Libri

UN CANTO STRANIERO
Poesie di Santos Domínguez Ramos

FREDDY CASTILLO CASTELLANOS

“Un canto straniero”. E’ il titolo di un volume di poesie di Santo Dominguez Ramos, poeta e critico letterario spagnolo, che vedrà la luce nel prossimo autunno. Introduzione di Freddy Castillo Castellanos. Traduzioni e cura di Marcela Filippi Plaza. Anticipiamo l’introduzione di Castillo Castellanos e alcune poesie di Domínguez Ramos.
 
Quando il poeta Félix Grande, nel presentare uno dei suoi libri, disse: “Santos Domínguez cammina e cammina con la forza indistruttibile di chi porta in spalla il suo sacco di dolore, la sua emozione di esistere e le sue consolanti parole genesiache”, stava affermando una presenza irriducibile: quella della parola come centro matrice della sua creazione. Senza di essa, né il dolore né l'emozione di esistente sarebbero tali. Lo sono, perché il poeta è stato in grado di dare loro vita nelle sue pagine.
Nel ricco panorama della poesia spagnola degli ultimi decenni, si sottolinea il nome di Santos Domínguez Ramos (Cáceres, Spagna, 1955), autore, anche di gli altri libri eccellenti: Las provincias del frío, En un bosque extranjero, Las sílabas del tiempo, Luna y ciencia nocturna, El viento sobre el agua y Principio de Incertidumbre.
Lo si riconosce da una cadenza di echi o di vocaboli che si succedono per fornire il profilo preciso di un'immagine, sia esso un testo dall'impronta metafisica o dall'affettuosa ricreazione di un personaggio. Penso che in quest'opera  c sia una sorta di "marchio Domínguez" a servizio della luce. Meglio detto:della sua ricerca. Una luce che illumina strade vecchie o sconosciute e recupera territori ed esseri dimenticati.
I suoi testi invocano letture, paesaggi e ombre protettive, che si rivelano di volta in volta in una delicata esplorazione  della memoria. Anzi: diventano poco a poco memoria. Una sorta di immaginario, non nel modo "culturalistico" come alcuni un tempo erano soliti fare; appare come un grande telone, perché il poeta è anche memoria, e lo è perché gli autori e i personaggi che ha  letto (o visto o sentito) sono parte importante della sua vita. Domínguez dice, in un verso che ha risuonato in me borgesianamente."Siamo la nostra memoria  in un paesaggio" (Persistenza del fumo). E siamo qualcos'altro, afferma: "Siamo ciò che dimentichiamo". Bisognerebbe aggiungere insieme a Borges e alla sua ontologia negativa, che quest'ultima potrebbe essere provvisoria, perché "Solo una cosa non c'è: è l'oblio".
Il poeta si volge  al passato, verso una tradizione che lo sostiene e la rende presente: Perché guardiamo sempre / indietro, come l'angelo, / o come la donna dal nome silenzioso / che lasciando Sodoma piangeva il suo passato... / nelle chiare piane del ricordo (...) E’ la luce del passato, la luce più luminosa / e ha, come l'angelo, sulle spalle gli occhi. (Angelus Novus)
Quell'angelo di Benjamin, quello della tradizione talmudica a cui Paul Klee ha dato gesti e sguardo, trova il giorno torbido. Viene da "le chiare pianure del ricordo", dove il passato rimane come spazio, non come tempo, Se fosse tempo, sarebbe un presente occulto che si porge verso la poesia e la guida: Il ricordo non è tempo: il ricordo è spazio. / Il suo luogo è l'assenza di paesaggi perduti
In Pastorale d'autunno ci dice: Seduto su una pietra / ho imparato con gli anni a guardare la sera, / al di là del paesaggio, al di là degli uomini.
Il poeta è anche il lettore, un lettore che davanti ai suoi occhi non ha solo libri. Ha anche -e molto- paesaggi, paesaggi che iniziamo a vedere con i suoi occhi e che finiamo per ricreare davanti allo specchio delle finestre, vedendo noi stessi -commossi-, così come l'autore vede se stesso: Il lettore si alza per guardare la fatica vegetale del paesaggio, / triste come i lunedì nei giardini zoologici. (...) il lettore si alza per guardare se stesso
sul vetro. / E ora / i suoi occhi non guardano più. / La sera gli restituisce / la sua immagine sul freddo incendio del crepuscolo / in un bosco straniero che non dice il suo nome. / E il lettore non sa più / se la dubbiosa lacrima che cade dal vetro
è sua o del paesaggio. (Il lettore, un paesaggio)
Il lettore, col suo dubbio, comincia a capire che, oltre alla memoria, è anche paesaggio. In esso potrà diventare invisibile, ma il suo sguardo saprà sempre dove si nasconde.
Sebbene denso, il linguaggio sembra leggero nella pagina. Si lascia trasportare dall'orecchio. I versi hanno il volo dell'uccello, un uccello che, come dice il poeta nel primo testo di questo libro, vola come tentativo di ottenere il suono dell'istante e lasciarlo intatto nella pagina.
Se c'è qualcosa che Santos Domínguez ha, è orecchio, un orecchio che gli permette di non abbandonare mai la sua melodia, anche se di "musica insondabile" si tratti, come quella che accompagna l'ombra del gelo "quando cade nel deserto" (Ieri non ti ho visto in Babilonia).
La parola come approssimazione dell'esperienza; meglio detto, come unica esperienza: la grande esperienza di una vita dedicata alla poesia e alle sue segrete assonanze. Perché "nella poesia vive una simulazione,/
il segreto artificio/ verbale della memoria" (Vento di stella). Il poeta cerca di scoprirlo "sotto la luce della sera, sotto il primo quarto/della luna sull'isola", fino a quando la notte giunge nelle note di un oboe  (Scrivere di sera)
Scoprire fuori dalla Spagna l'eccellente poesia di Santos Domínguez  Ramos è scoprire che la migliore tradizione della sua bella lingua, non è stata abbandonata. Al contrario, è stata arricchita.
FREDDY CASTILLO CASTELLANOS
(versione italiana di Marcela Filippi Plaza)
 
