PASSATO E PRESENTE

UN SICILIANO
TRA PASSIONI
E DISINCANTI,
TRA STORIA
E REALTÀ

CESIRA FENU

IL NUOVO, COINVOLGENTE LIBRO
DI GIUSEPPE MARCHETTI TRICAMO

In questo ricordo Sciabica. Storia siciliana di vizi, virtù, trappole, passioni e disincanti, edito da Ibiskos Ulivieri, Giuseppe Marchetti Tricamo ci dona frammenti della sua vita che sono rimasti impigliati nelle maglie della rete. Particolari, schegge che si ricompongono a formare un mosaico che affascina e commuove raggiungendo livelli di lirismo e ricchezza espressiva. Emerge, nel romanzo che l’Autore ritiene trattarsi di un insieme di ricordi che altrimenti sarebbero andati dispersi, la storia della sua Messina e della Sicilia, ricca di apporti di varie civiltà, vero crogiuolo, a formare un caleidoscopio di avvenimenti storici ma anche di colori, gusti, sapori, profumi e luoghi unici.
Nel romanzo vi è tutta l’Isola, i sapori dei suoi dolci e le pietanze, i racconti dei paladini di Francia, i Pupi, i carretti con le storie dipinte sulle fiancate, i Beati Paoli.
Ecco così la Messina posta al confine tra il Tirreno e lo Jonio nel mare di Ulisse tra Scilla e Cariddi, luogo di bellezza straordinaria con la Riviera da dove l’Autore, dalla casa del nonno tra i profumi degli agrumi, delle zagare, di essenze odorose assaporava un luogo incantato. I ricordi storici e l’arte di Antonello, di Caravaggio, il silenzio e nel medesimo tempo la ricchezza di vita.
Filippo, nipote prediletto di don Pietro de Guevara, nonno paterno, vive con lui avventure fantastiche, una vera iniziazione alla vita, e immerso nella suggestiva biblioteca di villa Belviso, pilucca tra tanti tomi in particolare sulla storia del Risorgimento. Vive così le avventure della Spedizione dei Mille e di Garibaldi che incitava la popolazione a liberare l’Italia dallo straniero. Il nonno possedeva, raro cimelio, una camicia, forata dai proiettili, di uno dei picciotti di Garibaldi appartenente ai de Guevara e che morì in battaglia.
Luoghi di sogno come i borghi Paradiso con la villa Belviso che don Pietro riuscì a salvare dalla speculazione edilizia.
Sempre presente la tragedia del terremoto e maremoto del 1908 che distrusse la Città e la palazzata posta sulla riva del mare.
Don Pietro raccontava a Filippo la grandezza della Casa. Di origine aragonese i de Guevara parteciparono alla guerra del Vespro e i due figli maschi di don Pietro si distinsero durante la Seconda Guerra Mondiale: il papà dell’Autore, Capitano di Marina, salvando molti ebrei che fuggivano dalle persecuzioni naziste e il fratello fu insignito di due medaglie d’argento al valore.
Per una combinazione del destino anche mio papà era Capitano di Marina che navigava nelle petroliere dell’Agip e i ricordi dell’Autore mi hanno commossa ricordandomi i tempi in cui bimba passavo nello Stretto mentre Filippo vedeva da villa Belviso il panorama e il continuo movimento di natanti di ogni tipo come la petroliera su cui ero a bordo. La vita che sorpresa! Destini che si incrociano per poi ritrovarsi anni dopo!
Il romanzo è tutto un brulicare di vite e di avvenimenti, di genti diverse, di storie che incrociano la Storia. Storia di un’Isola e della sua gente, amalgama di popoli e culture che producono una Weltanschauung variegata.
Emerge una narrazione potente e ricca di termini dialettali che rendono il racconto icastico e fortemente espressivo facendoci cogliere l’anima di un popolo e l’amore per la sua terra. Lungi da una versione edulcorata emerge una visione sentita dal profondo.
Terra di vento, caldo scirocco, sole, sciabordio di onde, nostalgia per la propria Isola che si fa struggente quando l’Autore si imbarcherà per andare incontro al proprio destino. Prometterà di tornare, giornalista, a raccontarla e mai dimenticarla perché da quell’Isola «amara terra mia», come dalla mia Sardegna, non si fugge, esse restano indelebili nel nostro cuore con i colori, i profumi, i cieli di un azzurro intenso, il sole, il mare procelloso che le circonda.