FATTI

l'Unità: rivolta dei giornalisti
contro la direzione di Belpietro

Domani dovrebbe essere in edicola lo storico quotidiano comunista l’Unità, fondato nel febbraio 1924 da Antonio Gramsci e chiuso dal maggio 2017. Ma solo per un giorno, per evitare la decadenza della testata, come già avvenuto il 25 maggio dello scorso anno. La notizia però è un’altra: che a firmarla dovrebbe essere un giornalista dell’ “altra parrocchia”, Maurizio Belpietro, uomo di destra, legato da decenni a Silvio Berlusconi, oggi sovranista e direttore/editore de La Verità e di Panorama. Notizia che ha subito suscitato un vespaio di polemiche e in particolare l’opposizione dei giornalisti dell’Unità stessa.
Di un rilancio della testata – che ai tempi del finanziamento pubblico dei giornali di partito prendeva il il contributo annuo più alto (6.377.209 euro nel 2009) – si era parlato recentemente. Grazie prima a una battuta televisiva, ma nient’altro di più, dell’ex-agente di star e di olgettine Lele Mora, e poi a un vago interesse, ma niente di più, espresso da Michele Santoro.
E oggi, improvvisamente, il caso-Belpietro. “Mi hanno chiesto di firmare questo numero, per garantire l'uscita, e io l'ho fatto”, ha annunciato il giornalista ed opinionista televisivo al sito Huffingtonpost, per il quale l’Unità rischierebbe così di finire “dritta dritta nell'orbita di Matteo Salvini”. Belpietro chiariva con Repubblica: “Ieri sera l'editore Pessina mi ha chiamato, chiedendomi semplicemente se potevo firmare il numero e io ho accettato. In tempo di crisi di giornali mi è sembrato giusto salvare una testata, che altrimenti rischia di sparire. Di certo non ho nessuna intenzione di fare il direttore dell'Unità, testata di cui peraltro non condivido molte delle cose che vengono pubblicate”.
A proposito del gruppo Pessina c’è da ricordare un servizio dell’aprile 2017 nella trasmissione televisiva Report, che “ha accusato Massimo Pessina di avere rilevato il quotidiano con la sola finalità di trarne un tornaconto politico. Questo tornaconto sarebbe da ricercarsi in un rapporto privilegiato con il governo (all'epoca costituito dal PD) e le istituzioni. Una della prove, secondo l'inchiesta, consisterebbe in una serie di appalti dati in modo diretto dal governo al gruppo Pessina Costruzioni, mettendo tale azienda in una posizione privilegiata rispetto alla concorrenza. ,In seguito alla trasmissione dell'episodio il Partito Democratico annuncia querela nei confronti della trasmissione e della RAI, mentre il direttore de l'Unità Sergio Staino definisce il programma "un abile costruttore di fake news"”.
Vediamo adesso la ricostruzione della vicenda e la decisione di opporsi in ogni modo all’ipotesi-Belpietro definite, ieri, nel documento del comitato di redazione dell’Unità, insieme all’annuncio dello stato di agitazione di una redazione, rientrata per pochi giorni dalla cassa integrazione e del ritiro della firma da parte di quasi tutti i giornalisti che hanno lavorato al numero che dovrebbe essere in edicola domani.
“Maurizio Belpietro direttore de l'Unità. L'ultimo affronto alla storia del quotidiano fondato da Antonio Gramsci è arrivato questo pomeriggio all'improvviso e senza alcuna comunicazione al Comitato di redazione da parte dell'amministratore delegato Guido Stefanelli quando in redazione era in chiusura il numero speciale realizzato per evitare la decadenza della testata. Si tratta di un gesto gravissimo, un insulto alla tradizione politica di questo giornale e della sinistra italiana prima ancora che una violazione delle norme contrattuali. L'Unità, giornale fondato da Antonio Gramsci e sopravvissuto al fascismo, in mano ad un direttore da sempre apertamente schierato con la parte più conservatrice della politica italiana e più volte alla guida di giornali di proprietà di Silvio Berlusconi che a l'Unità e ai partiti della sinistra non hanno mai risparmiato insulti e campagne d'odio. Il giornale sarà domani in edicola con la firma di Maurizio Belpietro ma non con quella di Umberto de Giovannangeli che, componente del comitato di redazione chiamato a lavorare a questo numero speciale, avendo saputo del cambio di direzione soltanto pochi minuti prima che il giornale andasse in stampa ha deciso di ritirarla in segno di protesta. Da mesi la redazione è impegnata in un estenuante confronto con la proprietà nel tentativo di riportare il giornale in edicola anche a costo di pesanti sacrifici, e mai una simile evenienza è stata prospettata al comitato di redazione e alla Federazione Nazionale della Stampa. È evidente che da ora in poi e su queste basi non c'è alcuna possibilità di trattare oltre e che i giornalisti de l'Unità tuteleranno la propria professionalità e la propria storia in tutte le sedi possibili. La notizia della nomina di Maurizio Belpietro alla direzione de l'Unità è soltanto l'ultimo tassello di una storia iniziata nel 2015 quando la Piesse di Guido Stefanelli e Massimo Pessina ha riportato in edicola il giornale, e culminata nel giugno 2017 con la chiusura dopo mesi di attacchi ai diritti dei lavoratori e alle norme contrattuali. Adesso, però, crediamo sia arrivato il momento di dire basta a questo scempio: faremo tutto quanto è nelle nostre possibilità ma chiediamo ai vertici dei partiti della sinistra, al mondo della cultura, ai sindacati e a tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell'informazione libera e democratica di mobilitarsi al fianco della redazione per difendere un patrimonio culturale e professionale comune”.