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STORIA DI CATANIA, DALLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI
di Nunzio Dell'Erba

VALENTINA CHIARINI

Di Catania, pur avendola visitata un’estate di ormai molti anni fa, ho un ricordo limpido e cristallino, come limpida e cristallina, tagliente quasi come quella di montagna, mi sembrò la sua aria. Una città colorata, di un ordine magnifico e barocco, allegra e rumorosa nel suo assetto impeccabile. E poi, certo, l’Etna che si staglia sulla città. Ricordo che con la macchina arrivammo fin su, in un mare di lava nera pietrificata. Un paio di case erano state costruite proprio lì, ai margini delle colate.
Il volume Storia di Catania, dalle origini ai giorni nostri di Nunzio Dell’Erba (Edizioni Biblioteca dell’Immagine) fa parte della collana Storie delle Città, diretta da Paolo Scandaletti. E’ corredato da piacevoli illustrazioni d’epoca, in bianco e nero. Dopo la bella prefazione di Alfio Caruso (interessante il paragone tra I Viceré e Il Gattopardo), questa Storia di Catania inizia esattamente dal principio, cioè dall’analisi del nome attraverso un’accurata ricerca onomastica: “Secondo l’ipotesi più attendibile, il nome “Catania” deriva dal greco Katà Aitnen, che significa ‘sotto l’Etna, ai piedi dell’Etna’”.
Poi, pian piano, la storia si dipana attraverso uno studio minuzioso e sapiente.
Lo scenario in cui la città si sviluppa è estremamente movimentato: conquistata da vandali e bizantini, da saraceni e normanni, da svevi, spagnoli e francesi - per non parlare del potere degli ordini religiosi, proprietari, insieme ad alcune grandi famiglie, dei territori e delle giurisdizioni -   sconvolta da terremoti e pestilenze.
E come non ricordare quei nomi che evocano gli anni della scuola, gli Angiò, Pietro d’Aragona, Manfredi (biondo era e bello e di gentile aspetto, ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso, quanto mi fece sognare, mentre studiavo le sue imprese), suo nipote Corradino (il ragazzino nato nel momento sbagliato, decapitato a soli sedici anni), Costanza d’Altavilla, morta a Catania, e suo figlio Federico II?
Di questa cavalcata attraverso il tempo riporto solo alcuni dei molti episodi che fecero la storia della città: la lava che giunge fino al mare coprendo il porto di Ognina nel 1381, l’istituzione dell’Università di Catania (ove ha il sapere albergo) nel 1435, la peste alla fine del sedicesimo secolo, un’altra terribile colata lavica nella seconda metà del Seicento, che però, per miracolosa intercessione di Sant’Agata protettrice di Catania, risparmia la città.
Il terremoto del 1693 che, giunto in un momento in cui evidentemente la santa era distratta, miete più della metà dei suoi abitanti.
Nel Settecento gli austriaci, la realizzazione dell’Ospedale e del Duomo, quindi i Borboni e la visita di Goethe, il poeta innamorato dell’Italia. La nascita del musicista Pacini; pochi anni dopo quella di Vincenzo Bellini. Nel 1822 l’inaugurazione del Teatro comunale, così importante nella vita cittadina. Poi il colera, e la fucilazione degli oppositori al regime borbonico. Il 31 agosto del 1840 nasce a Catania Giovanni Verga, la cui opera è da leggere e rileggere, sempre. Quasi vent’anni dopo vi nasce anche il socialista Giuseppe De Felice Giuffrida, che nel corso della sua vita cercò di difendere la povera gente descritta da Verga e animò i Fasci siciliani.
Catania è la città di Luigi Capuana; vi visse e morì anche Federico De Roberto, un gigante della letteratura con il suo I Viceré, altro capolavoro che andrebbe riletto più volte, perché non si finisce mai di apprezzarne la grandezza.
Il 19 agosto 1862, dal balcone del Circolo Operai, Giuseppe Garibaldi tiene un discorso durante il quale pronuncia la celeberrima frase O Roma o morte.
Il tempo scorre, e non aspetta nessuno: nell’autunno del 1873 compare a Catania la prima automobile, detta Trinacria, che percorre la via Garibaldi per fermarsi dinanzi alla sede della Prefettura; a fine 1882 gli utenti in possesso di apparecchio telefonico sono ben 136. E nel 1893 apre il primo studio dentistico gestito da una donna, la dottoressa Claudina Cottini, laureata all’Università di Napoli. Se la Prima Guerra Mondiale è lontana, nel continente, su al nord, durante la Seconda Guerra Mondiale Catania non è risparmiata e dal 1941 subisce pesanti bombardamenti.
Il 5 agosto del 1943 gli Alleati sbarcati in Sicilia ed entrano in città. Ma nel dicembre del 1943 ancora 37 comuni sui 53 della provincia “hanno in carica rappresentanti di nomina fascista”.D’altronde parlano chiaro anche i risultati del referendum del 2 giugno 1946: soltanto 22.609 catanesi votano per la repubblica, contro i 99.261 a favore della monarchia.
Ricordiamo però il capitolo sull’antifascismo etneo, e quanti combatterono attivamente la dittatura. Particolarmente interessanti, in questo volume, le pagine dedicate alla Letteratura, editoria e scienza, dal fascismo in poi, e in particolare quelle dedicate a Vitaliano Brancati ed Ercole Patti. “Nei suoi molteplici libri Patti ritorna con affetto ai suoi ricordi, descrivendo i luoghi frequentati nella sua giovinezza: la predilezione per il “miele torpido” di Catania è connessa ad una Sicilia misteriosa densa di intrighi, mentre il suo amore per l’ambiente gli permette una vivace descrizione della natura etnea”.
