FATTI

“Fin de partie” di Beckett e Kurtag
al Teatro alla Scala di Milano

SAVERIO MONNO

Prima assoluta e produzione del Teatro alla Scala dell'opera “Fin de partie” di Samuel Beckett con musiche originali di Gyorgy Kurtag. Due "mostri sacri" della cultura del Novecento. Beckett etichettato nella corrente del Teatro dell'assurdo (Artaud, Jonesco, Genet…diversamente diversificatisi tra loro), Premio Nobel per la letteratura nel 1969 (moltitudini di persone avranno visto il suo "Aspettando Godot"). Beckett pone simmetrie e ripetizioni sotto un denominatore comune che definisce “principio dell’eco”: parole che si ripetono oppure suoni o silenzi che si raddoppiano. Illogicità e mancanza di consequenzialità nel dialogo (il testo originale prevedeva il sottotitolo “atto senza parole”). Rapporti interpersonali che si disintegrano. Kurtag è protagonista indiscusso delle avanguardie musicali del Novecento, pratica la modernità colloquiando con Schubert, Bartok, Stravinsky. La sua scrittura musicale è caratterizzata da brevi frammenti, lunghe pause e l’eco (richiamo beckettiano) – cioè un ritardo ottenuto digitalmente che incide sulla struttura stessa del ritmo (da vedere le partiture e gli schizzi e foto di amicizie nella mostra su Kurtag allestita nel Museo della Scala).
Fra i numerosissimi premi ci piace ricordare il “John Cage Award” del 1993 con la motivazione “…per i riflessi dello spirito di John Cage nelle sue opere”. Anche Il Teatro alla Scala fa la sua parte assumendosi la produzione di questo spettacolo in coproduzione con l'Opera di Amsterdam (lo spettacolo è in francese) la cui gestazione è durata più di nove anni. Infine un cenno all’allestimento indicato dallo stesso Beckett (che viene ossessivamente ripetuto in quasi tutti gli allestimenti di quest’opera): una scatola grigia che allude ad una casa invalicabile per il protagonista Hamm bloccato su una sedia a rotelle e appannaggio del suo badante Clov che la usa come arma del suo potere, che si ingigantisce e si impicciolisce e fa da segnale al cambio di scena; una porta e una o due finestre che danno su un interno, sede della dispensa di cui mai vedremo il contenuto, che cambiano posizione e altezza al cambio delle 16 sequenze in cui è divisa la commedia – che però non hanno una successione  cronologico (ad acuire ancor di più lo spaesamento dello spettatore) –  che nasconde il nulla e il deserto di (ha detto qualcuno) un panorama apocalittico post atomico; una sedia rotelle, una scala, un quadro sghembo alla parete, un’asta con rampino, unico contatto possibile per Hamm con il mondo e segno del suo potere su Clov, un cagnolino o un gatto segno della animalità/umanità che sopravvive, due bidoni della spazzatura da cui appaiono e scompaiono protagonisti (i genitori di Hamm) mutilati, testimoni di un fallimento generazionale  ormai diventato globale.

Grande successo della Prima scaligera.