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ROSA DE LA MEMORIA
Tú, rosa de silencio, tú, luz de la memoria                                                                                    
(Luis Cernuda)           
 
Mi memoria es a veces la memoria de un río,
la gramática cóncava de la fiebre en la herida
profunda del paisaje,
el intervalo oscuro de la sangre.
 
Como llaga erosiva y minuciosa,
¿nace o muere la luz en el recuerdo?
¿Sale o se pone el sol
en el ardor sin llama de la ruina?
 
Otros días mi memoria se remonta hacia arriba,
sucinta y transitoria, sin puntos cardinales
por el cauce de un río que yo no he visto nunca.
 
Tenaz, inapetente,
en sus orillas pasta un animal tranquilo.
Sus ojos no me ven.
Indiferentes, turbios,
son los ojos del tiempo.
 
ROSA DELLA MEMORIA
 
La mia memoria è a volte la memoria di un fiume,
la grammatica concava della febbre nella ferita
profonda del paesaggio,
l'oscuro intervallo del sangue.
 
Quale ferita erosiva e minuziosa,
nasce o muore la luce nel ricordo?
Sorge o tramonta
nel rogo senza fiamma della rovina?
 
Altri giorni la mia memoria risale,
concisa e transitoria, senza punti cardinali
dall’alveo di un fiume che non ho visto mai.
 
Tenace, inappetente,
sulle sue sponde pascola un animale tranquillo.
 
I suoi occhi non mi vedono.
Indifferenti, torbidi,
sono gli occhi del tempo.
 
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EL ÁRBOL DE LA PACIENCIA
“Y el Árbol de la Paciencia llevará su fruto”
Omar Faruk)
 
He visto lo que vuelve: la lluvia de la tarde,
los pájaros del tiempo en las almenas,
su temblor amarillo,
la simiente de lava en los volcanes.
 
Secuencia de raíces o signos en el aire,
un relámpago quieto vibra en el horizonte:
es la música y llueve sobre el árbol en llamas,
de raíces amargas y frutos delicados.
 
Llueve sobre los muertos que no saben que llueve
y hay ángeles que tiñen de negro con sus alas
la claridad redonda de la luna.
 
Enfrían con su luto la luz del equinoccio,
el fulgor cenital de la pascua de marzo.
 
Igual que los eclipses,
destemplan los acordes naturales del mundo,
alteran la destreza rutinaria del tiempo.
 
Su canto de ceniza viaja por la secuela
azul de las galaxias,
corta como la nieve que afila los tejados
y arrasa los cimientos
y quema las pupilas del insomne.
 
L'ALBERO DELLA PAZIENZA
 
Ho visto ciò che torna: la pioggia della sera,
gli uccelli del tempo sui bastioni,
il loro tremore giallo,
il seme di lava nei vulcani.
 
Sequenza di radici o segni nell'aria,
un lampo immobile vibra all'orizzonte:
è la musica e piove sull'albero in fiamme,
di radici amare e frutti delicati.
 
