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L'AMORE A PRESCINDERE
di Angelo Aliquò

MARTA GALOFARO

Gibran riguardo l'amore scriveva: “Non dà nulla fuorché sé stesso, e non coglie nulla se non da se stesso. L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto, poiché l’amore basta all’amore”. Ma cosa significa amore incondizionato? Ed è davvero possibile lo stadio dell'amore in cui questo sentimento si offre a prescindere da tutto: dalle convenzioni sociali e morali, dal credo religioso, dai vincoli carnali e dai legami familiari?
L’amore a prescindere di Angelo Aliquò (Di Nicolò Edizioni) cerca di dare una risposta a questo interrogativo raccontando, attraverso la storia di Carmelo, un giovane seminarista, io narrante della vicenda, temi di scottante attualità e il modo assolutamente intimo e personale di vivere l’amore e la fede attraverso le persone e i personaggi che il protagonista incontra lungo il suo cammino, forse prima ancora che di fede, di vita.
Carmelo è cresciuto in una famiglia cattolica fervente in cui prevalgono le figure femminili e in cui ha scoperto che esistono modi completamente diversi di vivere la fede. Lo zio Antonio è un uomo potente e stimato della curia romana, che affronta i temi ecclesiastici sempre con severa determinazione, zia Teresa “missionaria in Africa e Asia, fiera oppositrice della religione contemplativa del fratello minore e delle sorelle maggiori”, aveva lasciato il facoltoso fidanzato per abbracciare la fede attiva, “non guardava i peccati e le diversità, amava tutto il creato”. L’unico esempio di virilità per Carmelo è suo padre che non accetta di buon grado la vocazione del figlio e ne intuisce l’omosessualità. Don Alfio, “un uomo bello, un poco sovrappeso, occhiali pesanti davanti ad occhi azzurri e profondi”, attraeva Carmelo per la profonda cultura ma non solo. Rappresenta la parte corrotta ed arrivista del clero, quella che non si fa scrupoli pur di raggiungere i propri scopi anche a costo di tradire chi ha riposto in lui fiducia incondizionata perché tutto sta “in voluntate omnia”. Dalla delusione nei confronti di Don Alfio nasce la nuova vocazione del protagonista, quella dell’amore a prescindere, puro e disinteressato.
Fra realtà e fantasia, questo romanzo nasce, come spiega lo stesso autore, da una breve discussione fra due sacerdoti ascoltata involontariamente e riportata nel testo in modo fedele. E nasce per far riflettere. Chi siamo veramente? Fino a che punto crediamo in quello che professiamo o diciamo? Preferiamo essere o apparire in questa grande vetrina che è il mondo? Oppure in una società precostituita l'uomo si trova a vivere la parte che gli è stata assegnata, da cui non può sottrarsi?
Ciascuno è costretto a seguire le regole e i principi che la società impone indossando una maschera che nasconde personalità e individualità molteplici e complesse. Questo porta all'incomunicabilità tra individui che provoca un senso di solitudine nell'individuo e di esclusione dagli altri, come da se stessi. E forse la vera protagonista di questa storia non viene mai nominata ed è la solitudine, la solitudine di chi per una scelta che non riesce a portare fino in fondo non può esternare i propri sentimenti o deve viverli di nascosto, la solitudine di chi è disposto per trenta denari a vendere chi gli è veramente amico, ancora la solitudine di chi non appagato da agape non riesce a sottrarsi ad eros.

    

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