FATTI

"Bisogna accettare anche le notizie
e le opinioni che non ci piacciono"

Quando un giornale pubblica notizie che possono risultare "sgradite" ai suoi tradizionali lettori.. E' giusto? E' sbagliato? Ecco un botta-e-risposta fra una lettrice e il direttore del Gazzettino di Venezia, a proposito di un titolo sui vaccini (1 novembre 2018)

Gentile Direttore, apro il Gazzettino che come ogni giorno viene acquistato dal mio Dipartimento e messo a disposizione di docenti, studenti e personale. A pag. XIV della sezione locale Venezia-Mestre un titolo attrae la mia attenzione: Paralizzata a causa del vaccino. Leggo: si tratta di un vaccino somministrato all'inizio degli anni Sessanta e per cui è stata intrapresa una lunga querelle legale. Nell'articolo si evoca anche la dialettica tra bene individuale e bene collettivo. Ecco, mi chiedo se sia davvero utile al bene collettivo pubblicare una notizia di cronaca con un titolo di effetto sicuro, ma che veicola un messaggio che certo non giova alla serena riflessione sui vaccini. Parlo naturalmente a partire dalla convinzione che i vaccini rappresentino un oggettivo progresso per l'umanità, e immagino dunque già con tristezza i commenti superficiali o umorali che anche un titolo del genere può sollecitare. Non La annoio con i doveri dell'informazione su cui Lei è certamente più avvertito di me; ma come cittadino non ho potuto non registrare una evidente stonatura nella scelta del titolo.

Stefania De Vido
Dipartimento di studi umanistici 
Università Ca' Foscari
Venezia

Gentile lettrice,
anche io cercherò di non annoiarLa. Ma mi permetto di ricordarLe che non è censurando i fatti sgraditi o titolando le notizie in modo funzionale ai propri convincimenti, che si fa buona informazione. I giornali non hanno come funzione primaria quella di educare i lettori al bene collettivo, ma di mettere a disposizione di ogni cittadino tutte le informazioni che gli consentano di farsi un'opinione e di scegliere. Sarà poi lui a decidere, liberamente, da che parte stanno il bene e il male. Non siamo i portavoce di un ipotetico Stato etico né dobbiamo suonare il piffero per la rivoluzione, per ricordare l'efficace espressione coniata da Elio Vittorini in risposta a Togliatti. Con tutti i nostri limiti, cerchiamo di dare il nostro contributo alla formazione di un pensiero libero e democratico. Lo abbiamo fatto sui vaccini e su molti altri temi. Quel titolo non Le è piaciuto non perché stonato o scorretto, ma perché urta la sua sensibilità e i suoi convincimenti. È legittimo e comprensibile, naturalmente. Ma bisogna rassegnarsi anche ad accettare anche le notizie e le opinioni che non ci piacciono.