Piove sui morti che non sanno che piove
e ci sono angeli che tingono di nero con le loro ali
il chiarore rotondo della luna.
 
Raffreddano con il loro lutto la luce dell'equinozio,
il bagliore zenitale della pasqua di marzo.
 
Così come le eclissi,
disarmonizzano gli accordi naturali del mondo,
alterano la destrezza rutinaria del tempo.
 
Il loro canto di cenere viaggia attraverso la lesione
blu delle galassie,
taglia come la neve che affila i tetti
e rade al suolo le fondamenta
e brucia le pupille dell'insonne.
 
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LA NOCHE DEL COBARDE
“Y cae la noche, la noche –la hora de la jungla”
(Robert Lowell)
 
Su lugar es la noche. Si les ladran los perros,
si el canto atormentado de un pájaro nocturno
llega hasta sus orejas de cobarde madera,
ellos siguen andando por su sombra de peces
ajenos a las fuentes y a los ríos caudales.
 
Donde la noche firma sus traiciones
como los envoltorios, como desechos turbios
confusamente vienen de donde sopla el viento
con la astucia del tigre y el miedo de los bueyes.
Viven en los insomnios del cartón, allí donde el naufragio
del vidrio y su memoria
abolida en la muerte civil de la palabras.
 
Pero entonces la noche lo habrá deshabitado
con la tristeza negra
que tienen los armarios de un muerto por sorpresa.
 
 
LA NOTTE DEL CODARDO
 
Il suo luogo è la notte. Se gli abbaiano i cani,
se il canto tormentato di un uccello notturno
giunge fino alle sue orecchie di legno codardo,
essi continuano a camminare nella loro ombra di pesci
estranei alle fonti e ai fiumi copiosi.
 
Dove la notte firma i suoi tradimenti
come gli involucri, come torbidi rifiuti
confusamente vengono da dove soffia il vento
con l'astuzia della tigre e la paura dei buoi.
 
Vivono nelle insonnie del cartone, là dove il naufragio
di vetro e della sua memoria
abolita nella morte civile delle parole.
 
Ma allora la notte lo avrà disabitato
con la tristezza nera
che hanno gli armadi di un uomo morto di sorpresa.
 
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ANGELUS NOVUS 
(Paul Klee)
 
¿Por qué miramos siempre
hacia atrás, como el ángel,
o como la mujer de silencioso nombre
que al salir de Sodoma lloraba su pasado
en las claras planicies del recuerdo,
en aquella ciudad de la llanura
donde dejaba en sombra
la casa abandonada con sus pecados íntimos,
con sus secretos vicios que envidiaban los dioses?
 
Antes de hacerse sal
pudo ver el contorno de una nube de azufre,
su densidad de fuego,
la cabeza cortada del caballo,
la lluvia genital sobre el país del yermo.
 
En la hora amarilla del viento y del espanto
tuvo tiempo de ver la confusión de tribus,
las cansadas trincheras de la furia,
los últimos cuarteles de un campo de Agramante.
 
La venganza, la torpe secuela de la envidia
la convirtió en estatua.
 
Es la luz del pasado, la luz más luminosa
y tiene, como el ángel, en la espalda los ojos.
 
Porque nada hay más turbio que el día que le esperaba
a Lot bajo las viñas amargas del incesto.
 
Porque nada hay más turbio
que el día que nos espera.
 
 
ANGELUS NOVUS
 
Perché guardiamo sempre
indietro, come l'angelo,
o come la donna dal nome silenzioso
che lasciando Sodoma piangeva il suo passato
nelle chiare piane del ricordo,
in quella città della pianura
dove lasciava in ombra
la casa abbandonata con i suoi peccati intimi,
con i suoi vizi segreti che gli dei invidiavano?
 
Prima di divenire sale
poté vedere il contorno di una nuvola di zolfo,
la sua densità di fuoco,
la testa mozzata del cavallo,
la pioggia genitale sul paese dell’ermo.
 
Nell'ora gialla del vento e della paura
ebbe il tempo di vedere la confusione di tribù,
le stanche trincee della furia,
gli ultimi acquartieramenti di un campo di Agramante.
 
La vendetta, l’inetta sequela dell'invidia
la trasformò in statua.
 
E’ la luce del passato, la luce più luminosa
e ha, come l'angelo, sulle spalle gli occhi.
 
Perché nulla è più torbido del giorno che attendeva
Lot sotto le amare vigne dell'incesto.
 
Perché nulla è più torbido

del giorno che ci aspetta. 

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