Libro

QUALCOSA DI SINISTRA
di Klaus Davi

1 - MA VOTARE NON È COME BERSI UNA SAMBUCA

di Beppe Lopez (Liberazione)

«Dì qualcosa di sinistra», implorava il compagno Nanni Moretti: ma D'Alema non stava ad ascoltarlo. «Dì qualcosa di sinistra», suggerisce oggi a Fassino - intendendo qualcosa di opposto alle aspettative morettiane - Klaus Davi, giovine pubblicitario e professionista «della comunicazione e delle pubbliche relazioni a 360 gradi» (un'arte rudemente tradotto in romanesco col termine "marchette"). E Fassino, pare, sta ad ascoltarlo. Tanto è vero che i Ds lo tengono a busta paga: «collabora con l'ufficio di comunicazione del segretario Ds» si legge sul sito dell'interessato, che però fa dire a Panorama che «cura la comunicazione e l'immagine del segretario dei Ds» e sarà il «campaign manager dell'Ulivo». Davi è di quelli che ha mangiato subito la foglia. Aveva ancora i calzoni corti e già forniva volenterosamente ai giornali improbabili sondaggi sulla folgorante popolarità di personaggi di cui egli curava casualmente l'immagine. Nel 1994 Davi ha messo su la sua fabbrichetta mediatica. E oggi, a soli 37 anni, potrebbe considerarsi un uomo arrivato, se i suoi occhi pacati, i suoi modi gentili e la sua vocina - che gli italiani apprezzano pressocché quotidianamente, da Porta a Porta, al Processo di Biscardi, alle ruotone della fortuna, a Excalibur, ecc. ecc. - non ne rivelassero una ambizione di visibilità assolutamente inappagata. Nonostante le decine di aziende e personaggi di cui cura l'immagine. Nonostante si fregi del titolo di «editorialista del Tg3, dell'Espresso e di Tv Sorrisi e Canzoni». Nonostante, in effetti, la rubrichina "L'acchiappaospiti" sull'Espresso e le "Dichiarazioni spontanee" (naturalmente dei Vip) su Chi. Nonostante la consulenza col presidente forzitaliota del Piemonte Enzo Ghigo (al quale presumibilmente suggerisce: "Dì qualcosa di centro-destra"), essendo - parola di Panorama - «trend-setter e uomo dei sondaggi trasversale, versatile, sempre più presente nei salotti Tv e dietro molte campagne pubblicitarie di successo». E nonostante, soprattutto, il vantato rapporto di fiducia con la segreteria Ds. Ed è proprio su questo fronte della sua straordinaria versatilità e trasversalità che Davi ha messo ora tempestivamente a segno - essendo scattata una campagna elettorale animata da inedite inquietudini e storiche aspettative - un colpo da maestro delle pubbliche relazioni. Nientemento che un libro, edito da Marsilio (gruppo Rizzoli), intitolato "Dì qualcosa di sinistra" e sottotitolato: "Come vincere in politica senza parlar male del Cavaliere". Un tema e una convinzione che Davi va generosamente illustrando, quotidianamente, anche nei talk-show e nelle marchette televisive alle quali sempre più frequentemente viene invitato (si spera non su inelegante pressione dello staff fassiniano): criticare la politica e le decisioni del capo del governo in carica, dall'opposizione, non paga elettoralmente. Persino un osservatore poco ortodosso e spregiudicato come Fabrizio Rondolino (su Panorama) si è chiesto se abbia un senso logico, oltre che politico, una tale ardita ipotesi di azione di contrasto elettorale, basata su riferimenti a campagne commerciali di riposizionamento come quelle recenti delle Poste Italiane e della Sambuca Molinari. «Siamo davvero sicuri che le elezioni si vincano con gli stessi metodi con cui si rilancia un prodotto?». E poi, non è proprio un fenomeno di forte e pervasiva personalizzazione della politica, delle istituzioni, delle leggi, della giustizia, ecc. come quello berlusconiano, a imporre una buona dose di contro-personalizzazione? Rondolino ricorda poi, un po' d'alemianamente, che la personalizzazione «è inevitabile, persino salutare, poiché sono proprio gli uomini in carne ed ossa, non i programmi o i partiti, a compiere le scelte di governo concrete». Rileva anche che «le raccomandazioni di Davi su questo punto appaiono un poco superate: la sinistra italiana nella sua maggioranza, ha smesso di "parlar male di Berlusconi"». E conclude, ricordando al pubblicitario Davi che «il consenso elettorale ha una sua specificità e, anche, una sua raffinatezza particolare». Il fatto è che il consenso elettorale proviene da uomini in carne ed ossa che non compiranno scelte di governo concrete, ma le subiscono. E che andando a votare, da sinistra, è presumibile che votino innanzitutto "contro Berlusconi" (una specificità e una raffinatezza che evidentemente sfuggono a Davi). E poi, a favore non di chi ha detto qualcosa di sinistra, ma di chi ha fatto qualcosa di sinistra. Salvo poi a precipitarsi in un ufficio postale dal rinnovato look e a farsi un bicchierino di "ringiovanita" Sambuca Molinari.