“Nel romanzo Don Giovanni in Sicilia lo scrittore [Brancati] rivela il grottesco degli amori sognati, inibiti e vissuti nell’immaginario maschile (non solo giovanile) dell’uomo siciliano: è uno studio dell’ambiente e del carattere isolano comparati a quelli dell’Italia continentale”.
Il dopoguerra: “Il decennio postbellico è per Catania un periodo convulso per la difficile formazione di un nuovo ceto politico, sottoposto a situazioni incerte di protesta sociale […] Lo stesso arcivescovo, Carmelo Patanè, diffonde alla vigilia delle elezioni una pastorale con cui presenta l’anticomunismo come l’unico baluardo della libertà per la difesa dei 'dettami sublimi dell’altruismo cristiano'”. Il suo successore non si discosta da questa linea, ed entrambi, come i loro successori, naturalmente appoggiano in ogni modo possibile la Democrazia Cristiana.
“Base del nuovo blocco di potere urbano” l’espansione e le modifiche del piano regolatore cittadino, esattamente come nel resto d’Italia. Inizia infatti in tutto il Paese il grande scempio edilizio che massacra città, campagne e soprattutto le coste. “La famosa operazione San Berillo, avviata negli anni Cinquanta dalla Dc, inaugura una politica clientelare basata sulla figura del mediatore, esperto nel controllo delle risorse pubbliche e del voto di scambio, un’operazione affaristica che investe un’area di 240.000 mq e si concentra sullo sviluppo speculativo dell’economia cittadina”.
A metà degli anni Sessanta viene affidato al celebre architetto Kenzo Tange la costruzione del quartiere di Librino, polo industriale e città satellite. Neo delle nuove costruzioni: il grave inquinamento acustico prodotto dal passaggio degli aerei, che rende difficile la vita degli abitanti.
“… Nell’economia siciliana l’assenza di concorrenza determina la crisi delle piccole aziende e si ripercuote nel settore agricolo. Fra il 1976 e il 1981 la metà dei contributi regionali (settecento miliardi l’anno) è concessa ai cavalieri catanesi: cinque miliardi alle aziende del gruppo Rendo per i danni causati dalla siccità, otto miliardi a Graci per la tutela dei suoi vigneti, otto miliardi sempre ai Rendo per la fabbrica dei liofilizzati”.
Al contempo, però, il torinese Carlo Levi così descrive la Catania di quegli anni: “… E per lunghe diritte strade popolari affumicate, sbocchiamo nel centro, tra le meraviglie della più bella città del Settecento” e ancora “Una folla di giovani, di vecchi e nuovi amici, sempre più numerosa mi accompagna: in tutti è una estrema e vera gentilezza, e insieme il gusto della conversazione, la greca chiarezza, e la greca sofistica. Si gira per le strade e caffè, si guardano le persone e si analizzano i caratteri; è questa della tipizzazione, una delle tendenze dell’ellenistico spirito catanese”.
E arriviamo alla fine del secolo scorso: “Negli ultimi lustri del Novecento Catania [appare] priva di coesione sociale, amministrata da un personale politico ingordo, devastata da un ceto imprenditoriale privo di scrupoli e saccheggiata da fazioni criminali […] I poteri tradizionali del prefetto e del vescovo si consolidano ma non riescono ad attenuare una mentalità basata sul disprezzo del bene comune, dell’ambiente e delle regole […] La criminalità comune, alimentata dall’elevato tasso di disoccupazione, trova un terreno fertile nello sviluppo di settori speculativi e nella diffusione del clientelismo e della corruzione. Quella organizzata si connette all’imprenditoria e alla politica per la spartizione delle licenze e degli appalti”.
Nel 1982 il giornalista Giuseppe Fava fonda il mensile I Siciliani, giornale “senza padroni né padrini”. Fava è “tra i pochi intellettuali che denuncia la collusione tra mafia e politica, proponendo un’organizzazione del dissenso come impegno sociale e partecipazione civile alla vita pubblica”. Il giornale arriva “alla tiratura imprevista di 10.000 copie. Un successo che è alimentato anche dalla sua lotta contro l’inquinamento delle coste e lo stanziamento dei missili nucleari nelle basi NATO della regione”. Il 5 gennaio 1984 Giuseppe Fava viene assassinato; il 9 gennaio il sindaco Angelo Munzone rilascia a Repubblica un’intervista nella quale nega la presenza della mafia a Catania. Meraviglia quasi che non abbia attribuito l’omicidio a “storie di donne”, come molti all’epoca definivano i delitti di mafia. Ma le indagini attribuiscono la responsabilità del delitto al mafioso Santapaola, che viene condannato all’ergastolo.
“La storia recente di Catania attraversa fasi alterne, percorse da crisi cicliche e da risvegli di modernità […] La città presenta un’immagine contraddittoria, la cui evoluzione si unisce ai problemi cronici che investono l’intera società e rendono incerto il futuro: tutto dipende da una sana ed efficiente prassi amministrativa, ma anche dal contesto politico nazionale ed europeo”.
Questa Storia di Catania ha il pregio di essere concepita e scritta come un racconto che spazia da un argomento a un altro, e pur nell’abbondanza di informazioni ci si appassiona, si va avanti per sapere cosa succede.
Non ultimo ci si accorge che questo racconto è concentrato e simbolo della storia di tutto il nostro Paese, nel bene e nel male. E si vorrebbe che la bellezza, la ricchezza culturale di questa città, le molteplici esperienze vissute dalla sua fondazione a oggi, possano servire a renderle magnificenza e vivibilità, e che i suoi abitanti riuscissero a trovare serenità e benessere. 

 

 

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