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E LE GRANDI POTENZE "INVENTARONO" L'ALBANIA

Il principe di Wied nell'intrico balcanico: una storia sospesa fra tragedia e operetta

DARIA TERRACINA

“L’invenzione dello Stato di Albania e la singolare avventura di Guglielmo di Wied nell’eterno intrico balcanico, alla vigilia della prima guerra mondiale”. Recita così il sottotitolo dell’ultimo romanzo di Beppe Lopez. Anzi, un racconto storico (“minuziosamente fedele ai fatti, come una cronaca”, tiene a precisare l’autore). Il titolo è “Il principe nel groviglio”. L’editore, Zines. Viene subito la tentazione di chiedersi che senso e quale utilità abbia ricordare oggi quegli eventi del 1914, a quasi un secolo di distanza. Tentazione che è quasi un obbligo, essendo l’autore non uno storico e nemmeno un intellettuale uso a frequentare sfere estranee all’attualità e all’impegno sociale. E’ il caso di ricordare che Lopez, dopo una vita tutta consacrata al giornalismo politico e alle direzioni di quotidiani, agenzie e riviste, si è dedicato nell’ultimo decennio a saggi sull’informazione (ultimi La casta dei giornali, Stampa Alternativa e Giornali e democrazia, Glocal) e alla narrativa. In particolare, nel 2000 pubblicò con Mondadori Capatosta, romanzo – come si disse – “di identità e di riscatto”, e nel 2008 con Marsilio La scordanza, un romanzo di forte impegno e denuncia politica sull’interruzione dei processi di democratizzazione alla fine degli anni Settanta.

Lopez, che senso e quale utilità ha oggi ricordare la fondazione dell’Albania nel 1914, e che cosa c’entra lei con questo tipo di ricostruzioni storiche?

“Basta anche solo sfogliare Il principe nel groviglio, dando una leggiucchiata qui e là, per avere la strana impressione di leggere le pagine degli esteri e della cronaca di questi anni. Le potenze che intervengono direttamente e fanno da “tutrici” a questo o a quel paese balcanico, il groviglio di interessi etnie culture e religioni, le rivolte, il Kosovo, il va-e-vieni con la costa italiana… Insomma, si ha proprio la sensazione di approfondire una cosa interessante qui ed ora. Quello che in effetti concorre a dare oggi un senso e una utilità a queste pagine si collega a tutto questo: appunto, l’eterno, inestricabile, attualissimo groviglio balcanico, sempre al centro delle controversie e delle alleanze internazionali, tornato anche drammaticamente ad esserlo dopo la caduta del sistema sovietico e la fine dell’Albania comunista e della Jugoslavia”.

…E presumibilmente anche il tentativo da parte delle Potenze di controllare quel groviglio e di disinnescare la sua permanente “pericolosità”.

“E’ ciò che è avvenuto in questi anni, ad opera dell’Onu, della Nato, degli Stati Uniti, della stessa Italia. E che avvenne allora, ad opera delle Potenze e, in particolare, delle alleate /concorrenti Italia e Austria. Ma l’attualità di quel tentativo, o meglio di quella pretesa è ancora più ampia e profonda, e non riguarda solo l’area balcanica. C’è sempre nella storia la tentazione, da parte dei paesi potenti di turno, di esportare democrazia e modernità in paesi, militarmente ed economicamente depressi, non democratici e/o non moderni. E’ appena il caso di parlare dell’Iraq e dell’Afghanistan…”.

…Ma anche dello Stato borbonico del 1799: anche in quel caso – da lei descritto nel suo precedente racconto storico, Mascherata Reale, Besa – i francesi vollero esportare democrazia a vantaggio di una popolazione arretrata e sottomessa ad un regime dispotico e corrotto.

“Quel libro suscitò inizialmente qualche perplessità, perché smontava la vulgata della nobile Repubblica Napoletana guidata da poeti e filosofi rivoluzionari, e della plebe meridionale ignorante e lazzarona che si schierò contro i liberatori francesi. La smontava sul campo, sul territorio (descrivevo il fronte pugliese di quegli eventi), così come in una qualche misura la smontava dal fronte napoletano il libro di Enzo Striano su Eleonora de Fonseca Pimentel nel Resto di niente, divenuto popolare col bel film fattane da Antonietta De Lillo. Quei rivoluzionari furono usati e strumentalizzati dai francesi, alla stregua dei governi-fantoccio messi in piedi dagli Usa in Iraq. Qui, lì a Napoli e nell’Albania del Principe, tutti tentativi e pretese che nascondevano e nascondono interessi ben più rapaci di quelli solo nobili sbandierati (democrazia e modernità). Qui, lì a Napoli e nell’Albania del Principe, tentativi fallimentari. Come ci raccontano i libri per il passato e le cronache per il presente”.

Cosa successe in quel 1914? Cosa racconta in sintesi il suo ultimo libro?

“Dopo quattro secoli di dominio turco, il territorio albanese – insieme ad altre zone strategiche - era passato sotto il dominio delle grandi potenze occidentali, che dopo lunghe e contorte trattative sulla divisione delle aree di influenza ne decisero a tavolino confini e assetto politico-istituzionale. Così, il 7 marzo del 1914 potè sbarcare a Durazzo l’uomo da esse scelto per divenirne il sovrano: un nobile e militare tedesco, il Principe Guglielmo di Wied, che di mestiere faceva l’ulano del Kaiser, imparentato per via diretta e attraverso la moglie Sofia di Shonbourg-Waldenbourg con le più autorevoli dinastie monarchiche europee. Nel libro, oltre ad una ricostruzione e al chiarimento del groviglio balcanico, si racconta in sostanza, quasi giorno per giorno, i sei mesi di quella infelice corona, travolta dalla inadeguatezza di Guglielmo, dalla complessità (per lui incomprensibile) della cultura e dei giochi interni alla popolazione albanese, dai contrasti fra Italia e Austria e, infine, dallo scoppio della prima guerra mondiale. Sei mesi sospesi fra la tragedia e l’operetta”.

E’ forse un caso che l’autore del Principe sia originario della Puglia e si sia occupato nei suoi libri spesso di cose pugliesi e persino della “lingua” pugliese? “

Non è un caso. E anche questo ha un rilievo storico attuale Il rapporto antico, arcaico fra il fronte sud-est dell’Europa (la Puglia) e il fronte ovest dell’Oriente (i Balcani) ha ripreso corpo e spessore, dopo la fine dei regimi comunisti, con l’avvento della globalizzazione. O, meglio, con il ritorno della “globalizzazione”: una realtà, nel Mediterraneo, che ha radici nei primordi della civiltà umana, che ha conosciuto momenti gloriosi e di profonda comunione economica, culturale e di costume, e avviata a radicale interruzione proprio agli inizi del Novecento”.

(*) LEGGERE TUTTI, luglio-agosto 2010

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