FATTI

"Perché, per i dibattiti parlamentari
10 e non 5 mln a Radio Radicale?"

“A dicembre abbiamo fatto una proposta di proroga di un anno a 5 milioni di euro. Perché 5 e non 10? Perché le tecnologie consentono di ridurre i costi. Non solo, voi stessi avete ribadito l’importanza di attività di Radio Radicale che non sono oggetto di convenzione. Allora delle due l’una: o abbiamo pagato troppo la convenzione o Radio Radicale ha svolto altre attività con i fondi della convenzione, che prevede solo le dirette delle sedute parlamentari. Nessuno si è preso la briga di rivedere in 25 anni la convenzione o di prevedere una gara, forse per paura che qualche altro soggetto potesse vincerla”.
E’ la posizione del sottosegretario all’Editoria, Vito Crimi, ribadita in Commissione di Vigilanza. Che così la chiarisce: “A fronte di quella proposta, l’unica risposta di Radio Radicale è stata quella di rinnovare la convenzione per sei mesi. Se avessero accettato, oggi non ci saremmo trovati in questa situazione, ma avremmo un rinnovo per un anno a un costo ragionevole. Voglio ricordare che la convenzione con Radio Radicale è frutto di un bando di gara del ’94, in forza un decreto legge non convertito, ma rinnovato identico subito dopo. Poi rinnovato una terza volta, poi decaduto e reiterato per 17 volte, cioè 34 mesi. Se oggi uno provasse a fare una cosa del genere, ci sarebbe l’insurrezione dei costituzionalisti”. Del resto, “c’è, inoltre, Gr Parlamento che trasmette le sedute parlamentari, di fatto c’è una duplicazione. C’è già un canale radiofonico, tutto il resto non è oggetto della convenzione”.
A proposito dell’archivio di Radio Radicale, in particolare, Crimi ricorda che “non sparisce il 21 maggio, oggi è in mano a un privato quindi il timore che vada a privati è ingiustificato. Uno dei soci di Radio Radicale è una holding di supermercati. Questo è un dato di fatto. Un ragionamento però si può fare: alcuni colleghi hanno proposto di proseguire la digitalizzazione della parte vecchia. Questo lavoro è però oggetto di una convenzione diversa e ribadisco la massima attenzione a preservarlo. Questo archivio, però, è stato realizzato con soldi pubblici e anche la valorizzazione economica deve tener conto di questo aspetto”.
E i colloqui e/o le trattative che sarebbero in corso fra la radio del Partito Radicale e La Rai? Crimi: “So che la Rai ha fatto dei passaggi con Radio Radicale, ma è un’attività che svolge l’azienda. Credo che in queste scelte la politica non debba entrare per garantire la libertà del servizio pubblico”.

Comunque, il sottosegretario così conclude: “Sulla convenzione con Radio Radicale ad oggi non c’è nessuna volontà di prorogare la convenzione. Sull’archivio ci stiamo ragionando, ma quella è una questione del tutto diversa”.