2 - "NON FACCIO MARCHETTE"

Risposta di Klaus Davi

Caro "compagno" Lopez, per abitudine non amo replicare agli articoli che mi tirano in ballo o che mi criticano: credo fermamente che il confronto e la battaglia di idee siano il sale della democrazia. Tuttavia gli attacchi personali sono un'altra cosa, e per questo mi vedo costretto a fare alcune doverose precisazioni rispetto alle Sue gratuite insinuazioni, quantomeno per il rispetto che ho delle lettrici e dei lettori di "Liberazione". a) Il mio rapporto con i Democratici di sinistra non è affatto vantato o sbandierato. Sono un collaboratore di Roberto Cuillo, portavoce di Piero Fassino, con il quale intrattengo quotidiani confronti e a cui fornisco dati sull'attività comunicativa del segretario Ds. E faccio questo da tempi non sospetti: esattamente dal dicembre 2002. b) Non uso fare "marchette" né sono ospite di "marchettari". Ritengo Aldo Biscardi, Antonio Socci, Bruno Vespa e Maurizio Costanzo dei giornalisti indipendenti che mi ospitano nella piena autonomia della loro linea editoriale. Parlare come fa Lei di marchette è offensivo principalmente nei riguardi di questi autorevoli professionisti. c) La mia professione di "marchettaro" consente a molte famiglie di miei dipendenti e collaboratori di vivere dignitosamente e di arrivare a fine mese. Insultare chi lavora onestamente da parte di un quotidiano che si dice comunista la dice lunga su quanto vi stia realmente a cuore la classe lavoratrice, che forse Lei non sa ma che nel terziario avanzato occupa la bellezza dell'8% del mercato nazionale del lavoro (fonte Fita-Confindustria). d) E' totalmente falso che lo staff Ds mi spinga in qualche modo nelle trasmissioni televisive. Come potrebbe farlo? Con telefonate ad Antonio Marano o a Fabrizio del Noce, notoriamente comunisti? O trattando le mie ospitate direttamente con Flavio Cattaneo? Gli odi personali e i rancori non dovrebbero mai obnubilare la lucidità e l'onestà intellettuale di un giornale che si dice "politico". e) Quanto al mio libro "Dì qualcosa di sinistra" edito da Marsilio e in libreria da mercoledì, magari la sinistra vendesse voti come la Sambuca Molinari (9milioni di bottiglie vendute nell'ultimo anno, una cifra ben lontana dagli scarni numeri di Rifondazione). Mi dia retta: farsi un bagno di umiltà e imparare dalle leggi del marketing farebbe bene anche a Voi. Ultima notazione, infine: non si dovrebbe mai parlare di un libro che non si è ancora letto. A questo punto spero da parte Vostra in una recensione non ideologica e incattivita, anche se legittimamente critica e franca. In fondo l'esigenza di far tornare a vincere la sinistra è un obbiettivo comune, o no? Cordialmente, Klaus Davi

3 - "COMPAGNO" DI CHI?

Replica di Beppe Lopez

"Compagno" di chi? "Obbiettivo comune" con chi? E poi: quale libro sarebbe da leggere e da recensire? Facciamo le persone serie. O meglio, Davi faccia il "velino" a "Quelli che il calcio" e contenti tutti. Per il resto, non mi pare di nessuna utilità stare a discutere con Davi della differenza che passa fra la vendita della Sambuca e la battaglia politica, fra le "marchette" e l'"onestà intellettuale". A ciascuno il suo. E ognuno per la propria strada.

(Dagospia, 20 Aprile 2004)