FATTI

L'esperienza della Società Umanitaria
negli anni '60-'70, in Puglia

saverio monno (*)

A metà degli anni Sessanta del XX secolo la Presidenza dell’Umanitaria (Riccardo Bauer) e il direttore generale (Mario Melino) decisero di (ri)aprire l’Umanitaria in Puglia istituendo una sua sede regionale in Bari affittando un piccolo (ma centrale) appartamento con un direttore inviato da Milano, una segretaria locale, con arredi e macchine d’ufficio… senza finanziamenti! Fu così che il nome Umanitaria cominciò a circolare nella città e a raccogliere adesioni e collaborazioni (gratuite!) tra il mondo della cultura “laica e antifascista”. Si organizzarono cicli di conferenze sull’attualità politica, sulla cultura, sull’economia, coinvolgendo gli operatori culturali locali (per tutti Tommaso Fiore, intellettuale, strenuo antifascista), ma anche giovani socialisti, repubblicani, liberali e associazioni culturali, sindacati, comitati di quartiere, organizzando iniziative “innovative per metodi e contenuti”.

Molto valse l’esperienza milanese dell’Umanitaria che permise di istituire circoli del cinema, interventi di animazione teatrale, incontri di carattere sociale nelle periferie, ecc. sempre, però, da un punto di vista dei bisogni locali e favorendo la discussione e la responsabilità delle scelte locali e dei cittadini. Va sottolineato questo aspetto di coinvolgimento degli operatori locali, giacché per altri (non tutti) tipi di soggetti calati nel sud si parlò di “colonialismo culturale” di cui però l’Umanitaria fu esente. Stretto fu il rapporto con l’Università (cattedre di diritto del lavoro, sociologia, pedagogia, ecc.), con i sindacati (CGIL, CISL, UIL e FLM), con le associazioni culturali (ARCI, ACLI) e con il mondo del volontariato, con i movimenti ecclesiali e con movimenti di rinnovamento della società come il Movimento di cooperazione educativa e il Centro universitario di iniziativa europea.

Fu questo l’humus culturale ed esperenziale per cui la Società Umanitaria fu chiamata a gestire i Centri di Servizi Culturali istituiti dalla Cassa per il Mezzogiorno ne 1967. Non fu per caso che la Cassa chiamò l’Umanitaria a gestire i CSC, giacché profonda anche se a tempi alterni fu l’attenzione dell’Umanitaria milanese verso il sud. L’esperienza si chiuse nel 1978 anno di passaggio delle competenze alle Regioni. Nel decennio di attività la sede regionale di Bari (che coordinava altre sedi, tra cui Foggia, Manfredonia, Altamura, Massafra) operò sia indipendentemente con proprie iniziative (per esempio trasferendo in Puglia le attività di educazione degli adulti finanziate dal Ministero della Pubblica Istruzione) che in collegamento con la gestione dei CSC. Due furono le direttrici delle attività dell’Umanitaria: continuare l’attività propria dell’Ente nella città e nella regione e come testa di ponte per le attività milanesi e la gestione dei Centri finanziati dalla Cassa.

Ma non avrebbe senso se non si collega l’attività di un Ente come l’Umanitaria e la sua storia a quello che succedeva in quegli stessi anni nel mondo della formazione, dell’educazione, della cultura, della politica, delle istituzioni, della chiesa, dell’associazionismo culturale e sindacale. I movimenti che si sono sviluppati negli anni Sessanta e Settanta hanno, nel bene e nel male, rappresentato il passaggio obbligato per superare un tipo di società basata su una organizzazione antiquata, alla quale la scolarizzazione di massa, l’inurbamento, il benessere, la tecnologia, l’industrializzazione, la sindacalizzazione, la modernizzazione, i mass media, la globalizzazione hanno dato una spinta verso il cambiamento con tempi e modi spesso accelerati e spesso improvvisati.

Pur senza assumere posizioni partitiche, l’Umanitaria e i CSC da essa gestiti si calarono nella problematica della “polis”, ciascuna con le sue peculiarità e identità, nella convinzione che fosse impossibile una crescita culturale e sociale senza una corrispondente crescita della coscienza politica. L’obiettivo esplicito e partecipato era quello di allargare l’area di partecipazione consapevole dei cittadini e di fornire gli strumenti per la costituzione di una nuova classe dirigente funzionale alla modernizzazione delle comunità locali, in linea e nella direzione di una idea moderna e partecipata della cultura non avulsa dalle problematiche contemporanee e, lì dove ha funzionato, a creare – a diversi livelli, e specie nel meridione – una cittadinanza attiva, presupposto fondamentale per la crescita complessiva dell’intero Paese.

(*) direttore della Società Umanitaria in Puglia dal 1972 al 1978