Massari e Risorgimento o il giardino Garibaldi senza i loro bei capanni, con i giornalai sempre gentilissimi, disposti a slegare il pacco della resa se qualcuno chiede la sera il giornale che avrebbe dovuto comprare molte ore prima? E sì che molti, specie in centro devono poi raggiungere case non vicinissime. Tutto il Murattiano è costellato di edicole: via Quintino Sella, via De Rossi, corso Vittorio Emanuele, via Calefati, via Abate Gimma, via Nicolai, via Crisanzio, via Cardassi, Lungomare, ma un tempo erano molte di più.

Daria stava in viale Giovanni XXIII, quartiere Picone: ha chiuso senza salutare, anche lì gli acquirenti erano in calo, con questa pandemia non ne parliamo, si esce poco di casa. Emblematico ciò che succede anche col teatro e l’edicola in fondo è un piccolo teatro, dove si avvicendano comparse a commentare i fatti del giorno. Dal Petruzzelli l’altra sera un pianista russo ha salutato col tradizionale inchino di fine concerto il pubblico che idealmente gli stava di fronte mentre la platea alle sue spalle era vuota. La serata era molto fredda, prima del 12 marzo 2020 si sarebbe dovuto uscire, cercare parcheggio per tempo, pagare il biglietto ed entrare nel Petruzzelli. Adesso il concerto lo si vede tranquillamente da casa, gratis, in televisione o al pc, e così per tante altre attività. E’ un cambiamento epocale. Le edicole sono nell’occhio del ciclone, come tutto del resto, un luogo tranquillo ma per quanto ancora? Fino a quando il ciclone non le travolgerà? Di certo c’è che a resistere in questo tipo di lavoro sono i più tenaci, i più appassionati, come Lele sotto i portici di via Cirillo, un vero e proprio negozio punto di riferimento per chi colleziona fumetti. Perché ci sono anche i negozi veri e propri, ma anch’essi in pericolo. Nel rione San Pasquale per esempio ha chiuso l’esercizio di via Re David ma resiste quello di via De Gasperi vicino al giardino della Chiesa russa, così come quello antistante parco 2 giugno: solo che adesso giardini e parco sono sempre più disertati.

Con una tabaccheria alle spalle e piazzetta dei Papi rimessa finalmente a nuovo, a Poggiofranco, rione barese di mista popolazione, un po’ poveri un po’ ricchi (del resto è molto esteso), l’edicola di Francesca invece resiste, grazie alla grande forza di volontà della sua titolare, ora aiutata dai due figli che hanno provato altri impieghi ma hanno preferito aiutare la madre che si era ritrovata da un giorno all’altro a gestire l’esercizio anni fa, quando era rimasta vedova.

Tempra d’acciaio ne devi avere per fare l’edicolante. C’è tutto un popolo che lavora di notte per divulgare il giornale, il quotidiano e al seguito tutta la carta stampata, per far sì che dal più sperduto borgo montano alle isole così come nelle metropoli, da Patù a Canicattì come a Roma e a Milano, tutti al mattino possano trovare la loro copia del giornale. Basta considerare il gran lavoro che c’è dietro ogni distribuzione dei giornali, senza tralasciare l’apporto fondamentale degli alberi, e ci si accorge che il prezzo medio di due euro è proprio una sciocchezza. Se l’edicola apre alle 6 l’edicolante deve preparare tutto almeno dalle 5, quando arrivano le copie. E come Raffaele, in viale Pio XII, resta lì fino alle 22, perciò lo chiamo Stakanov: i figli aiutano anche lui. Si tratta infatti molto spesso di conduzioni familiari, perché una volta acquisita la licenza la si passa di padre in figlio. Ma purtroppo è un’attività che sta scomparendo: basta sostarvi qualche tempo per accorgersi che sono soprattutto gli anziani a comprare il quotidiano, mentre giungono anche molti bambini con i genitori o più spesso coi nonni, a prendere i giochi che sono esposti in gran quantità, dato che i giocattolai sono via via scomparsi.

Ci sono quelli che acquistano i grattaevinci in modo compulsivo, ci sono, la maggioranza, coloro che ricaricano il telefonino: insomma l’edicola si deve riciclare per forza in una sorta di cartoleria. Libreria lo è già: ormai libri al di sotto dei 16 euro si trovano in prevalenza solo qui, così come dischi, raccolte fotografiche, calendari, agende, periodici, modellini da costruire (ultimo arrivato l’Orient express), il ricco armamentario che coloro che frequentano le vecchie care botteghe sanno di trovare. Con un gomitolo a settimana si è composta una grande coperta colorata.

Manca del tutto però l’utenza dei ventenni-cinquantenni, lo sguardo fisso sullo smartphone. Ormai l’edicola è digitale e non da ora. La stazione di Bari è rimasta per anni senza edicola, dopo che quella di Teresa, fornitissima, aveva chiuso i battenti, seguita a ruota da una analoga al primo binario. Quanti libri acquistati al volo prima della partenza. E come si legge bene in treno: ma adesso nel minuscolo spazio dello smartphone sono racchiuse intere enciclopedie. Come sarà il futuro?