QUELLI CHE
CE L'HANNO D'ORO...

CONTROPREPLICA DI NICOTRI A FULCI
A PROPOSITO DI CAMILLERI

PINO NICOTRI

Questa è la controreplica di Pino Nicotri alla replica di Ludovico Fulci alla risposta di Nicotri alla "Lettera a Pino Nicotri a proposito di Camilleri" che Fulci aveva indirizzato (vedi blog su infodem.it) all'autore della nota: "Camilleri, Salvini e le storture mentali della sinistra" (vedi nella rubrica "Fatti" di infodem.it). 
 
CARO LUDOVICO, innanzitutto ti ringrazio per l’attestato di simpatia, di solito risulto più che altro diciamo ruvido dato che non mi curo di essere simpatico o no, preferisco essere chiaro ed esauriente, cosa che molti detestano. Ho dimenticato di dirti che a partire da mio padre i miei avi paterni sono palermitani, ergo siciliani, ramo sicani. Mio nonno mi diceva che abbiamo o avevamo un titolo di principe, cosa di cui non mi sono mai curato, titolo che credo comunque perso quando una principessa avita osò sposare un... impiegato delle poste, insomma un poveraccio.
Devo correggerti: non è che io preferisca un tipo di letture o un altro, sono infatti onnivoro, salto di pala in frasca, da libri di storia critica a romanzi tipo Il mio nome è Asher Lev, un capolavoro che mi ha fatto anche piangere. Il BelPaese è abitato da oltre 200 etnie, che ne fanno la sua vera ricchezza di base. Il mio cognome è di origine greca e - non è colpa mia - significa Vincitore. Cognome nato con Nicator, come veniva chiamato Seleuco, il generale di Alessandro fondatore della dinastia seleucide, o dagli emigrati dall’isola di Nicea in Sicilia? Mah, chissà!
Purtroppo il campanilismo e ora il sovranismo figlio e marito dell’ignoranza di certe cose non ne sanno nulla, altrimenti la Lega e SalVini si sarebbero già suicidati. Il ruolo della Sicilia anche nella letteratura e nella trasmissione all’Italia (e all’Europa) di molte invenzioni arabo islamiche senza le quali saremmo ancora malmessi purtroppo è misconosciuto. Prima o poi visiterò la Sicilia in lungo e in largo, Etna compreso e fonte sacra mi pare nell’isola di Mozia da leggenda bellissima. Della Sicilia conosco solo Lampedusa e Linosa di una volta, un secolo fa ci andavo tutti i mesi di agosto, Filicudi, Salina (“...dolcezza mai dentro mi dormi...”: poesia di bellezza suprema), Stromboli, un paio di aeroporti. Oltre ovviamente ai cannoli e alle cassate, alla caponata e alla pasta alla Norma, che i vari SalVini non meritano neppure di ricevere in faccia. Un abbraccio. pino
 
La replica di Ludovico Fulci alla risposta di Pino Nicotri alla "Lettera a Pino Nicotri a proposito di Camilleri" che Fulci aveva indirizzato (vedi blog su infodem.it) all'autore della nota: "Camilleri, Salvini e le storture mentali della sinistra" (vedi nella rubrica "Fatti" di infodem.it). 
 
Caro Pino, ti ringrazio della risposta che ha toni concilianti, al punto da renderti più simpatico di quanto sospettassi. Da siciliano so dei siculi, dei sicani, dei sicelioti, come anche della sicilianità e della sicilitudine. Il punto è che tanti in Italia ne sanno poco o nulla.
Inoltre, da appassionato di questioni di antropologia, ho anche apprezzato, credimi, le tue divagazioni circa la complessa stratificazione culturale del nostro bel paese che ha una storia complessa, come certi fenomeni linguistici rivelano a chi abbia orecchio e sensibilità a certe realtà.
Da questo punto di vista le tue precisazioni sono state più che opportune. E te ne sono grato anche a nome di chi legge la nostra corrispondenza.
È ovvio d’altronde, che abbiamo gusti differenti, per cui tu prediligi un tipo di letture che mi lasciano alquanto freddo e viceversa. Nulla di male! La democrazia è fatta anche della capacità d’ammettere, senza scandalo, che certe cose sono del tutto normali. Si tratta di corde che in ognuno di noi hanno diverse vibrazioni. Tutto qui.
Grato ancora della risposta, ti saluto con simpatia.
Ludovico

Questa è la risposta di Nicotri alla "Lettera a Pino Nicotri a proposito di Camilleri" di Ludovico Fulci.

Caro Ludovico, ho scritto che "il linguaggio dei romanzi di Camilleri è sempre da popolo, di taglio tanto popolare quanto “terrone”, anzi siciliano, siculo, lontano dall’italiano parlato e scritto normalmente”, dove per siculo intendo il lato popolare anzi popolano della parola siciliano. L’ho fatto apposta perché le storie che Camilleri scrive sono spesso ispirate alle storie della tradizione contadina, raccontategli a suo tempo da un fattore al quale regalava pacchetti di sigarette Milit. Di quelle storie gli è rimasta una parte del linguaggio e una ricca eredità di parole della Sicilia profonda, cioè a dire sicula se non altro perché le sue Vigata e Montelusa immaginarie si trovano in luoghi della Sicilia sud orientale realmente esistenti tra Porto Empedocle, dove se non sbaglio Camilleri è nato, e Ragusa: la Sicilia orientale a suo tempo era abitata proprio dai siculi mentre invece i sicani abitavano nella Sicilia occidentale. Il commissariato dove lavora il commissario Salvo Montalbano è nel municipio di Scicli mentre la sua abitazione - in realtà un bed&breakfast - si trova nella contrada di Punta Secca, frazione balneare di Santa Croce Camerina. I siciliani sono principalmente gli eredi dei siculi e dei sicani, così come i pugliesi sono gli eredi dei dauni, peucezi, messapi, japigi e apuli, nome quest’ultimo col quale i romani chiamarono gli illiri e cretesi che si stanziarono in quella che poi grazie a quel nome è stata chiamata Puglia. Tutto qui. Un saluto. pino